1. Anno Europeo dei Disabili

    di , il 23/4/2003 00:00

    Quest'anno sarà l'anno europeo delle persone disabili. Secondo voi sono state fatte delle cose utili per queste persone?Le città hanno apportato miglioramenti a livello urbanistico per chi nn ha la possibilità di muoversi liberamente?Secondo voi siamo indietro anni luce rispetto al resto dell'Europa?Sono persone i disabili, da compatire o da trattare normalmente? Faccio queste domande semplicemente per capire se anche a voi sta a cuore il problema, se lo sentite in un certo senso anche vostro. Io reputo l'uomo simbolo per quest'anno il prof. Stephen Hawking, il grande astrofisico nato esattamente 300 anni dopo Galileo, la cui mente geniale ha abitato in un corpo a dir poco svantaggiato!

    Dite la vostra!

  2. Turista Anonimo
    , 6/5/2003 00:00
    Io, per un fatto professionale, sono frequentemente a contatto con persone che presentano varie forme di disabilità. Diffido, ma è il frutto di un mio atteggiamento perennemente critico, da operazioni come quelle citate in questo forum che troppo da vicino ricordano le feste di cui il nostro calendario è pieno, sagre dedicate ad una malattia quasi come, per paradosso, ad un santo protettore. In questo caso poi il conferimento di un intero anno all’iniziativa di sensibilizzazione tradisce l’amara consapevolezza di non poter risolvere la problematica dell’handicap in una semplice giornata. Nella maggior parte di queste iniziative poi si fa richiamo alla malattia, alla sindrome a cui l’operazione è dedicata dimenticando il malato ma mai come in questo caso l’equazione è sbagliata nell’assunto. L’handicap ha una componente di vissuto personale così forte da rendere ridicolo il procedimento di riduzione, l’handicap diventa cioè l’handicappato.
    Nella mia breve esperienza ho dovuto confrontarmi con numerosi casi di invalidità fisica, quel coinvolgimento che ha la durata di una visita e che, per chi fa la mia professione, serve ad alleggerire la coscienza dal peso di un confronto difficile perché si sente ancora la salute come un valore. Tante volte però, quando la comunicazione si è fatta più penetrante, quel rapporto si è trasformato in esperienza poco professionale, certo, ma terribilmente umana. Ho imparato a diffidare da chi vorrebbe delle categorie facili da identificare, degli insiemi di pazienti uniti dal male comune (procedimento tecnicamente proficuo se non fosse la medicina una disciplina che ha l’uomo come centro). Ed anche in questo campo ho dovuto constatare, nonostante l’asetticità di una diagnosi, le mille pieghe e riflessi che una malattia assume “indossata” sull’individuo.
    Il riconoscimento dello stato di malattia è più tortuoso di una serpentina, comprende componenti afferibili alla personalità più di quanto si creda.
    Ricordo il caso di un paziente che mi disse che se non fosse stato disabile non avrebbe saputo quale altra professione fare nella vita e ricordo chi ha deciso di barricarsi, erigere un muro contro l’esterno, riconoscere negli altri dei nemici armati contro la propria serenità (fra i due estremi ci sono milioni di sfumature).
    Recentemente abbiamo avuto in ambulatorio una giovane paziente che seguiamo ormai da tempo e indugiando a chiacchierare prima della visita mi raccontava il suo desiderio di allontanarsi dal piccolo paese in cui è nata e cresciuta. Lamentava l’occhio di accusa e l’atteggiamento di diversità con cui veniva trattata dai compaesani, il vecchio senso della malattia che nasconde chi sa quale incomprensibile colpa. Ha tenuto a precisare che questo da noi non succedeva, pur essendo una equipe composta nella maggior parte da giovani, le sembrava di essere finalmente normale solo da noi. E ce n’è voluto per farle capire che l’ospedale è una dimensione particolare in cui, per una magia tutta particolare, spesso si annullano le diversità. Difficile anche il percorso con cui si impara a non riconoscere negli altri un nemico, nel saper accettare il doloroso confronto con gli altri, disabilità o meno, a saper riconoscere i pregi del vivere in un paese di piccole dimensioni, a non confondere il disinteresse (e quindi anche la mancanza di occhiate) che si vive in città con un’accettazione del diverso, con una mentalità più aperta.
    Non conosco ricette in questo campo né un bon ton che sia valido per tutti ma se dovessi spingermi in un suggerimento la normalità è quello che mi ispirerebbe. Non piagnucolosa compassione né eccessi di confidenza. Spesso, con il solo fine di tutelarli, i disabili vengono viziati fino a forme estreme di capriccio o eccessivo abbandono sulle spalle degli altri; fino a diventare una croce per i parenti che, una volta trapassati, lasciano sole persone rese disabili più da un carattere che da una carrozzina.
    Quanto alla iniziativa mi piacerebbe che più che sensibilizzare l’opinione pubblica (ci sarà sempre e comunque chi vede nel disabile un’offesa alla normalità, è un fatto generazionale) si risolvessero questioni pratiche che, per me che faccio questa professione, diventano un penoso confronto quotidiano, per finire ad arrabbiarsi contro ignoti (barriere architettoniche, fisioterapia, certificati di invalidità, accompagno....).
  3. Turista Anonimo
    , 6/5/2003 00:00
    ....mi ricordo che da piccola, quando gli altri bambini prendevano in giro le persone handicappate, mi faceva star molto male e non partecipavo mai allo scherzo... non lo sopportavo!
    .. i bambini dawn per es. mi fanno un'immensa tenerezza e mi viene voglia di abbracciarli...trovo che abbiano uno sguardo pazzesco, pieno di amore....
    ... certe persone però mi fanno venir voglia di piangere quando penso alla sfortuna che hanno avuto...
    quando sono in giro, mi viene spesso da pensare se quella cosa che sto facendo la potrebbe fare anche una persona sulla sedia a rotelle e spesso mi accorgo di no.... purtroppo non ci sono ancora abbastanza strutture adeguate...
    conosco due persone portatori di handicap e con loro mi comporto normalmente, è difficile però in certi casi relazionarsi con persone handicappate... non sai bene se devi essere "distaccato", nel senso di non farci caso, oppure se devi dargli + importanza, ma poi hai paura che loro credano che li compatisci e magari gli dà fastidio.... insomma, ammiro molto chi si occupa di loro (assistenza medica, oltre ai famigliari ovviamente....)

