Cuba, un viaggio indietro nel tempo

Finalmente siamo riusciti ad organizzare il viaggio a Cuba che progettavamo da tanto tempo! Volevamo andarci prima che Fidel morisse e che lƬ (forse) cambiasse tutto. Alla fine ci siamo riusciti.
Abbiamo scelto una formula mista, ossia una settimana con un giro organizzato dalla compagnia Presstours che, partendo dallāAvana, attraversa tutta lāisola toccando i luoghi piuā classici di Cuba e arriva fino a Santiago. Il tour eā ben organizzato, gli alberghi sono buoni e permette in poco tempo di avere unāidea generale di Cuba.
Se devo trovare una pecca direi che LāAvana merita sicuramente piuā tempo della giornata e mezza prevista.
Ma la contropartita sarebbe inevitabilmente di tagliare la visita di qualche altro posto percheā una settimana per fare 900 Km eā decisamente poco.
Dopo il tour, a seguire, una settimana libera, con macchina presa in affitto, nella zona sud-orientale di Cuba, partendo da Santiago e andando a Baracoa, Cayo Saetia, Bayamo, Sierra Maestra e di nuovo Santiago. La āemozioneā di guidare a Cuba penso che sia unica al mondo. Sulle strade ci passa di tutto: auto, bici, carretti, persone, animali grandi e piccoli e come se non bastasse ci si trova allāimprovviso davanti a buche che sembrano causate da un bombardamento a tappeto. Insomma prevedere una media di 40-50 Km allāora direi che eā una stima realistica per calcolare quanto ci vuole per spostarsi da una cittaā allāaltra. La quasi assoluta mancanza di indicazioni stradali viene per fortuna sopperita dalla consistente quantitaā di persone che a tutte le ore camminano ai lati delle strade cercando un passaggio e che sono sempre molto disponibili a fornire informazioni.
Per chi non volesse leggere i dettagli del viaggio diroā brevemente che lāatmosfera di Cuba mi ha riportato nellāinfanzia quando negli anni 50-60 andavo in giro con i miei genitori nei paesi del Sud Italia. Stesso tipo di negozi, stesse strade disastrate, stessa povertaā, stesso modo di vivere allāaperto, stessa arte di arrangiarsi, stesso contrasto fra le ville e le case signorili, che a Cuba ormai sono tutte sedi di istituzioni statali, e le case piuā povere costruite dove e come capita. Ma con in piuā incredibili e colorate macchine americane degli anni ā50, squadrate e severe auto russe degli anni 60-7, camion sgangherati di improbabili marche, vecchi side-car, riscioā a motore e a pedali, moto e bici di tutti i tipi, ma anche auto moderne e pullman ben messi, insomma una collezione completa di tutto cioā che ha inventato lāuomo per muoversi meccanicamente dal dopo guerra ai giorni nostri!
La povertaā cāeā e si vede, ma la gente eā sempre molto cordiale e aperta, la musica eā dappertutto, la si sente sia nelle strade sia uscire dalle case o dai locali dove suonano non sono solo per turisti ma anche e soprattutto per i cubani.
La circolazione della doppia moneta (il CUC per i turisti e il Peso locale per i cubani con un rapporto di cambio di 1 a 25) ha fatto siā che si sia anche instaurata una doppia economia in cui chi riesce ad entrare in contatto con quella turistica eā molto piuā ricco di chi non ci riesce. Se consideriamo che 1 CUC eā circa 0,80 Euro e che lo stipendio medio cubano si aggira sui 600 pesos locali, capite bene che lasciare un CUC di mancia equivale a lasciare lāequivalente di una giornata di lavoro.
Una cosa che colpisce noi occidentali eā lāassoluta mancanza di pubblicitaā per strada e nei negozi. Liā non bisogna arrovellarsi per decidere quale eā il prodotto migliore o piuā conveniente. Si prende quello che cāeā e basta. E devo dire dopo una prima sensazione di sperdimento questo ha dimostrato di avere senzāaltro i suoi vantaggi. La mente eā piuā libera di pensare ad altro e ci si rende improvvisamente conto di quanto tempo sprechiamo per tentare compulsivamente di risparmiare qualche soldo o di comprare il prodotto migliore, quando poi spesso ci accorgiamo che la differenza di costo o di qualitaā eā davvero minima.
Da un punto di vista naturalistico direi che eā senzāaltro meglio la zona sud orientale che in fondo eā anche quella meno turistica. Qui cāeā una vegetazione tipicamente tropicale, mentre il resto dellāisola (a parte la zona di Vinales) eā piuttosto piatta e monotona con immense distese di campi di canna da zucchero. Qui cāeā anche la Sierra Maestra, lāunico monte degno di nota dellāisola, con la curiosa mescolanza di pini e banani. Qui cāeā lāunico Cayo in cui potete avere il privilegio di condividere chilometri di spiagge con solo altre 11 persone, ossia quante sono le stanze (che poi sono piccole villette) dellāunico resort presente sullāisolotto.
Noi siamo andati ad aprile che eā un mese in cui comincia a fare decisamente caldo, piuā o meno come in Italia in piena estate. Poi comincia la stagione delle piogge (e dei tifoni) che finisce ad Ottobre. Forse febbraio e marzo sono i mesi migliori. Agosto per loro stessa ammissione eā un mese infernale !
Indice dei contenuti
VENERDƬ 12 APRILE : DA ROMA ALLāAVANA
Pariamo da Roma allāalba con un volo Blu Panorama, uno dei piuā economici per andare a Cuba. Si capisce subito che eā un volo particolare dalla folta presenza di uomini italiani di mezza etaā accompagnati da vistose ragazza cubane che tornano nel loro paese per un periodo di vacanza. Sorvolo sullāaspetto della parte maschile di tali coppie percheā ci vorrebbe Fellini o quanto meno Verdone per coglierne tutte le sfumature. Diciamo che non ci facciamo proprio una bella figura. Per altro sul volo di ritorno il paesaggio umano eā stato esattamente lo stesso e quindi non credo proprio che mi sia capitato un caso particolare.
Aereo scomodissimo e 12 ore praticamente insonni. Appena arrivati allāAvana usciamo per andare al pulmino dellāagenzia che ci aspetta fuori e la prima cosa che mi colpisce eā la puzza. Una puzza intensa di cherosene, benzina, nafta tutto mischiato insieme che praticamente non ci ha piuā lasciato fino alla fine del viaggio. La nostra guida ci ha subito detto che a Cuba ci sono due tipi di benzina: quella che inquina e quella che inquina moltoā¦
Per il momento siamo in pochi, solo il gruppetto partito da Roma. Quelli che partono da Milano si aggiungeranno domani sera. Arriviamo allāalbergo (Hotel H10 Panorama) che eā sul mare ma un poā in periferia. Eā un albergone probabilmente risalente ad una trentina di anni fa, in stile moderno ma con una certa aria piuttosto triste. Prendiamo possesso delle stanze e usciamo nei dintorni per andare a comprare qualche bottiglia dāacqua nel vicino supermercato. Qui abbiamo subito lāimpatto con la diversitaā dellāeconomia cubana di cui parlavo prima. Gli scaffali sono pieni di prodotti tutti della stessa marca e quindi di un unico colore. La scelta eā molto facile ! I prezzi in CUC non sono alti per noi ma capiremo presto che lo sono invece per molti cubani.
Questo eā un negozio dellāeconomia basata sul CUC e quindi si avvicina piuā o meno ai nostri standard. Faremo poi lungo il viaggio la conoscenza dei negozi in Peso locale dove vanno tutti i cubani che non si possono permettere simili prezzi.
Aspettiamo che il sole tramonti nel mare per fare qualche foto suggestiva e tornando in albergo per cenare e ci accorgiamo di aver perso lāultima navetta che va in centro. Ma tra volo e cambio di fuso siamo troppo stanchi e quindi ce ne andiamo a letto.
