Sardegna, da Stintino a Oristano

Sardegna Luglio 2007 18 Alghero mercoledì L’aereo Ryan Air parte da Pisa alle sette (andata e ritorno nominali E. 54,50 che diventano 162.74 con tasse e Baggage Fe). Lasciamo Massa alle 5.40 per arrivare all’aeroporto alle 6.15. Le procedure d’imbarco sono veloci così come il viaggio. Tempo bello, Valentina dorme. In tre quarti d’ora...
 
Partenza il: 18/07/2007
Ritorno il: 27/07/2007
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

Sardegna Luglio 2007 18 Alghero mercoledì L’aereo Ryan Air parte da Pisa alle sette (andata e ritorno nominali E. 54,50 che diventano 162.74 con tasse e Baggage Fe). Lasciamo Massa alle 5.40 per arrivare all’aeroporto alle 6.15. Le procedure d’imbarco sono veloci così come il viaggio. Tempo bello, Valentina dorme. In tre quarti d’ora siamo all’aeroporto Fertilia. Scendono in fretta anche i bagagli. Alle 8 e qualche minuto Vale, che si è risvegliata, parla con l’addetta al servizio informazioni dell’aeroporto per sapere eventi e manifestazioni della zona per i prossimi giorni. Con Europcar abbiamo prenotato l’auto per le 9. Arriviamo invece alle 8.15. L’addetto, non molto gentile, ci avvisa che se vogliamo possiamo ritirare l’auto prima ma sporca. Chiediamo quanto sporca, replica con un generico “sporca”. Aspettiamo le nove. Intanto paghiamo 281,56 euro con convenzione Monte Paschi. L’auto è una Lancia Y “Silver bullet” 1.2 benzina (invece della 1.3 multijet della prenotazione). Si parte subito verso Santa Maria la Palma che dista dall’aeroporto una decina di chilometri. Passiamo davanti alla cantina sociale, attraversiamo il centro del paese e poi svoltiamo a destra, in una strada ai piedi della collina, disseminata di agriturismo e eucalipti. Alle 9.15 circa, arriviamo al n.88, casa di Luigi Carboni (tel. 079.999151) che ci mette a disposizione un appartamento grande (due stanze da letto, cucina, ingresso, terrazzo), arredato con mobilia in formica anni ’70 e ’80, senza aria condizionata ma pulito. Ci sono due case già costruite ed almeno un’altra in costruzione nell’appezzamento di terra di Luigi. Il colpo d’occhio complessivo è gradevole, anche se si tratta evidentemente di edifici costruiti in economia, quasi tra un condono e l’altro. Le note più liete sono il gazebo con braciere proprio sotto gli eucalipti e la quiete notturna, interrotta solo dal rumore di qualche grillo e dal fruscio delle lenzuola, smosse di continuo alla ricerca vana di un improbabile refrigerio. Scarichiamo le valigie e, su suggerimento (ottimo) di Luigi, andiamo al Lazzaretto, facendo prima una breve sosta a Fertilia per bancomat e cibarie. Mentre arriviamo al forno, sul corso principale, scopriamo la città fascista che era e che è, fondata nel 1936 da coloni veneti (?) giunti a dissodare una campagna ora fertile. Fertilia non è tenuta benissimo. Forse, pensiamo, c’è stato l’imbarazzo che si ha per segmenti di passato legati a ricordi infelici, percepiti come vergognosi anche se non necessariamente tali. Le architetture dei palazzi e delle chiese rimandano alle piazze di De Chirico. Ma sugli intonaci rughe di salmastro e incuria sbiadiscono i colori e segnano il tempo che passa.

Al Lazzaretto c’è parcheggio a pagamento custodito (5 euro al giorno) o semiabusivo incustodito. Scegliamo il secondo. La spiaggia è bella: circa un chilometro di lunghezza per una quindicina di metri di profondità nel punto più largo. E’ parzialmente attrezzata con ombrelloni, sdraio, pedalò, bar ristorante, cabine e docce calde.

Siamo senza ombrellone, un po’ tirchi e un po’ fortunati perché nella parte a destra, quasi in fondo, troviamo riparo sotto un cespuglio di siepe sporgente che ci fornisce l’ombra necessaria.

