Armenia, in tour dal nord al sud

Chiese, monasteri, monti, foreste e laghi
 
Partenza il: 27/07/2019
Ritorno il: 04/08/2019
Viaggiatori: 10
Spesa: 2000 €

L’attuale repubblica di Armenia è un piccolo stato di 29.000 km quadrati, più o meno come il Piemonte e Valle D’Aosta, con tre milioni di abitanti di cui quasi la metà concentrati nella capitale Yerevan. La nazione si considera l’erede della Armenia storica una entità che ha una lunga vita che inizia dalle prime civiltà di 4-5000 anni fa, nel corso di questi lunghi secoli i confini dell’Armenia si sono ingranditi e rimpiccioliti più volte in alcuni casi sono arrivati a toccare i “tre mari” Mediterraneo, Caspio e Nero in altri sono regrediti al solo altopiano dell’Ararat. Nell’anno 301 il cristianesimo è stato proclamato religione di stato (prima nazione cristiana al mondo) nel 451 dopo il concilio di Calcedonia la chiesa armena si proclama indipendente e inizia una sua strada separata dalla chiesa cattolica, nel corso del 1400 tutto la regione del Caucaso viene occupata dai Turchi provenienti da est e integrata nel loro grande impero. Gli armeni rimangono cristiani e iniziano una emigrazione interna che porterà ad avere grandi e ricche comunità nelle principali città Istanbul, Smirne, Antiochia secondo molte stime la popolazione armena al di fuori dei territori tradizionali è pari a quella rimasta nella nazione. Nel 1813 a seguito di una delle tante guerre russo-turche la parte orientale dell’Armenia viene assegnata alla Russia, a partire da questo momento seguirà la storia russa prima l’impero dello Zar, poi la rivoluzione di Lenin la nascita dell’Unione Sovietica e, infine, nel 1991 con la dissoluzione dei Soviet l’indipendenza attuale. L’Armenia occidentale rimasta nell’impero turco subirà nel 1915 la deportazione di tutta la popolazione con conseguenze tragiche di centinaia di migliaia di morti, la successiva guerra greco-turca del 1919-1922 provocherà la fuga di tutti gli armeni abitanti nelle città turche con una diaspora mondiale (soprattutto in Francia e negli Stati Uniti).

27/07/2019 inizia il viaggio aereo abbastanza lungo, tranne sporadici charter non ci sono voli diretti tra Italia e Armenia occorre quindi prevedere uno scalo. Istanbul sarebbe l’hub più vicino e geograficamente più “logico” tra Europa e Yerevan ma i confini tra la Turchia e l’Armenia sono chiusi dal 1994 causa l’appoggio turco all’Azerbaijan durante la guerra per il Nagorno Karabash quindi occorre volare o verso nord su Mosca o Kiev o verso sud su Dubai o Doha, comunque attorno a mezzanotte sbarchiamo in aeroporto non occorrono visti si entra nel paese semplicemente esibendo il passaporto su cui viene messo un timbro all’ingresso e all’uscita. Ci attende il corrispondente dell’agenzia a cui ci siamo affidati, siamo un gruppo di dieci persone e un pulmino nuovo e pulito ci porta in città in circa trenta minuti, siamo all’hotel Silachi ottimo, vicino al centro, stanze ben arredate e attrezzate, wi fi a disposizione. Occorre dire in generale che qualche volta l’atteggiamento verso i turisti non corrisponde a quanto ci si può aspettare, emerge ancora un’anima “sovietica” e “statalistica” che si manifesta con puntigliosità ottuse e stranezze burocratiche.

28/07/2019 ci dirigiamo verso Echmiatsin cittadina a circa 20 chilometri da Yerevan, qui è la sede del Catholicos ovvero il capo della Chiesa Apostolica Armena, il monumento più importante è la cattedrale intestata alla Madre di Dio (Mayr Tachar) e considerata il centro spirituale del paese. La fondazione della chiesa risale al secolo IV ovvero al primo cristianesimo ma varie vicende storiche e distruzioni fanno si che quella che vediamo oggi è una costruzione del 1400/1600 all’interno ci sono in corso delle funzioni e rimaniamo stupiti del numero di sacerdoti impegnati, dalle suggestive cerimonie, dai cori e dalle profumate nuvole di incenso e di candele di cera grezza che accendono i fedeli. Tutto intorno il sito è stato ripulito e modernizzato negli ultimi anni grazie al contributo finanziario delle comunità armene all’estero che sono numerose e stimate in circa sette milioni di persone più di quanti vivono nella Repubblica Armena. Nei dintorni le chiese di Santa Ripsima (Surp Hrisme) e Santa Gaiana (Surp Gayane) anche loro di origine molto antica sorte nei luoghi in cui furono martirizzate le rispettive patrone poco prima della conversione del re Tigrane al cristianesimo, da notare che queste sante sono venerate anche dalla Chiesa Cattolica Romana benché sconosciute in Italia. Sulla via del ritorno verso Yerevan sosta alle rovine di Zvarnots, si tratta di una antica cattedrale intestata a San Gregorio Illuminatore il fondatore della Chiesa Armena e colui che ha convertito il re Tigrane. Secondo la leggenda è in questo luogo che si svolse l’incontro tra il Re e il futuro Santo, nel VI secolo fu costruita la cattedrale ma nel 930 fu completamente distrutta da un terremoto e le rovine furono sepolte, scavi archeologici compiuti nel 1900 portarono alla luce i resti. Si tratta di una delle costruzioni religiose armene più originali, l’interno ha una pianta a croce greca con i bracci della stessa lunghezza mentre l’esterno era un poligono a 32 facce che, in lontananza, doveva apparire come circolare, sembra che la chiesa avesse una struttura su tre piani. Nel pomeriggio nella capitale visitiamo il Museo del Genocidio, costruito dopo l’indipendenza, e il Memoriale costruito precedentemente in epoca sovietica, quest’ultimo è costituito da una grande stele in pietra con ai piedi una fiamma che brucia eternamente in memoria dei caduti, il tutto situato in una posizione estremamente panoramica sulla città. Nel museo del Genocidio, una guerra civile secondo i turchi, sono conservate foto, cimeli e numerose tavole esplicative di quanto successo in Armenia occidentale durante le deportazioni del 1915, chiaramente l’interpretazione è di matrice armena per capire bene i fatti è meglio prima o dopo la visita leggere qualche libro più completo. Una piacevole passeggiata ci porta al famoso mercato del Vernissage un vialone su cui stazionano quattro file di banche e bancarelle, molta gente e animazione molto colore locale ma poche le cose pregevoli. A cena siamo alla Caucaso Tavern ottimo ristorante con vasta scelta sul menù di antipasti, zuppe e carni alla griglia, all’inizio qualche difficoltà con un paio di addetti che parlano solo armeno e russo ma poi arriva una cameriera che conosce un po’ di inglese e tutto prosegue bene i prezzi sono bassi come in tutto il paese un pasto completo di bevande costa 8 – 10 euro. Comunque in generale in Armenia si mangia bene, si trovano tutte le verdure mediterranee (pomodori in primis)



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