Viaggio di nozze in Ecuador

Nonostante sia uno dei paesi più piccoli del Sud America, si tratta di un luogo fantastico con tantissime attrattive sia turistiche che culturali: solo per citare qualche esempio, in Ecuador ci sono la via dei Vulcani, le Ande, la foresta Amazzonica, le città coloniali, le Galapagos!!
 
Partenza il: 16/05/2011
Ritorno il: 06/06/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Diario di viaggio Ecuador

Alessia e Antonio

16 maggio – 6 giugno 2011

Per il nostro viaggio di nozze abbiamo voluto fare un viaggio indimenticabile, forse irripetibile. Come meta abbiamo scelto l’Ecuador.

L’Ecuador?? E cosa c’è in Ecuador da vedere?

Nonostante sia uno dei paesi più piccoli del Sud America, si tratta di un luogo fantastico con tantissime attrattive sia turistiche che culturali: solo per citare qualche esempio, in Ecuador ci sono la via dei Vulcani, le Ande, la foresta Amazzonica, le città coloniali, le Galapagos!!

Oltre a questo, le persone: tante razze diverse, figlie del passato coloniale, tanti modi di vivere diversi; la possibilità di condividere delle giornate con gli indigeni e con le loro famiglie e scoprire che vivere da “primitivi” non è poi tanto male!

Abbiamo soggiornato nelle strutture locali quali posadas, capanne e rifugi comunitari; nelle grandi città e nelle Galapagos abbiamo dormito in hotel.

Abbiamo mangiato quasi sempre in piccoli ristoranti o con le famiglie che ci ospitavano.

Per la prima volta ci siamo affidati ad un’agenzia di viaggi, anche se un po’ particolare: si chiama Viaggi Solidali (www.viaggisolidali.it).

Lunedì 16 maggio: Roma-Madrid-Quito

————————————————

Sveglia alle 3.45… e mai sveglia fu più attesa. Dopo una mezz’oretta di taxi, eccoci a Fiumicino con un anticipo di ben 3 ore rispetto all’orario del volo, così come richiesto dall’Iberia.

Ne approfittiamo per dormire nella sala d’attesa dell’aeroporto; siamo in buona compagnia, ce ne sono molte di persone che dormono come noi!

Il volo parte, come prassi per Iberia, con un ritardo di circa un’ora. Il ritardo ci costringe, una volta atterrati a Madrid, a correre come pazzi per arrivare al nuovo terminal dal quale partono i voli intercontinentali. Per fortuna, anche il volo Madrid-Quito parte con una buona oretta di ritardo…

Il volo per Quito dura circa 12 ore; durante il volo dormiamo molto ma veniamo spesso svegliati dal personale di bordo per il pranzo, lo snack, la merenda… Non è entusiasmante l’aereo, un vecchio Airbus A340, però dobbiamo ammettere che il trattamento a bordo è stato ottimo.

Arriviamo a Quito con un’ora di ritardo (alle 17.30); complice il fuso orario, siamo a 7 ore in meno rispetto all’Italia, è ancora 16 maggio.

Purtroppo all’arrivo non troviamo nessuno, anche se avrebbe dovuto venirci a prendere un autista. Attendiamo inutilmente per un ulteriore mezz’ora e quindi decidiamo di cercare una cabina per chiamare l’agenzia che ha organizzato il viaggio; la cabina non esiste nel suo formato classico, ma si tratta di… una signora di un bazar che, al costo di un dollaro al minuto (la moneta corrente in Ecuador è attualmente il dollaro americano), ci fa telefonare dal suo cellulare. Riusciamo a parlare con l’agenzia che, scusandosi per il contrattempo, ci informa che l’autista sarebbe stato lì a momenti.

Attendiamo ancora ma l’attesa è vana; un poliziotto, vedendoci un pochino agitati, ci vuole prestare il suo cellulare, ma proprio in quel momento ecco che arriva l’autista: Wilson!

Si tratta di una persona di un’età apparentemente indefinita (poi ci ha detto di avere 63 anni) che sarà uno dei nostri riferimenti per tutta la vacanza. Scusandosi mille e più volte (ci ha spiegato che non era stato avvertito dall’agenzia), arriviamo alla macchina.

Io ed Alessia siamo i classici viaggiatori “no Alpitour” e questa è la prima volta che viaggiamo con un viaggio organizzato da un’agenzia… abbiamo pensato “se questo è l’inizio…”.

Sentiamo subito nell’aria che l’inquinamento a Quito è molto fastidioso: si sente una puzza simile al cherosene delle barche, che deriva dal fatto che siamo a circa 3000 metri di altezza, che la benzina che utitilizzano le automobili non è particolarmente raffinata (infatti, dai tubi di scappamento esce un gas azzurrognolo molto fastidioso) e che la città è molto attufata; siamo in una grossa valle in mezzo a due vulcani e qui si è sviluppata la città, lunga circa 137 km e larga circa 34 km.

In una mezz’oretta arriviamo in centro, nella Ciudad Vieja, dove si trova il nostro hotel (Hotel San Francisco de Quito); durante il tragitto scopriamo subito di avere a che fare con una persona molto simpatica e cordiale che, come tutti gli ecuadoriani, ha almeno un familiare che vive in Europa. Wilson ha il fratello che vive a Roma e lì ha aperto un negozio di telefonia; ci dà il suo numero di telefono e prima o poi lo chiameremo.

L’hotel si trova nel centro storico di Quito ed è molto carino; si tratta di una vecchia casa coloniale restaurata con all’interno un bellissimo patio. Nel patio c’è anche la reception, all’aperto, in quanto a Quito, come in tutto l’Ecuador, la temperatura è costante tutto l’anno (siamo all’Equatore): a Quito la media è di 10°C di notte e 25°C di giorno.

Le stanze sono molto strette, ma abbastanza funzionali; non ci sono termosifoni (non ce n’è bisogno) e la pressione dell’acqua corrente è molto debole (anche questa è una tipicità dell’Ecuador, come di tutta l’America Latina).

Appena arrivati, posiamo le valigie ed andiamo subito a comprare una bottiglia da un gallone di acqua, in quanto l’acqua corrente non è potabile. L’acqua che viene venduta in bottiglia è quasi sempre trattata per essere resa potabile, quindi non è propriamente “buona”. Lo sapevamo e ci adattiamo senza problemi.

Andiamo a cena nella piazza principale, Plaza Grande, nel ristorante Cafè Plaza, dove scopriamo per la prima volta che gli ecuadoriani “infestano” ogni piatto di pesce con il culandro (coriandolo) che lo rende, almeno per noi italiani, immangiabile: si tratta di una spezia che in Italia viene utilizzata molto poco, ma vengono utilizzati solo i semi, mentre in Ecuador si usano le foglie. La prima sera non lo sapevamo e ci siamo cascati. Alessia lo ha provato sulla sua pelle: dopo aver assaggiato il pesce con il culandro… non ha voluto più mangiare… è la prima volta che capita in 8 anni che la conosco!!



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