Parigi in bici via Trentino

Da Pergine Valsugana (Tn) partiamo in bici lungo la ciclabile dell'Adige fino al Resia...
 
Partenza il: 25/06/2011
Ritorno il: 17/07/2011
Viaggiatori: 4
Spesa: 1000 €

… scendiamo la valle dell’Inn in Svizzera, risaliamo il Fluela Pass, scendiamo lungo il Reno ma lo abbandoniamo subito per risalire il lago di Zurigo. Poi nuovamente sul Reno fino a Basilea, da dove attraversiamo in Alsazia. Passiamo il Ballon d’Alsaze, scendiamo sulla Mosella che ci porta fino allo Champagne. PoiParigi.

Parigi con le proprie gambe… senza sconti e senza supporti. Questa l’idea ciclistica del tredicenne John. La famiglia lo segue (o dovrei dire: lo “insegue”?), studia la traccia più lineare possibile, mentre l’undicenne Brayan tiene alto l’entusiasmo del fratello lanciando continue sfide. Partiamo da Canzolino (Comune di Pergine Valsugana, 10 km a Est di Trento) portandoci tutto il necessario, tende e sacchi a pelo compresi, e percorrendo la ciclabile dell’Adige in tre giorni oltrepassiamo il Passo Resia (1504 m). La salita a quest’ultimo è, per pochi chilometri, molto ripida e ha provato un po’ tutti: anche John il forte, al castello di Burgusio, arriva a dire “Mi sono rotto di dare idee.”

Scendiamo a Nauders in Austria e, risalito il Norbertshöhe, arriviamo in picchiata a Martina in Svizzera, dove prendiamo la ciclabile 6 “dei Grigioni”, con forti contropendenze nel primo tratto.

In questa terza giornata abbiamo percorso 90 km – da Castelbello in Venosta a Sur En in Engadina – con oltre 1100 m di dislivello, non troviamo stanze per dormire e la tenda ci salva dall’addiaccio. Per giunta, John saltando sul telo elastico del campeggio, si storce una caviglia, che si gonfia come un melone. Non ci cammina: lo portiamo a spalla sulla riva dell’Inn, per immergere il piede nella grigia e gelida acqua. Passiamo una notte di incubi: freddo, caviglie, e domani… il Flüela Pass o il pronto soccorso di Scuol? Andare avanti o tornare a casa?

Il sole del giorno dopo porta calore e nuove energie, ed anche una caviglia un po’ meno gonfia. John è deciso ad andare avanti. Per raggiungere Susch, non seguiamo la ciclabile che ha troppi dislivelli “inutili”, ma stiamo sulla statale che non è molto trafficata e in circa 400 m di dislivello ci porta a Susch (1438 m). Da qui parte la strada 28 per il Passo Flüela – 2383 m – e Davos. John vuole tener fede al suo impegno, io decido per Brayan che non è il caso di affrontare anche questa fatica e quindi noi due prediamo il trentino rosso che ci porta direttamente a Klosters (tunnel del Vereina), risparmiandoci 30 km e la salita. John è in una fase, come dire, mistica. “In questa massa corporea non c’è solo un fisico ben allenato, ma c’è anche un’idea e un’idea è a prova di ferite”. In questo viaggio l’incidente alla caviglia non sarà l’unico a mettere alla prova l’Idea…

Da Klosters seguiamo la ciclabile 21 “Prattigauer Route” fino a Sargans e ci potremmo anche rilassare, visto che i forti dislivelli sono finiti, ma troviamo la pioggia. I ragazzi approfittano della ventina per gonfiare i muscoli, tenendola aperta ovviamente. Non è difficile immaginare quanto sono fradici dopo un’ora di pedalata…

A Sargans comincia il percorso 9 “dei laghi” che ci porta fino all’inizio del lago di Zurigo, dove deviamo ancora a Nord prendendo la 29 Glattroute fino al Reno, attraverso il Greifensee. E’ sorprendente come questa amena e tranquilla ciclabile, che segue il fiumiciattolo Glatt, passi sotto le decine di strade, autostrade e ferrovie che aggirano la periferia Est di Zurigo, la più grande città della Svizzera.

Il grande Reno qui fa da confine con la Germania e la ciclabile c’è sia da una parte che dall’altra. Prima di lasciare la Svizzera ci concediamo l’ultimo lusso nelle terme di Bad Zurzach, e per la notte ci portiamo in Germania a Laufenberg. Complessivamente abbiamo pedalato sei giorni in Svizzera, che è un vero paradiso per il cicloturista: si può andare in qualsiasi direzione e c’è sempre un percorso ciclabile ben segnalato (http://www.veloland.ch), così come si trovano strutture di ospitalità direttamente lungo il percorso. Unico neo, i prezzi per vitto e alloggio, che sono, mediamente una volta e mezzo quelli italiani.

Salutata Basilea e la Svizzera, entriamo in Alsazia dove stradine pochissimo frequentate si sostituiscono degnamente alle ciclabili. Il percorso è più ondulato, i paesini incantevoli con aiuole ben curate in tutti gli spazi pubblici, le case a graticcio ben tenute, e le cicogne nei prati e nei cieli. Ci portiamo a Masevaux, ai piedi dei Vosgi individuando come valico il Ballon d’Alsace, 1247 m. Abbiamo la fortuna di un tempo meraviglioso e i ragazzi ormai sono più che allenati: il piccolo Brayan (che porta “solo” 4 kg di carico a fronte dei 10-15 kg che portano gli altri) dà le paglie a tutti, ma poiché è ubbidiente e il papà gli ha detto di aspettare ai bivi, si ferma a un paio di km dalla fine della salita, altrimenti avrebbe aspettato lunghi minuti John e papà e qualche quarto d’ora la mamma…

Dopo i Vosgi si segue la Mosella, zona non turistica, ma dall’atmosfera intrigante, con le vecchie fabbriche in mattoni alte vari piani e con svettanti ciminiere, zona operosa e produttiva in passato, ora in decoroso declino. I paeselli sono poveri, le case non sono ristrutturate, ma c’è la ciclabile e le aree pubbliche sono pulite e ben curate. I ragazzi non osservano molto e sono impegnati a sfidarsi in gare di velocità sulle stradine lisce e sicure. Le chiuse sono uno spettacolo nuovo, e le salitine che vi portano un’occasione di energici scatti.

Passiamo Epinal, evitiamo Nancy e puntiamo sulla fortezza di Toul. Abbiamo percorso circa 800 km e più o meno a 400 km a Ovest c’è Parigi. In un paio di tappe siamo nello Champagne. Qui, visto che siamo in anticipo sulla tabella di marcia, nonostante qualche – blanda – lamentela dei ragazzi, decidiamo per una deviazione di una cinquantina di chilometri che ci porta a vedere le incantevoli colline, gli impianti e i paesini della Côte des blancs a Sud di Epernay. Degustiamo lo champagne sperando che le successive pedalate ci aiutino a smaltire. Epernay è anche la patria di John Gadret (quarto al Giro d’Italia 2011) e quindi il nostro John trova energia anche nei numerosi “Allez John” che decorano le strade.



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