Amsterdam, la voce dell’Olanda

Una Pasqua sulle tracce di Anna Frank, passeggiando tra i canali e poi... un salto fuori città
 
Partenza il: 25/03/2016
Ritorno il: 28/03/2016
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

La lettura del “Diario di Anne Frank” pochi mesi prima, unita alla mia voglia di girare l’Europa ogni anno, hanno alzato a dismisura il desiderio di visitare Amsterdam, da amante delle città che sono, per così dire, “grandi classiche” europee. Non ero mai stato in Olanda e preferendo in particolare visitare spesso il Nord Europa, non poteva esserci destinazione migliore.

Partiamo, io e la mia ragazza, la mattina di venerdì 25 marzo (peraltro il giorno del mio compleanno!) per restare nei Paesi Bassi fino a lunedì 28, per tutta la durata della tre giorni pasquale. Decidiamo di partire da Milano, volo easyjet, alle 11.35 del mattino, trascorrendo lì la notte precedente e usufruendo del Malpensa Shuttle (prenotato in anticipo sull’apposito sito al costo di 16 euro a persona a/r) che in cinquanta minuti porta dalla stazione centrale direttamente a Malpensa, fermandosi prima all’entrata del terminal numero due e poi al numero uno. Atterriamo puntuali alle 13.15 e subito in aeroporto facciamo la Travel Card valida per tre giorni al costo di 25 euro. In alternativa si può fare la “I amsterdam” ma mi sembrava avesse un costo eccessivo per ciò che dovevamo fare. Il mio consiglio è comunque di informarsi bene, va detto in ogni caso che queste travel card fatte sul posto (10, 15, 25 euro a seconda di uno, due o tre giorni) sono molto comode e pratiche, valgono sia sulla metropolitana che sui tram.

Da Schiphol partono diversi Intercity per la città, noi dobbiamo scendere ad Amsterdam Zuid, un’altra stazione cittadina, per salire sulla metro 51 che ci porterà al nostro albergo, prenotato su Booking: un Holiday Inn Express a Zwaansvliet, numero 20. Il capitolo albergo ci ha soddisfatto pienamente: pulizia, eleganza, variegata colazione, più che discreto per una coppia che vuole comodità ma senza strafare. Inoltre la zona è assolutamente tranquilla, essendo l’albergo circondato da viuzze strette e diversi parcheggi. Il tram inoltre ci scarica proprio nel viale che interseca la nostra via; possiamo vedere l’hotel direttamente da dentro il vagone, per cui ottimo anche per la vicinanza con la pensilina dei mezzi pubblici.

Intorno alle 15.30 usciamo e finalmente andiamo alla scoperta della città di Gullit, Rembrandt e Anne Frank. Il tempo è discreto, nuvoloso ma non freddissimo; ci dirigiamo subito in centro scendendo a Nieuwmarkt col suo mini-castello al centro, sede di un ristorante orientale, portandoci subito in piazza Dam dopo aver attraversato i bellissimi vicoli circostanti. In Piazza Dam troviamo il palazzo reale, il museo Madame Tussauds e un grande obelisco che la caratterizza. Nel frattempo le nuvole lasciano piano piano spazio a un radioso sole fino a quando si arriva addirittura ad un cielo azzurro terso… la primavera è arrivata anche nel cupo nord! Proviamo subito a buttare un occhio in Prinsengracht, ma per entrare nell’alloggio segreto della famiglia Frank e dei loro co-inquilini la fila è decisamente troppo lunga. Avevamo comunque già pianificato di alzarci presto l’indomani per poterla visitare, non avendo potuto prenotare i biglietti on-line (scelta fortemente consigliata dato il pienone costante). Giriamo intorno alla Westerkerk, la chiesa che lei cita spesso nel diario, dove si può trovare la statua di Anna proprio ai suoi piedi. Dopo un veloce hot-dog è il momento di puntare alla “Museumplein” ossia il luogo che racchiude il Rijksmuseum e il museo di Van Gogh, entrambi vicini. Attraversiamo il primo arrivando nel grande piazzale dove è stata poggiata la scritta “I amsterdam”, su cui si fa a gara a farsi fotografare. Davanti, un piccolo bacino d’acqua e un grande prato verde. Dopo una sosta, qualche scatto e la visita allo shop dello Stadjik Museum, altro componente del quartiere dei musei, è il momento di visitare il Van Gogh museum, biglietti alla mano. Stavolta la prenotazione è andata a buon fine e data l’apertura del venerdì fino alle 22, decidiamo di visitare il museo alle ore 20. Il costo è di 17 euro e si può agevolmente prenotare direttamente sul sito del museo. Questo luogo mi ha sorpreso molto, non tanto per le opere, non essendo un esperto d’arte non mi dilungo, nonostante ami sempre vedere quadri in una città europea, ma per la vivibilità del luogo: nell’atrio d’ingresso c’è un grande bancone da cui consumare alcolici e analcolici, una scalinata utilizzata a un certo punto della serata per una mini-sfilata di abiti, e un’altra sala riservata alla musica, con l’esibizione prima di un pianista e poi di un gruppo di cantanti. Si poteva girare tra i quadri dello sfortunato poeta olandese e intanto apprezzare l’acustica del luogo, al contrario di molti musei più “ingessati”. Il museo è molto grande ed oltre alle opere dell’artista troviamo diversi cimeli e anche quadri di artisti sia da cui lui ha preso spunto, sia di artisti che a lui si sono ispirati dopo la sua morte. E’ consentito fare fotografie. Al termine della visita su Amsterdam è scesa la sera; dopo un veloce spuntino ci rechiamo in camera per un buon sonno, dato che l’indomani ci aspetta una sveglia precoce: c’è da mettersi in fila per entrare alla casa di Anne Frank.

