La terra dei Kmer

Vi racconto la mia esperienza di 11 giorni in Cambogia. Siamo partiti da Palermo il 25 agosto dello scorso anno, con una coppia di amici, la prima tappa del nostro viaggio è stata Bangkok, io e mio marito avevamo già visitato parecchi anni prima la Tailandia, ma non ci è dispiaciuto accogliere la richiesta dei nostri amici di fermarci due...
 
Partenza il: 25/08/2006
Ritorno il: 06/09/2006
Viaggiatori: fino a 6

Vi racconto la mia esperienza di 11 giorni in Cambogia.

Siamo partiti da Palermo il 25 agosto dello scorso anno, con una coppia di amici, la prima tappa del nostro viaggio è stata Bangkok, io e mio marito avevamo già visitato parecchi anni prima la Tailandia, ma non ci è dispiaciuto accogliere la richiesta dei nostri amici di fermarci due giorni nella capitale, sia per riprenderci dal cambio di fuso orario, sia perché loro non sono mai stati a Bankok, mentre per noi è stato un buon motivo di confronto tra la realtà che avevamo visto tanti anni prima rispetto a quella odierna e meravigliarci di trovare una città completamente cambiata e modernizzata alla stregua delle maggiori capitali europee.

Il nostro viaggio verso la Cambogia inizia la Domenica: ci imbarchiamo con un aereo della compagnia tailandese diretto a Phon Penh, la capitale, il volo dura circa un’ora e mezza e già dall’aereo ci rendiamo conto che atterreremo in uno Stato che ci riporterà indietro nel tempo di almeno vent’anni, vediamo immense distese di terra ed acqua e lo stato di degrado della rete stradale. L’aereoporto è piccolissimo e dopo aver pagato il visto d’ingresso circa 20 dollari e fatto il cambio valuta facciamo conoscenza con l’autista che abbiamo contattato dall’Italia e che come convenuto si occuperà di portarci all’albergo già prenotato. L’albergo è in una zona centrale ed è di ottimo standard considerando la povertà del paese (New York Hotel). Il personale dell’albergo molto gentile e disponibile ci fornisce le cartine della città e ci chiama un taxi per effettuare un primo giro.

Il taxi è il mezzo più comodo per girare nel traffico infernale della città, dove sfrecciano motorini, mototaxi, biciclette, ciclò e tuc tuc e poi il prezzo è veramente conveniente 20 dollari per tutta la giornata, aria condizionata compresa, necessaria per riprendere fiato dopo ogni escursione nel caldo tropicale. Il nostro giro inizia dal mercato “Market Central” un edificio in stile francese con delle gallerie disposte a raggiera rispetto al centro, si vende di tutto dagli abbigliamenti, ai generi alimentari, all’oggettistica, inoltre molte donne cuciono a macchina su delle vecchie Singer, vestiti, tende, cuscini, in pratica la gente compra nello stesso mercato il tessuto e si fa confezionare il prodotto.

All’esterno del mercato ci sono molte botteghe che vendono prodotti tipici es. I ragni neri, scarafaggi e vermi.

Proseguiamo andando al museo nazionale dove incontriamo un ragazzo italiano che è tornato in Cambogia per la seconda volta, con lui parliamo un po’ della situazione locale e della povertà a dire il vero molto dignitosa della gente, che come avremo modo di constatare in seguito è sempre molto gentile e cordiale. Dopo il museo andiamo al Palazzo Reale che è in stile Kmer, visitiamo la sala del trono e all’uscita ci dirigiamo verso la Pagoda d’argento famosa per il suo pavimento composto da 500 piastrelle in argento del peso di un chilogrammo l’una, lungo le pareti sono esposti gli oggetti del tesoro reale e al centro si trova il Budda di smeraldo, di fronte c’è il Budda d’oro a grandezza naturale ricoperto da 9584 diamanti.

Lungo le mura che circondano la pagoda sono raffigurate le storie di Ramayana e mentre le ammiriamo ci capita di fare amicizia con dei monaci buddisti abbastanza giovani, in effetti sono loro che cercano un contatto benché conoscono solo pochissime parole in inglese (anche noi del resto siamo abbastanza asciutti) ma è tale la loro curiosità verso di noi che a gesti e a sorrisi ci intratteniamo un bel po’. Lasciato il Palazzo Reale facciamo un giro per la città che ha dei bei viali abbastanza larghi e molti edifici in stile francese, osserviamo il monumento all’indipendenza e arriviamo alla base della collina di Phon. Proseguiamo lungo il fiume dove incontriamo una moltitudine di persone (è domenica) davvero impressionante, famiglie intere che durante il giorno di riposo affittano delle grandissime stuoie sulle quali bivaccano tutta la giornata mangiano ciò che portano da casa o acquistano ciò che degli ambulanti muniti di barbequ arrostiscono in loco. La sera ceniamo in un ristorante cinese vicino l’albergo.

Lunedì : Il nostro autista Mr. Vuong si presenta puntualissimo e la nostra prima tappa è la pagoda Wat Phom che si trova su una collina, fu fondata dalla Signora Phen per ospitare i quattro Budda trovati nel Mekong, tra il santuario Vihara e lo Stupa c’è la statua della Signora Phen, sorridente e pienotta ai cui piedi ci sono tantissime offerte da parte dei fedeli, perfino un maialino arrosto. La seconda tappa della giornata è il mercato russo dove si trova di tutto, anche antiquariato. Proseguiamo verso il lago “Boeung Kak lake” attraversando un dedalo di stradine strettissime , ci fermiamo in una di queste e la percorriamo a piedi facendo una bellissima esperienza tra gli abitanti del luogo. Infatti lungo il lago le case sono su palafitte e camminando lungo delle tavole di legno abbastanza instabili abbiamo sbirciato dentro queste abitazioni che avevano tutte le porte aperte e la gente è stata sempre sorridente e cordiale. Lungo la strada ci fermiamo in una scuola elementare e ci intratteniamo con i bambini (sono bellissimi) che in quel momento dovevano essere in pausa, regaliamo loro penne, colori , quaderni e tutto ciò che ci siamo portati dall’Italia in grande abbondanza. Decidiamo di andare al Seo Tuol Slang, che è il museo delle vittime del regime di Pol Pot, però lungo la strada incontriamo una specie di ristorante dove mangiano i locali (quindi non per turisti) e gustiamo i germogli di soia cotti alla piastra, le pannocchie e le banane arrostite. Il Seo Tuol Slang in origine era un liceo e successivamente fu trasformato in luogo di prigionia e tortura dai Kmer rossi. Furono uccise circa 17 mila persone (infatti per le strade della Cambogia noterete che non ci sono molte persone anziane, bensi gente piuttosto giovane). Questo luogo ci ha turbati parecchio, tuttavia è stata una visita dovuta, e che ci ha fatto molto riflettere…All’uscita del museo veniamo investiti da un vento intenso che spazza via tutto e da una pioggia fortissima.



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