Armenia: un Paese ricco di storia, religione, religiosità, spiritualità

Uno spettacolare tour degli antichi monasteri di un Paese ancora da scoprire, immerso in uno scenario affascinante e suggestivo
 
Partenza il: 13/06/2014
Ritorno il: 21/06/2014
Viaggiatori: 15
Spesa: 2000 €

Prima di partire, vivere e poi raccontare il mio viaggio, mi sono informata sull’Armenia: ho letto, ho fatto ricerche sul web e devo dire che quello che ho visto personalmente, rispetto alle ricerche pregresse, è stato al di sopra delle mie aspettative. Un gruppo ben organizzato ed una guida 100 e lode. Un viaggio al quale ho partecipato senza mio marito, che – sotto sotto – si è pentito di non essere stato presente.

Per me è stato un godimento.

Fa un po’ impressione pensare che via terra in Armenia si può entrare solo dal nord, attraverso la Georgia, o da sud, attraverso l’Iran. I confini sono chiusi a est con l’Azerbaijan, nemico per via della questione del Karabakh, territorio popolato da Armeni ma completamente circondato da territori Azeri e con i quali sono in ‘tregua’e a ovest con la Turchia (confini chiusi nel 1993) con il suo nemico endemico. Un piccolo paese, grande come la Lombardia, senza sbocco al mare, un’economia arretrata e isolata geograficamente da una situazione politica molto complicata, anche se l’attuale stabilità ha permesso lo sviluppo di un’economia in crescita e di un’industria turistica in espansione. La ricchezza del suo patrimonio culturale, storico ed artistico in un territorio maestoso fatto di spettacolari montagne, valli, canyon e foreste attraggono ormai ogni anno milioni di turisti, e quanti italiani c’erano!

L’Armenia è stato il primo paese ad adottare ufficialmente il Cristianesimo nel 301 a.C. La Chiesa armena è pertanto la più antica chiesa cristiana ed è chiamata “Chiesa Apostolica Armena”.

Non mi interessa se oggi è venerdì 13 giugno 2014, non sono superstiziosa. Averne di queste date se si può partire per un viaggio che si preannuncia affascinante: è un bel giorno. Mi spiace solo che Silvano non abbia voluto venire, per paura di stancarsi troppo in un percorso piuttosto impegnativo, secondo quanto indicato da Metamondo, l’agenzia di Venezia che ha organizzato il viaggio.

Sarebbe stato bello condividere tutto quello che ho visto. Parto dunque da Venezia e raggiungo il gruppo a Vienna (partito da Milano) e dopo due ore di attesa allo scalo, raggiungiamo la capitale dell’Armenia Yerevan a un’ora indecente: le 4 e mezza del mattino (ma ci sono due ore in più di fuso orario), ma sembra che in aeroporto ci siano tutti i turisti del mondo e dato che siamo partiti con un’ora di ritardo, quando usciamo si sta facendo giorno ed ecco lo spettacolo: il monte Ararat con la neve sulla cima, illuminato dal sole: una visione! Sistemazione nell’Hotel Ani Plaza: io ho una piccola camera, ma quando apro le tende ho uno spettacolo: la luna piena e l’Ararat!!!

Mi sistemo e dormo un’ora e mezza. Alle 9.30 faccio colazione. Comincio con le ciliegie, le more di gelso bianche e nere e il classico pane tostato con burro e marmellata, succo e tè. Non sono di quelli che mangiano salato: sono un classico! Poi esco e con una cartina raggiungo la Piazza della Repubblica con viali alberati, poco traffico, bar ristoranti all’aperto: bell’impatto! La Piazza è circondata dagli edifici più belli della città, in particolare quelli che ospitano l’Armenia Marriott Hotel, la Galleria d’Arte nazionale e il Museo Statale di Storia Armena, dove lo stile staliniano incontra l’architettura armena in una vasta costruzione color giallo e crema affacciata su alcune imponenti fontane.

Poi alle 12 con guida e bus facciamo il giro della città orientata a dare una introduzione alla storia e alla cultura armena. È una città a 1000 metri, il caldo è secco, si sta bene. Molti parchi e giardini, bei palazzi – soprattutto uffici pubblici – di tufo rosa. 70 anni di Urss hanno lasciato una impronta indelebile, ma molto è stato fatto ed oggi la capitale si presenta come una città europea. Visitiamo il Parco della Vittoria nella commemorazione dell’Armenia Sovietica per la partecipazione alla seconda guerra mondiale. Il parco è una distesa verde occupata prevalentemente da un bosco e nel parco sono ospitati un lago artificiale, la statua di madre Armenia (Mayr Hayastan) con il museo, un pittoresco luna park con una ruota panoramica, alcuni caffè e vari tavoli da biliardo all’aperto. La statua di Madre Armenia ha sostituito una statua di Stalin rimossa senza preavviso in una notte del 1967. La gigantesca statua di Madre Armenia, collocata su un alto podio, domina la città dall’alto di una piazza in stile tipicamente sovietico, con tanto di carri armati e jet posti su piedistalli all’estremità orientale del Parco. Dalla sommità si gode una vista estesissima su tutta la città e sull’Ararat.

Una fermata alla Cascade, costruita in marmo bianco, ma ci devo tornare perché è possibile salire sino alla parte più alta della costruzione osservando dall’alto il centro della città e godere delle opere esposte. Iniziò ad essere costruita nel 1970, ma quando cadde il Comunismo, tutto, dall’economia alla costruzione di questo monumento, cessò e le decine di fontane di “Cascade” smisero di funzionare. Nel 2000, Gerard Cafesjian, armeno/americano collezionista d’arte, ha contribuito economicamente per terminare l’opera e ha inoltre donato la scultura di un gatto nero dell’artista Botero.

Pranzo all’Ararat Hall, ristorante centrale con cucina tradizionale armena, bella preparazione e tutto saporito e perfetto. Anche il cuoco ci ha dato il benvenuto. È questo uno dei migliori ristoranti dove abbiamo mangiato, ma non so perché sono quasi tutti ubicati nel seminterrato.

Siamo andati quindi nella Cattedrale di S. Gregorio l’Illuminatore, la più grande chiesa Armena del mondo, la cui consacrazione nel 2001, ha coinciso con la celebrazione del 1700° anniversario dalla fondazione della Chiesa Armena e l’adozione del cristianesimo come religione di stato in Armenia. La Cattedrale è un complesso costituito da tre chiese con 1700 posti a sedere Nell’anno 2000, l’allora Papa Giovanni Paolo II consegnò al Catholicos Karekin II, Vescovo della Pastorale di Yerevan, la reliquia di San Gregorio, fino ad allora custodita a Napoli. La chiesa moderna è di forme semplici ma al tempo stesso eleganti e riprende la struttura della volta a costole incrociate dei manufatti medioevali. Pur essendo grande dà la sensazione di essere raccolta. Curioso anche vedere gli sposi tra tradizione e folclore.

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