Kashmir e ladakh - L'alluvione

il6 agosto ci è giunta notizia di un'alluvione a leh.................

  • di canapino
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 7
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Ci siamo informati e il Kashmir sembra un posto tranquillo. Partiamo, con il solito gruppo Chioba (io,mio marito Massimo,mio figlio diciottenne Lorenzo, i nostri amici Ale,Maria,Barbara e Maria Grazia) il 27 Luglio 2010. Atterriamo a Srinagar il 28 e la prima notizia che ci giunge alle orecchie è che c’è sciopero generale e non possiamo andare nella città vecchia . Non ci perdiamo d’animo e continuiamo a chiedere di andarci. Incontriamo,sotto mentite spoglie, un colonnello dell’esercito italiano che ci invita a partire al più presto. In città ci sono sommosse e ammazzamenti. A due persone hanno tagliato la gola (più tardi la nostra guida ce ne mostrerà il video). Il 31 mattina presto, prima che il muezzin chiami a raccolta per la preghiera ,partiamo : prima per la valle dello Zanskar poi per Leh passando dal campo tendato di Ulleitopko dove all'alba del giorno 6 agosto gira la notizia che un fortissimo ciclone ha distrutto Leh . Non sappiamo cosa fare! Dopo un giorno di attesa ,confusione e apprensione per l'impossibilità di comunicare con l'Italia (per i nostri amici Alessandro , Maria e Barbara questo è un vero disastro!), apprendiamo che a 35km c'è un telefono funzionante. La nostra guida, preoccupatissima per la sua famiglia che vive a Leh,parte per Alchi dove c'è l’agognato telefono e al suo ritorno decidiamo per andarcene il giorno seguente.

All' alba “indiana” ,le 9 passate, partiamo e con coraggio e molta fortuna riusciamo ad arrivare….. Non sappiamo dove visto che le strade e i ponti del Ladakh se ne sono andati con l'alluvione. Per fortuna ha cessato di piovere!

Passiamo un ponte, se così si vogliono chiamare due assi messe alla rinfusa, con la speranza di trovare delle auto per andare a Leh. Stavamo proprio sognando!! Abbiamo attraversato il ponte ,ma ,di là al posto delle “comode” utilitarie indiane c'e un camion che ci ha caricato con altri sfollati e, passando dai campi militari, ci ha scaricato vicino ad una specie di baratro dove due/tre scale barcollanti ci avrebbero fatto attraversare un torrente un po' nervoso. Attraversato questo torrente, reso melmoso dalla quantità di acqua scesa nelle notti precedenti, ripartiamo, molto arrangiati, insieme ai militari, per un altro ponte. Questa volta dovevamo anche correre perchè dovevano sistemare,alla bell' e meglio, alcune pietre di sostegno di modo che l'onda di piena in arrivo non portasse via questo provvisorio passaggio. Fatto questo siamo ripartiti con armi e bagagli pieni di euforia, ma...... Non dovevano essere due i ponti!? boh la stanchezza ci sta annebbiando la mente!!!!

Arriviamo al quarto ponte, belli baldanzosi,si col cavolo! eravamo ma sfiniti , comunque non ci perdiamo d'animo e attraversiamo questo “coso” composto da due tronchi d'albero sui quali si doveva fare i trapezisti ,però in tutta” sicurezza” perchè c'erano due persone ,una da una parte e una dall'altra che tenevano delle corde alle quali ci potevamo aggrappare, (abbiamo visto qualcuno piangere!) per arrivare dall'altra parte. Ci siamo riusciti. Tre metri più in là una spianata di fango che arrivava alle caviglie e si affondava fino alle ginocchia. Abbiamo trovato,fortuna vuole,dei portatori per i bagagli che altrimenti , come sosteneva Maria Grazia, li avremmo lasciati lì. Ci siamo incamminati ( abbiamo scalato!) la strada, oramai distrutta ,che il giorno prima portava al passo. Arrivati in vetta c'è un tempio sik dove ci hanno rifocillato. Come erano buoni quell'acqua e quel riso! Finalmente è arrivato un altro camion dove siamo saliti insieme a capre ,ladaki, turisti, pentole con minestre, che ci ha portato a Leh, o meglio, al fiume Indo. Terrore! Montiamo sui gradini ,diventati orizzontali, di tre scale metalliche legate tra loro e buttate fra una riva e l’altra preoccupandoci di non finire nel fiume per non arrivare direttamente in Pakistan! Giunti in città abbiamo trovato tutto distrutto. Non si riusciva neppure a parlare.

Il resto del viaggio è stato quasi tutto come da programma:

Abbiamo visitato la città di Srinagar e navigato sul meraviglioso lago che la circonda godendo dell’ottimo clima

Poi una deviazione per la valle dello Zanskar passando per il monastero di Randum (il più vero) fino a arrivare a Padum costeggiando il fiume e i ghiacciai. Ci sono voluti 2 giorni di jeep scassate e tanto mal di schiena ,ma ne valeva la pena! Il giorno seguente siamo andati a Zangla,un piccolo regno” tibetano” .In questo un luogo, in cima ad una vetta piena di gompa e siepi di rosa canina, siamo stati ricevuti dal Re e il principe ci ha servito il tè

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