SABATO 13 APRILE: VIĆALES
Il programma prevede una gita a ViƱales con ritorno allāAvana nel tardo pomeriggio. Lāautista del pullmino ha messo sopra lāaletta parasole un ritratto del Che proprio come i Santi e le Madonne che si mettono da noi! Lungo la strada incrociamo le famose auto cubane e cominciamo a vedere le persone che chiedono i passaggi. Passiamo anche sotto cavalcavia che non collegano niente percheā, come ci spiega la guida, sono finiti i soldi per fare le strade. Sembra di stare in Italia!
Il paesaggio eā pieno di palme alte e dritte (eā la cosiddetta palma regina cubana) e di piantagioni di tabacco. Vi fermiamo in una di queste piantagioni e tutti si affrettano a comprare i sigari del contadino. Noi non fumiamo e non abbiamo amici fumatori di sigari per cui resistiamo alla tentazione consumistica.
ViƱales eā un posto molto suggestivo che vale la pena di visitare. In pratica eā una valle circondata di colline a forma di panettone in cui eā molto evidente i contrasto fra la terra rossa e il verde intenso della ricca vegetazione. Lāatmosfera eā un poā da Jurassic Park e infatti sul fianco di una collina eā dipinto un enorme e coloratissimo murales che illustra lāevoluzione della vita dallāepoca dei dinosauri fino a quella dellāuomo. Facciamo poi un giro in barca nella Grotta dellāIndio che eā percorsa da un fiume sotterraneo navigabile per un centinaio di metri. Breve sosta al paesino con un mercatino dellāartigianato e poi ritorno in albergo. Dopo cena prendiamo un taxi per andare nellāAvana vecchia. Percorriamo a piedi Obisco, una via piena di bar, ristoranti e locali di tutti i tipi con una caratteristica in comune: tanta gente, tanto chiasso e tanta musica. In alcuni di questi bar suonano gruppi formati da personaggi incredibili che mi ricordano il film Buena Vista Social Club di Wenders Alla fine della strada, dalla parte opposta al mare, cāeā il Floridita, il bar dove Hemingway andava a prendere il Daiquiri che secondo lui era il migliore di tutta Cuba. Non possiamo essere da meno ! Allāinterno, in un atmosfera un poā retroā cāeā una statua di Hemingway appoggiata sul bancone per la gioia di noi turisti che possiamo farci una foto insieme al grande scrittore. Unāorchestrina suona una musica tipicamente cubana e ad un certo punto attacca āComandante Che Guevaraā. Evviva, siamo decisamente a Cuba ! Beviamo il nostro Daiquiri e poi ritorniamo lungo la stessa strada fino al taxi che ci aspetta per riportarci in albergo.
DOMENICA 14 APRILE: LāAVANA
Oggi ci uniamo al gruppo proveniente da Milano e alla loro guida Miguel, un ragazzone mulatto sempre sorridente. Ma, come impareremo presto, eā molto difficile trovare un cubano triste. Siamo ora in 24, un poā tantini ma per fortuna non cāeā nessun ādisturbatoreā e quindi il viaggio proseguiraā tranquillo senza intoppi o tensioni.
La giornata di oggi eā tutta dedicata alla visita dellāAvana. Si parte con un classico, la Piazza della Rivoluzione, un enorme spianata circondata da edifici in stile sovietico dove eā facile immaginarsi le adunate oceaniche per sentire i discorsi di Fidel che potevano durare anche molte ore. Arriva anche una fila di macchine americane anni 50 tirate a lucido per far provare ai turisti (a pagamento) lāemozione di sentirsi in un film americano. Noi torniamo al nostro pullman e ci dirigiamo verso la fabbrica del Rum piuā famoso di Cuba: il Legendario della ditta Caney. Solito giro nella fabbrica con lo scopo di farci comprare qualche bottiglia. Miguel peroā ci dice che a Santiago troveremo un Rum almeno dello stesso livello a un prezzo inferiore. Qualcuno gli daā retta e qualcuno compra. La visita alla fabbrica che si trova nel quartiere del Cerro ci daā modo di avere un primo contatto con una zona degradata dellāAvana e quindi con la povertaā che vi abita. Troveremo molto spesso nel corso del viaggio situazioni analoghe.
Andiamo quindi a vedere la cosiddetta Habana Veja, ossia il centro storico della cittaā, formato essenzialmente da quattro piazze e da tutte le strade liā intorno. Eā interessante vedere lo sforzo notevole che stanno facendo per restaurare le case storiche e dare un aspetto piuā dignitoso a tutta la zona. Sulle facciate dei palazzi restaurati ci sono le foto di come erano una decina di anni fa e di come sono ora. La differenza eā impressionante e, considerate le scarse risorse di cui dispongono, eā un lavoro davvero encomiabile.
Se poi pensiamo che da noi nello stesso periodo di tempo non si riesce a fare nemmeno una pista ciclabile!
Non possiamo non fare un salto alla Bodeguita del Medio che si trova vicino alla Cattedrale. Ormai eā un ristorante solo per turisti ma nelle numerose foto appese alle pareti si puoā avere unāidea di come fosse quando la frequentava Hemingway, dato che qui, secondo lui, cāera il miglior mojito di tutta Cuba.
Dopo pranzo andiamo dalla parte opposta del canale che taglia in due la cittaā, passando nel tunnel sotterraneo. Liā c’eā una collina con un fortino da cui si gode il panorama di quasi tutta LāAvana. Foto a ripetizione e poi ripartenza per lāalbergo dove riusciamo anche a fare un tuffo in piscina, Fa caldo ed eā umido, non sono proprio le condizioni migliori per andare in giro sotto il sole. Durante il tragitto con il pullman riusciamo anche ad avere unāidea di altri quartieri come ad esempio il Vedado dove si trovano anche vecchie ville molto belle che ora sono sede di istituzioni statali. Peccato stare qui un solo giorno percheā LāAvana avrebbe meritato senzāaltro di piuā. Andiamo poi in un ristorante sul mare poco distante dallāalbergo per una cena a base di pesce e aragostine, che da quelle parti abbondano. Torniamo in albergo senza altre puntate in centro percheā siamo stanchi e ancora sotto jetlag e domani saraā una giornata pesante.
LUNEDƬ 15 APRILE : DALLāAVANA A CIENFUEGOS E TRINIDAD
Partiamo per Cienfuegos prendendo la Carretera 1, praticamente lāunica strada degna di questo nome che attraversa tutta lāisola dallāAvana fino a Santiago. Il paesaggio eā piuttosto piatto e monotono, direi poco ātropicaleā dominato come eā dai campi di canna da zucchero. Lungo la strada notiamo un fenomeno che poi ci accompagneraā per tutto il viaggio. Ai lati della carreggiata ci sono continuamente persone che chiedono passaggi. La guida ci spiega che questo eā il modo normale di muoversi a Cuba, visto che il trasporto pubblico eā molto aleatorio. I bus partono senza orari precisi e in genere quando hanno riempito tutti i posti. Molto piuā avanti troveremo anche poliziotti in divisa gialla che radunano un poā di gente che chiede passaggi e ferma le macchine o i bus che viaggiano vuoti per farli salire.
I turisti hanno a disposizione i bus della Viazul, dove si paga in CUC, che peroā non sono neanche loro molto affidabili. Poi ci sarebbe una linea di treni che eā ancora peggio. E pensare che a Cuba eā stata costruita la prima ferrovia di tutta lāAmerica!
Lungo il tragitto abbiamo anche lāoccasione di fermarci ad un chiosco dove fanno unāottima āpiƱa coladaā… saraā la prima di una lunga serie.
Arriviamo a Cienfuegos allāora di pranzo e andiamo a mangiare in una specie di Yacht club molto elegante evidentemente residuo dei tempi della dittatura di Batista dove sono ormeggiate diverse yacht e catamarani che fanno scalo liā per poi andare in giro nel Mar dei Caraibi. Lāambiente e il paesaggio marino sembrano molto europei e mediterranei. Mi avvicino al molo spinto dalla curiositaā e infatti trovo subito quello che cercavo… un grande catamarano con bandiera italiana! E ti pareva che poteva mancare lāitaliano con barca?!
