Corsica on the Road

Un piccolo viaggio avventura On the Road tra amici, lungo le coste e le montagne della Corsica
Scritto da: vingar
corsica on the road
Partenza il: 10/08/2017
Ritorno il: 17/08/2017
Viaggiatori: 3
Spesa: 1000 €

Preparazione al viaggio

Milano, Roma, Salerno. Le tre città da cui pianificavamo il viaggio, tre amici, tre idee, una destinazione. La Corsica, terra selvaggia, mare e montagna. Estate, già arrivata nel mese di giugno, afa, calore torrido, aria irrespirabile lungo le strade della città meneghina. E la sera, al fresco del ventilatore, con Skype sul tablet e continue ricerche su Google dal computer, tutti e tre pianificavamo il viaggio.

Porto di partenza? Porto d’arrivo? Decidemmo, per comodità, la partenza da Livorno (io sarei tornato qualche giorno prima a casa, ad Avellino. Caricata la valigia, recuperato Alfonso, in discesa da Roma, avremmo preso la strada per Roma e poi per Livorno). Arrivo in Corsica a Bastia. Angelo ci avrebbe raggiunto qualche giorno dopo, le ferie, per lui, erano cosa dura.

Nessun programma definito, solo una traccia: seguire la strada costiera, in senso antiorario. Partenza e arrivo a Bastia. Cosa fare e vedere di preciso, sarebbe venuto fuori strada facendo, tra internet e consigli delle persone incontrate lungo la strada. E così facemmo. Prenotato il traghetto, scelta la macchina. Prima notte organizzata, subito fuori Bastia. Air B&B di supporto. Bisognava solo incamminarsi.

Avellino-Bastia

Valigia pronta, dopo il ritorno a casa da Milano. Tutto in ordine, auto scelta, benzina fatta. L’Auto-Sole deserta. Motore rombante, colazione in Autogrill. L’asfalto rovente scorreva sotto le ruote. Un viaggio tranquillo, stranamente. Qualche leggero rallentamento, prima del porto, ma nulla di particolarmente preoccupate. Arrivati in anticpo, abbiamo atteso l’imbarco per un “meraviglioso” Corsica Ferries. Viaggio lento, come dovrebbe essere, tranquillo con merenda a sacco (meglio non consumare prodotti dal traghetto, hanno prezzi folli!).

Arrivo a Bastia

Giunti a Bastia, sbarcati con calma, abbiamo puntato il navigatore verso la casa che ci avrebbe ospitati. Situata nella parte alta, quasi fuori città, abbiamo trovato ristoro in una piccola casa di campagna. Panorama mozzafiato, padrone di casa un po’ strano ma gentile, ed un meraviglioso setter a farci compagnia. Con il sole all’orizzonte, il mare blu, i fari e un profumo di macchia mediterranea ci siamo preparati all’assalto serale in città: cosa vedere? Poco e nulla. Cosa fare? Sicuramente cenare qualcosa di tipico. Su consiglio del nostro ospite abbiamo cenato in una piazzetta, pochi passi fuori dalla Cittadella (il centro storico), un piatto di salumi e qualche altro assaggi, con un “pietra” a farci compagnia – la birra locale. Spesa contenuta, cena piacevole, ma senza particolari picchi di bontà. Oltre ad aver passeggiato nel centro, abbiamo fatto tappa sul lungo mare, e nel porto turistico. Carino, tutto molto carino, vita non c’è male, ma niente di invitante a tirare serata fino a tardi. Siamo tornati a casa, sonno ristoratore e poi l’indomani, sotto il sole cocente, viaggio sul Sentiero dei Doganieri.

