Viaggio all'Isola d'Elba -Portoferraio-residenze di Napoleone-Viticcio-Enfola-Marina di Campo-Cavoli-Fetovaia-Spiaggia S. Andrea-Marciana Marina-Monte Capanne; Capolìveri, Porto Azzurro, Riomarina, Cavo, Rio nell’Elba; Volterraio
Isola d’Elba ponte 25 aprile 2008:
Il mio consorte e il mio frugoletto spellati come peperoni, a fare il bagno inghiottiti dai cavalloni in un lido della Florida e io, allo stesso tempo, faccio rotta verso casa su un regionale cigolante, anche se non troppo affollato, partito due ore fa dalla stazione di Piombino Marittima. Il sole che filtra dal finestrino mi cuoce un po’ le braccia. Tutto l’opposto del giorno della mia partenza, mercoledì scorso, festa di S. Giorgio a Ferrara: nebbia in Val Padana alle sette del mattino, poi il cielo si è coperto ed è diventato minaccioso (a Firenze stava quasi per piovere quando ho realizzato che il mezzo di trasporto che mi avrebbe condotto a Piombino Marittima non era un treno, bensì un autobus, denominato Es-links! -non mi ero preoccupata di sondare cosa si nascondesse sotto la sigla, sapevo di viaggiare con le FS, chi si andava a immaginare che fosse un servizio sostitutivo su strada!-). Mi sono ripromessa di evitare accuratamente l’ES-LINKS al ritorno e ho chiesto all’autista dove fosse il posto n. 46.
– Siediti dove vuoi.
Mi fa lui per tutta risposta. Un’imprecazione mi resta strozzata in gola... Niente gabinetto per due ore e naturalmente: radio accesa. Sopravvivo studiando -miracolosamente stavolta non soffro di mal d’auto- nel dettaglio gli itinerari possibili all’isola d’Elba. Per giorni mi sono autotorturata con il pensiero di come avrei affrontato gli spostamenti sull’isola: noleggiando una bici o uno scooter? Anche perché l’hotel Scoglio Bianco, che ho prenotato, si trova a Viticcio, località non raggiungibile con i mezzi pubblici. Ora mi immagino sui tornanti ansimante sotto una pioggia battente, ora con il motorino in panne, in una zona isolata, spingendo a fatica il catorcio su pei monti... Frattanto arrivo alla stazione marittima di Piombino, dove acquisto il biglietto del traghetto che parte all’una e dieci. Durante la traversata resto sopraccoperta, imbacuccata con berretto, guanti e cappuccio. Non so come faccia la signora accanto a me con le calze a rete, i tacchi a spillo e la gonna con lo spacco, che tra l’altro porta a spasso sul ponte un cagnolino arruffato dal vento. Sopra le nostre teste si libra un gabbiano e mi domando: se dovesse scegliere fra le due chi “bombarderebbe”? Sono davvero io la più sfigata?
A poche miglia dall’approdo inspiro l’aroma denso di primavera che emana dall’isola e scorgo la sagoma verticale del faro. Il cielo è limpido, di un bianco leggermente screziato d’azzurro. La motonave della Mobylines attracca alla Darsena di Portoferraio e appena sbarcata così, a un tratto, mi volto, e cosa vedo? Una corriera di Vezzali viaggi di Copparo (FE)! Piccolo il mondo, no? Saluto l’autista quale conterraneo e mi dirigo verso il noleggio MONDO dove arrivo nell’istante esatto in cui il proprietario infila la chiave nella serratura per aprire. Mi dota di una vespa azzurra corredata da caschetto nero, senza visiera. Però prima di inforcare il mezzo intendo visitare Portoferraio e dato che all’ufficio informazioni non era possibile farsi tenere il bagaglio gli smollo la mia borsa nera per andare alla scoperta del capoluogo elbano alleggerita da questo peso. Adesso c’è il sole, la temperatura è decisamente primaverile. Seguo per un po’ il lungomare poi mi addentro nel centro storico affrontando una salita. Qui ho una prima sorpresa negativa: le fortezze medicee il mercoledì sono chiuse.