    scusate per il discorso un po' scucito...
  4. Turista Anonimo
    , 30/4/2003 00:00
    io conosco di riflesso le persone portatrici di handicap, perchè la mia compagna lavora in una casa alloggio per disabili. Il segreto e la cosa più importante e difficile è considerare loro persone con problemi diversi ed esigenze diverse proprio come tutti. Non disprezzarli o renderli al contrario per forza speciali, a meno che non lo siano come persone, ma non per la loro condizione. Non lo so come siamo messi in confronto all'Europa, so che per fortuna non si parla più di manicomi, matti, elettroshock ecc....e queste cose non sono storia antica.
  5. Turista Anonimo
    , 28/4/2003 00:00
    Io ho provato Giò, ma con risultati alquanto scarsi. Forse perchè il problema dei nn vedenti nn mi tocca o forse perchè nn conosco nessuno. Sta di fatto che io li ammiro. E' come dici tu hanno una memoria pazzesca.

    Anni fà conoscevo, solo di vista però, un ragazzo che stava al centralino di un centro medico. Paraplegico sin dalla nascita. Era fenomenale. Faceva tutto e nn mancava mai un giorno dal suo posto di lavoro. Nn lo fermava nessuno!
    Poi una mattina in coda a prendere appuntamento, arrivata allo sportello, nn lo vidi. Chiesi di lui e mi dissero che era stato accettato come centralinista nel comune stesso in cui abitava. Ero felice per lui, ma da allora mi mancò...chissà ora dov'è e se stà bene...

    Anche quando feci per qualche anno la maestra in una scuola elementare mi capitò di essere a contatto con un bimbo autistico e più e più volte, messa di fronte alla difficoltà di inserirlo tra gli altri compagni, mi chiesi se nn eravamo noi le persone "disabili" e loro le "normali". E' questa la domanda che mi pongo sempre, soprattutto quando vedo le ingiustizie nei loro confronti e la poca civiltà.
  6. Turista Anonimo
    , 27/4/2003 00:00
    Fino a due mesi fa ho avuto il grande piacere di avere il mio ufficio vicino al centralino, nel quale lavorano dei colleghi e colleghe non vedenti. Per me è stata un'esperienza unica ed irripetibile, che mi ha arricchito e mi ha fatto comprendere che in realtà, non si fa mai abbastanza per rimediare a quello che il destino ha strappato a questi nostri fratelli. Incredibile quello che riescono a fare....memorizzare migliaia di numeri telefonici, leggere in Braille su una tastiera elettronica...avete mai provato a chiudere gli occhi e cercare di interpretare quei puntini in rilievo sulle monete o sui prodotti medicinali????impossibile!
  7. RitaM
    , 23/4/2003 00:00
    Quest'anno sarà l'anno europeo delle persone disabili. Secondo voi sono state fatte delle cose utili per queste persone?Le città hanno apportato miglioramenti a livello urbanistico per chi nn ha la possibilità di muoversi liberamente?Secondo voi siamo indietro anni luce rispetto al resto dell'Europa?Sono persone i disabili, da compatire o da trattare normalmente? Faccio queste domande semplicemente per capire se anche a voi sta a cuore il problema, se lo sentite in un certo senso anche vostro. Io reputo l'uomo simbolo per quest'anno il prof. Stephen Hawking, il grande astrofisico nato esattamente 300 anni dopo Galileo, la cui mente geniale ha abitato in un corpo a dir poco svantaggiato!
    Dite la vostra!