Dopo il pranzo, accompagnato dallāimmancabile musica dal vivo, visitiamo la cittadina che ha un piccolo corso pedonale (el paseo) e un piazza con un teatro ottocentesco dove hanno cantato molti cantanti lirici famosi tra cui anche Caruso. La guida ci porta poi a vedere i negozi e le farmacie per i cubani e poi quelli per i turisti o per i cubani che possono permettersi di pagare in CUC. La differenza tra i due eā davvero notevole. Lāimpressione generale eā quella di un paese dellāItalia meridionale degli anni 60.
Riprendiamo il pullman e arriviamo a Trinidad, cittadina patrimonio dellāUnesco che si trova a pochi chilometri dal mare. E, infatti, il nostro albergo-resort eā molto bello ed eā proprio sul mare. Per fortuna eā ancora presto e quindi abbiamo il tempo per andare sulla spiaggia bianchissima e fare un tuffo in mare. La temperatura dellāacqua eā tipo vasca da bagno ma purtroppo ci sono molte alghe e lāacqua eā un poā torbida anche se calma. Cena in albergo e poi spettacolo musicale sul bordo della piscina. Rinunciamo quindi ad andare in paese in taxi per sentire un poā di musica.
MARTEDIā 16 APRILE : DA TRINIDAD A SANTA CLARA
La mattina andiamo via dal nostro resort dove sembra di stare in qualche posto esotico per ricchi e ci rituffiamo nella realtaā di Cuba. Trinidad eā un paese dichiarato patrimonio dellāumanitaā e si capisce subito il motivo. Liā il tempo sembra essersi fermato e lāatmosfera ha un che di particolare in bilico tra la vita di un normale paese cubano e lāaspetto folcloristico da mostrare ai turisti. Le strade sono quasi tutte fatte di ciottoli, le case sono basse e colorate e quelle āparticolarā si riconoscono subito percheā sono molto ben tenute e ancor piuā colorate. Colpisce lāestrema tranquillitaā, forse percheā veniamo dal rumore dellāAvana e lāatmosfera rilassata. Prima passiamo in una bottega artigiana dove lavorano lāargilla e poi andiamo in giro per visitare il paese. Entriamo in un vecchio palazzo signorile restaurato in cui si puoā vedere come scorreva la vita circa un secolo fa e dal cortile interno saliamo su una terrazza dalla quale si gode un magnifico panorama della cittaā e delle campagne intorno. Andiamo poi in un bar dove fanno la ācanchancheraā, una bevanda a base di rum (e ti pareva !) che fanno solo qui a Trinidad e che in effetti eā davvero molto buona. Solito complessino che suona per i turisti. Pranzo in uno dei tanti ristoranti e poi digestivo in un bar che sta sulla scalinata vicino alla chiesa. Qui la sera si suona e si balla, peccato non esserci venuti ieri. Tutto lāinsieme daā la sensazione di stare in vacanza a non far niente. Tornando verso il pullman ci imbattiamo in un gruppo musicale che sembra pari pari la riedizione del famoso āBuena vista social clubā ! Restiamo affascinati dalla musica, dagli strumenti, dalle voci e soprattutto dalle facce dei suonatori. Ma purtroppo la guida ci richiama allāordine, dobbiamo ripartire per arrivare in serata a Santa Clara. Facciamo tappa a Santi Spiritu dove abbiamo lāoccasione di vedere di nuovo un bel poā di negozi per cubani dove si paga in pesos locali e una chiesa dove cāeā la statua di un Cristo seduto, una particolaritaā rappresentativa che si trova solo in un paio di altre chiese, sempre a Cuba.
La sera arriviamo finalmente a Santa Clara. Il nostro albergo eā fuori cittaā ed eā dello stesso stile dei precedenti. Ma qui cāeā anche una sorpresa incredibile. Alle 21 sul bordo della piscina eā prevista una sfilata di costumi da bagno maschili e femminili! Mangiamo di corsa e ci piazziamo in prima fila per godere lo spettacolo. Mai avrei pensato di assistere ad una sfilata di moda a Cuba ! Per di piuā la guida mi dice che la casa che sfila eā proprio di liā, di Santa Clara ! Rimango abbastanza perplesso. Forse a Cuba le cose stanno cambiando piuā velocemente di quanto possa sembrare.
MERCOLEDƬ 17 APRILE : DA SANTA CLARA A CAMAGUEY
La mattina andiamo subito a vedere il treno blindato fatto deragliare dal Che nel 1958 che ha segnato la sconfitta dellāesercito e la fine della dittatura di Batista. I vagoni sono ancora liā, vicino alla stazione, e dentro ci hanno fatto un piccolo museo. I cartelli spiegano la dinamica dei fatti e cāeā ancora il bulldozer con il quale vennero divelti i binari prima dellāarrivo del treno pieno di soldati. Ne seguiā una battaglia vinta alla fine dai rivoluzionari che assediarono la sede del comando di Santa Clara diventato ora un albergo sulle cui facciate si possono ancora vedere il buchi delle mitragliate. Direi che fa ancora oggi una certa impressione e rende sicuramente piuā vivo un ricordo che altrimenti sarebbe scivolato nella dimensione asettica dellāepisodio storico.
Andiamo quindi a visitare la āsolitaā Piazza della Rivoluzione dove si trova il mausoleo del Che. Fuori cāeā una statua molto suggestiva del Comandante ed entrando dentro si percepisce unāatmosfera raccolta e per niente retorica. Allāinterno del mausoleo ci sono dei semplici loculi dove sono sepolti gli ultimi compagni di avventura del Che e naturalmente il Che stesso che peroā non si distingue dagli altri se non per una piccola luce a forma di stella che dal soffitto illumina la lapide. Per il resto eā tutta penombra tranne una zona di piante varie che sono illuminate da una luce speciale. Insomma una mausoleo con un interno molto sobrio ma molto suggestivo.
Del resto a Cuba il Che e Fidel sono ancora venerati e rispettati un poā come lo sono i padri della patria in molte altre nazioni. Il castrismo eā di sicuro meno amato dalla popolazione ma i fondatori sono ancora ben vivi nei cuori dei cubani. Nel mausoleo cāeā anche il museo della vita del Che, con reperti, foto, scritti autografi e tutto quanto si eā potuto raccogliere dopo la sua morte. Per chi vuole sapere tutto su di lui questo eā un luogo davvero imperdibile.
Partiamo quindi per Camaguey e il paesaggio diventa sempre piuā rigoglioso e piu verde man mano che proseguiamo scendendo verso la parte sud-est dellāisola.
Camaguey eā una piccola sorpresa. Abbastanza diversa come sistemazione urbanistica sembra quasi una piccola cittadina europea. Le strade sono piuā ordinate e pulite, ci sono perfino le segnalazioni stradali e i negozi sembrano di un tono leggermente superiore a quelli visti finora. Si direbbe che anche il tenore di vita sia piuā alto delle altre cittaā. Il mezzo di trasporto piuā usato qui eā la bicicletta, al punto tale che sembra quasi di stare a Copenhagen ! Decidiamo di fare un giro della cittaā facendoci portare nei riscioā a pedali che qui in pratica sostituiscono i taxi. Ne affittiamo una dozzina e partiamo in corteo per il giro del centro.
I ātassistiā fanno a gara a superarsi e direi che fare quel mestiere sotto quel sole non eā certo una cosa rilassante!
La cittadina eā molto curata e qui il turismo sembra meno importante ai fini dellāeconomia rispetto al resto del paese. Cāeā anche una piazza dove sono state installate alcune statue, fatte da un artista locale, che rappresentano scene di vita comune come ad esempio delle donne sedute sulle sedie a chiacchierare, oppure un uomo che legge il giornale sulla panchina, e cosiā via. I modelli sono stati gli stessi abitanti di Camaguey tanto eā vero che sulla panchina dellāuomo che legge il giornale eā seduto proprio un uomo che legge un giornale e che eā stato il modello della scultura. Ovviamente lo fa d uso e consumo dei turisti, per guadagnarsi la giornata.