Dopo una breve passeggiata mi trovo davanti alla Villa dei Mulini, una delle due ville di Napoleone all’Elba (dico io: c’è stato solo 10 mesi e aveva a disposizione 2 residenze, una in centro l’altra a S. Martino). La palazzina è leggermente cadente con i muri scrostati, il giardino in lavori. Lungo le scale c’è una tipa con il fazzoletto legato dietro la nuca, in ginocchio che lava coscienziosamente le scale con uno straccio. La stanza da letto dell’imperatore è vuota: in restauro. Mi imbatto in una comitiva di ragazzini che intasa il corridoio, devo fare lo slalom per riemergere in giardino. E’ qui che scatto varie foto verso il faro -bello, slanciato, bianco e con una sorta di doppia corona reale poco prima della lanterna- e il forte stella.
Una volta lontana dai cimeli napoleonici ritorno verso il mare per vedere la zona archeologica della Linguella: due-tre ruderi in riva al mare, con una torre cinquecentesca occupata da una mostra contemporanea.
E’ giunta l’ora di mettere le ali ai piedi, ovvero di salire sul vespino che mi condurrà prima alla residenza estiva di Napoleone, quindi al due stelle Scoglio Bianco. Il proprietario del noleggio se n’è andato. Devo chiamarlo sul cellulare perché mi apra e leghi la borsa nera sul portapacchi della vespa. Sono pronta: a velocità supersonica (tant’è che sono stata superata più di una volta dai ciclisti) raggiungo S. Martino. Al parcheggio ho qualche difficoltà con il cavalletto. Lotto invano, finché non decido di chiedere aiuto al venditore di ricordini che è l’unica anima viva nei paraggi. Mi fa un po’ di training e mi sembra di aver capito come funziona (sono perplessa: perché è ubicato a sinistra? Solo un mancino scenderebbe da quella parte, io lo cercavo a destra). Comunque riesco a parcheggiare e a vagare per le stesse stanze in cui un tempo si aggirava il Bonaparte e persino a fotografare il cesso dell’imperatore da una finestra (infatti il piano inferiore della casa non è visitabile e da fuori faccio una zumata sulla vasca da bagno).
Credevo che ci fosse un inizio di intesa fra me e la vespa, ma quando vado per accenderla, per un arcano motivo, non riesco a mettere in moto. Dunque, vediamo. Giro la chiave per il contatto. Spingo il bottoncino... Non è così? Soccorso! Il bottegaio mi spiega che se non tengo premuto un freno non si accende. Questo dettaglio mi sfuggiva. Adesso le indicazioni stradali. Tornare indietro fino alla rotonda e poi seguire la strada per Enfola e Viticcio. E’ un pelo dissestata. Mi metto anche i guanti perché tira una “sbarzola” anche se faccio solo i trenta. Dopo Viticcio non si può più procedere verso ovest se non attraverso un sentiero nel bosco che arriva fino a Forno. Lo Scoglio Bianco, il mio hotel, è un albergo appartato, anche se non del tutto silenzioso, per via del ristorante, che si trova proprio alla fine dalla discesa: l’unica strada di questa piccola frazione, Viticcio. L’arredo della mia stanza è piuttosto modesto: solo un letto matrimoniale, un comodino, sedia e tavolo. Ho un bagno tutto per me, lungo e stretto, con una meravigliosa vista sul golfo di Viticcio. Per cui per vedere il panorama è necessario andare nel cesso e non si può stare nemmeno seduti comodi sul water per farlo, bisogna alzarsi in piedi e quindi ammirare il magnifico rettangolo di paesaggio inquadrato nel vano della finestrella.
Ceno da sola nel ristorante dell’hotel, che ha la stessa vista stupenda sul golfo del mio gabinetto. Purtroppo i vetri del ristorante sono appannati... Sento gonfiare dentro il petto una grande malinconia e chiamo il consorte sul cellulare. Ci raccontiamo le rispettive giornate