“Chist è u paese do sole”… ma anche no:

Viaggio invernale sulla Costiera Amalfitana e dintorni
 
Partenza il: 21/01/2019
Ritorno il: 26/01/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

21 gennaio: Salerno

Eccoci pronti e carichi per il nostro solito break invernale: meta di quest’anno Salerno e la costiera amalfitana. Prenotiamo il soggiorno su Booking, scegliendo un appartamento dal nome un po’ insolito, “Antichi riverberi”: solo a fine vacanza avremo modo di scoprire il significato di questo nome… Per il viaggio ci affidiamo a Italo, che ci scarica puntuale alla stazione di Salerno in un grigio pomeriggio invernale. Il proprietario del b&b ci attende davanti all’entrata, gentilissimo, e dopo 10 minuti siamo nel nostro appartamento nel cuore della città. Conosciamo la signora Carmela, anche lei molto gentile ed ospitale. Tempo di posare i trolley poi, affamati come lupi, ci dirigiamo verso il ristorante “Il duca”, a pochi metri da casa, dove, nonostante l’ora tarda, ci vengono servite due belle pizze Margherita come solo da queste parti sanno fare. A questo punto scendiamo sul lungomare ed iniziamo una passeggiata che ci porterà fino alla nuovissima stazione marittima, una grande ostrica protesa sul mare opera della famosa archistar Zaha Hadid. All’interno, le pareti di vetro annullano la distanza fra la terra e il mare e ci regalano una bella cartolina della città di Salerno. Ripercorriamo il lungomare, decorato dalle tante luminarie di “Luci d’artista” (la manifestazione che si svolge ogni anno in città nel periodo natalizio), ormai spente, però… Arriviamo fino alla grande ruota panoramica, poi, siccome inizia a piovigginare, risaliamo verso uno dei corsi principali, corso Vittorio Emanuele, pieno di bei negozi e molto animato. Lo percorriamo fino all’inizio, in prossimità della stazione ferroviaria, poi facciamo dietrofront, sempre diritto fino a raggiungere via dei Mercanti, cuore del centro storico, con tanti negozi molto particolari, la bellissima cioccolateria storica Pantaleoni, e vivaci attività artigianali. In breve raggiungiamo il nostro appartamento, adesso ci vuole un bel riposino, visto che siamo in piedi dall’alba! Per la cena decidiamo di riprovare “Il duca”, soprattutto perché è vicino e non abbiamo voglia di metterci a vagare fra i vicoli, lo faremo nei prossimi giorni. Arriviamo dopo le 21 ed il locale è vuoto, vabbè, ci sta: è lunedì e piove, solo i turisti escono a cena fuori. Io ordino la grigliata di pesce, Francesco gli scialatielli ed un fritto: a parte il primo, il resto lascia molto a desiderare, inoltre cenare in un locale vuoto ci mette tanta tristezza. Decidiamo di chiudere qui la nostra esperienza in questo locale. Durante la notte un super temporale si abbatte su Salerno, mi sa che il nostro programma di visita della costiera dovrà essere accantonato, almeno per domani.