E’ il momento del relax: librino, passeggiata nel mare, bagno con la maschera e la giornata passa in un attimo.

Il mare è bellissimo, caldo al punto giusto, con colori che passano dall’azzurro quasi bianco al blu profondo. La riva è sabbiosa e bassa, ideale anche per i bambini (che non mancano), mentre a largo ci sono scogli e pesci per curiosi dei fondali marini.

Tornando a casa guardiamo, da fuori, il villaggio nuragico Palmavera, e poi scendiamo alla spiaggia delle Bombarde. E’ grande, attrezzata, con una spiaggia bianca e un mare cristallino che invita al tuffo. Rispetto al Lazaretto è meno intimo e più organizzato.

Per cena scegliamo Sa Mandra, un agriturismo abbastanza noto, tra Fertilia e Santa Maria della Palma. E’ il classico ristorante tipico, un po’ ammiccante verso il turista cui propone, in un ambiente bucolico, richiami alla civiltà nuragica ed a quella dell’antica campagna sarda. La struttura è grande, ci sono diversi locali e probabilmente almeno 150 coperti. Ci sediamo fuori, sotto una pompeiana in legno molto gradevole. Scegliamo il menù degustazione: 35 euro. Tutto carne. I proprietari sono originari della Barbagia e l’agriturismo, al di là del ristorante, funziona veramente. Quindi si comincia con una serie di antipasti dove brilla in positivo (10 e lode) Sa Vruche, un formaggio vaccino freschissimo servito con foglie di menta, pecorini di diversi tipi, verdure, salumi (8 alla salsiccia) e dei curiosi piedini di agnello in agliata (troppo difficili 5). Particolare anche il su Martinette, piatto tipico fonnese (Barbagia) con zucchine e scaglie di ricotta mustia. Di primo Ravioli alle sette erbe (9) e Malloreddos al sugo di Vitello (8). Secondo porcellino sardo allo spiedo (9) e Agnellone in ghisadu (tipo carne alla griglia) (9). Alla fine dolcetti sardi, mirto e frutta. Il tutto accompagnato con Cannonau della casa di buona qualità. Voto alla cena 8,5 per rapporto qualità prezzo. Prodotti freschi, abbondanti e cucinati sul momento. Pecche? Il servizio forse troppo rapido e gli antipasti: alcune cose (tipo funghetti, piedini, alcuni salumi) sono buoni ma non trascendentali e rischiano di sciupare l’appetito quando arrivano i piatti forti. 19 Alghero giovedì Ci dirigiamo verso Capo Caccia, dopo un’infruttuosa sosta a Fertilia (il bancomat è rotto). Ci dilunghiamo in fermate, foto, wow e oh! Di meraviglia. La strada ha un ottimo fondo, ideale per motociclisti e sale lenta per lunghi tornanti, da cui si aprono scorci abbaglianti sulla baia di porto Conte, sulla grande insenatura, sul massiccio di capo caccia. A pochi chilometri dall’arrivo saliamo verso un parcheggio panoramico da cui si gode una vista strepitosa sul promontorio, il mare è blu intenso, molto in basso e i faraglioni si stagliano davanti la costa alta e ripida. Arrivati a Capo Caccia, parcheggiamo di fronte al bar e scendiamo abbastanza rapidamente fino alla grotta di Nettuno. Il biglietto si paga in fondo. Meglio. C’è, infatti, una visita guidata ogni ora e costa 10 euro a persona, è in italiano ed in inglese e dura una mezz’oretta ([email protected]). Onestamente l’interno della grotta, che consta di due ambienti, un paio di stalattiti, qualche leggenda e qualche dato scientifico (interessante il livello del mare un paio di milioni d’anni fa), non vale il prezzo del biglietto. Il bello della grotta, infatti, a nostro giudizio è la scalinata nella roccia verso il mare, il vortice di colori, azzurro, bianco e blu, l’orizzonte che si nasconde dietro doccioni di roccia carsica per spuntare poco dopo, profondissimo. Il bello è già l’ambiente della prima stanza dove possiamo immaginare i pescatori che nei secoli scorsi trovavano rifugio mentre, impegnati nelle battute di pesca, venivano colti da improvvise tempeste.



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