I colori del Conero

Driin, driin, driiiin....Suona la sveglia, sono le cinque e trenta: i bimbi dormono beati e la giornata si preannuncia stupenda. Ci vuole un buon caffè per prepararsi alla nuova sfida..... Ore sei, sono in strada "a cavallo" della mia mountain bike in perfetto orario: certo che nonostante il calore di questo giugno alla mattina ci vuole una felpa...
Scritto da: luca-stopiglia
i colori del conero
Partenza il: 07/06/2003
Ritorno il: 29/06/2003
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 1000 €

Driin, driin, driiiin…Suona la sveglia, sono le cinque e trenta: i bimbi dormono beati e la giornata si preannuncia stupenda. Ci vuole un buon caffè per prepararsi alla nuova sfida… Ore sei, sono in strada “a cavallo” della mia mountain bike in perfetto orario: certo che nonostante il calore di questo giugno alla mattina ci vuole una felpa per scaldarsi…

Via: le Due Sorelle mi attendono… Sul lungomare c’è gia qualche coppia che passeggia, tanti anziani sono già in piedi e si godono la tranquillità dell’alba, sistemando e abbeverando i loro giardini.C’è chi fa jogging in riva al mare, chi porta a passeggio il cane in spiaggia, chi cerca con il metal detector eventuali residui aurei del giorno prima, e poi ci sono loro, i pescatori, che sembrano in posa per una foto emblematica del risveglio della riviera…

Non posso non fermarmi: scatto in controluce alla ricerca di una foto ad effetto mentre i miei soggetti continuano imperturbabili le loro attività… Rimonto in sella, sì ora sono abbastanza caldo per affrontare la salita in direzione Sirolo: i pescatori stanno già scaricando la pescata di oggi e dalla Gigia qui di fronte si faranno affari d’oro: è proprio un peccato che non mi piaccia il pesce, se no oggi me ne porterei a casa una bella razione da asporto…La salita inizia a tirare, lo so, sarà la decima volta che la affronto, ma l’entusiasmo è sempre lo stesso, la fatica è sempre tanta, però la mia ernia recentemente domata non mi dà problemi, e la soddisfazione che mi dà la meta finale mi ripaga ampiamente dello sforzo…

Scalo pian piano le marce, procedo sempre più lentamente, ormai vedo il Teatro di Sirolo di fronte a me…D’improvviso all’altezza della villa Vetta Marina mi prende un colpo: che paura, questi pastori tedeschi ancora adesso mi abbaiano dietro, non serve a niente che li rabbonisca ogni volta che passo: è il loro dovere segnalarmi: certo che ormai dovrebbero conoscermi… Passo sotto l’arco ed entro nella bellissima Sirolo: come ogni mattina il giornalaio scarica la merce e prepara il suo negozio per un’altra lunga giornata lavorativa: la piazza si sta rifacendo il trucco dopo l’ennesimo assalto di turisti della sera precedente. Non posso non fermarmi anche qui per scattare qualche foto sul mio obiettivo finale: il Passo del Lupo e le Due Sorelle che risaltano sopra il mare che luccica ai primi raggi di sole… Esco da Sirolo e dopo aver superato il cimitero mi addentro nel Parco del Conero per il sentiero numero due: certo che quest’anno è proprio secco, le piante sono in crisi, la mia bici solleva un polverone: mi piacerebbe dire “supero agilmente le prime salite” ma invece sono qui che sudo e fatico oltre misura per superare le prime insidie, per fortuna che qui dietro la curva c’è un po’ di discesa e posso tirare il fiato…In pochi minuti mi ritrovo nel pianetto in mezzo agli olivi, il grosso è fatto: che bella questa coppia di fagiani che vaga liberamente in mezzo all’erba; e pensare che lo scorso anno proprio a cento metri da qua ho incrociato una lepre: chissà se rimanendo in silenzio avrò anche quest’anno la fortuna di incontrare qualche animale; ma adesso che ci penso, in realtà lo scorso anno l’incontro più interessante l’ho avuto in un’alba rumorosa, sul Pian dei Raggetti, quando il capriolo, probabilmente infastidito dal continuo rumore delle motoseghe in azione a qualche centinaio di metri, solo all’ultimo si è accorto della mia presenza: che stupendi ricordi, che sensazioni, vedere una creatura meravigliosa libera nel proprio habitat…