22 gennaio: Napoli

In ogni viaggio che si rispetti deve esserci sempre un piano b, e noi l’abbiamo: Napoli, una città in cui torniamo sempre con grande entusiasmo perché non smette mai di stupirci. Anche questa volta ha mantenuto tutte le sue promesse. In meno di un’ora la raggiungiamo con il treno: telefoniamo al teatro San Carlo per informarci sugli orari delle visite guidate e, visto che mancano più di 2 ore alla prossima, ci incamminiamo a piedi lungo Corso Umberto I, meglio conosciuto come Rettifilo. Strada facendo ci imbattiamo nella chiesa di San Pietro ad Aram, e meno male che entriamo, ci riserverà sorprese inaspettate… Mentre ce ne stiamo seduti a leggere la nostra guida Touring, ci si avvicina un ragazzo con la faccia simpatica che per prima cosa ci invita a prestare molta attenzione agli abili borseggiatori appostati fuori della chiesa, poi, senza che noi glielo chiediamo, ci guida alla scoperta dei tanti tesori del luogo, a cominciare dalla cappella di S. Aspreno, dove sull’altare spicca “La messa di San Pietro”, affresco del 500 dove si scorge la prima veduta dipinta della città. Nello stesso ambiente trovano posto anche un’ara sacrificale romana nonché un altare dedicato ad una suora, che di cognome faceva Crocifissa, oggi in odore di beatificazione, pare fosse solita levitare davanti ai fedeli, oltre a compiere molte altre gesta miracolose. Il nostro cicerone è un vulcano: fra aneddoti e fatti storici sulla città ci conduce in sacrestia dove ci mostra particolari un po’ macabri delle figure intarsiate scolpite sugli scranni. Dulcis in fundo, indicandoci il grande quadro vicino alla porta d’entrata, ci dice come un famoso critico d’arte sia convinto che l’autore sia proprio Caravaggio. Chissà… Prima di salutarci ci rivela altri segreti sulla città, che speriamo di poter approfondire nel corso della giornata. Proseguendo sul Rettifilo raggiungiamo la sede dell’Università Federico II: entriamo nel grande atrio in cui troneggia la statua dell’omonimo re. All’uscita il tempo è pessimo: alla pioggia si è aggiunto il vento, che piega il nostro ombrello già abbastanza malconcio. Un’occhiata al Maschio Angioino, poi finalmente guadagniamo la galleria Umberto I, che si vede sempre volentieri. Un giretto da Zara, poi, all’ora convenuta, raggiungiamo il Teatro san Carlo ed acquistiamo i biglietti per la visita guidata delle 12.30. Nell’attesa della nostra guida, ci accomodiamo sui divani Frau della caffetteria, di un vivace colore giallo ma un po’ consumati: a poca distanza, un giovane pianista suona per noi, cosa volere di più? Pochi minuti e facciamo conoscenza col 2° personaggio incredibile della giornata, la guida Alessandro, che ci prende per mano e ci porta alla scoperta di questo teatro, fra i più antichi e belli del mondo, dove venne inventato il genere musicale dell’opera buffa ed anche la figura del direttore artistico, fra i più noti, personaggi del calibro di Rossini, Donizzetti e… Giuseppe Verdi. L’interno del teatro è spettacolare, tutto rosso e oro: in ogni palco, tranne quelli dei loggioni, sono posizionati specchi orientati strategicamente verso il Parco reale, perché? Alla fine delle rappresentazioni solo il re poteva dare il via agli applausi, guardando lo specchio anche tutti gli altri spettatori sapevano quando applaudire.

Vediamo poi il golfo mistico, con le postazioni dei musicisti, alcune un po’ consumate, su cui sono posizionate le partiture originali del 1800. Saliamo poi fino a trovarci di fronte al palco reale, un vero gioiello: qui una poltrona può arrivare a costare fino a 400 € a spettacolo, escluse le prime, ovviamente. Mentre siamo tutti raggruppati sulla soglia, con un vero e proprio “colpo di teatro” si alza il sipario: Alessandro ci permette di entrare velocemente per scattare qualche foto. Passiamo poi nel foyer, ricostruito negli anni ’30 in stile neoclassico. Ai lati dello scalone, 2 abiti di scena riccamente ricamati usati per rappresentazioni importanti. A fine visita, il busto apparentemente imbronciato di Giuseppe Verdi (secondo la guida era in realtà concentrato sulla musica che stava componendo) ci saluta augurandoci buona giornata. Prima di lasciarci, Alessandro ci delizia con tutta una serie di consigli gastronomici che metteremo senz’altro in pratica, prima o poi. L’ultimo regalo è la rivelazione della presenza di un affresco dell’enigmatico Banksy, che non possiamo fare a meno di correre a vedere. Prima però una sosta da “Esterina Sorbillo”, dove divoriamo due pizze fritte buonissime, seguite dal sempre ottimo caffè del Gambrinus. Procedendo lungo una via Toledo sempre animata, arriviamo davanti alla chiesa della Carità: troveremo le spoglie del conte Vlad? Chi può dirlo, il portone è chiuso… Giunti a Piazza Dante, ci inoltriamo poi nella parte più antica e ricca di storia di Napoli, quella che in assoluto preferisco. Su via dei Tribunali ritroviamo la Pizzeria Sorbillo, appena riaperta dopo il recente attentato. Finalmente, di fianco alla chiesa dei Girolamini eccola là, la Madonna con la pistola di Banksy, opportunamente protetta da una teca di vetro. E’ incredibile la quantità di meraviglie che riserva questa città agli amanti dell’arte e della storia! Soddisfatti da queste nuove scoperte entriamo in una bottega di alimentari a comprare qualcosa per la cena di stasera. Tempo di uscire e veniamo quasi travolti da un tipo ricoperto di cornetti scacciaguai che quasi ci intontisce nel descriverci le virtù dei corni e la quantità di disgrazie che capiteranno a chi ci vorrà male. E’ troppo simpatico ed è uno spasso guardarlo mentre si produce in tutta una serie di riti scaramantici per “abilitare” i nostri cornetti… anche questo è Napoli!



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