Gli altopiani e i deserti con lama nuvole e miti

SALTA e Nord Ovest Argentino Deserto di Atacama Altopiano boliviano UYUNI POTOSI’ SUCRE Parco SAJAMA LA PAZ Penisola VALDES Pampas BUENOS AIRES 19 ottobre – 16 novembre 2003 Testo e foto: Gloria Bava ….de norte a sur,………. desde el salar ardiente y mineral, al bosque austral,………….. Le parole di questa vecchia ma sempre...
Scritto da: gloria-bava
gli altopiani e i deserti con lama nuvole e miti
Partenza il: 19/10/2003
Ritorno il: 16/11/2003
Viaggiatori: fino a 6

SALTA e Nord Ovest Argentino Deserto di Atacama Altopiano boliviano UYUNI POTOSI’ SUCRE Parco SAJAMA LA PAZ Penisola VALDES Pampas BUENOS AIRES 19 ottobre – 16 novembre 2003 Testo e foto: Gloria Bava …De norte a sur,….

desde el salar ardiente y mineral, al bosque austral,…..

Le parole di questa vecchia ma sempre attuale canzone sono un poco la sintesi di un viaggio lungo, faticoso e bellissimo che ha avuto al centro i meravigliosi paesaggi dell’altipiano andino. Viaggio coinvolgente non solo per l’ambiente splendido, ma anche per gli aspetti umani e sociali che paesi come Argentina, Cile e Bolivia propongono a chiunque viaggi con il desiderio di sapere e capire.

Itinerario rimasto in forse fino all’ultimo per i gravissimi fatti avvenuti in Bolivia dove la popolazione si è sollevata contro la decisione di esportare, attraverso i porti cileni, ingenti quantità di gas naturale verso gli Usa ed il Messico senza che tale prodotto potesse essere utilizzato nel paese. La repressione è stata violenta con un centinaio di vittime in circa due mesi, alla fine il presidente Lozana, proprietario di grandi miniere, è stato costretto a fuggire negli Usa ed è stato sostituito dal suo vice Mesa una personalità indipendente che ha avuto la fiducia della popolazione cui ha promesso un referendum da tenersi entro dicembre sulla questione del gas e sulla riforma istituzionale.

Dopo un buon volo di quattordici ore atterriamo a Buenos Aires e subito partiamo con un pulmino alla volta dell’aeroporto nazionale che dista circa quaranta km da quello internazionale. Essendo l’ora di punta del lunedì mattina l’autista ritiene di non prendere l’autostrada tangenziale, ma di attraversare la città: abbiamo così la possibilità di passare dai quartieri periferici a quelli eleganti del centro tagliati da amplissimi viali, fino ad arrivare all’obelisco sull’Avenida 9 Julio .

L’aeroparque Newbery si affaccia sull’immenso estuario del Mar de Plata le cui acque limacciose si mescolano con quelle più limpide dell’oceano, è un posto affascinante, fosse anche solo per il nome con l’eco di ricordi che si porta dietro.

Da questo aeroporto modernissimo ripartiamo alla volta di Salta, la capitale della provincia di Jujuy nel nord ovest argentino.

Sorvoliamo la pianura poi la Sierra di Cordoba e le montagne di Salta.

Salta è una città dinamica, piena di commerci, ha un centro storico non grande ma elegante, con belle chiese barocche, palazzi, ‘castillo’ la casa del fondatore della città, giardini e porticati. L’atmosfera è molto europea, pare di essere in una città della Spagna centrale, solo le fisionomie ci ricordano la forte componente india della popolazione.

All’ora di cena impatto con la ‘parrilla’: sarà la prima di una lunga serie! Primo giorno di vero viaggio: andremo a San Antonio de los Cobres seguendo il tragitto che percorre il famoso ‘treno delle Nuvole’. In questo periodo viaggia solo il sabato e non tutti i sabati pertanto noi faremo il viaggio in auto attraverso la quebrada del Toro salendo per la prima volta sull’altipiano ed ammirando dal basso, e forse meglio che non dal treno, gli spettacolari viadotti. Questa linea ferroviaria fu il progetto ambizioso di unire la parte nord occidentale dell’Argentina con i porti cileni e, come tante cose in Sudamerica, è rimasta incompiuta.

Qualche decina di km dopo Salta si apre la grande quebrada percorsa dal fiume Toro che ora, in stagione di secca, è un modesto corso d’acqua, ma gonfiato dalle piogge s’ingrossa e sale di parecchi metri trasportando un’enorme massa di detriti e modificando ad ogni stagione il paesaggio.

La strada segue il tortuoso andamento della valle che si apre sempre più, le montagne assumono colorazioni variopinte, la vegetazione si riduce a qualche cactus e a cespugli di erba ispida, rarissime case negli angoli più riparati, qualche piccola chiesa in adobe bianco o giallo con all’interno madonne e santi con abiti e parrucche del Settecento dipinti su fondi molto cupi: è il cosiddetto stile ‘cuzqueno’. Da qui in poi saremo costantemente a contatto con popolazioni che hanno sovrapposto il credo cattolico alle loro originali forme religiose dando origine ad una mescolanza di riti e credenze. Molto fervore raccoglie la Pachamama, la divina Madre Terra, alla quale si fanno continuamente offerte ed ad essa sono dedicati moltissimi altarini lungo le strade.

Alti sulle alture si notano i piccoli cimiteri dei pueblos. Sono posti così in alto per diversi motivi: la maggiore vicinanza del Cielo, altro elemento importante delle credenze ancestrali, la necessità di non sotrarre terreni fertili alla coltivazione, il fare in modo che la materia organica in disfacimento non contamini le acque.

Si arriva su un tavolato a circa quattromila metri coperto di cespugli d’erba gialla: è la ‘puna’ cioè la pianura d’altura.

Appaiono i grandi viadotti in ferro che permettono al ‘treno delle nuvole’ di insinuarsi in gole profonde e di acquistare altezza. Il più famoso, anche se non il più alto, è quello detto ‘La Polverilla’: in curva è molto spettacolare, ben visibile e fotografabile. Si trova poco oltre a San Antonio de los Cobres che è una cittadina di circa trentamila abitanti spersa sull’altipiano, data la sua posizione vicino al confine cileno e boliviano è sede di un’importante postazione dell’esercito ed è dotata di una grande antenna parabolica per trasmissioni televisive. Il suo nome è originato da quello di una popolazione, los Cobres appunto, deportata in questa zona dagli Incas che, dopo la vittoria su popolazioni limitrofe, le spostavano nelle più remote zone di confine; ottenendo così il duplice obiettivo di sradicarle dal loro territorio impedendo che popoli vicini e sconfitti potessero coalizzarsi contro di loro.

Per vincere i problemi dell’altura il nostro autista ci insegna a masticare foglie di coca: per me subito l’effetto è buono avendomi fatto sparire un fastidioso mal di testa, ma dopo poco il mal di capo è tornato con in più un gran senso di nausea. Non so se ciò fosse dovuto alla coca o se proprio era la mia testa ad avere dei problemi, fatto sta che non ho più ripetuto l’esperimento, tenendomi i disagi del mal d’altura che è stato un compagno assiduo e poco gradevole per tutto il viaggio sull’altipiano.



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