ANTEFATTO Il grande Redmond O’Hanlon ci ha sempre provocato una certa invidia nel leggere le sue narrazioni sui viaggi a scopi, a suo dire, di studio, effettuati nelle più belle e impenetrabili foreste della terra. La lettura del suo “Viaggio ...
ANTEFATTO Il grande Redmond O’Hanlon ci ha sempre provocato una certa invidia nel leggere le sue narrazioni sui viaggi a scopi, a suo dire, di studio, effettuati nelle più belle e impenetrabili foreste della terra. La lettura del suo “Viaggio in Congo” aveva però provocato in me quasi un’ossessione, incontrollata che è bastato poco a trasmettere ad Ale. Tuttavia la razionalità che mi caratterizza ha fatto sì che, sia per gli improponibili costi da sostenere per rivivere una tale avventura sia per le voci non certo rassicuranti sulle condizioni di sicurezza nel paese centrafricano, ha in un certo modo sopito tale “assurdo” desiderio. Senonchè, in una bellissima e grigia mattina milanese, contornata di una leggera nebbia, alla Stazione Centrale in attesa di salire sull’intercity per Parma, i miei occhi cadono sulla copertina di “Gente Viaggi” che riporta uno scimpanzé sdraiato su un ramo immerso in una vegetazione lussureggiante e, a caratteri maiuscoli leggo: “Gabon: avventura primordiale”. Rapida consultazione dell’hard disk cerebrale e penso: paese sull’equatore, confinante con Congo e Guinea Equatoriale, e per quanto sappia politicamente stabile. Il viaggio sull’intercity è dominato dalla lettura dell’articolo e dalla genesi dell’idea di partire...Penso a Ale e con un sms comincio a iniettargli in testa il “virus” dell’eventuale possibile metà per le tanto attese vacanze natalizie.
Discussioni, fantasticherie, ipotesi, telefonate all’ambasciata gabonese a Roma, ricerca del volo, OK, partiamo! MI RACCOMANDO PREPARIAMOCI BENE Inizia l’eccitante calvario della preparazione del viaggio. Io oberato di lavoro, Ale in trasferta lavorativa fino al 20 di dicembre. Vaccinazioni, recupero di una guida sul paese (la Lonely Placet non esiste, ma la Bradt fortunatamente ne pubblica una in novembre e riusciamo a farcela procurare dal nostro libraio), acquisto di kit da sopravvivenza, visto (ottenuto con truffa dal momento che era richiesta una prenotazione alberghiera in loco che abbiamo opportunamente disdetto nel momento in cui ci sono stati rispediti i passaporti con il beneamato visto di ingresso).
Provvediamo anche all’invio di e-mail ai pochi indirizzi di agenzie e organizzazioni gabonesi che siamo riusciti a trovare. Il testo della mail, mandata uguale a tutti gli indirizzi reperiti, diceva sinteticamente che saremmo arrivati a Libreville il 27 dicembre e che avremmo voluto passare almeno una settimana nella foresta, che avevamo la nostra tenda, ecc ecc...Bè, ci hanno risposto solo in due, uno dall’agenzia Mistral che diceva sostanzialmente “attaccatevi al c...” e l’altra che lui non poteva fare niente ma che aveva comunque provveduto a girare la mail a...Sentite bene...Mistral Voyages, il quale ha opportunamente ripetuto il concetto con una terza mail...”Come vi ho già detto, attaccatevi al c...Queste cose non potete farle e le strutture nei parchi sono tutte piene”. Ah si’? Va bene, vediamo, non ci facciamo scoraggiare (anche perché abbiamo già fatto emettere i biglietti).
DAI CHE PARTIAMO Natale in famiglia, partiamo a Santo Stefano! Eccitazione a mille, partenza del volo per Parigi alle 18.30. Ci accompagna Lele che passa a prenderci alle 15. Alle 15 e 40 siamo in Malpensa, facciamo impacchettare i nostri zaini, ci fumiamo una sigaretta prima di salutare Lele. “Anzi - si dice – entriamo a berci un caffè”. Entriamo e già che ci siamo buttiamo un occhio per vedere se il volo è in orario...Guarda tu che guardo anch’io...Sto c... di volo non c’è!!! La lampadina di Archimede si accende e un leggero velo di vergogna comincia a salire dalla punta dei piedi: lentamente estraiamo dalla tasca il biglietto...Infatti: il volo è da Linate. Lele si trasforma in Barrichello e partiamo verso Linate, arriviamo in tempo, altra sigaretta, caffè, saluti, convenevoli e frase ormai leggendaria (che risale ormai a quasi dieci anni fa pronunciata dalla mamma di Lino in lacrime prima della partenza del nostro primo viaggio in moto: “Non morite!”)
Natalia Occhiuzzi, 9/4/2011 23:14
La vostra storia mi ha fatto morire!!! Siete fortissimi!!!