Cuba: l’isola della revoluciòn

Dall'Avana a Cienfuegos, Trinidad, Santa Clara con soggiorno mare a Varadero
 
Partenza il: 29/03/2019
Ritorno il: 12/04/2019
Viaggiatori: 3
Spesa: 2000 €

Cuba, l’isola grande del Mar dei Caraibi, un sogno tenuto nel cassetto per molto tempo che si è dischiuso quando all’inizio dell’anno veniamo a conoscenza che la ditta dove lavora nostro figlio gli autorizza due settimane di ferie; prendiamo così “la palla al balzo” per goderci un periodo di vacanza tutti e tre insieme in un paese di mare, sole e tanta allegria. Casualmente, leggendo delle recensioni, trovo i riferimenti di Deynis, una ragazza cubana che vive in Italia, la quale oltre a darmi tante informazioni utili mi aiuta nella ricerca delle case particular e a strutturare l’itinerario. Acquistiamo online, direttamente alla compagnia Iberia, i biglietti con tratta Bologna – Madrid, Madrid – L’Avana e viceversa, mentre con l’Agenzia “Viaggi Sicuri” stipuliamo l’assicurazione sanitaria e annullamento volo. Per quanto riguarda il visto di entrata tramite il sito internet Cubapoint prenotiamo i tre visti al costo di Euro 30 a persona compresa la spedizione a domicilio. Circa il profilo sanitario, Cuba non richiede nessuna vaccinazione obbligatoria; ci tuteliamo mettendo in valigia spray repellente per le zanzare.

Il nostro viaggio inizia il 29 Marzo e dopo quattordici ore di volo atterriamo all’Avana, aeroporto Josè Martì alle ore 21,40 (ora locale – 6 ore rispetto all’Italia) dello stesso giorno. Ritirati i bagagli e scambiato 100 Euro in CUC allo sportello CADECA, ci dirigiamo all’uscita, dove ad attenderci, vi è Gerardo, fratello di una nostra amica cubana che vive vicino a noi. L’aria è calda e impregnata di un forte odore di gas di scarico. Per strada c’è pochissimo traffico e dopo circa trenta minuti arriviamo al quartiere Vedado a Casa Viel, la nostra casa particular per quattro notti. Ci accoglie Carmen, sorella di Deynis, che prontamente mostra la nostra camera dandoci l’appuntamento per l’indomani mattina a colazione. Dopo una doccia, andiamo a letto, stanchi, ma allo stesso tempo felici ed eccitati all’idea che ogni giorno sarà tutto da scoprire.

30/3. Seduti nella veranda di casa, in tutta tranquillità facciamo colazione poi Carmen, prima di lasciarci andare, propone alcuni suggerimenti riguardo la visita della città. Percorrendo un tratto del Malecon andiamo al vicino Hotel Riviera per salire su un bus turistico a due piani, che al costo di 10 CUC a persona (biglietto valido dalle ore 9 alle 18) compie un giro di un paio d’ore tra la periferia e il centro. Dal piano alto del bus ammiriamo: la Necropolis Cristobal Colon (il cimitero più importante di Cuba), una piccola “città dei morti” con strade e viali numerati, ospita le tombe di quasi un milione di persone qui sepolte dal 1868 e la Plaza della Revolución, divenuta simbolo della rivoluzione cubana per le grandi adunanze politiche che vi si tenevano negli anni ’60. Via via che il bus prosegue arriviamo alla città vecchia ed essendo ormai l’ora di pranzo decidiamo di scendere per mangiare qualcosa da Dos Pelotas, ristorante frequentato da cubani. Siamo nel cuore pulsante della città; musica, coloratissime auto d’epoca, individui che cercano di vendere sigari cubani di pessima qualità, bar affollati di persone che sorseggiano drink, tutto ciò crea un’atmosfera gioiosa e festaiola che inevitabilmente cattura facendoci stare bene e in perfetta sintonia col posto. Fa caldo quando ci dirigiamo lungo il Paseo de Martì conosciuto come Prado e arriviamo al Parque Central di fronte all’Inglaterra (hotel di lusso) dove la statua del poeta Josè Martì vi campeggia al centro. Dopo alcuni metri, imponente, si erge il Capitolio Nacional, una delle meraviglie architettoniche di Cuba, simile al Campidoglio di Washington, fu la sede del parlamento cubano fino al 1959 mentre oggi ospita l’Accademia Cubana delle Scienze e la Biblioteca Nazionale della Scienza e Tecnologia. A pochi metri si trova il Parque de la Fraternidad in cui al centro un grande albero di ceiba domina il parco. L’architettura coloniale e le tinte pastello con a tratti colori vivaci fanno sì che la macchina fotografica insieme allo smartphone si contendano gli scatti. Continuando la passeggiata arriviamo al Ristorante El Floridita, una delle mete preferite del leggendario scrittore Hemingway; per curiosità entriamo e inevitabilmente ci troviamo gomito a gomito con una moltitudine di turisti impegnati ad ascoltare musica live e sorseggiare Daiquiri. All’ufficio ETECSA compriamo una carta NAUTA che al costo di 1 CUC permette di collegarsi alla rete wi-fi per un’ora. A Cuba, le case particular, i ristoranti, i bar sono quasi tutti sprovvisti di connessione internet, perciò per utilizzare il wi-fi bisogna recarsi nei parchi pubblici, in grandi piazze o talvolta nelle vicinanze degli hotel; non ci si può sbagliare, quando in un parco si vedono tante persone con il cellulare, significa che lì vi è la possibilità di connettersi. Dal Floridita, proseguiamo in Calle Obispo, una via pedonale stretta, con ristoranti, gallerie d’arte, negozi e bar con musica; lungo questa fantasmagorica via tutti e tre respiriamo la vera atmosfera habanera. Passo dopo passo e siamo nella Plaza de la Catedral, una delle piazze più ricche di arte e storia del centro; dominata da due campanili di altezza diversa e una straordinaria facciata barocca, è il luogo che meglio rappresenta lo stile architettonico dell’epoca spagnola. L’atmosfera è “magica” e mentre mi incanto a guardarla ho l’impressione di essere catapultata in un telefilm di Zorro. Essendo nelle vicinanze, non poteva mancare una visitina alla Bodeguita del Medio, la taverna-ristorante più famosa di Cuba storicamente frequentata da personaggi famosi del passato (Salvador Allende, Fidel Castro, Pablo Neruda, Ernest Hemingway,…) che tramite foto o firme alle pareti hanno lasciato il segno del loro passaggio in questo locale. Purtroppo, schiere di turisti posti davanti all’entrata, rendono difficile scattare delle foto e l’idea di bere un mojito in questo putiferio non ci attira per niente. È ormai sera quando risaliamo sul bus turistico fino in prossimità di Casa Viel; questa nostra prima giornata non ha mancato di entusiasmarci…. domani il sole sorgerà ancora e noi saremo di nuovo pronti a scendere in campo.

