Il Nilo, Il Cairo e il deserto del Sahara di 2

Comincia a fare davvero troppo caldo, ma teniamo duro e ci rechiamo nella la zona archeologica di Deir el Bahari, tristemente famosa per la strage di turisti che qui avvenne ne 1997. Una terrificante piana totalmente esposta al sole e priva di alberi conduce alla montagna nella quale sono scavati i resti di tre templi: a)il complesso funerario...
 
Partenza il: 10/02/2003
Ritorno il: 24/02/2003
Viaggiatori: in coppia

Comincia a fare davvero troppo caldo, ma teniamo duro e ci rechiamo nella la zona archeologica di Deir el Bahari, tristemente famosa per la strage di turisti che qui avvenne ne 1997.

Una terrificante piana totalmente esposta al sole e priva di alberi conduce alla montagna nella quale sono scavati i resti di tre templi: a)il complesso funerario del faraone Mentuhopet, che risale alla XI dinastia e occupa tutta la parete sinistra della vallata; b)un tempio scoperto nel 1962, fatto edificare da Thutmosis I Tuthmosi I (1494-1482 a.C.) fu un faraone importante e potente. Grazie alle sue imprese militari l’Egitto raggiunse la massima estensione: gli Egizi si spinsero sino all’alta Mesopotamia ed arrivarono all’ Eufrete che venne chiamato “Grande fiume rivolto all’indietro” in quanto, contrariamente al Nilo scorre da Nord a Sud. Tuthmosi I portò al massimo splendore le città di Abidos e di Tebe; arricchì il tempio di Karnak di piloni e obelischi e innalzò la grande sala ipostila. A Tuthmosi I si deve l’inaugurazione della Valle dei Re come necropoli reale e del villaggio dove vivevano i “Servi del luogo di Verità”: Deir el Medina. c)il tempio della regina Hatshepsut, l’unica regina della storia egizia. La regina Hatshepsut (1479-1457 a.C.), vedova e sorellastra del giovane faraone Tuthmosi I (1482-1479 a.C.), è celebre perché, quando assunse la reggenza per conto del troppo giovane erede Tuthmosi III, prese il titolo di faraone, arrivando persino ad indossare abiti maschili e barba posticcia! Hatshepsut condusse importanti spedizioni commerciali verso il misterioso paese di Punt (forse in Africa centrale), abbellì e ampliò il complesso di Karnak e fece appunto costruire il tempio di Deir el Bahari. Ella ordinò al suo architetto e amante, Senmut, un monumento funebre per lei e suo padre ThutMosis I e scelse un’impervia vallata consacrata alla dea Hathor.

L’ architetto-ministro ideò un rivoluzionario monumento, sfruttando perfettamente l’imponente ventaglio di rocce esistente e costruendo una serie di vaste terrazze che, per mezzo di rampe, conducevano al santuario. Un viale di sfingi e di obelischi costituiva l’accesso alla prima terrazza porticata. Su una delle pareti, dei bellissimi bassorilievi (oggi al Museo del Cairo) narravano la nascita e l’infanzia della regina e la spedizione che la sovrana promosse nel misterioso paese di Punt (forse la Somalia?!), popolato da giraffe, scimmie, pantere… Il caldo si fa soffocante, non oso immaginare come sia qui in agosto! Sulla strada del ritorno vediamo per pochi istanti il Ramesseum, il tempio funerario del grande faraone Ramses II. Riusciamo a distinguere i resti di una statua colossale (ben 17 metri) di Ramses II, che rappresentava il faraone seduto. Mi dispiace non vedere questo sito, e quello ancora più splendido di Deir el Medina (ospita i resti del villaggio e della necropoli della comunità di artigiani e artisti e di operai che lavorarono durante il Nuovo Regno -1500 – 1050 a.C.- agli scavi e alle decorazioni delle tombe della Valle dei Re), ma ormai resta solo il tempo di sostare, per 5 minuti, di fronte ai famosi Colossi di Memnone, oggi accanto ai campi coltivati, sul ciglio di una strada, ma un tempo a fiancheggiare l’ingresso dello scomparso tempio funerario di Amenhotep III. Entrambi i Colossi rappresentano il re seduto, con ai lati, di proporzioni molto più piccole, la madre Mutemuia e la “grande sposa” Teie.

Il re etiope Memnone è un personaggio epico, che combatté con i Troiani e perì per mano di Achille. Nell’immaginazione dei visitatori di età classica, l’eroe, raffigurato nella statua spezzata dal terremoto, salutava la madre con un suono misterioso, oggi scomparso. Sembra che la cosa fosse dovuta alla presenza di cristalli nella quarzite, che si assestavano in seguito all’ escursione termica, davvero notevole, tra notte e giorno.

Quando l’ imperatore romano Settimio Severo provvide al restauro della parte superiore della statua, il misterioso fenomeno cessò. I colossi sono davvero imponenti e mi colpiscono nonostante il non eccelso stato di conservazione.

Infine, ormai stanchi e affamati, torniamo alla nave in tempo per mangiare velocemente e partire per l’aeroporto.

Il volo è breve (un’ora circa) e mi regala un’emozione sperata, ma inattesa: la vista dal finestrino dell’aereo delle tre piramidi! Che brividi! Appena recuperate le valigie saliamo sul pullman che in poco tempo ci porta nel lussuoso Sheraton Heliopolis, uno dei migliori alberghi della capitale. L’hotel è bellissimo e enorme: ha ben 561 tra camere e suite, quattro ristoranti (libanese, persiano, asiatico, a buffet internazionale), un coffee-shop sempre aperto, quattro bar, un pub, un centro congressi, un night-club, due piscine, campi da tennis, da squash, un centro benessere e piste da jogging. Peccato fermarcisi solo tre notti! Unico neo: la distanza dal centro, quasi un’ora di pullman, che non ci ha permesso di godere la Cairo by night! Ci gustiamo la splendida a cena a buffet, dove c’è praticamente di tutto! Uno cuoco frigge sul momento polpettine e cotolette deliziose e tenerissime, un altro prepara tortellini e maccheroni fragranti. Davvero tutto buono! La cena trascorre in allegria, pregustando, oltre alla cucina e agli eccellenti dessert al cioccolato, anche le visite che ci attendono domani! Poi in camera, dove trovo in omaggio anche due boccioli di rose fresche! Un breve sguardo alla TV italiana e poi a nanna, finalmente in un lettone matrimoniale! 9° giorno: SAQQARA, MENFI e GIZA Di buon mattino ci buttiamo nel traffico caotico della capitale che, con i suoi 16 milioni di abitanti, è la più grande città dell’Africa (la seconda del mondo) ed è un grande centro culturale dell’Islam. La fondazione della città risale al 639 d.C., quando Amr Ibn el As, generale del califfo Omar, prese una fortezza romana sul Nilo dal singolare nome di Babilonia e vi lasciò montata la sua tenda prima di muovere verso Alessandria. E’ questa del conquistatore arabo la prima delle tre fondazioni della città che allora si chiamò appunto Fustat, “la Tenda”. Solo con la terza fondazione, nel 969, per opera di Goharche aveva conquistato il luogo per i Fatimiti, compare il nome attuale, el Qahirah, la Vittoriosa. La crescita della nuova città islamica è una delle cause della quasi completa scomparsa dei monumenti della grande città del periodo faraonico, Menfi, che si stendeva poco distante, dall’altra parte del Nilo, e dalla quale, come dalla necropoli, i Tolomei prima, per Alessandria, gli Arabi poi, per il Cairo, – compreso il Saladino per la sua Cittadella – trassero lungamente le pietre.



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