Berlino a colori

Illuminata da una luce speciale!
Scritto da: chia85
berlino a colori
Partenza il: 18/10/2010
Ritorno il: 21/10/2010
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

Un trio di “turiste per caso” incontra una città coloratissima anche sotto il grigio della pioggia autunnale. Dopo esserci rinfrancate dal viaggio notturno assaggiando un curry wurst, la tipica specialità berlinese che solletica l’appetito anche alle 9 del mattino, ci dirigiamo verso il quartiere centrale della città: unter den Linden. La prima tappa della nostra avventura è un luogo simbolo della città: la Porta di Brandeburgo. L’impressione è che questo monumento neoclassico sia piccolo, ma solo perché ci facciamo condizionare dal ricordo degli enormi archi parigini. La porta d’ingresso della città riecheggia i fasti dell’accesso all’Acropoli ateniese, ma fu soprattutto la testimone di eventi storici epocali come la nascita del Secondo Reich. Oltre la porta, verso la città, si apre una deliziosa piazza, è Pariser Platz, sede delle ambasciate francese e americana, della Dresdner Bank e dell’Accademia delle Belle Arti. Percorrendo Ebertstrasse arriviamo al Memoriale dell’Olocausto, un monumento inaugurato nel 2005 dedicato al ricordo del genocidio degli ebrei ad opera dei nazisti. Una distesa di 2711 pilastri in calcestruzzo grigio anima la piazza. C’è chi cammina tra i blocchi grigi come noi, c’è chi si rincorre tra urla e schiamazzi come i bambini, c’è chi saltella da una cima all’altra come i ragazzini: questo è un luogo di memoria ma anche di vita e speranza. Proseguendo arriviamo a Postdamer Platz, una piccola New York nel centro di Berlino, con tanto di copia del Rockefeller Center. La piazza,negli anni Venti centro della vita cittadina, fu ridotta un cumulo di macerie dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, con la ricostruzione divenne sede dei più moderni grattacieli di tutta Berlino. Ne sono un esempio il centro Beiseheim in vetro e acciaio, il Sony Center esteso per 4013 metri quadrati con al centro una piazza coperta da un tetto a tenda e il Daimler Chrysler Quartier complesso di 19 palazzi, disegnato tra gli altri da Renzo Piano. In questa piazza non mancano però gli elementi storici: dal pezzo di muro alla replica del primo semaforo automatico della città, fino alla Kaisersaal, la sala da pranzo del Grand Hotel Esplanade amata dal Kaiser Guglielmo e trasferita nel Sony center nel dopoguerra. Passeggiando incontriamo una mostra all’aperto che racconta la storia del sito, sede delle istituzioni chiave della repressione e del terrore nazista: la Gestapo, le SS e l’ufficio principale della sicurezza del Reich. La mostra Topographie des Terrors, si sviluppa lungo il margine inferiore di un frammento di muro, e propone fotografie e racconti dal 1933 al 1945. Poco oltre ci troviamo all’incrocio con Friedrichstrasse: una gigantografia raffigurante un soldato americano ci accoglie, siamo arrivate al Checkpoint Charlie. Si tratta di uno dei rari punti di passaggio che dal 1961 al 1989 misero in contatto la Berlino Est e la Berlino Ovest. Questo luogo fu teatro di ingegnosi piani di fuga dall’Est all’Ovest: uomini in valigia, nascondigli segreti ricavati nei bagagliai delle auto, ma anche sparatorie e momenti di tensione tra le forze armate nemiche. Dei cancelli e del filo spinato più nessuna traccia, a ricordare il passato solo la ricostruzione della cabina di controllo con davanti i sacchi di sabbia e il cartellone che indica il passaggio dal settore americano a quello sovietico. C’è anche il museo, Haus am Checkpoint Charlie allestito nella torre di controllo, ricco di testimonianze della guerra fredda e della storia del muro. Ci muoviamo con la metropolitana verso Alexanderplatz. La piazza è viva, affollata, si muovono frenetiche frotte di turisti, che si arrestano a osservare le performance acrobatiche degli artisti di strada che improvvisano divertenti coreografie break dance. Tutt’intorno a noi insegne luminose, café, carry wurst ambulanti, grandi magazzini, l’impressione è di essere in un grande centro