Sardegna, da Stintino a Oristano

Sardegna Luglio 2007 18 Alghero mercoledì L’aereo Ryan Air parte da Pisa alle sette (andata e ritorno nominali E. 54,50 che diventano 162.74 con tasse e Baggage Fe). Lasciamo Massa alle 5.40 per arrivare all’aeroporto alle 6.15. Le procedure d’imbarco ...

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  • di giovanni rutili
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Tornando a casa guardiamo, da fuori, il villaggio nuragico Palmavera, e poi scendiamo alla spiaggia delle Bombarde. E’ grande, attrezzata, con una spiaggia bianca e un mare cristallino che invita al tuffo. Rispetto al Lazaretto è meno intimo e più organizzato.

Per cena scegliamo Sa Mandra, un agriturismo abbastanza noto, tra Fertilia e Santa Maria della Palma. E’ il classico ristorante tipico, un po’ ammiccante verso il turista cui propone, in un ambiente bucolico, richiami alla civiltà nuragica ed a quella dell’antica campagna sarda. La struttura è grande, ci sono diversi locali e probabilmente almeno 150 coperti. Ci sediamo fuori, sotto una pompeiana in legno molto gradevole. Scegliamo il menù degustazione: 35 euro. Tutto carne. I proprietari sono originari della Barbagia e l’agriturismo, al di là del ristorante, funziona veramente. Quindi si comincia con una serie di antipasti dove brilla in positivo (10 e lode) Sa Vruche, un formaggio vaccino freschissimo servito con foglie di menta, pecorini di diversi tipi, verdure, salumi (8 alla salsiccia) e dei curiosi piedini di agnello in agliata (troppo difficili 5). Particolare anche il su Martinette, piatto tipico fonnese (Barbagia) con zucchine e scaglie di ricotta mustia. Di primo Ravioli alle sette erbe (9) e Malloreddos al sugo di Vitello (8). Secondo porcellino sardo allo spiedo (9) e Agnellone in ghisadu (tipo carne alla griglia) (9). Alla fine dolcetti sardi, mirto e frutta. Il tutto accompagnato con Cannonau della casa di buona qualità. Voto alla cena 8,5 per rapporto qualità prezzo. Prodotti freschi, abbondanti e cucinati sul momento. Pecche? Il servizio forse troppo rapido e gli antipasti: alcune cose (tipo funghetti, piedini, alcuni salumi) sono buoni ma non trascendentali e rischiano di sciupare l’appetito quando arrivano i piatti forti. 19 Alghero giovedì Ci dirigiamo verso Capo Caccia, dopo un’infruttuosa sosta a Fertilia (il bancomat è rotto). Ci dilunghiamo in fermate, foto, wow e oh! Di meraviglia. La strada ha un ottimo fondo, ideale per motociclisti e sale lenta per lunghi tornanti, da cui si aprono scorci abbaglianti sulla baia di porto Conte, sulla grande insenatura, sul massiccio di capo caccia. A pochi chilometri dall’arrivo saliamo verso un parcheggio panoramico da cui si gode una vista strepitosa sul promontorio, il mare è blu intenso, molto in basso e i faraglioni si stagliano davanti la costa alta e ripida. Arrivati a Capo Caccia, parcheggiamo di fronte al bar e scendiamo abbastanza rapidamente fino alla grotta di Nettuno. Il biglietto si paga in fondo. Meglio. C’è, infatti, una visita guidata ogni ora e costa 10 euro a persona, è in italiano ed in inglese e dura una mezz’oretta (servizituristici@comune.Alghero.Ss.It). Onestamente l’interno della grotta, che consta di due ambienti, un paio di stalattiti, qualche leggenda e qualche dato scientifico (interessante il livello del mare un paio di milioni d’anni fa), non vale il prezzo del biglietto. Il bello della grotta, infatti, a nostro giudizio è la scalinata nella roccia verso il mare, il vortice di colori, azzurro, bianco e blu, l’orizzonte che si nasconde dietro doccioni di roccia carsica per spuntare poco dopo, profondissimo. Il bello è già l’ambiente della prima stanza dove possiamo immaginare i pescatori che nei secoli scorsi trovavano rifugio mentre, impegnati nelle battute di pesca, venivano colti da improvvise tempeste.