Insomma, qui si respira unāaria sicuramente piuā originale rispetto alle altre cittadine cubane.
Anche lāalbergo in cui stiamo ha un suo stile retroā di inizio Novecento che lo rende diverso da tutti gli altri.
Ceniamo in un ristorante tipico vicino alla piazza centrale e poi finalmente ci infiliamo in una āCasa della Trovaā dove eā possibile sentire la musica cubana piuā verace, quella piuā tradizionale fatta per i cubani e non per i turisti. Mojito e piƱa colada a go-go e poi tutti a letto.
GIOVEDƬ 18 APRILE: DA CAMAGUEY A SANTIAGO
Oggi giornata di trasferimento. Partiamo presto da Camaguey e proseguiamo lungo la Carretera 1 in direzione di Bayamo, una cittadina piuā o meno standard, con la piazza principale con i giardinetti e il corso trasformato in isola pedonale. Devo dire che, nonostante il traffico sia scarso tutte le cittadine cubane hanno la loro brava isola pedonale. Appunto sul corso vediamo lāagenzia di viaggi Isla Azul dove si puoā prenotare lāalbergo a BartolomĆØ Maso o meglio ancora a Villa Santo Domingo, piccolo villaggio sulla Sierra Maestra da dove partono le escursioni per la visita della famosa Comandancia di Fidel. Prendiamo le nostre informazioni e per la prenotazione ci diamo appuntamento alla settimana successiva quando ripasseremo da qui per conto nostro. Tra lāaltro, per qualche misterioso motivo, prenotando in agenzia si riesce ad avere un prezzo piuā basso che non prenotando direttamente in albergo.
Prima di pranzo veniamo portati di peso nella āCasa della Trovaā della cittaā dove, insieme ad altri turisti sentiamo un poā di musica cubana e soprattutto veniamo resi edotti (in italiano !) su come ballarla da una ragazza simpatica e carina che trascina nelle danze quelli piuā audaci del nostro gruppo.
Partiamo subito dopo pranzo alla volta di Santiago e pochi chilometri prima di arrivare ci fermiamo nel Santuario della Madonna del rame. Eā un posto molto noto a Cuba e dentro ha lāaspetto del classico santuario con una statua molto famosa della Madonna che salva dal naufragio una barca di pescatori. La particolaritaā (da cui viene anche il nome) eā che allāesterno il santuario si affaccia su due miniere a cielo aperto, rispettivamente di rame e di oro. Il paesaggio intorno eā collinare con le solite palme che svettano su tutto.
Arriviamo a Santiago dopo pochi chilometri e prendiamo alloggio in un hotel della catena spagnola MeliĆ , ossia un 4 stelle con uno standard decisamente internazionale.
Anche la cena eā adeguata al contesto e dopo aver mangiato usciamo in gruppo per andare in centro che dista pochi minuti di taxi.
Lāaspetto eā decisamente piuā āpaesanoā rispetto allāAvana, anche se Santiago ha piuā di 1 milione di abitanti ed eā la seconda cittaā piuā grande di Cuba. Comunque anche qui musica dovunque, allāaperto e nei locali, ma meno folla rispetto allāAvana. La piazza De Cespedes eā quella principale e qui cāeā lāalbergo storico piuā noto di Santiago, il Casagranda, con un bar sulla veranda che si affaccia sulla piazza dove non possiamo fare a meno di sederci e chiudere la serata con i soliti mojito, piƱa colada e Cuba libre.
VENERDƬ 19 APRILE : DA SANTIAGO A BARACOA
La mattinata di oggi eā dedicata alla visita in gruppo della cittaā. Poi nel pomeriggio le nostre strade si separeranno. Noi proseguiremo per unāaltra settimana in giro per conto nostro nella parte meridionale dellāisola, qualcuno torneraā in Italia (un paio di loro facendo di nuovo tappa per due giorni allāAvana) e gli altri proseguiranno per Guardalavaca dove si godranno una settimana di mare in un villaggio turistico che si chiama Playa Pesquero.
A questo proposito devo avvertire che a Cuba non cāeā bisogno di andare al mare per abbronzarsi⦠basta semplicemente andare in giro ! questo vuol dire che se non si usano creme protettive dopo una giornata a spasso ci si trova la sera scottati in tutte le parti non coperte da vestiti. Insomma si fa un poā la figura dei turisti tedeschi quando vengono in Italia. Io al mare in Italia non uso quasi mai creme protettive ma liā mi sono cosparso ben bene dopo che al termine del primo giorno avevo giaā il collo tutto rosso !
Passiamo la mattinata in giro per Santiago visitando a piedi il centro giaā visto la sera prima, la zona del porto, il quartiere di Tivoli (non cāentra niente neā la cittaā italiana neā il parco divertimenti di Copenhagen), il balcone di Velasquez, da dove si gode la vista della parte della cittaā che degrada verso il porto e il mare.
Quello che colpisce eā la grande confusione e quantitaā di gente che cāeā in giro, concentrata tutta nella zona centrale. Anche qui musica dovunque e moltissimi gruppi di musicisti che suonano e cantano per strada.
Su tutti ci colpisce un gruppo in cui il chitarrista, di chiare origini europee o americane, fischia i motivetti con una bocca che eā ormai praticamente deformata dal modo di mettere le labbra necessario per poter fischiare. Appena ci vede e capisce che siamo italiani attacca la canzone āVedrai vedraiā di Tenco e poi a seguire āMarinellaā di De Andreā. Accidenti! siamo in presenza di musica dāautore italiana suonata in una stradina del centro di Santiago di Cuba ! Non me lo sarei mai aspettato. Ma devo dire che anche le altre canzoni cubane che stavano suonando prima di vederci non erano la solita musica che si puoā ascoltare per strada. Del resto Santiago eā forse la cittaā con la migliore tradizione musicale di Cuba, qui eā nato e vissuto Compay Segundo, lāanimatore del gruppo Buena Vista Social Club, immortalato nel film omonimo di Wenders. E in effetti durante la mattinata effettuiamo anche una visita al cimitero monumentale dove cāeā la tomba di questo musicista cosiā famoso in tutta Cuba, e non solo.
Il programma prevede che per pranzo si vada al castello che sta sul lato opposto della baia di Santiago, proprio allāingresso di quello che appare come un ottimo porto naturale. Dal castello si gode una vista stupenda sulla cittaā e sulla costa e direi che vale veramente la pena andarci.
Il problema eā che noi dobbiamo prendere la macchina a Santiago e in serata arrivare a Baracoa facendo una strada di 240 Km che tutti ci dicono molto pericolosa. La guida invece se la prende comoda, direi alla cubana, e ci dice che non cāeā problema. Tra lāaltro dopo pranzo dobbiamo passare per lāaeroporto dove dobbiamo lasciare quelli che devono tornare in Italia.
In effetti torniamo a Santiago davanti allāufficio dove abbiamo prenotato la macchina che sono quasi le 4. Ci salutiamo con tutti gli altri che proseguono per Guardalavaca e andiamo a ritirare lāauto.
Apro una parentesi circa lāaffitto delle macchine a Cuba. Liā tutti i prezzi sono ovviamente piuā bassi dei nostri, ma lāunica eccezione eā proprio lāaffitto delle auto. Ad esempio abbiamo pagato 70 Euro al giorno per unāauto di classe media, nel nostro caso una Renault Scala a tre volumi (mai vista prima percheā evidentemente venduta solo in America o in Asia) in quanto eravamo in tre con tutti i bagagli e quindi una macchina di classe economica era troppo piccola. Per fortuna la benzina costa intorno ad 1 Euro al litro. Io ho prenotato la macchina prima di partire ma ho scoperto che non eā affatto necessario. In tutti i grandi alberghi e nelle zone centrali ci sono gli uffici dove eā possibile affittare unāauto. Del resto le compagnie di rent-a-car sono solo tre (Havanautos, Rex e Cubacar) e i prezzi come al solito sono molto simili. Per di piuā prendendola in loco si risparmia anche qualcosa.