Fra qualche minuto sarò al Passo del Lupo, dovrò legare la bici a qualche albero (non si sa mai) e affrontare la parte più dura da solo: lo scorso anno eravamo in tre e ci siamo divertiti, quest’anno sono solo, beh non proprio solo: mi sento circondato dagli abitanti del Parco, i falchi pellegrini sicuramente mi accompagneranno nella discesa, i ramarri mi faranno sicuramente prendere qualche spavento, speriamo che le vipere non abbiano voglia di farsi vedere al sole proprio oggi !!! …OK la bici è legata, ed ora via in discesa: devo stare attento a non scivolare e a non farmi male, perchè se no sono guai; per fortuna che il sentiero è tenuto bene e nei tratti pericolosi ci sono sempre le corde per tenersi: certo che le ginestre non soffrono il secco, anzi formano una coperta gialla che ricopre gli aspri pendii sul mare. Oltre gli scogli vedo un solingo pescatore nella sua barchetta che si gode la pace dietro le Due Sorelle al sole mattutino: che soggetto meraviglioso per una foto indimenticabile…Sono le sette e un quarto e sono già in spiaggia in compagnia dei gabbiani: che bello vedere la ghiaia bianca finissima tutta liscia, scolpita solo dalle loro impronte. Si sentono solo la risacca del mare, gli stridii dei falchi pellegrini che si contendono le prede, gli stormi di uccelli che scendono per il canalone e quando si avvicinano sembrano un reattore in avvicinamento: che suono incredibile, sembra impossibile che un semplice stormo di uccellini possa produrre un suono tanto intenso…

Metto i piedi in acqua e mi godo questa oasi di pace, silenzio e natura: è proprio un peccato che non possa venirci con Eliana e i bimbi, ma mi riprometto il prossimo anno di tornarci tutti insieme. Beh, visto che è presto mi faccio una passeggiata verso la chiesa di Santa Maria del Conero: mi avvicino al grande scoglio da scalare e vedo ogni genere di “creatura marina”: cozze, pomodori di mare, granchi, abbarbicati negli scogli in un’acqua meravigliosa. Scalo le roccie e mi calo per una corda da nave (messa là appositamente) dalla parte opposta. Mi ritrovo davanti al pescatore fotografato dall’alto, che se ne sta a venti metri dalla riva sulla sua barchetta; mi avventuro in mezzo ai cespugli (mi fanno venire in mente il fynbos della Table Mountain a Cape Town) e di scoglio in scoglio vado verso un vecchio approdo per navi: ci sono ancora tracce delle vecchie attività, con pezzi di corda e lamiere arruginite. Mi addentro ancora un po’ ma vedo in lontananza che per arrivare alla chiesa bisogna anche passare in alcuni tratti in mezzo all’acqua e così abbandono il progetto e ritorno verso gli scogli. Mi fermo a fare una foto sulla bellissima vista delle Due Sorelle da dietro con la barca ed il pescatore in controluce: mi arrampico di nuovo sugli scogli aiutandomi con la corda e ridiscendo nella bellissima spiaggia bianca. Sono le otto passate, è meglio che mi affretti a rientrare (la mia licenza scade alle nove): il sole inizia a scottare ma voglio fare presto. Mi arrampico su per il sentiero quasi di corsa, ma a metà percorso rallento, perchè il sole picchia e il percorso è quasi tutto esposto, ed in più non ho con me neanche una goccia d’acqua: certo che potevo pensarci prima…Per fortuna che alcune piante formano degli angoli d’ombra che mi riparano per qualche istante….



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