Diario “vintage” di un tour del Sahara autogestito

Questo diario risale ad anni passati, ma è il ricordo di uno dei più bei viaggi che abbiamo fatto, quindi desidero condividerlo con tutti quelli che amano luoghi solitari e spettacolari come il deserto del Sahara
 
Partenza il: 22/12/1998
Ritorno il: 07/01/1989
Viaggiatori: 5
Spesa: 500 €

Questo diario era scritto su un quaderno a quadretti e mentre lo trascrivevo su Pc ho rivissuto momenti splendidi. Allora non c’erano le fotocamere digitali. Un vero peccato. Così i ricordi sono confinati in un centinaio di diapositive con i colori ormai anche un po’ rovinati.

Mezzi utilizzati

Noi: camper Joker Westfalia – motore 1600 Diesel (non turbo e quindi un chiodo bestiale)

Compagni di viaggio: furgone Ducato FIAT 2500 Diesel (decisamente meglio)

22/12/88 – Giovedì

Verso le 17 si parte via Cuneo, Ventimiglia alla volta di Marsiglia dove arriviamo alle 24. Prima di riuscire a trovare il porto (non c’è una indicazione) sono le 0.40 del …

23/12/88 – Venerdì

Ore 0.45 ci mettiamo a dormire

Ore 4.00 iniziano le operazioni di intruppamento!

Ore 7.30 siamo in coda per l’imbarco

Ci sono macchine di Tunisini stracolme di ogni cosa sia dentro l’abitacolo sia sulla bagagliera. Un’auto avrà 3 metri cubi di roba tra dentro e fuori. Compresa una lavatrice.

Ore 10.00 ci imbarchiamo sulla bellissima motonave Libertè della SNCM.

Ore 11.30 (cioè 7 ore e mezza dopo che il pulotto francese ci ha svegliati per farci mettere in coda) salpiamo

Ore 12 pranzo luculliano e poi un sonnellino in cabina, visto che non abbiamo dormito troppo questa notte.

La giornata scorre nella tipica monotonia di un traghetto.

Ore 19 cena di livello ottimo e alle 21.30 a dormire.

24/12/88 – Sabato

Ore 7.30 sveglia, colazione e poi sul ponte ad aspettare l’arrivo. Alle 11 finalmente l’attracco a Tunisi.

Grazie ad un inaspettato colpo di fortuna siamo tra i primi ad uscire dalla nave e fortuna delle fortune le formalità doganali per noi sono rapidissime. Non si può dire altrettanto per i tunisini a cui fanno tirare giù tutti i bagagli. Poveretti!

Così alle 12 siamo già fuori dal porto sulla strada per Tuburbu Majus dove facciamo la nostra prima sosta. La vacanza è ufficialmente iniziata. Tuburbu Majus è una città di origine romana e sono ancora presenti delle vestigia ben conservate. Regaliamo ad un tunisino un paio di sacchi di vestiti usati che abbiamo portato proprio per questo scopo e lui ricambia con un paio di lanterne in terracotta. Al primo distributore riempiamo le taniche di gasolio per eventuali emergenze carburante. Proseguiamo fino a Gafsa dove ci fermiamo (siamo già nel deserto) per dormire. Prima di dormire però abbiamo festeggiato il Natale con biscottini, droneresi al rhum, falò nel deserto e gioco del frisby alla luce di una bellissima luna. Tutto questo si è svolto entro le ore 20.30. Alla faccia del veglione. Fa freddo. Ci rintaniamo nei rispettivi camper.

25/12/88 – Domenica

Natale. Alle 7.15 siamo già svegli. Veloce colazione e siamo già in viaggio per Tozeur. Dove arriviamo in mattinata. Dato che sono musulmani, non festeggiano il Natale e quindi oggi è un giorno come tutti gli altri. Ne approfittiamo per andare al mercato e fare provvista di datteri (dei deglet nour semplicemente favolosi), frutta e verdura. Approfittiamo del telefono pubblico per chiamare i genitori e fare gli auguri. Visitiamo il palmeto e poi via verso Nefta dove c’è una enorme pozza di acqua calda usata come bagno pubblico. Essendo il giorno delle donne solo Franca e Renata hanno potuto andare a vederlo. Poi il viaggio è proseguito verso la frontiera Tunisia-Algeria. Prima sosta alla dogana tunisina. A parte che ci è voluto un eterno per compilare quintali di moduli in numerose copie, i doganieri hanno cercato di venderci un calendario musulmano. Fatto qualche Km di strada eccoci alla dogana algerina dove avendo davanti a noi un gruppo di circa 10 persone che avevano pressoché finito tutte le formalità doganali, siamo stati la bellezza di 2 ore e mezza. Ci dirigiamo verso El-oued, facendo delle soste lungo il percorso in zone di dune favolose. Visita superveloce della città e poi ci spostiamo verso El-ogla per la notte. Dopo cena, sotto un cielo stellato nerissimo e una luna quasi piena brillante come mai l’abbiamo vista, ci facciamo una passeggiata sulla pista che va verso Gadames (Libia). Tornati al camper si va a dormire, ma negli occhi sono impresse le immagini di un paesaggio di dune stupende.