La macchina ha il cambio automatico e per me, che non avevo mai guidato una macchina cosiā, allāinizio eā un problema cercare di non utilizzare mai il piede sinistro. Viene istintivo abbassare la frizione per cambiare ma nel caso specifico ci si trova sotto il piede il pedale del freno e cosiā si daā unāinchiodata pazzesca col rischio di farsi tamponare!
Dopo mezzāora finalmente terminiamo le formalitaā burocratiche e partiamo alla volta di Baracoa, pagando un taxi percheā ci faccia da guida per uscire da Santiago nella direzione giusta. Non abbiamo una cartina della cittaā e come ho detto prima i cartelli indicatori sono una merce molto rara.
Eā molto tardi e ormai succederaā quello che cercavamo di evitare, ossia giungere nel tratto di strada piuā pericoloso in pieno buio.
In effetti la strada eā bruttina ma il pericolo maggiore sono i carrettini, gli animali, le persone, le biciclette, ecc. che si trovano dovunque e che costituiscono un ostacolo variabile e improvviso per cui eā necessario stare con gli occhi incollati sulla strada. Passiamo per il paese di Guantanamo ma la famosa base eā lontana e non abbiamo nessuna voglia di avvicinarci a vederla, vista anche lāora ormai tarda. Arriviamo finalmente ai piedi del tratto montuoso che tutti ci avevano detto essere pericoloso soprattutto al buio. Con mia grande sorpresa mi accorgo che eā una strada sul tipo montagna appenninica, peroā larga e tutta munita di guardrail in cemento. Insomma niente di speciale per chi eā abituato alle strade di montagna italiane, anzi piuā larga, con il fondo incredibilmente liscio e, udite udite, completamente deserta! Proseguiamo cosiā un poā piuā rinfrancati e dopo un poā intuiamo di essere vicini a Baracoa dalla vegetazione tropicale che si intravede nella luce dei fari e di nuovo dalla presenza di persone che camminano sul bordo della carreggiata.
Arriviamo a Baracoa che sono ormai le nove e cerchiamo la ācasa particolarā che avevamo prenotato da Roma. Per fortuna troviamo un ragazzo in bici che si offre di farci da guida e ci porta allāindirizzo che gli abbiamo detto. Per ringraziarlo Maria Grazia gli regala una luce posteriore di bicicletta che per sbaglio aveva portato con seā. Il ragazzino lo guarda come fosse un oggetto misterioso ma quando capisce lāutilizzo se ne va via contento.
La casa (Casa La Marina) si trova vicino al mare in mezzo a tante altre casette simili e lāaspetto eā ovviamente peggiore di quello che si vedeva nelle foto. La signora Tarsi eā peroā molto gentile e ci prepara una cena al volo che a quellāora risulta molto gradita. Le stanze sono piccoline ma pulite e quindi, data la giornata decisamente pesante, ci buttiamo subito a letto.
SABATO 20 APRILE: BARACOA
Ottima colazione dalla signora e poi partenza per un giro a piedi del paese. Dalla casa si vede un pezzo della baia e sullo sfondo il monte El Yunque, una specie di panettone che domina tutta la baia e la cittadina.
Baracoa appare subito molto diversa da tutte le altre cittaā giaā viste. Le case basse e coloratissime, i carrettini pieni di frutta in vendita, la vegetazione tipicamente tropicale e comunque lāatmosfera generale ricordano piuā un paese del centro America che non uno cubano. Cāeā moltissima gente in giro e lāaria eā quella di un posto di vacanza. Anche gli abitanti sembra che stiano liā per riposarsi e divertirsi, pur andando su e giuā per il paese apparentemente indaffarati.
Facciamo una passeggiata sul Malecon, ossia il lungomare, da cui si vede sullo sfondo uno stadio da baseball (principale sport nazionale cubano) costruito praticamente sulla spiaggia. Cāeā anche una statua di Cristoforo Colombo percheā questo eā stato il punto dove eā avvenuto il suo primo sbarco sullāisola di Cuba. Non tardiamo peroā a capire, con nostra grande gioia, che qui ci troviamo nel regno del cacao e di conseguenza del cioccolato. La vegetazione intorno al paese eā piena di alberi di cacao e da qui partivano le navi piene di cacao da esportare in tutto il mondo. Nel corso principale del paese ci sono diversi bar-cioccolaterie dove ovviamente non possiamo fare a meno di fermarci. Prendiamo una tazza di cioccolato freddo con dentro il gelato di cioccolato⦠ogni commento eā superfluo ! Come se non bastasse la cameriera ci fa assaggiare alcuni tipi di cioccolatini fatti artigianalmente da loro. Per oggi il pranzo eā fatto! Questo locale diventeraā la nostra sosta obbligata anche per la sera e il giorno dopo. Baracoa eā abbastanza piccola e quindi si visita in un paio di ore. Eā interessante anche la chiesa principale dove eā conservata la croce di legno che piantoā Colombo quando arrivoā qui. La cosa curiosa eā che la croce eā ormai ridotta a pochi centimetri percheā nel corso dei secoli ognuno che veniva a vederla ne prendeva un pezzettino come ricordo.
Torniamo alla macchina e ci dirigiamo verso il parco dello El Yunque che si trova a pochi chilometri dal paese.
Per visitarlo si lascia la macchina allāingresso del parco e nel prezzo del biglietto eā compresa anche una guida che ci accompagna lungo tutto il tragitto. Ci sono due escursioni possibili. Una molto lunga e piuā faticosa che arriva fino alla cima del monte ed unāaltra di circa un paio di ore che risale il corso del fiume Duaba. Inutile dire che, visto anche il tempo a disposizione, scegliamo questa seconda opzione e, pagato il biglietto (8 Cuc a persona) ci avviamo al seguito della guida.
La passeggiata eā semplicemente spettacolare! Il sentiero si snoda tra palme, banani, agrumi, alberi di cacao e di caffeā e ogni specie di pianta tropicale che formano un bosco molto fitto e verde interrotto solo dal corso del fiume che sta sotto di noi. Sembra di stare in una giungla. Ogni tanto ci avviciniamo alle rive e in alcuni punti eā anche possibile fare il bagno. Noi non abbiamo il costume e quindi dobbiamo rinunciare ma la guida che invece ce lāha sotto i pantaloni si tuffa per fare una nuotata insieme ad altri gruppetti di persone che stanno liā a mollo.
Su tutto domina la sagoma inconfondibile dello El Yunque. Un posto davvero imperdibile.
Al ritorno ci fermiamo nella baracca di un contadino che vive liā (o forse fa la guardia, chissaā) dove beviamo un succo di frutta freddo fatto da lui, molto gradito visto la temperatura esterna. Il luogo eā incantevole, una specie di Eden, e una volta ripreso il cammino la guida prende da un albero di cacao un frutto che sembra maturo e lo apre per farmelo assaggiare. Per chi non lo sapesse il frutto del cacao sembra una specie di pallone da rugby arancione che tagliato a metaā presenta allāinterno una polpa bianca con dentro i semi abbastanza grossi di cacao. La polpa si succhia e si mangia e ha un buonissimo sapore leggermente aspro interrotto ogni tanto da un seme che si rompe sotto i denti e che ha il tipico sapore del cioccolato amaro. Detto cosiā puoā non sembrare un grancheā ma, una volta assaggiato, me lo sono finito tutto in poco tempo.