Verso le 8 siamo già a Prinsengracht: è straordinario notare come a quell’ora, seppur fosse sabato mattina, la città era tutta per noi. Silenzio avvolgente e un sole che faceva capolino tra le nuvole rischiarando i canali e i ponti della città. La passeggiata verso l’edificio al numero 263 è stata così molto piacevole se confrontata al trambusto delle altre ore del giorno. Poteva andarci peggio: iniziamo la fila a non molti metri dall’ingresso. Non appena ci sistemiamo in coda, la gente alle nostre spalle aumenta a dismisura. Ci vorrà un’ora per entrare, tutto sommato siamo stati fortunati… Alle 9:15 siamo dentro ed è per me una grande emozione. Il biglietto costa 9,50 euro e non si possono fare foto all’interno dell’edificio. Tutto ciò che fino a poco tempo fa avevo letto, ora è davanti ai miei occhi: scale ripide, quasi verticali, l’ingresso che prevede uno scalino non indifferente celato dietro alla famosa libreria girevole, le stanze con gli scuroni chiusi, proprio come doveva essere durante il giorno in quelle ore di grande angoscia e speranza. Tutte le stanze vengono attraversate: sin dal magazzino, all’ufficio degli impiegati della ditta Opekta, che il padre di Anne, Otto, trasferisce al collega Kugler cambiandole nome in Gies & Co. poichè gli ebrei, con l’entrata in vigore delle leggi razziali, non potevano possedere attività, poi la stanza in cui trovavano alloggio Otto, la moglie Edith e la figlia Margot. E la camera di Anne, condivisa con l’odontotecnico Fritz Pfeffer, chiamato nel diario con lo pseudonimo di “signor Dussel”. Me la aspettavo onestamente un pochino più grande ed è abbastanza strano immaginarsi che lì ci dormivano due persone. Poi il bagno, dove ancora ci sono lavandino e attaccapanni, e un’altra scalinata che porta alle stanze al piano superiore, quella specie di salotto con cucina utilizzato come ritrovo di tutti i rifugiati per la colazione, il pranzo e la cena. L’ultima camera visitata è la stanza dove dormiva Peter, il ragazzo per cui Anne attraversa un momento di grande affetto pochi mesi prima dell’arresto. Non è consentito andare in soffitta e allora si scende, verso l’atrio che prevede il negozio del museo e alcune stanze dove vengono proiettati contributi dei vari capi di stato esteri in visita alla casa e le testimonianze reali di Miep Gies, la donna che più di tutti ha contribuito ad aiutare i clandestini e dello stesso Otto Frank. Infine, la parte più toccante: il vero diario di Anne aperto alla pagina del 27 settembre 1942, e i successivi quaderni da lei utilizzati per la continuazione dell’opera, compresi anche i fogli sciolti su cui continuava a scrivere. Il diario originale infatti copre il periodo giugno-dicembre 1942, pertanto servono altri fogli ad Anne per continuare successivamente. Infine, le varie edizioni del diario edite nei vari paesi con i titoli in lingua originale sistemati uno accanto all’altro e una parte dedicata al triste epilogo della vicenda, quale l’arresto di tutti i clandestini la mattina del 4 agosto 1944. Da notare che ogni stanza è spoglia di mobili, poiché confiscati dalla Gestapo al momento dell’arresto. Il padre di Anna ha così voluto conservarla, senza ammobiliarla di nuovo come l’originale. Per capire però come era davvero arredata la casa, vi sono due plastici in una delle stanze. La visita termina intorno alle 11.05 e la fila è nel frattempo aumentata a dismisura.

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