commerciale all’aperto. Appena oltre gli edifici che chiudono la piazza, si apre il vertiginoso spettacolo offerto dalla Torre della Televisione (Fernsehturm) alta 345 metri, davanti ad essa si apre il Marx & Engels Forum, una vasta pizza confinante con il fiume Spree su cui si affacciano il Municipio Rosso, la Cappella del Santo Spirito, la fontana di Nettuno e le statue di Marx e Engels. Il mix di nuovo, la torre della Tv, antico, la cappella gotica e il verde degli alberi tutt’intorno rendono la piazza uno spettacolo da non perdere. Percorrendo il lungofiume rimaniamo affascinate dalle imponenti architetture che vi si affacciano, e senza rendercene conto ci ritroviamo in un delizioso quartierino frutto di una ricostruzione risalente agli anni ’80, il Nikolaiviertel. Le case color pastello sono in cemento ma sembrano rivestite di zucchero glassato. L’intento ricostruttivo fu quello di creare un villaggio medievale, ciò è evidente per via della presenza di abitazioni di piccole proporzioni con tetti a spiovente e dalla presenza di stretti vicoli oggi pullulanti di turisti in cerca di caratteristici ristoranti o café. Decidiamo di ritornarci la sera proprio per cena, ma non troviamo posto nel locale consigliato dalla guida, Zum Nussbaum, trattoria storica che riproduce un’antica taverna del XVI secolo e serve cucina berlinese tradizionale, ripieghiamo allora su Kartoffel Haus n°1 che ci convince anche solo per il nome. E in effetti il locale è suggestivo, imita l’interno di una antica casa tedesca, carino è anche il menu scritto sull’etichetta delle bottiglia, per non parlare della birra. Al centro del quartiere c’è una chiesa che nel pomeriggio visitiamo, la Nikolaikirche, è in gran parte ricostruita ed è stata trasformata in un museo, la visita è molto interessante. Prima di cena al sole del tramonto ci rilassiamo sedute sui muretti del Lustgarten, una spianata verde tra la Berliner Kirche, il duomo cittadino dalle cupole dorate, e l’Altes Museum di Schinkel con il suo interminabile colonnato. Il giorno successivo il pallido sole è solo un ricordo, al suo posto vento gelido e pioggerellina autunnale ci accompagnano nell’interminabile attesa per la salita sul Reichstag: il parlamento tedesco, simbolo dell’unità nazionale. Le tre ore di coda al freddo e la chiusura della cupola vetrata, capolavoro dell’architetto Norman Foster, a causa delle “pulizie di stagione” non ci predispongono al meglio alla visita del maestoso monumento, ad ogni modo la veduta panoramica offerta dalla terrazza principale costituisce una bella (e gratuita) occasione per vedere Berlino dall’alto. Se si è alla ricerca di un luogo caldo e asciutto dove trascorrere alcune piacevoli ore a Berlino c’è l’imbarazzo della scelta, i musei sono numerosissimi e i prezzi accessibili a tutte le tasche. Noi scegliamo il Pergamumuseum, segnalato nella top ten della carta musei e quindi impedibile. Il pezzo forte del museo (e chiamarlo pezzo è un po’ ridicolo dato che è di dimensioni monumentali) è l’Altare di Pergamo proveniente dall’Acropoli dell’omonima antica città dell’Asia minore e qui trasportato dopo lunghe negoziazioni dall’archeologo tedesco Carl Humann. Il museo ospita anche altre interessanti opere architettoniche, sorprendentemente ricostruite al suo interno, ce n’è proprio di tutti i colori: la bianca porta del mercato di Mileto, la porta di Ishtar di Babilonia e la via processionale che conduceva ad essa, con i suoi stupendi mattoni smaltati blu e le decorazioni animali policrome; imperdibile è anche la stanza rossa proveniente dalla città siriana di Aleppo con le sue miniature delle vicende cristologiche e i frammenti della facciata del palazzo giordano Mshatta. Anche il museo ebraico (Judisches Museum) merita una visita: progettato dall’architetto ebreo-polacco Daniel Libeskind, si sviluppa su tre livelli inseriti in una bizzarra struttura architettonica che ripropone la geometria di una stella di David decomposta, con pareti di lamine d’acciaio e finestre sottili. Al piano interrato si aprono tre vie, l’asse dell’Olocausto, quello dell’Esilio e quello