Arrivati alla macchina diamo un passaggio alla nostra guida che abita lungo la strada per Baracoa e torniamo in paese per la cena. Il ristorante che scegliamo (La Habanera) eā vuoto e noi siamo gli unici avventori. In effetti si mangia cosiā cosiā. Non possiamo finire la serata senza ripassare al āmuseo del cacaoā questa volta per un classico mojito. Nel cortile interno suona un trio che sembra uscito da un film anni ā50. Etaā piuttosto avanzata, repertorio classico cubano di quegli anni ma cantato in modo molto soft e molto intonato ma anche un poā malinconico. Alla fine gli compriamo anche un disco.
Uscendo passiamo davanti ad un locale che ha tutto lāaspetto di un dopolavoro aziendale da dove proviene una musica molto ballabile. La curiositaā eā troppa e non posso fare a meno di infilarmi dentro. Uno spettacolo incredibile! Allāinterno di un cortile suona il solito gruppetto di musicisti, stavolta giovani, e tutto intorno sono sedute ragazze agghindate accompagnate da madri piuā o meno compiacenti. Di fronte ci sono alcuni maschi del luogo di etaā piuttosto matura che ogni tanto si alzano per andare ad invitare qualche ragazza seduta. Insomma unāatmosfera da balera anni ā60 ! Devo dire che tutti, o quasi, ballavano in maniera egregia ed era un piacere starli a guardare. Accanto a me un attempato signore aveva messo su una sedia un paio di bottiglie di rum, immagino fatto da lui, e alcuni bicchieri di plastica. Ogni tanto qualcuno si avvicinava, gli dava qualche spicciolo e lui gli versava il liquore in un bicchiere. Quello era in pratica il bar del posto ! A un certo punto si affacciano anche tre ragazze vestite in maniera a dir poco appariscente accompagnate da tre quarantenni dallāaria piuttosto equivoca. Ma capiscono in pochi minuti che quello non eā un posto per loro e se ne vanno via.
Resto liā letteralmente affascinato dal luogo, dalle persone e dallāatmosfera ma lāindomani mattina dobbiamo partire e quindi a malincuore ritorno verso la nostra casa passando davanti ad un altro locale con annesso roof garden dove stavolta cāeā una musica un poā diversa e piuā attuale e un pienone di ragazzi e ragazze.
Insomma un salto di cinquanta anni percorrendo solo pochi metri di strada !
DOMENICA 21 APRILE: DA BARACOA A CAYO SAETIA
Oggi eā una giornata di trasferimento ma prima di lasciare Baracoa andiamo a vedere il Rio Yumuriā di cui abbiamo sentito tanto parlare. In pochi minuti arriviamo alla foce del fiume e scopriamo di essere gli unici turisti per cui veniamo presi dāassalto dai soliti venditori di paccottiglia. Liā eā possibile prendere una barca a remi con annesso rematore e risalire il fiume fino ad un posto dove si puoā anche fare il bagno. Per 5 Cuc ne prendiamo una e incredibilmente riceviamo anche uno scontrino fiscale. Il fiume si insinua subito in mezzo a delle gole molto alte e il paesaggio eā molto suggestivo e pieno di piante di tutti i tipi. Il silenzio eā rotto solo dal rumore dei remi nellāacqua e dai versi degli uccelli. Dopo circa mezzāora il rematore ci dice che bisogna tornare indietro percheā eā la stagione secca e il fondale del fiume eā troppo basso per poter proseguire fino al luogo dove si puoā fare il bagno e scendere a terra. La cosa ci puzza di fregatura ma dato che abbiamo anche un poā di fretta facciamo buon viso a cattivo gioco. Lungo la via del ritorno ci raggiungono a nuoto alcune donne che avevamo visto alla foce per venderci piccoli oggetti. La fantasia e lāarte di arrangiarsi non ha davvero limiti!
Riprendiamo la macchina per dirigerci verso Cayo Saetia dove faremo tre giorni di mare e di riposo ma, dovendo ripassare per Baracoa, non possiamo fare a meno di fermarci a pranzare con unāultima tazza di cioccolato al solito āmuseo del cacaoā.
La distanza per Cayo Saetia eā di āsoliā 180 Km e quindi abbiamo tutto il tempo per arrivare e magari fare anche un bagno a mare. Allāinizio la strada eā bellissima. Costeggia il mare ed eā piena di vegetazione, direi che sembra quasi un luogo africano. Tutta la zona eā vincolata e costituisce quello che si chiama Parco di Humboldt. Ce la prendiamo comoda, ci fermiamo a fare foto e ammirare il paesaggio senza sapere che ben presto quella che sembrava una piacevolissima gita si sarebbe trasformata in un incubo.
Man mano che andiamo avanti si cominciano a vedere lungo la strada buche sempre piuā grandi, pezzi asfaltati alternati a pezzi sterrati, e alla fine le buche diventano vere e proprie voragini. Sarebbe meglio dire che la strada eā una buca immensa interrotta ogni tanto da qualche tratto in piano.
Nonostante gli sforzi e lāandamento a gimkana eā assolutamente impossibile evitare le buche e spesso temo per lāincolumitaā delle gomme o delle sospensioni. Tra lāaltro ci sono pochissimi paesi e la gente in giro eā davvero poca. Non sarebbe affatto piacevole rimanere bloccati liā a passare la notte con la macchina rotta.
Per nostra fortuna peroā riusciamo a superare indenni questa prova. Alla fine per fare 180 km ci abbiamo messo 5 ore ! Nellāultimo tratto passiamo anche davanti ad una fabbrica di lavorazione del nichel (Cuba eā il secondo produttore mondiale) dove per vari chilometri tutta la terra intorno eā coperta da una polvere rossastra. Sembra di essere nellāinferno dantesco.
Arriviamo finalmente al sospirato Cayo Saetia, che eā unāisola piuttosto grande divisa dalla terraferma da un paio di metri di mare su cui passa un ponticello. Al di laā del ponte veniamo fermati da una guardia a cui mostro la prenotazione e che quindi ci lascia passare. Su questo isolotto cāeā solo un albergo composto da 12 casette per i clienti e un corpo centrale per i servizi. Il paesaggio eā simile quello della savana africana tanto eā vero che una ventina di anni fa ci hanno portato un poā di zebre, antilopi, struzzi, giraffe, ecc. che sembra si siano adattati molto bene. Successivamente ho anche saputo che quello per anni eā stato un posto riservato ai generali castristi per le loro vacanze.
La nostra casetta eā tutta in legno e sembra quasi una baita di montagna. Con mia meraviglia leggo su una targhetta che eā stata costruita da una ditta di Varese!
Ormai eā tardi per fare il bagno ma prima di cena ci facciamo un giro nei dintorni. Sembra di stare in un paradiso, davvero un posto ideale per riposarsi dalle fatiche del viaggio che cominciano a farsi sentire. Tra lāaltro, a parte noi, ci sono pochissimi altri turisti.
Lāimpiegato della reception ci spiega che le spiagge sono tre e, a parte una distante 10 minuti a piedi, per le altre ci vuole la macchina. Eā poi possibile fare escursioni in barca o in giro nellāisola per andare a vedere gli animali. Questāultima cosa ci interessa di meno dato che siamo stati piuā volte in Africa e quindi la nostra curiositaā zoologica eā stata pienamente appagata.
Ceniamo nel ristorante dellāalbergo che eā anche lāunico nel raggio di decine di chilometri (qualitaā molto scarsa) e dopo una passeggiatina al chiaro di luna ce ne andiamo a dormire. Per fortuna abbiamo preso il trattamento di mezza pensione altrimenti non ci sarebbe stata alcuna altra possibilitaā di mangiare.
LUNEDƬ 22 E MARTEDƬ 23 APRILE: CAYO SAETIA
Se volete stare in mezzo alla gente, sentire musica, ballare, divertirvi, fare tardi la notte, Cayo Saetia non eā un posto per voi. Qui ci possono accedere solo i clienti dellāalbergo che, come ho detto, ha 12 stanze in tutto. Per il resto eā silenzio interrotto solo dai versi degli uccelli, natura incontaminata, spiagge deserte, mare azzurro, sole, vento e nessun divertimento se non un biliardo nello spazio comune allāaperto vicino al ristorante dellāalbergo e la possibilitaā, la sera, di assistere seduti sui dondoli alle corse nel prato buio delle Jutia, una specie di grosse nutrie che di notte vanno a caccia di cibo. Insomma un vero paradiso terrestre o un incubo deprimente, a seconda dei gusti.
