Cracovia, un gioiello nel cuore dell’Europa

Un viaggio tra storia e cultura
 
Partenza il: 06/05/2011
Ritorno il: 09/05/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Bella, bellissima Cracovia, uno dei posti più affascinanti che abbia mai visto. Ha tutto: verde, viva, gioiosa, abitata soprattutto da giovani con voglia di divertirsi. E’ una città storica, il vero centro culturale e storico della Polonia come ci siamo accorti visitando il castello e la cattedrale del Wawel, ma anche piena di locali dove divertirsi, con le piazze piene di gente giovane e l’impressione gradevole di essere in un posto tranquillo e sicuro. E fuori città ci sono due località che in modo chiaramente diverso sono imperdibili: la terrificante Auschwitz dove però una visita è d’obbligo e le incredibili miniere di sale di Wieliczka. La bellezza di questa città è anche dovuta al fatto che nei secoli passati è stata invasa e spartita dai vari eserciti innumerevoli volte, ma mai distrutta (come invece è successo a Varsavia). Qui batte il cuore della Polonia. Qui sulla collina del Wawel i polacchi vengono a rendere omaggio alla nazione, perché anche dopo che la capitale fu spostata a Varsavia nel 1596, i re, i poeti e gli eroi nazionali hanno continuato ad essere seppelliti qui. Il planty è un spazio verde costruito sulle mura e sui fossati che circondavano la città vecchia, lungo 4 km racchiude praticamente tutte le cose da vedere in città perché arriva fino al castello. E’ stato bellissimo venire appena una settimana dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II a Roma. Tutto qui parla di lui, la sua presenza, le sue foto sono ovunque.

Venerdi 6 maggio

Partiamo con Ryanair da Orio alle 10,45; il volo parte alle 11 per uno sciopero ma va bene, dopo 1 ora e 50 minuti atterriamo all’aeroporto di Balice intitolato a Giovanni Paolo II. Ci sono due opzioni per andare in città: bus o treno; optiamo per quest’ultimo. La stazione (ma è praticamente una pensilina di tram) è distante 200 metri dall’aeroporto; c’è anche una navetta che parte poco prima dell’arrivo del treno (e da quest’ultimo poi porta in aeroporto quelli che partono): la frequenza è di 30 minuti, sul treno arriva subito la bigliettaia e con 10PLN e 20 minuti di viaggio si arriva alla stazione centrale Krakow Glowny. La posizione è comodissima, ai margini della città vecchia, verso la porta dove si trova Barbacane, un bastione difensivo circolare del XV secolo. Andiamo a piedi in hotel (e questa strada la faremo infinite volte nei prossimi giorni). Pokoje Goscinne Isabel è più che altro una pensioncina, diciamo una casa adattata ad hotel, in cui la reception è una stanzetta dove si trova qualcuno solo quando arrivano o partono ospiti. Ci hanno dato le chiavi anche del portone e non li abbiamo più visti per 4 giorni. Non ci hanno rifatto la stanza ne cambiato gli asciugamani e il letto era un po’ scassato, ma il tutto costava poco (l’equivalente di 25-30 € a notte a testa) e la posizione fantastica: a 50 metri dalla piazza del mercato, una favola. Il tempo di lasciare gli zaini in camera e siamo nel cuore della città.

La piazza del mercato Rynak Glowny la più grande piazza medioevale d’Europa, lunga 200 metri per lato, quadrata, elegante piena di bar con i tavolini all’aperto (visto anche coperte per i clienti), vero punto di incontro dei ragazzi e dei turisti di Cracovia, divisa in due dal lungo edificio rinascimentale del 13 secolo il mercato dei tessuti (Sukiennica), all’interno del quale per tutta la sua lunghezza, tante piccole bancarelle vendono oggetti turistici, ambra, mentre sulle pareti gli stemmi delle corporazioni e delle città polacche abbelliscono l’insieme. Al primo piano è ospitato il museo della pittura polacca. La chiesa di Santa Maria caratterizza un angolo della piazza: è formata da due torri, quella più bassa è sormontata da una cupola rinascimentale, quella più alta ha guglie e torrette. Da qui risuonano ogni ora le note della tromba in sequenza dai quattro lati della torre; la breve melodia si interrompe improvvisamente in memoria della sentinella che nel 1241 dette l’allarme all’invasione dei tatari ma fu trafitto da una freccia alla gola. Il trombettiere apre la finestra, suona, e poi a volte saluta i turisti che dalla piazza col naso all’insù lo aspettano (anche noi). Rimandiamo la visita della chiesa a domani, ora abbiamo fretta di arrivare al Wawel perché la Cattedrale chiude alle 16.

Scendiamo dal planty dove incontriamo subito una mostra fotografica su Giovanni Paolo II e arriviamo al wawel, la collina del castello. Prendiamo la rampa che sale e acquistiamo il biglietto per la cattedrale; è veramente singolare perché l’interno non è un grande spazio ma tante piccole e medie cappelle gotiche, rinascimentali e barocche piene di sculture; la più bella ci è sembrata la cappella di Sigismondo e quella di San Stanislao, con un baldacchino barocco. Saliamo sulla torre per vedere e toccare la campana Zygmunt, così grande che per azionarla ci vogliono otto uomini. Da li passiamo nella cripta con le tombe reali dove sono conservati i resti di re e eroi polacchi. Quando usciamo dalla cattedrale ce ne stiamo all’esterno del castello cercando la statua del drago vecchia leggenda della città. Ai piedi del castello la vistola traccia una curva attorniata da prati ben tenuti, un lungofiume con pista ciclabile e anche qui in una piazzetta vediamo sculture e foto di Karol, dall’altra parte del fiume si vede il manggha, centro di arte giapponese. Ce ne andiamo a Kazimierz il vecchio quartiere ebraico, dove vediamo dall’esterno la sinagoga e entriamo a visitare le chiese cristiane del corpus domini, di Santa Caterina chiesa barocca con l’interno molto luminoso, e la chiesa dei padri paolini sulla roccia importante per la storia perché qui fu ucciso il vescovo Stanislao divenuto il santo protettore della Polonia. Attraversiamo la Vistola; da questa parte nel 1941 i tedeschi crearono un nuovo ghetto in cui confinarono tutta la popolazione ebraica spostandola da Kazimierz, ma altro non era che una stazione di transito prima della deportazione finale nei campi della morte. In plac Bohaterow getta ci sono decine di sedie vuote, che stanno a simboleggiare il ghetto dopo la “liquidazione”. All’angolo della piazza si trova la farmacia sotto l’aquila, la farmacia del ghetto in cui il proprietario non ebreo rischiò la vita per più di due anni fornendo assistenza alla popolazione che veniva massacrata sotto i suoi occhi. La farmacia era chiusa, oggi ospita un piccolo museo che racconta la vita nel ghetto in quegli anni terribili. Vedere questi posti e ricordare il film di Spielberg fa venire i brividi. Per arrivare alla fabbrica di Oskar Shindler attraversiamo un ponte sotto la ferrovia dove incontriamo brutte facce (unico momento poco piacevole in 4 giorni ma non è successo niente); L’interesse di arrivare li è era più forte. Il portone è proprio come era nel film di Spielberg una storia veramente incredibile e drammatica in cui più di mille ebrei furono salvati da morte sicura. Ritorniamo in centro camminando per più di due km e dopo una breve sosta in hotel andiamo a mangiare nel bellissimo centro commerciale a nord della città vecchia e tiriamo tardi in piazza del mercato.

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