della Continuità, l’ambiente è freddo e non è un caso, è un museo che vuole suggestionare, vuole suscitare emozioni. Al termine dell’asse dell’Olocausto un custode ci fa entrare in una gelida stanza altissima stanza buia, tutti sono in silenzio, solo un sottile raggio di luce fredda proviene da una fessura verticale aperta in uno spigolo delle alte pareti. L’asse dell’Esilio termina con un giardino all’aperto dove rigogliosi ulivi crescono ingabbiati in alti pilastri di cemento. L’asse della Continuità conduce invece ai piani superiori dove stanze vuote con installazioni suggestive lasciano poi spazio a strumenti interattivi e didattici che consentono di approfondire la storia ebraica. La Neue National Galerie concepita secondo moderni criteri architettonici da Mies van der Rohe propone al piano principale una mostra temporanea e nell’interrato una stupenda raccolta di opere d’arte contemporanea immerse in un ambiente reso luminosissimo dalle pareti vetrate, c’è una buona rappresentanza di opere della Brucke, c’è Otto Dix con le sue pungenti opere , c’è una stupenda veranda di sculture su cui si aprono infinite vetrate e una stanza che ci lascia senza parole: le pareti colorate sono rivestite da quadri, tutti ritratti, sembra di essere entrati nel salotto di un ricco collezionista novecentesco. Dall’arte contemporanea all’arte moderna: la Gemaldegalerie accoglie, sempre in una sede museale luminosissima, opere rinascimentali italiane e straniere. Sembrano le sale della Pinacoteca di Brera ripulite dalla polvere napoleonica. Lascia stupiti la grandiosa sala centrale, animata dalla bella fontana con parallelepipedi specchianti. Facciamo anche un rapido giro nell’Altes Museum di Schinkel, più per ammirare l’innovativa struttura con rotonda centrale che per le collezioni. L’ultimo museo che visitiamo è l’Alte National Galerie, tre piani progettati da Stuler. Qui l’audio-guida ci aiuta a destreggiarci tra la miriade di artisti tedeschi che trovano adeguata rappresentazione, ci colpiscono Adolph Menzel con i suoi vibranti notturni, Bocklin con L’isola dei morti e un artista della secessione viennese che inserisce dipinti dai colori molto contrastati in lineari cornici dorate. L’East Side Gallery anche se un po’ lontana dal centro merita una visita, è un pezzo di muro lungo poco più di un chilometro che conserva coloratissimi murales, realizzati dopo la caduta del muro, ce n’è di ogni tipo, dall’arcinoto bacio tra Erich Honecker e Leonid Brežnev a messaggi di pace, a dure critiche nei confronti della guerra fredda. La cena a lume di candela a base di spazzle, polpette e birra nella taverna adiacente la casa di Bertold Brecht ci rinfranca dalla lunga giornata (Kellerestrasse 125). La Berlino by night ci regala inoltre uno spettacolo di luci unico: il festival della luce ci mostra i monumenti principali illuminati da giochi di luci e colori senza confronti: una luce rosa rimbalza su e giù lungo l’alto fusto della Torre della Televisione e il Duomo si colora di fiori, si trasforma in una scacchiera e si punteggia di macchie di leopardo. Dedichiamo una mattina alla visita del lontano Charlottenburg, la residenza estiva della moglie dell’elettore Friedrich III. Il palazzo settecentesco è un bell’esempio di architettura barocca che riecheggia i fasti della reggia di Versailles. Non entriamo, optiamo per una passeggiata nel giardino dominato dalla geometria francese nella prima parte e aperto alla trasformazione paesistica oltre il laghetto. Tornando in centro capitiamo nella zona delle due chiese gemelle, il Franzosischer e il Deutscher Dom con al centro la cappella per i concerti, una deliziosa piazza berlinese che merita almeno uno rapido sguardo. Imperdibile è l’imponente l’ascensore che attraversa un acquario cilindrico di 25 metri, si accede da un hotel o da una corte di negozi collocata su Karl Liebknecht strasse, dietro il duomo. L’avventura termina qui ma il desiderio di tornare in questa moderna e avanguardistica capitale europea ci accompagna sulla via del ritorno.



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