La spiaggia vicino allāalbergo e quella a un chilometro sono molto belle, di sabbia bianca con la vegetazione che per fortuna arriva vicino al mare. Dico per fortuna percheā, oltre che riparare dal caldo, gli alberi riparano anche e soprattutto dal sole. Noi, pur stando quasi sempre allāombra, alla sera eravamo diventati tutti rossi. Qui il sole picchia decisamente e nonostante le creme bisogna stare molto attenti ed esporsi al sole il meno possibile. Ma stare sotto gli alberi su una spiaggia deserta con il venticello che ti rinfresca non eā affatto spiacevole ! Sulla sabbia si trovano anche unāinfinitaā di madrepore di varia grandezza. Qui infatti il mare eā pieno di corallo, piuā precisamente il corallo nero di Cuba con il quale si fabbricano oggetti di artigianato.
In questa spiaggia lāacqua eā abbastanza profonda e quindi non fa lāeffetto piscina tipico dei mari tropicali. Basta peroā spostarsi sulla terza spiaggia distante 6 chilometri e il panorama cambia decisamente.
Su questa spiaggia ci sono tante piccole baie che si susseguono separate da scogli. La sabbia eā bianca e lāacqua eā molto bassa e di un colore celeste chiaro. Tanto per capirci sul genere dei piuā bei posti della Sardegna.
Lāunica struttura presente eā un bar ristorante costruito su palafitte, aperto peroā solo di giorno che affitta anche lettini, ombrelloni e pedaloā. In tutto questo paradiso lāunico disturbo eā costituito dallāarrivo poco prima dellāora di pranzo di alcuni barconi provenienti dalle isole vicine che, modello Rimini, scaricano un bel poā di turisti, i quali peroā per fortuna ripartono subito dopo essersi rifocillati.
Quando poi il ristorante chiude e il sole comincia a tramontare lo spettacolo della natura daā unāemozione unica e indelebile che da sola vale tutto il viaggio. In lontananza si vedono un bel poā di nuvoloni neri che contrastano con il colore celeste dellāacqua e la luce del sole al tramonto. Avevo a disposizione la possibilitaā di fare una di quelle foto che si vedono nel National Geographic o nelle migliori riviste fotografiche e ovviamente non mi sono lasciato scappare lāoccasione.
La mattina successiva abbiamo anche fatto unāescursione in barca (prenotandola in albergo per soli 5 Cuc a persona), sulla vicina barriera corallina. Chiamarla cosiā eā un poā esagerato percheā in realtaā si tratta di un gruppo di scogli molto vicini alla costa dove si possono vedere a pochi metri sottāacqua le formazioni di coralli che sembrano quasi dei ventagli grigio-violetti attaccati sulle rocce. Intorno a noi girano dei pesci a righe verticali gialle e nere a forma di grandi orate di cui peroā non sono riuscito a capire il nome. La maschera eā fornita dal barcaiolo e lui stesso ci accompagna in acqua gettando un poā di mangime per attirare i pesci. Insomma niente a che vedere con le barriere coralline dei mari africani o australiani ma pur sempre unāesperienza di grande interesse.
Lāalbergo non eā un grancheā e si mangia pure male, ma purtroppo non cāe alternativa. Del resto la mezza pensione costa solo 20 Euro a testa e quindi non si puoā fare troppo gli schizzinosi. Anche qui, come negli altri alberghi di Cuba, le cameriere si divertono a piegare gli asciugamani nelle forme piuā strane come ad esempio cuori, fiori, cigni, ecc. lasciandoli sul letto nella speranza di ricavare poi una mancia sostanziosa. Qui peroā la fantasia ha superato ogni limite. La sera abbiamo trovato gli asciugamani appoggiati sui cuscini e piegati a forma di pupazzetti con indosso i nostri pigiami!
Nei giorni in cui stavamo a Cayo Saetia Maduro era stato appena eletto presidente del Venezuela e la televisione cubana (5 canali tutti statali) non faceva altro che trasmettere i chilometrici discorsi del neo presidente. A Cuba tutti hanno fatto il tifo per lui percheā il bassissimo prezzo del petrolio eā la base della ripresa dellāeconomia cubana.
MERCOLEDƬ 24 APRILE: DA CAYO SAETIA ALLA SIERRA MAESTRA
Oggi passeremo dal mare sulla costa nord alle montagne sulla costa sud tagliando lāisola per quasi tutta la sua larghezza, che per fortuna non eā tanta. Partiamo la mattina in direzione di Holguin e Bayamo per arrivare poi a Villa Santo Domingo, base di partenza per le escursioni nella Sierra Maestra. Passare per Holguin non eā la strada piuā breve ma ormai abbiamo imparato a nostre spese che la strada piuā breve non eā necessariamente la piuā veloce.
In effetti il fondo stradale eā abbastanza decente e nonostante ci perdiamo diverse volte troviamo sempre qualcuno che ci dice dove andare. Arrivati a Bayamo ritorniamo allāagenzia dove eravamo passati una settimana prima e lāimpiegato eā tutto felice di rivederci percheā cosiā, ci dice, ha la possibilitaā di scambiare qualche parola in inglese. Telefona allāalbergo (unico) di Villa Santo Domingo e conferma la nostra prenotazione.
Per soli 17 Cuc a testa (13 Euro) ci danno la stanza, la cena e pure lāaperitivo ! Dato che abbiamo tempo decidiamo di prenderci un gelato seduti nel bar che sta nella piazza del paese. Anzi di gelati ne prendiamo due a testa visto che questo eā il nostro pranzo di oggi. Quando andiamo a pagare la cameriera ci dice che liā si paga solo in pesos locali, moneta che noi ovviamente non abbiamo.
Peroā dopo pochi secondi di trattative si fa dare un Cuc e torna indietro con mezzo Cuc. In pratica abbiamo pagato 6 gelati la bellezza di 40 centesimi di Euro!
Ripartiamo per Villa Santo Domingo con il dubbio se ce la faremo a fare la salita finale che da Bartolomeā Maso porta al paese. Tutti ci hanno detto che eā molto ripida ma non siamo riusciti a capire se una macchina normale come la nostra eā in grado di arrampicarsi fino a liā.
Per nostra fortuna la salita eā siā ripida, ma non tanto da non poterla percorrere con una normale auto.
Abbiamo ormai capito che per i cubani le salite e le curve sono ostacoli molto difficili e pericolosi mentre le buche, la gente per strada, la mancanza di indicazioni sono lāassoluta normalitaā.
Il paesino eā piccolissimo ma incantevole. Pur essendo solo a poco piuā di 200 metri di altezza sembra un vero paese di montagna, con le casette tutta adagiate lungo un piccolo fiume (Rio Yara) che ha lāaspetto del classico ruscello di montagna. Qui finalmente non cāeā il caldo umido che ci ha accompagnati finora e lāatmosfera eā quasi arcadica. Lāalbergo eā composto da bungalow disposti lungo la riva del fiume, fiume nel quale non posso evitare di fare un bagno, unendomi ad alcuni ragazzi locali che stanno a mollo passandosi di mano in mano una bottiglia di rum. Lāacqua non eā affatto fredda e dopo una giornata passata in auto eā proprio quello che ci vuole.
La vegetazione intorno eā quella di montagna ma con la particolaritaā che eā anche piena di banani e palme!
Il paesino, nonostante conti poche centinaia di abitanti, ha come al solito la scuola, lāambulatorio e il luogo dove guardare la televisione, che in posti del genere viene anche usata per tenere le lezioni a distanza. Insomma unāalta tecnologia ante litteram!
