Alla scoperta di Brazzaville (Congo) con tanto di naso rosso…

Quest’anno un gruppo di 10 clowndottori ha scelto di dedicare le proprie vacanze a una missione in Congo...

  • di iside88
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 10
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Quest’anno un gruppo di 10 clowndottori dell’Associazione Veronica Sacchi (www.veronicasacchi.it) ha scelto di dedicare le proprie vacanze a una missione in Congo, chiamati dall’Associazione Amici dei bambini e delle mamme di Makoua (www.makoua.org) che sostiene vari progetti sul posto.

Scopo del viaggio: tenere un corso di clown-teatro a un gruppo di ex ragazzi di strada, seguiti da Padre Adolfo, e visitare orfanotrofi/ospedali/centri per anziani portando un po’ del nostro sorriso.

Vi starete chiedendo che senso abbia portare la figura del clown in un Paese dov’è praticamente sconosciuto. Proverò a spiegarvelo. Il Nasorosso permette di entrare in contatto con le persone che si trovano in situazioni di disagio, è un mezzo per relazionarsi e interagire con altre culture. I gesti non hanno lo stesso significato ovunque e per questo il clown deve saper adattarsi al contesto in cui si trova. La figura del clown in Congo è sconosciuta (è capitato che ci chiedessero se fossimo Babbo Natale), ma anche qui come in ogni altra parte del mondo si sa cosa vuol dire ridere. Insegnare a dei ragazzi del posto a fare il clown vuol dire metterli in condizione di regalare la gioia del sorriso, ma col vantaggio di conoscere già la cultura e le tradizioni locali.

Ecco allora che il 13 agosto ci si ritrova in aeroporto con tante emozioni: l’entusiasmo pre-partenza, la paura di non essere all’altezza e l’incertezza di quello che avremmo trovato al nostro arrivo.

Nonostante tutti gli incontri per prepararsi a questo viaggio, tutti i programmi pensati, tutte le vaccinazioni effettuate (la febbre gialla è l’unica obbligatoria, ma è consigliato effettuare anche colera, tifo, difterite, poliomielite, antitetanica, antimalarica, epatite A e B), sappiamo benissimo che quel che ci attende sarà una continua sorpresa. Anche perché avete mai sentito parlare di questo Congo?! Le poche informazioni che si riescono a carpire fanno quasi sempre riferimento alla Repubblica Democratica del Congo, che si trova dall’altra parte del fiume Congo.

Sappiamo però che la Repubblica del Congo è un ex colonia francese, governata da Sassou-Nguesso. E sappiamo anche che, se la lingua ufficiale è il francese, a Brazzaville si parla il Lingala!

In balia di tutte queste sensazioni, si parte alle 17.30 con la Royal Air Maroc (andata e ritorno: 1160 euro a testa di volo + 145 euro per il visto) e si arriva a Brazzaville all’alba del 14, dopo aver effettuato uno scalo a Casablanca. Non tutto, però, atterra con noi: su 20 valigie totali ne arrivano solo 4, mentre le altre ci verranno consegnate in ritardo di qualche giorno. Ma non bisogna farsi abbattere: pare che questa sia la prassi da queste parti!

Attraversiamo Brazzaville per giungere al centro Ndako Ya Bandeko, che si trova nel quartiere Makabandilou e che ci ospiterà per due settimane (www.lastradadicasa.com).

Inizia così la nostra convivenza con questi 20 ex ragazzi di strada, giunti al centro per motivi molto diversi.

Prince, ad esempio, venne cacciato di casa dallo zio, dopo averlo derubato e, vergognandosi di tornare a scuola, ha vagato per le strade prima di arrivare qui. Oggi studia e lavora per diventare panettiere.

Poi ci sono i fratelli Trésor e Fis, che scapparono in Sudan e poi in Kenya durante la guerra. Gli uomini non tornarono più a casa e le donne della famiglia morirono, così Trésor cercò un posto per lui e il fratello. Col tempo sono arrivati qui.

Vi posso, infine, parlare di Johnatan, il più grande, che si è ritrovato per strada a 5 anni, dopo la morte della madre. Non conoscendo il padre, venne accolto dalla cugina, ma la ricca eredità in ballo portò i parenti ad accusare il bambino di stregoneria e di essere la causa della morte della madre. Solo la strada lo accolse a braccia aperte.

Con la convivenza, inizia anche il corso con loro, che mostrerà i suoi frutti nella seconda settimana, quando porteremo alcuni dei ragazzi a visitare con noi orfanotrofi e ospedali, dove mettere in scena degli spettacolini e tenere dei laboratori.

Nelle varie strutture veniamo accolti, quasi sempre, da canti di benvenuto, veniamo ringraziati con un Bayo (ciao) che sembra non finire più e talvolta con un sacchetto di banane da portare a casa… Il distacco è sempre il momento più difficile

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