Nel pomeriggio, sempre seguendo i consigli di Luigi, ci fermiamo alla spiaggia di Mugoni, proprio in fondo alla baia di Porto Conte. E’ uno spiaggione molto lungo, abbastanza stretto, con diversi punti attrezzati, qualche bar, il parcheggio a pagamento (80 cent per ora) in parte all’ombra. E’ un buon posto: c’è una grande pineta che arriva fino al mare dove si sta comodi all’ombra. Il mare è calmo, pulito, forse meno limpido delle Bombarde e del Lazzareto, ma il fondale è molto ricco: ci sono coralli viola, rossi e gialli anche vicino a riva, pesci di tutti i tipi e le Nacchere. Fanno impressione. Nuotando con la maschera, con la pineta alle spalle, in direzione di sinistra, verso la parte di scogli, si incontrano prima, sul fondale, pezzi di conchiglie perlacee, sembrano cozze, gigantesche, visto che arrivano a 30 centimetri di lunghezza. Sono inquietanti, si chiamano nacchere e sono specie protette. Su scogli coperti di alghe basse, ad una profondità di un paio di metri, non lontano da riva ma defilate, si stagliano conchiglie verticali alte fino 50 centimetri, larghe una trentina, slanciate, socchiuse, dove passa il mare e microorganismi. Chissà che spaghetti ai frutti di mare con mitili di 10 centimetri... Il sole arriva di sbieco, giallo bianco, impatta sul mare verde, rimbalza sul grigio chiaro del fondo sabbioso e si rifrange sulle rocce beige per le alghe. In serata andiamo ad Alghero. Facciamo il giro dei bastioni, le vie antiche, il duomo che alterna angoli bellissimi ad interventi posticci di dubbio gusto, il sole tramonta nel mare, gli ultimi raggi passano dai buchi delle cannoniere. Sembra una cartolina. Siamo abbracciati e abbiamo un po’ fame. Proviamo da Mabrouk, giusto a fianco della chiesa ortodossa. Ma è tutto esaurito per tre giorni e scegliamo Macchiavello (tel. 079.980628, mail@osteriamacchiavello.It, www.Osteriamacchiavello.It), vicino, con un lato sui bastioni e l’altro sui vicoli. Ceniamo all’interno. L’ambiente è curato, tovaglie di stoffa, volta a botte, personale numeroso. Io prendo le penne dell’Osteria, vale le linguine ai bastioni e da bere Vermentino bianco di Santa Maria della Palma. Di secondo una specie di orata rosa (parago?) pescato fresco, e cucinato all’algherese, con la vernaccia, servito con verdure grigliate. Alla fine spendiamo 55 di euro in due. Voto 7: primi un po’ anonimi (meglio quelle dell’osteria, comunque si sentiva poco il pesce), secondo eccellente, prezzo abbastanza onesto, un po’ troppo lenti per il conto (l’abbiamo chiesto 3 volte...). 20 Ittiri venerdì Lasciamo Santa Maria della Palma con l’unico rimpianto di non aver visitato la famosa cantina sociale. Un modo come un altro per dire solo arrivederci ad Alghero... Compatibilmente ai tempi della vacanza, puntiamo diritti verso nord: Stintino è l’obiettivo (www.Marenatura.It, info@marenatura.It per gite e altre cose in zona). Bruciamo i cinquanta chilometri di strada, tra campagna, pale eoliche, promontori e nuraghe in un’oretta scarsa. Alle 9,35 parcheggiamo di fronte alla Pelosa. (e. 1,25 l’ora i feriali, E. 1,6 i festivi). E’ venerdì e nonostante l’ora c’è già pienone. Per accedere alla spiaggia ci sono passerelle di legno e cartelli dove si invita a spolverarsi bene i piedi prima di tornare in macchina: ogni granello in meno è un pezzo di ecosistema che rotola via. Troviamo posto in terza fila. Ci facciamo poco caso. Entriamo in acqua e passeggiamo a lungo tra bambini che giocano, mamme che si rinfrescano, uomini con la maschera che provano la traversata all’isola Piana. Bordeggiando bordeggiando arriviamo alla fine della spiaggia, di fronte alla Torre e Vale sbatte contro una medusina. Torna indietro. Da solo provo ad arrivare a nuoto dall’altra parte ma mi ritrovo circondato dagli esseri irritanti acquosi e marroni, decido che è buona regola non sfidare troppo la sorte

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