In albergo ci informiamo per lāescursione alla Comandancia, il posto della Sierra Maestra dove Fidel Castro nel 1958 si rifugioā per 6 mesi prima di scatenare lāoffensiva finale. Bisogna farsi portare da una jeep fino a un piazzale da dove parte poi il sentiero che si percorre in unāora e mezzo e che arriva allāarea denominata appunto Comandancia. Il tratto eā in leggerissimo pendio e quindi si puoā fare in tutta tranquillitaā calcolando 3-4 ore tra andata e ritorno. Unāaltra possibilitaā eā quella di andare sul Pico Turquino che eā la montagna piuā alta di Cuba ma in tal caso ci vuole lāintera giornata. Ci dicono che le jeep partono alle 8 di mattina dallāalbergo mentre lāaddetta alle prenotazioni e liā alle 7. Speriamo bene !
Ceniamo e poi facciamo una passeggiata notturna lungo lāunica strada del paese. Il cielo eā pieno di stelle, la temperatura eā ideale e tutto intorno si sentono strani cinguettii che poi ci spiegheranno provenire da particolari tipi di rane che la notte stanno sugli alberi. Sembra davvero un luogo incantato !
GIOVEDƬ 25 APRILE : DALLA SIERRA MAESTRA A SANTIAGO
Ci svegliamo presto per prenotare la gita alla Comandancia ma ovviamente alle 7 non si vede ancora nessuno. La ragazza che prende le prenotazioni arriva dopo le 8 e siamo presenti solo noi e una brasiliana di mezza etaā che poi ci diraā che sta girando Cuba da sola utilizzando i mezzi pubblici. Siamo quindi solo in 4 e scopriamo che il prezzo dellāescursione eā fisso (sui 100 Cuc) e va diviso su tutti i partecipanti. Il costo pro capite eā quindi un poā altino ma ormai siamo venuti fin qui e non possiamo certo tornare indietro per risparmiare qualche euro. Del resto eā vietato andare da soli e la pendenza della strada non permette lāutilizzo di una normale automobile.
La macchina che ci deve portare su arriva unāora dopo e finalmente partiamo. La strada in alcuni tratti ha una pendenza del 40% ma lāauto, una 4X4, ce la fa tranquillamente. Dopo un quarto dāora arriviamo al piazzale da cui parte il sentiero per la Comandancia e quello per il Pico Turquino. Lo spettacolo eā quello tipico di montagna, con boschi tutto intorno e sullo sfondo la pianura di Santiago. La nostra guida si chiama Mino ed eā un simpatico signore che parla uno spagnolo molto comprensibile e soprattutto eā un bravissimo cantante.
Ovviamente conosce anche un sacco di vecchie canzoni italiane (soprattutto di Adamo e Morandi) e per tutto il percorso, oltre che illustrare le particolaritaā del luogo, ci fa da colonna sonora cantando e fischiando. Siamo sui 900 metri di quota, il sentiero eā il leggera salita ma abbastanza facile e il bosco intorno eā molto fitto pieno di piante di tutte le specie, comprese palme e banani. In un punto del percorso si gode anche una magnifica vista proprio sulla vetta del Pico Turquino. Dopo poco piuā di unāora di cammino arriviamo alle prime capanne che costituivano il rifugio inviolato di Fidel e di un centinaio di guerriglieri (compreso il Che) quando lāesercito di Batista gli dette invano la caccia nel 1958.
Eā ancora conservato tutto come allora (cāeā persino un frigorifero!) e in una delle capanne cāeā un piccolo museo con foto, documenti, macchine da scrivere e utensili vari. Il posto eā molto suggestivo e daā molta emozione pensare agli avvenimenti di quegli anni e sapere che questo eā un posto dove eā passata una parte non secondaria della storia del Novecento. Insomma unāescursione assolutamente da non perdere, anche per conoscere lāunico aspetto montano di Cuba.
Speriamo che non venga distrutto tutto da uno stupido revisionismo o dallāarrivo del turismo di massa.
Il ritorno eā un poā piuā veloce percheā eā in discesa e tra lāaltro abbiamo anche fretta visto che dobbiamo riconsegnare la macchina a Santiago entro le 17. La brasiliana deve andare anche lei a Santiago e quindi ci viene naturale darle un passaggio. Oggi eā decisamente il suo giorno fortunato; senza di noi avrebbe pagato da sola i 100 Cuc della gita e avrebbe dovuto prendere un bus per andare a Santiago, con tutta lāaleatorietaā che questo comporta.
Arriviamo a Santiago alle 17 in punto, riconsegniamo la macchina sporca da far paura (e per fortuna non hanno controllato le gomme e le sospensioni !), salutiamo la brasiliana e andiamo a piedi verso la casa particolar prenotata dallāItalia (Casa Hostal Raul e Kathy). Il costo eā quello standard delle case particolar in questa stagione, ossia 20 Euro a notte per stanza. La posizione eā buona,molto centrale ma non rumorosa ma purtroppo le stanze che ci danno si affacciano su una specie di corridoio interno tra due edifici e quindi il ricambio dellāaria eā assicurato solo da un rumorosissimo condizionatore. Lāunica cosa bella eā la terrazza con vista su Santiago nella quale la mattina dopo avremmo fatto unāottima colazione.
Comunque ormai non abbiamo piuā voglia neā tempo per cambiare e quindi ci riposiamo un poā e usciamo per andare a fare un giro in centro e poi a cenare. Mentre camminiamo in mezzo alla solita confusione, alla musica e ai rumori ci coglie improvvisamente un acquazzone tipicamente tropicale. Cielo nero e acqua a catinelle. A fine Aprile non dovrebbe succedere ma si vede che la stagione delle piogge questāanno eā leggermente in anticipo. Dato che, dopo unāora passata sotto un ombrellone di un bar con una musica assordante proveniente dallāinterno, la pioggia non accenna a smettere, ci avviamo di corsa verso casa dove ci facciamo una doccia e ci cambiamo i vestiti bagnati. Quando riusciamo per andare a cena la pioggia eā cessata e le strade sono incredibilmente asciutte, proprio come se non fosse successo nulla!
Abbiamo chiesto a Raul, il padrone di casa, lāindicazione di qualche paradar, ossia piccolissime trattorie gestite da famiglie, lāequivalente culinario delle case particular. Ma le sue indicazioni sono piuttosto generiche e quindi, non riuscendo a trovare nulla, ripieghiamo su un classico ristorante (La Terrazza a piazza Dolores) dove mangiamo senza infamia e senza lode, con il sottofondo immancabile di un paio di suonatori.
Dopo cena siamo troppo stanchi per andare in giro e quindi ce ne torniamo a casa quasi subito.
VENERDƬ 26 APRILE : DA SANTIAGO A ROMA
Lāaereo per Roma parte nel pomeriggio e quindi abbiamo tutta la mattinata a disposizione per girare nella cittaā ripercorrendo con piuā calma i luoghi che avevamo visitato una settimana prima insieme al gruppo.
Al balcone di Velasquez veniamo agganciati in un discreto italiano da un ragazzo che ci dice essere uno studente universitario e che per un programma di intescambio culturale sarebbe venuto per un mese in Italia allāuniversitaā di Milano. Dopo un poā che andiamo avanti nella conversazione capiamo che sta inventando tutto e alla fine, allāimmancabile richiesta di soldi, gli lasciamo una mancia sostanziosa. In fondo se la eā meritata, eā stato talmente bravo che ci stavamo quasi cadendo!
Torniamo a casa e chiamiamo con largo anticipo un taxi per lāaeroporto. Il viaggio eā ormai finito ed eā inutile prolungarlo di qualche decina di minuti. Allāaeroporto troviamo due italiani e due ragazze cubane che avevamo giaā visto a Cayo Saetia nel gruppo dei turisti sbarcati per il pranzo. Mentre si salutano con grandi effusioni lui le infila un rotolo di soldi nel reggiseno. Sullāaereo troviamo piuā o meno la stessa fauna dellāandata, solo un poā piuā chiassosa. Siā, stiamo proprio tornando in Italia…
