Alaska, the last frontier

Da Point Barrow fino alla Kenai Penisola... un viaggio lungo quasi quattromila chilometri

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  • di LadyDar
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

2438 miglia, ovvero 3900 km, nove voli aerei, due dei quali su piper sei posti, da Point Barrow fino alla Kenai Penisola: questi sono stati i nostri 22 giorni di "Into the wild".

Il 49° stato degli Stati Uniti è considerato un posto selvaggio, poco abitato, con condizioni climatiche estreme per gran parte dell’anno che lo pongono al di fuori del turismo di massa, scoraggiato anche dall’alto costo della vita dovuto all’elevato prezzo del carburante, tutto questo e molto altro è la "The Last Frontier", l’ultima frontiera.

PUNTANDO SUBITO ALL’ESTREMO NORD

L’avventura che si prospetta ci stimola e il 4 Agosto decolliamo con l’American Airlines, destinazione Anchorage, dove atterriamo dopo due giorni di viaggio e ritardi aerei per poi ripartire subito la mattina successiva in direzione estremo nord. L’aereo che ci porta a Barrow, oltre la linea del Circolo polare Artico, è pieno di lavoratori che scenderanno tutti a Prudoe Bay dove parte la Trans-Alaska pipeline e dove risiedono fra le più grosse piattaforme petrolifere di tutti gli USA. Sull'aereo restano più equipaggio che passeggeri. Barrow e il suo minuscolo aeroporto si presentano piccoli e grigi. Il nostro hotel, il King Eider, è una delle poche alternative della città, si trova a pochi passi e per fortuna è molto confortevole. Alla reception ci accoglie un giovane dai classici lineamenti inupiat, ci consegna le chiavi della camera che si trova al primo piano e ci invita a toglierci le scarponcelli prima di salire. Immaginando che per gran parte dell’anno la neve crea una poltiglia umida e sporca che non va molto d’accordo con la moquette presente nelle dimore, capisco perché in Alaska è una buona abitudine. Siamo stanchi, ci troviamo a 10 ore di fuso orario rispetto all’Italia ed abbiamo molte ore di viaggio sulle spalle, questo non ci ferma e non ci impedisce di uscire avventurandoci in una città fantasma dove non si vede praticamente nessuno per strada e i pochi curiosi si nascondono al nostro passaggio; non ci sono strade asfaltate, in terra c’è fanghiglia, i fili elettrici sono sospesi su pali di legno fatiscente e in cielo c’è uno strana grigia foschia. Puntiamo al Mar Glaciale Artico per scendere su una spiaggia scura e ciottolosa, tocco l’acqua e non è fredda come mi aspettavo, all’orizzonte nessun pezzo di ghiaccio galleggiare e nemmeno l’aria è poi così fredda. Torniamo all’Hotel e organizziamo con loro un giro con guida per il giorno dopo a Point Barrow, così da toccare con mano il punto più a Nord degli Stati Uniti, raggiungibile solo in 4x4.

La mattina dopo alle 9 in punto partiamo non troppo riposati, perché durante la notte non è mai sceso il buio e il sole è sempre stato alto a far luce in questo piccolo paese all’estremo nord del mondo. L’escursione non è economica, costa 85$ a persona e non è entusiasmante, ma interessante. La guida inupiat ci spiega che le temperature sono stranamente alte per la stagione e orsi polari, volpi artiche e balene, non si avvicinano al continente. Riusciamo solo ad avvistare gabbiani reali e le anatre king eider, simbolo della città. In lontananza nel mare alcune foche artiche si distinguono a malapena e sulla spiaggia due grossi cetacei di cui rimane solo la carcassa. Nel rientro ci fermiamo di nuovo sulla spiaggia per un classico scatto da foto ricordo sotto le due ossa della balena che guardano all’orizzonte verso il Polo nord. Prima di ritirarci in hotel per la notte ceniamo in un locale sulla spiaggia, dove ci gustiamo una t-bone steak molto buona

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