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Gli occhi del gorilla e altre storie d'Africa

L'aereo ha iniziato la sua discesa. Sugli schermi un puntino luminoso, siamo noi. Sotto, l'uganda. Entebbe International Airport. Un solo stanzone dove avviene il disbrigo di tutte le formalità. Il controllo anti sars, quello dei passaporti, la consegna dei bagagli, ...

  • di manuP
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
 

L'aereo ha iniziato la sua discesa. Sugli schermi un puntino luminoso, siamo noi. Sotto, l'uganda. Entebbe International Airport. Un solo stanzone dove avviene il disbrigo di tutte le formalità. Il controllo anti sars, quello dei passaporti, la consegna dei bagagli, la dogana...Davanti a me tre settimane da overlander, le giornate a bordo di un gigantesco camion giallo e le notti dentro una minuscola tenda. Fuori, l'africa. Le paure e i dubbi sopiti da paelle e gelati e bibite ingurgitati durante le otto ore di volo si fanno prepotentemente largo nella mia testa. Ma ormai sono qui, ed è qui pure il tassista che è venuto a prendermi. È qui, e stringe tra le mani un pezzo di carta stropicciato su cui a stento leggo qualcosa di simile al mio nome. Respiro profondamente. Il primo incontro con l'africa è odore di spezie bruciate...È una radio a tutto volume...È una strada che si snoda in mezzo al nulla...È il buio pesto delle otto di sera...Mi guardo intorno, sorrido. Il sogno è iniziato.

Ma sta davvero capitando a me? questo non è un documentario? perchè è questo che sembra. Un documentario. La barchetta scivola sull'acqua, e la vita selvaggia scorre davanti ai miei occhi. Gli ippopotami. Se allungo la mano li posso toccare. I bufali che ci scrutano incuriositi, come se loro, e non noi, stessero guardando una puntata di QUARK. Uccelli di ogni colore...E gli impala e le gazzelle ad abbeverarsi. Il coccodrillo. Davanti ai miei occhi c'è tutto questo...Qui, dove il lago giorgio e il lago edoardo si incontrano. Qui dove ieri sera ho incontrato uno scarafaggio grosso più di una mano...E dove questa mattina ho visto l'alba più rossa della mia vita...C'è pure un villaggio di pescatori...Le donne stendono i loro panni coloratissimi sulla riva...I bimbi corrono verso di noi per urlarci un "jambo"...Caprette al pascolo e cicogne che sgambettano tra gli uomini...Quanto superfluo nelle nostre vite...

...Ho scovato un libro, un giorno, in mezzo agli scaffali di un centro commerciale di periferia. "Guarda un gorilla negli occhi e la tua vita cambierà per sempre", diceva.

L'alba di un giorno uguale a ieri, per l'Africa che cammina ai lati della strada. Sul rimorchio di un pick-up mezzo scassato, corriamo verso il confine col Rwanda. Vado a cambiare la mia vita. Quello che vedo...Cime dei vulcani Virunga. Mucche dalle corna lunghissime portate al pascolo dai bambini. Foresta pluviale. Strade di terra rossa. Quassù è bello da far male. "Non esiste posto al mondo più vicino a Dio di questo", diceva Dian Fossey.

Il parc national des volcans. È la terra sotto i miei piedi, il respiro che si fa più affannoso mano a mano che mi arrampico nella foresta accarezzata dalla nebbia...È un'emozione che quando li incontri ti fa scoppiare il cuore: Guhonda, Ryango, Ijicho, Kampanga, Gukunda, Shirimpumu, Gihishamwotsi, Kabatwa, Impuruza...I MIEI gorilla...Trattengo le lacrime, o forse no. A pochi metri da me, nove dei poco più di seicento gorilla di montagna sopravvissuti in questo fazzoletto d'africa...E il mio primo pensiero è che se mai avrò un figlio non voglio che viva in un mondo senza gorilla di montagna...

Dicono di non farlo, che sono pur sempre animali selvatici. Che potrebbero innervosirsi. Ma se io ora chiudo gli occhi vedo i suoi. E mi ci perdo ancora dentro. Marroni, profondi, umani come nessun umano mai. Gli occhi del gorilla.

Se la spingi parte. La macchina del progetto "Soft Power Education" che si occupa di costruire scuole per bambini disagiati. Parte, e poi è difficile farla fermare. Quando ce la facciamo ci troviamo attorniati dai bambini...Una carezza, un abbraccio, un sorriso. È tutto quello che chiedono. Io mi arrabbio se al ristorante hanno finito i profiteroles col cioccolato fuso sopra...Loro fanno merenda con un pugnetto di riso scondito, i più fortunati con mezza pannocchia arrostita. Per la maggior parte sono orfani. Alcuni sono malati di aids. Ci danno il benvenuto con una canzoncina. Per loro è un giorno speciale. Sei ragazze bianche a dar loro un po' d'affetto per qualche ora. Un giorno da raccontare. dipingo di giallo le mura scrostate di quella che sarà la loro nuova scuola. Loro saltano di gioia

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