31/3. Usciamo da casa e con un taxi ci facciamo portare in centro nei pressi del Capitolio; è Domenica, il sole risplende e c’è ancora poca gente in giro. Con il morale al massimo procediamo verso Plaza de Armas, un’incantevole piazza del 1792 al cui centro, incorniciato da altissime palme reali, si trova la statua in marmo di Carlos Manuel Céspedes, colui che avviò Cuba all’indipendenza. E’ il luogo ideale per sedersi un attimo all’ombra e lasciarsi cullare da una leggera e gradevole brezza. Da lì, raggiungiamo il Castillo de la Real Fuerza, la più antica fortezza coloniale esistente nelle Americhe. Si respira un’aria di festa e tra musica, giocolieri e acrobati si è fatto giusto giusto il momento di fermarsi in un bar a mangiare pollo alla griglia accompagnato da una birra fresca (Cristal, birra nazionale). Dopo pranzo ci incamminiamo fino ad arrivare alla Plaza di San Francisco de Asis, un’altra bella piazza in stile ispano – andaluso ad appena un isolato dal porto con una bella fontana arricchita da statue di leoni in marmo bianco. Da qui in breve tempo si giunge alla Plaza Vieja, una grandissima piazza, dove in passato erano Eseguite le sentenze capitali, i processi, i combattimenti dei tori e dove si celebravano le varie festività popolari. Una scultura di bronzo adorna un angolo della piazza, rappresenta un enorme gallo cavalcato da una donna nuda e calva che indossa solo un paio di scarpe e impugna una gigantesca forchetta. Il caldo si fa sentire quando arriviamo sul molo al Terminal Traghetti (all’altezza dell’Hotel Armadores) e saliti sul ferry boat, al costo di 1 CUC a persona, in circa 30 minuti arriviamo a Casablanca dall’altra parte del porto rispetto all’Avana vecchia. Appena scesi, percorrendo una scala, giungiamo all’imponente Estatua del Cristo in marmo bianco; una magnifica vista sulla città si apre ai nostri occhi, tanto da indurre me e Davide a cimentarci in alcuni selfie. Passiamo davanti al Parque Historico Militar Morro, dove si trova una caserma che fu il quartiere generale del comandante Che Guevara, poi al Castillo del Morro, costruito su un erto promontorio al fine di proteggere l’ingresso al porto, infine la Fortaleza de San Carlos fatta erigere per impedire al nemico di raggiungere il lungo crinale che domina L’Avana. Riprendiamo il traghetto e arrivati in prossimità della Plaza de la Catedral sediamo a un bar per ordinare tre mojito. E’ quasi sera quando ci portiamo sul Malecòn (la passeggiata lungomare di otto chilometri) per prendere un taxi e rientrare. Ceniamo nelle vicinanze della casa particular (ristorante La Catedral), poi seduti in veranda, non possiamo fare a meno di ripensare alla splendida giornata vissuta nella più totale spensieratezza.

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