Sentiero dei Doganieri

Raggiungere il sentiero dei doganieri non è impresa ardua. Basta mettersi in macchina, dopo aver preparato dei panini – cibo, must be! – e aver fatto carico d’acqua. Una colazione zuccherata per affrontare poi la camminata sotto il sole, e via. Armati di berretto – obbligatorio per non svenire -, acqua e cibo. Zaino con tendalino, oggetti da mare, ma anche cose da trekking, ci siamo avviati lungo le tortuose strade della Corsica. Raggiunto il nord, precisamente il paesino di Macinaggio, carino e turistico, abbiamo abbandonato l’auto per avviarci lungo il sentiero. Caldo ancora sopportabile, di buon mattino. Scarpe da hiking ai piedi, cappello ben in testa, abbiamo seguito la lingua sabbiosa per addentrarci nella sterpaglia mediterranea. Il progetto era quello di seguire quanto più sentiero possibile, per mezza giornata. Raggiunta una certa distanza, quindi, valutare se proseguire o ritornare sulla strada già percorsa. Programmi disattesi. Complice il caldo torrido ed il mare troppo bello. Il cammino è molto suggestivo, noi soli, senza turisti a frotte a disturbare la quiete della natura ed il vento, profumato di salsedine. Scorci di una meraviglia incredibile, l’azzurro brillante del mare, il verde con una saturazione a palla dei cespugli, il rosso della terra, il giallo del sole. Un arcobaleno di colori suggestivo da impazzire.

Lungo il cammino abbiamo più volte pensato di tuffarci, ma tante spiagge erano disseminate di cacca di mucca. Ma tantissima. Mosche, puzza, vacche. Meglio andare alla prossima. Ad un tratto, scorgendo tra le rocce un passaggio verso il mare, ci siamo decisi a seguire questa strada poco battuta. Il sentierino, infine, ci ha condotti ad una spiaggetta isolata, silenziosa e ventilata. Un po’ d’ombra a darci conforto, il mare bellissimo. Tuffati, nuotato, riposato. Solo una famigliola francese, accanto a noi, ogni tanto parlottava. Il sonno l’ha fatta da padrone, e noi siamo “svenuti” con Morfeo. Al risveglio, visto il non tardo tramonto del sole, abbiamo ripercorso la strada fatta, sostando ad un baracchino sulla spiaggia molto carino. Acqua, gelato e via all’auto. Ritorno a Bastia, carichi di immagini bellissime: tanto blu, torri diroccate sul mare, isolette con piccole costruzioni, barchette ondeggianti, vacche, colori fluo – ma Dio, o chi per lui, aveva Photoshop?

Ritorno a Bastia. Doccia. Cena. Stavolta nella cittadella. Anatra, moscato e pere. Una cosa meravigliosa, in un piccolo ristorantino panoramico: Chez Vincent. Un vino leggero ad accompagnare il tutto e poi passeggiata serale al porto turistico. Musica dal vivo, ma senza orari tardi, l’indomani saremmo ripartiti.

San Fiorenzo (Patrimonio)

La seconda tappa con sosta è San Fiorenzo. Abbiamo scelto di soggiornare, però, più in entroterra. La casa, con un ospite meraviglioso, è stata a Patrimonio. Luca, il nostro estroso padrone di casa, incontrato grazie ad Air B&B, ci ha accolti subito ridendo. Prima di raggiungere la nostra nuova dimora, però, ci siamo avviati lungo strade e sentieri tortuosi verso “Il Dito”. Qui abbiamo raggiunto Mulino Mattei. Una vecchia struttura posta su un colle che domina il mare. Panorama bellissimo, li. Cielo terso, caldo torrido ancora, ma una giornata da dedicare alle foto e alla strada. Pochi turisti, pochi bambini, ma tanta quiete. Di li a poco si sarebbe fatta ora di pranzo, quindi tappa a Port de Centuri. Paesino di pescatori, con un po’ di traffico in ingresso. Ma un pranzo da leccarsi i baffi. A tavola, circondati da aragoste, abbiamo pranzato con un delizioso piatto di pasta agli scampi. Vino bianco freddo. E via, caffè espresso. Conosciute due viaggiatrici, on the road anche loro, scoprendo quale itinerario avrebbero percorso loro, abbiamo capito di aver fatto la scelta giusta: tappe simili, ma noi avevamo pensato di includere l’entroterra che altri, invece, avrebbero saltato.



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