26/12/88 – Lunedì

Sveglia all’alba. Visto che andiamo a dormire con le galline non è poi così difficile, ma è bene sfruttare al massimo le ore di luce a disposizione. Qui i tramonti sono velocissimi e si passa dall’imbrunire al buio molto più velocemente che da noi. La sveglia all’alba ci offre uno spettacolo favoloso di riflessi rosso dorati sulle gigantesche dune di sabbia. Colazione e poi torniamo a El-oued per visitare la città con calma. C’è uno sciopero generale e così i negozi e il bazar sono tutti chiusi. Ci dirigiamo allora verso Touggurt facendo alcune soste per strada per ammirare i paesaggi mozzafiato che si presentano davanti ai nostri occhi. In un palmeto, abbiamo visto un fellah che con il suo asinello toglieva l’eccesso di sabbia nel fondo della conca. Un lavoro pazzesco. Riempiva il basto dell’asinello, costituito da due grossi sacchi di sabbia. Salivano insieme fino al bordo alto della conca e scaricava la sabbia fuori. Scendeva giù e ricominciava. Allucinante, perché alla prima tempesta di sabbia il palmeto si riempirà di nuovo. Arrivati a Touggurt, non abbiamo trovato nulla di particolarmente interessante da vedere e quindi abbiamo proseguito per Temacine. Una antica città semi-diroccata che abbiamo visitato accompagnati da un numero imprecisato di ragazzini che volevano di tutto (caramelle, biro, chewing gum, ecc.). Da qui ci siamo diretti a Temehla. Una città che sembrava morta, però molto pittoresca. Non ci sono nemmeno tanti ragazzini. Proseguiamo il tour deviando verso Hassi Messaoud per vedere i pozzi di petrolio (giusto per curiosità) e quindi attraversato Ouargla prendiamo la strada per Ghardaia e ci fermiamo per la notte perché ormai sta diventando buio.

27/12/88 – Martedì

Dopo 150 Km di paesaggio piatto poco attraente arriviamo ai bordi di un dirupo che nasconde una valle verde piena di orti e palmeti: il M’zab. Visitiamo il cimitero di Melika (la regina) particolarmente suggestivo perché le tombe sono fatte con ammassi di pietre e cocci piantati in modo tale da indicare il lato della testa e quello dei piedi. Da qui proseguiamo per Ghardaia (non molto distante). Una città molto curata e si direbbe anche benestante. I bambini qui rifiutano educatamente l’offerta di caramelle (genere invece molto richiesto più o meno in tutta l’Algeria). Facciamo un po’ di shopping e visitiamo la moschea in compagnia di un locale che ci fa da guida. Nel pomeriggio ripartiamo per El Golea (270 Km) facendo una piccola sosta con the a metà strada. Il deserto qui è pietroso e piatto a parte alcune collinette tagliate sulla punta. Lungo la strada passiamo poi invece in una zona di dune, con sabbia fine e dorata molo suggestivo. Arriviamo a El Golea che ormai sta tramontando il sole e ci inerpichiamo verso la fortezza (Csar) assediati da un numero impressionante di bambini (saranno almeno un centinaio) e ci godiamo questo fantastico tramonto sulla valle verdissima di El Golea. Dopo essere ridiscesi ed esserci liberati dal centinaio di bambini (con non poca fatica) cerchiamo il lago delle cicogne per andare a dormire con i nostri mezzi. Chiediamo in francese ad una ragazza indicazioni per andare e questa ce la conta che le zone intorno alla città sono pericolose, che rischiamo di essere assaliti, derubati, ecc. Probabilmente era una leggenda metropolitana, ma onde evitare rogne visto che a El Golea c’e’ un camping (e che camping! Ironico) ci installiamo lì. Visto che c’è anche un ristorante (Chez Mohammad – strano il nome!) facciamo cena lì. La cena era una buona soupe e una coriacea bistecca di montone. Prima di andarcene ammiriamo la collezione di pietre (cristalli) e fossili del proprietario. Quindi in camping dove facciamo quattro chiacchiere con una famiglia di svizzeri con bambini ancora abbastanza piccoli che sta andando in Togo con un mezzo da deserto che sembra una casa montata su un camion a varie ruote motrici. Tempo stimato 3 mesi. Beati loro che hanno 3 mesi di vacanza. Nel camping c’è anche un gruppeto di Inglesi, anche loro con camion a varie ruote motrici, che sta andando in Kenia (tempo stimato 6 mesi). Approfittiamo del fatto di essere nel “lussuoso” camping per fare il bucato e quindi a dormire (tanto non c’è più nulla da fare). Da domani comincia il deserto. Quello vero.



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