Algeria: dalla Casbah a Tamanghasset

Insolito tour a sfondo gastronomico Vista dall’aereo Algeri, el Djazeir, in arabo le isole, dal gruppo di piccoli isolotti antistanti la costa della città, si presenta diversamente dalle altre due capitali del nord africa, Tripoli e Tunisi che si adagiano ...

  • di gfcly
    pubblicato il
  • Viaggiatori: da solo
 

Insolito tour a sfondo gastronomico Vista dall’aereo Algeri, el Djazeir, in arabo le isole, dal gruppo di piccoli isolotti antistanti la costa della città, si presenta diversamente dalle altre due capitali del nord africa, Tripoli e Tunisi che si adagiano entrambe su ampie marse (insenature, spiaggia) . Algeri è tutta arroccata simile ad un anfiteatro sui fianchi di colline che formano , a detta di illustri viaggiatori , uno dei più bei golfi del mondo disegnato a forma di falce e a cui fa da sfondo ben visibile, l’imponente catena dell’Atlante Telliano . Il bianco delle sue terrazze e abitazioni digradanti a mare stagliandosi nettamente dall’intenso blu cobalto del mediterraneo, confermano il suo sopranome di Algeri “la Blanche” ( la bianca) o anche la radiosa.

Dopo una breve corsa in taxi (8 km) sono all’Hilton la cui scelta ,dettata per motivi di lavoro, non è la più indicata per visitare la città, essendo quest’albergo a mezza via fra questa e l’aeroporto, ma resta utile per chi ha necessità spostarsi con maggiore libertà nei dintorni della capitale restando fuori da un traffico incredibilmente denso e ulteriormente penalizzato da frequenti posti di blocco dove vengono fatti aprire i cofani del motore e del bagagliaio, macchina dopo macchina ed altri, più veloci, nei quali il traffico viene incolonnato in strettoie per un controllo visivo da parte degli addetti. Così si finisce con il restare fermi per tempi interminabili per poi ripartire a tutta velocità fino al prossimo blocco e cosi via.Se si aggiunge che Algeri è tutto un saliscendi di vie e ponti il consiglio è quello di avere tempo , pazienza e freni sempre a posto. E ‘ sera e ne approfitto subito per la prima botta di vita algerina. Assieme ad amici residenti vado al porticciolo di El Djamila una località turistica una volta chiamata La Madrague molto frequentata dai stranieri sullo stile dei porticcioli della costa azzurra fine anni 60 e da cui prendeva il nome rifacendosi sia alla omonima canzone cantata da Brigitte Bardot, idolo e simbolo di quegli anni, sia alla sua celebre villa. Con 15 € a testa ceniamo al Cercle Nautique uno dei suoi locali più “ in vista ” a base di pesce e gamberi alla griglia il tutto annaffiato con un ottimo “ Coteaux di Tlemcen”. Qualche ragazza locale indossa dei pantaloni a vita bassa, quelle europee, per lo più francesi, no . Rispetto, timore, legato al poco confortante effetto mediatico che il Paese riscuote in occidente ? Ad ogni modo l’ambiente è vivace ed affollato, sembra di essere in uno di quei tanti porticcioli che caratterizzano appunto la costa azzurra dove la musica del locale è rimasta ancora quella degli anni 60 , ovviamente in francese e dove le romantiche note di “Adieu Jolie Candy “di Jean Francois Michael o di“J’ai coupe le telephone “di Francoise Hardy sono dei veri tuffi nel passato , un nostalgico ricordo di gioventù per qualche presente . Davanti a me infatti una tavolata di anziani Pieds Noirs ( ex francesi residenti in Algeria) tornati a vedere i luoghi della loro infanzia conversa rumorosamente intercalando ancora frequenti parole in pataouete il loro idioma , un miscuglio di francese , catalano, arabo , italiano ed anche inglese. Sui loro volti il “cafard”, la nostalgia dei bei tempi vissuti è evidente . Al rientro i soliti blocchi stradali antiterrorismo, ma come gli altri ci faccio presto l’abitudine e per evitare l’ultimo quello davanti all’albergo, scendo prima e proseguo a piedi. Dalla camera dell’Hilton godo di una spettacolare vista sulla baia d’Algeri con le navi alla fonda in rada , specie all’alba quando la città si specchia in una unica macchia bianca sul mare e al tramonto quando il sole la tinge di arancione. La notte il golfo è tutto uno scintillio di tenui luci , quasi un presepio , una situazione topografica che ricorda molto quella di Napoli o Barcellona incassate fra il monte e il mare. Algeri, l’antica Icosium romana nome derivante dal Punico Icosim, e che alludeva alle isole poste vicino al litorale è divisa in tre fasce ognuna con singole caratteristiche. La parte bassa, costruita sulla costa dai francesi è quella dove questi collocarono gli uffici della loro amministrazione coloniale distruggendo la parte più antica e interessante della vecchia Algeri quella con i negozi e i tipici empori a mare. L’influenza architettonico è quella tipicamente transalpina con ampi boulevard simil -parigini, cattedrali , teatri e musei. La parte alta, o città vecchia, più nota come Casbah inizialmente edificata nel sedicesimo secolo come forte e residenza ottomane dai turchi è quella cresciuta nei decenni a seguire in una vera e propria città nella città. La terza zona è quella formata dai quartieri periferici risalenti al periodo post coloniale, con la maggioranza degli edifici in stile sovietico, di cui l’ El Aurassi l’ albergo di stato ne è l ’esempio più imponente , ma anche il meno pregevole . Peculiarità di questa capitale maghrebina e che ovunque ci si trovi , basta girarsi attorno per vedere il mare

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