Namibia – Un paese giovane

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via” Cesare Pavese La luna e i falò Andarsene via, partire per evadere dal tran tran quotidiano e per cercare di placare quella sete continua di conoscenza di nuovi popoli e di nuove etnie, per soddisfare la curiosità di vedere luoghi diversi, ma sempre con la convinzione di...
Scritto da: bruno-visca
namibia - un paese giovane
Partenza il: 01/08/2002
Ritorno il: 22/08/2002
Viaggiatori: in gruppo

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via” Cesare Pavese La luna e i falò Andarsene via, partire per evadere dal tran tran quotidiano e per cercare di placare quella sete continua di conoscenza di nuovi popoli e di nuove etnie, per soddisfare la curiosità di vedere luoghi diversi, ma sempre con la convinzione di tornare… per il gusto di ripartire appena possibile! Così mi sono ritrovato a cercare un nuovo paese da visitare, con questi pensieri per la testa. Tantissimi sono i posti meritevoli di un viaggio; ogni volta che l’attenzione cade su di uno vi è anche il rammarico di doversi negare o rimandare la visita a tutti gli altri. Bisogna pur prendere una decisione: questa volta la scelta cade sulla Namibia.

Windhoek La Namibia, posta nel sud del continente africano, è un paese giovane che solo dal 1992 ha ottenuto l’indipendenza. Nella metà del XVII secolo i coloni olandesi che sbarcarono sulle sue coste portarono, insieme alle usanze europee di quel tempo, anche un particolare idioma di stampo germanico, affine all’olandese del tempo. Questa lingua, col passare degli anni, venne influenzata da quella di altri coloni tedeschi. Il risultato fu la nascita di un nuovo linguaggio, ulteriormente modificato negli anni: l’afrikaans, che nel 1914 divenne la lingua ufficiale usata nelle scuole.

Alle 12 locali (le 13 in Italia) del 9 agosto, con gli altri miei compagni di viaggio atterriamo all’aeroporto di Windhoek, la capitale. Visto dall’aereo il paesaggio che circonda l’aeroporto si presenta come un’enorme savana desertica, con rare piante spinose interrotta soltanto in lontananza da qualche piccolo rilievo montuoso.

Subito abbiamo le prime sorprese: a Jonny non arrivano i bagagli e due compagni di viaggio sono rimasti a Joannesburg perché l’aereo era al completo; arriveranno, speriamo, alle 20,30. Andiamo a ritirare i tre fuoristrada prenotati, ma non saranno disponibili sino a sabato 11. Dopo molte discussioni, forse riusciremo ad averli domani; pertanto non ci rimane che raggiungere la città con i taxi.

Situata a un’altitudine di 1660 metri, Windhoek è una tranquilla cittadina ordinata, elegante e atipica se comparata alle altre capitali africane. Con circa 160.000 abitanti appartenenti a diverse etnie, Windhoek è la città più popolosa della Namibia. La sensazione gradevole che rimane, anche dopo una breve visita, è quella del suo cielo terso, dei viali ordinati e dei giardini con l’erba perfettamente tagliata; nuovi e rari grattacieli circondano le case dall’architettura tipicamente germanica. In realtà non c’è molto da vedere ma Windhoek è un ottimo campo base per preparare e fare progetti per il viaggio e, immancabilmente, un piacevole punto di ritorno.

Waterberg Plateau I fuoristrada non ci sono; non potendo rimandare la partenza riusciamo ad ottenere un pulmino con autista che ci porterà alla nostra prima meta: il Waterberg Plateau nel nord del paese. I 4×4 ci saranno recapitati il giorno dopo. Finalmente, alle 14 del 10 agosto, riusciamo a partire; la prima parte della strada è piuttosto monotona, asfaltata e sempre diritta nel mezzo di un’enorme pianura. Quando si devia dalla strada principale e si imbocca una sterrata, il paesaggio diventa più interessante; in lontananza la catena del Waterberg appare in tutta la sua vitalità e si incontrano i primi animali, tra cui diversi facoceri ed un ghepardo sdraiato nel mezzo della pista; al nostro arrivo, pigramente si alza e si allontana.

Il Waterberg Plateau è un altopiano con due lati che sfiorano i 50 Km di lunghezza e due più stretti e irregolari, tra gli 8 e i 20 Km; risulta ben visibile dalla pianura circostante nonostante l’altezza, 150 metri circa, non sia considerevole. La bellezza del luogo è data dalle pareti a strapiombo che si gettano verso il basso per tutto il perimetro della formazione. La regione, abitata fin da tempi remoti, fu teatro di duri scontri, durante le spedizioni dell’esercito coloniale tedesco, con le popolazioni indigene. I primi bianchi ad insediarsi nella zona furono i missionari tedeschi, ma la diffidenza degli indigeni fecero desistere i religiosi che dovettero rinunciare.

Il mattino successivo al nostro arrivo effettuiamo un’escursione sulla cima del Plateau per ammirare il sorgere del sole. Dopo qualche incertezza di orientamento iniziale, dovuta al buio, finalmente troviamo il sentiero giusto e alle 6,15 arriviamo sulla cima del Plateau. L’alba si presenta bellissima: le rocce si colorano gradatamente di un rosso mattone intenso e lo sguardo spazia sulla pianura sottostante sino all’orizzonte.

Etosha National Park Alle 10 si riparte col pulmino, abbiamo appuntamento a Otjiwarongo per il ritiro dei tre fuoristrada; finalmente alle 12 ne entriamo in possesso! Il viaggio prosegue alla volta dell’Etosha National Park, e precisamente all’ingresso di Namutoni dove giungiamo alle 17. Qui ci aspetta una sorpresa: sono arrivati i bagagli di Jonny. Piazzato il campo, al calare del sole, abbiamo il primo dei molti indescrivibili e affascinanti incontri con gli animali che il parco sa regalare ai visitatori: un gruppo di giraffe giunge, per l’abbeverata serale, alla pozza d’acqua (“water hole”) situata nelle vicinanze del campo. All’imbrunire la figura della giraffa in primo piano con la rossa ed infuocata palla del sole che sta tramontando, formano un paesaggio che sembra irreale, soltanto in qualche documentario naturalistico mi è capitato di vedere uno spettacolo simile.

L’Etosha National Park si trova immerso in un territorio che sicuramente assomiglia molto a com’era l’Africa prima dell’arrivo dell’uomo: savane, radure, laghi salati, ma soprattutto migliaia di animali, che vivono nella meravigliosa e crudele armonia che la natura impone. Ogni giorno si ripete il ciclo della vita, fatto da lotte per la supremazia e per gli accoppiamenti, da migrazioni, da mesi di siccità alternati a periodi piovosi. Questo ciclo si interrompe solamente intorno alle tante pozze d’acqua per i pochi minuti in cui ogni animale si disseta, nel rispetto reciproco, ma con la consapevolezza che tale momento è breve e, subito dopo, il ciclo riprenderà, e con esso la vita, la lotta per il cibo e per il territorio che le migliaia di animali affrontano di continuo tutti i giorni, ora, come all’alba dei tempi, nelle savane desertiche dell’Etosha.



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