Alaska: nell’estremo Nord

Dall'Alaska allo Yukon: un viaggio tra boschi innevati e ghiacciai
Scritto da: ironino
alaska: nell'estremo nord
Partenza il: 01/03/2014
Ritorno il: 19/03/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Volo su Anchorage. Affitto di un super SUV 4×4.

Pernottamento ad Anchorage: Anchorage Grand Hotel (pulito, posizione comoda, qualità media).

Anchorage non è un granché come città (noi avevamo la guida della lonely planet e abbiamo preso spunto da lì per girarla). Due giorni ad Anchorage sono più che sufficienti.

Siamo andati a Nord:

Eklutna: piccolissima cittadina con un cimitero molto particolare perché ci sono le “casette degli spiriti” (so che sembra una cosa un po’ macabra ma sono veramente carine!).

Zone di Palmer: è una zone di fattorie. Palmer è veramente brutta come città per cui non ci siamo fermati. Idem per Wasilla.

Merita, invece, una deviazioni l’Hatcher Pass: è un tratto di strada percorribile in auto (noi lo abbiamo fatto a settembre, non so se in inverno è aperto!) che porta su una specie di pianoro dove c’era una miniera ma merita soprattutto per la visuale sulle montagne tutto intorno.

Talkeetna: io adoro questa cittadina anche se non c’e assolutamente nulla ma è circondata da boschi e finalmente si inizia a respirare l’aria della “vera” Alaska.

Pernottamento: Talkeetna Chalet (guardate il sito internet). Io lo consiglio perché è una favola. I proprietari sono gentilissimi ed hanno una casa nei boschi (serve il navigatore per raggiungerla) che sembra uscita da una rivista. La colazione è spettacolare e la vista sul Denali impagabile! Tra l’altro noi volevamo fare un giro in aereo sul Denali ma non lo avevamo prenotato così la proprietaria ci ha mandati da suo figlio che lavora presso uno di questi piccoli tour operator (K2 Aviator) che ti portano in volo sul Denali e abbiamo fatto il nostro giro: sono aerei microscopici, rumorosissimi e non adatti a chi ha paura di volare, ma a parte questo è stato bellissimo. Si infilano nei canyon ghiacciati e ti sembra di poter allungare una mano è toccare il ghiacciaio (non vorrei sbagliarmi ma credo che di inverno non lo facciano).

Cena: Denali BrewPub (io non bevo birra ma mio marito dice che era buonissima).

Da Talkeetna siamo andati a Willow a vedere la partenza dell’Iditaroad: da non perdere! (la partenza storica avviene ad Anchorage il giorno prima ma la vera partenza è da Willow)

Denali: purtroppo il parco chiude ad inizio autunno per cui si può entrare fino ad un certo punto e poi stop. Però noi avevamo affittato al centro visitatori le ciaspole per fare un giro e anche se non si riesce a visitarlo avevamo comunque visto un orso in lontananza e tante renne ed alci.

Lì vicino c’è uno dei pub migliori e più particolari che abbiamo mai visto: 49th State Brewing Company (da provare).

Nenana: piccola cittadina dove abbiamo ovviamente provato a scommettere su quando si sarebbe rotto il ghiaccio (è una tradizione del posto) ed ovviamente abbiamo perso!

Fairbanks: grande città universitaria. Molto bello il Museo del Nord.

Da vedere: North Pole (non è altro che una cittadina tutta incentrata sul Natale con un grande negozio di Natale ed un immenso Babbo Natale. Turistica: assolutamente si; carina: assolutamente si!).

Chena Hot Springs: stazione termale molto piccola con una bella piscina esterna di acqua sulfurea (una puzza!). Non ha nulla a che vedere con le nostre terme perché è piccola e nemmeno tanto bella all’interno però quando fa tanto freddo stare a mollo in acque veramente calde (49-66°) circondati da montagne… Sempre lì c’è anche il museo del ghiaccio (molto bello!).

Quando siamo andati a Fairbanks c’era il campionato mondiale di sculture di ghiaccio: meraviglioso! Consiglio di andare sia di giorno (si vedono tutti questi team scolpire immensi blocchi di ghiaccio) che di sera (tutte le sculture sono illuminate e c’era anche un grosso scivolo di ghiaccio!).

Da qui noi abbiamo preso il volo per Barrow.

Barrow: è la città americana più a Nord degli USA. E’ bella nel senso stretto della parola? Assolutamente no! Ha un fascino tutto suo: Sì! Qui tutto costa una fortuna perché non ci sono strade per raggiungerla, ma solo collegamenti aerei oppure piste ghiacciate in inverno per cui preparatevi ad essere spennati. Il primo anno abbiamo alloggiato al Top Of The World Hotel (posizione invidiabile sulla spiaggia) che però l’anno successivo aveva preso fuoco. Ora credo che lo abbiano riaperto. Il secondo anno al King Eider Inn. A prescindere da quale si sceglie il discorso è un po’ questo: sono alberghi che costano tanto e sono molto spartani e architettonicamente brutti, però si è in cima al mondo. Consiglio di affittare una macchina per girare la città perché è abbastanza grande e soprattutto fa tanto freddo (noi l’avevamo affittata in albergo e l’avevamo pagata veramente cara!).

Qui da vedere: heritage center. Da qui ci sono alcuni tour operator che portano in giro per avvistare orsi e altri animali. Noi non lo avevamo fatto. Navigando su internet avevamo conosciuto un biologo marino americano che ha una muta di cani (di solito non organizza gite con turisti). Il primo anno purtroppo non c’era neve a sufficienza per fare sleddog per cui siamo andati a casa sua a vedere i cani ed a dar loro da mangiare. Poi ci ha portati a casa del capitano di una baleniera (sono inopiaq) ed abbiamo potuto mangiare la balena con loro (abbiamo assaggiato il piatto tradizionale: il muktuk, grasso di balena con la pelle tutto crudo e “pucciato” nel sale. A me è piaciuto). La tradizione del popolo Inupiat prevede la caccia alla balena, sono gli unici a poterla pescare (in un numero limitato di animali all’anno, numero che loro rispettano perché per loro la balena è sacra!) e la spartizione dei pezzi SOLO tra la popolazione (non troverete carne di balena nei ristoranti né nei supermercati perché non si può vendere!) è un rito.

Il secondo anno siamo tornati da lui ed abbiamo fatto sleddog sul pak: una meraviglia; purtroppo siamo partiti con l’idea di andare in slitta a Point Barrow per cercare gli orsi polari ma il freddo (-30°) ma soprattutto il vento ci hanno costretti a rientrare prima.



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