Semplicemente New York

Una piacevole settimana a spasso per la Grande Mela. ------------------------------------------------------------------- Una mia amica qualche giorno fa mi ha detto “ho trovato un viaggio che prevede di trascorrere una giornata a New York, cosa ne pensi?”. Le ho risposto di lasciar ...

  • di anna_mrcs
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Una piacevole settimana a spasso per la Grande Mela.

------------------------------------------------------------------- Una mia amica qualche giorno fa mi ha detto “ho trovato un viaggio che prevede di trascorrere una giornata a New York, cosa ne pensi?”. Le ho risposto di lasciar perdere perché New York non è una città dove ‘una toccata e fuga’ possa andar bene. New York è magica, unica, coinvolgente e merita di essere non solo visitata ma soprattutto vissuta e per questo serve più tempo di un misero giorno, di una rapida corsa in taxi da un monumento all’altro. New York si deve girare con calma, si deve passeggiare per le sue strade, entrate nei suoi negozi, fermarsi a bere qualcosa nei suoi caffè, affacciarsi dai suoi grattacieli, e rilassarsi nei suoi parchi. Insomma si deve prima di tutto viverla per apprezzarla fino in fondo, per sentirla viva e per sentirsi parte di lei! Di tutte le mete che avevamo in programma questa non c’era. Tendiamo sempre a prediligere mete, per così dire, con un taglio un tantino più naturalistico. Così per una città del calibro di New York nel nostro elenco non c’era posto neanche nelle ultime posizioni della lista e nemmeno foto di amici o articoli di riviste hanno mai suscitato in noi un interesse particolare verso questa destinazione.

Cos’è successo? Niente di particolare... un bel giorno di settembre mi arriva la solita mailing list dell’Air France: vendono i biglietti per alcune destinazioni, tra cui New York ad un prezzo vantaggioso. Inserisco due date e con circa 470 euro a testa, tasse incluse, possiamo volare da Torino a New York, ovviamente passando per Parigi. Ci siamo detti... perché no... Ed è così che è nata la nostra curiosità verso questa città.

Nel giro di pochi giorni ci troviamo così ad organizzare il nostro viaggio in concomitanza con il mio compleanno e del nostro ottavo anniversario di matrimonio. Eh si... una città speciale merita un’occasione speciale! Scrivere un diario che parla di New York non è cosa facile, come giustamente ha detto Corrado Augias “New York è la città più raccontata sia dalla letteratura che dal cinema americano, due media che nei nostri anni sono i più potenti e diffusi, due strumenti sui quali si costruisce il senso comune del mondo. Tutti hanno visto New York anche senza averci mai messo piede, abbiamo tutti guardato e chiuso nella memoria tali e tante immagini che per poterla davvero <> sarebbe necessario, più che per qualunque altra città, spogliarla dell’usura, dimenticare i romanzi e i film visti, le loro pagine e le loro immagini, i personaggi e gli scenari ricorrenti, i tic.” ... “ Nessun Europeo e mai veramente sorpreso da ciò che vede arrivando perché ha già letto o visto tutto anche senza essersi mai mosso da casa. L’Europeo medio conosce il profilo della città, sa che sui tetti delle case più vecchie ci sono delle strane cisterne di legno molto fotogeniche, sa che d’inverno si levano dai tombini sbuffi di vapore con un effetto molto cinematografico e infatti molto filmato, conosce gli usi e i costumi di New York, ha partecipato ai suoi cocktail, ha visto inaugurare mostre, gente morire assassinata per strada, anziani derelitti languire nel caldo delle sue estati soffocanti, giovani giocare a frisbee sui praticelli rognosi di Washington Square, ubriachi persi smaltire l’eterna sbornia in un rigagnolo, belle signore eleganti e uomini molto ricchi entrare nei grandi alberghi attraverso porte scintillanti, ha conosciuto puttane aggressive come malviventi e altre generose come sorelle, sa come risponde e quali paure ha un autista di taxi, sa che in certi momenti non è prudente girare per Harlem e che di notte il Central Park va evitato perché potrebbe trasformarsi in un incubo. L’Europeo sa che c’è una New York dove le forme non esistono e tutto è consentito fino a quando non diventa un reato. Ma sa anche che esiste una New York dove le forme sono obbligatorie e inderogabili. Insomma New York può permettersi molte cose perché la maggior parte di ciò che è, nel bene e nel male, è già stato visto e assimilato e ogni stupore s’è sciolto da tempo nella consuetudine.” Che dire? Mi trovo d’accordo, camminando per le sue vie, per le sue strade mi sono tornate alle mente immagini di film, descrizioni di libri e ora quando alla televisione ci sono delle immagini di New York talvolta ci troviamo a dire ‘guarda.. Li ci siamo stati, ci siamo passati pure noi’! New York è anche questo! Come costruirlo quindi questo diario di viaggio? Cosa raccontare? Di luoghi e posti o solo di sensazioni ed emozioni? Forse è giusto che ci sia un po’ di uno un po’ dell’altro senza soffermarsi troppo sull’itinerario, senza stare ad elencare cose viste o fatte perché come giustamente ha detto Augias tutti conosciamo questa città, non ha bisogno di presentazioni o di introduzioni. 16 febbraio 2008 Lasciamo la nostra casa che è ancora notte per arrivare a New York che sono all’incirca le 16 di un sabato pomeriggio qualsiasi. Il volo è stato tranquillo nonostante l’inizio non fosse dei più promettenti. Pronto sulla pista per decollare ha fatto ritorno al gate per ‘riparare’ una ruota. Le procedure di ingresso sono sempre noiose e lunghe! Mentre eravamo in coda per la dogana abbiamo notato che il famigerato foglio da compilare esiste anche in Italiano, però.. In coda con noi vediamo anche una mamma di colore con il suo bimbo sui 3-4 anni che passeggia tranquillo e beato per la stanza. Sembra un ometto in miniatura, vestito con una camicia bianca, pantaloni con taglio classico gessati e un piccolo gilet. Completano l’abbigliamento di quest’ometto in miniatura un paio di mocassini di vernice nera. E’ tanto buffo quanto adorabile! Dall’aeroporto per raggiungere il centro di Manhattan si può scegliere tra una vasta gamma di mezzi, più o meno come in molti aeroporti Italiani dove puoi giusto scegliere la tua di auto. Comunque si può scegliere di utilizzare uno di quei taxi gialli che ricorrono sempre nei film, una bus od una combinazione di treno e metropolitana. Optiamo per quest’ultima. La linea che collega i nove terminal dell’aeroporto Kennedy, l’airtrain, porta alle stazione di Howard Beach ed a quella di Sutphin Blvd, da entrambe le stazioni è poi possibile prendere la metropolitana. Noi scegliamo la stazione di Howard Beach e da cui prederemo la linea A per arrivare direttamente nel cuore di Manhattan. Il treno che collega il terminal è gratuito se lo si utilizza per spostarsi da un terminal all’altro mentre si paga se si scende ad una delle sue stazioni, il pagamento avviene all’uscita, quando si lascia la stazione. Si può pagare in contanti oppure con una carta di credito utilizzando un sistema automatizzato, sempre con questo sistema si può acquistare anche la metrocard. Una sorta di carta prepagata da utilizzare ogni volta che si prende la metropolitana. Ogni passaggio della metrocard decrementa il saldo di 2$ (costo di ciascuna corsa). Quando si esaurisce il credito può essere ricaricata oppure si può comperarne una nuova. Il corso del treno è invece di 5$

  • 2279 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social