Quanto costa davvero l’Islanda nel 2026? Il mio diario di 10 giorni tra ghiacciai e lagune segrete
Sembrava impossibile ma ce l’abbiamo fatta! L’Islanda, quanto l’abbiamo sognata, studiata, programmata e amata. Un anno di anticipo per prenotare tutto, per studiare il giro più corretto, per scremare le giuste cose da vedere nel tempo a disposizione, un anno di devozione completa a un qualcosa che vivevamo come un obiettivo lontano, nel quale avevamo proiettato tutte le nostre migliori aspettative che sono poi state ampiamente ripagate. Settembre 2024 abbiamo prenotato i voli, poi gli alloggi e infine la macchina tramite booking.
Indice dei contenuti
Informazioni utili per un viaggio in Islanda
Abbiamo letto molto in questi mesi, documentati su qualsiasi aspetto pratico essendo una terra sconosciuta; quindi, prima di iniziare con il racconto delle nostre giornate, vorrei fare un passaggio su alcuni punti chiave da tenere presente.
Voli
Abbiamo scelto il volo con Easyjet perché con partenza al mattino presto (ore 7.30 da MXP) e arrivo sempre al mattino ore 9.45 (orario islandese perché 2 ore indietro). Lo risceglierei non per la comodità dei servizi ma dell’operativo volo, comodo per godersi appieno il primo giorno. Al ritorno invece abbiamo scelto per risparmiare un pochino la compagnia aerea EDELWEISS con scalo a Zurigo, che si è in ogni caso rivelata una buona opzione.
Guesthouse
Noi abbiamo prenotato tutto su booking con largo anticipo (10 mesi prima) sia per risparmiare, sia per trovare sicuramente più opzioni da vagliare. Non vi aspettate di trovare come da noi in Italia il desk per il check-in con la signorina che vi accoglie (l’abbiamo trovato 1 volta sola su 10 alloggi). I check-in sono tutti online tramite l’app di booking attraverso la quale le strutture ti mandano mail con le password per aprire le porte dei vari alloggi / istruzioni su come entrare e info utili per il soggiorno.
Cibo
Non si va in Islanda di sicuro per il cibo. Da italiani cultori della buona cucina, siamo rimasti spiazzati nonostante lo avessimo letto. Piatti tipici si possono contare sulle dita di una mano: Hot dog con carne di agnello, merluzzo con patate, squalo fermentato (orribile), dolci con marmellata di rabarbaro, zuppa di agnello. Dobbiamo anche considerare che è tutto molto caro e pensare di mangiare fuori tutti i pranzi e cene sarebbe inimmaginabile se si vuole puntare sul risparmio visto che di per se è già un viaggio costoso. Per dare un’idea, una colazione per 3 con brioches e caffè americano euro 38, un primo euro 35, un dolce euro 15, un piatto unico carne e verdura euro 55/60. Quindi ci si deve organizzare facendo spesa nei vari supermercati come BONUS, KORNAN, NETTO comprando l’occorrente. Meglio optare per il fai da te considerando che si è in giro tutto il giorno, ha poco senso dedicare troppo tempo allo stop del pranzo; per la sera invece suggerisco di organizzarsi sempre facendo spesa al supermercato usufruendo poi delle strutture che hanno a disposizione o i fornelli 8 se monolocale) o la cucina in comune. Ci eravamo portati dall’Itali, per risparmiare qualcosa, delle buste di riso/ zuppe pronte, tonno in scatola, parmigiano.
Benzina
La diffusissima catena di pompe di rifornimento N1, che riconoscete perché di colore rosso acceso, ha il software in lingua italiana e l’opzione “Pieno”. Può sembrare scontato ma, altre due catene di rifornimento non hanno né la lingua italiana né l’ovvia opzione pieno per il rifornimento. Dopo aver selezionato l’importo per il quale desideri fare rifornimento, il self-service automatico invierà una richiesta di transazione di autorizzazione alla tua banca per verificare la disponibilità economica per la transazione, In caso di selezione “pieno” l’importo che verrà richiesto è di 22.000ISK. (Circa 150€). Una volta che la tua banca ha confermato la disponibilità sufficiente sulla carta, la tua banca terrà da parte quell’importo mentre pompi. Quando finisci di pompare il carburante, viene inviato un messaggio alla tua banca per annullare la transazione di autorizzazione e addebitare sulla carta l’importo per il quale hai rifornito. Questo dovrebbe avvenire automaticamente entro pochi minuti ma a volte ci vuole più tempo. Per evitare di avere grandi somme di denaro bloccate sulla tua carta di credito, si consiglia di acquistare una carta carburante prepagata così puoi controllare meglio le tue spese e prevenire eventuali inconvenienti. Puoi acquistare le carte prepagate in qualsiasi stazione N1. Sono disponibili in due varianti, puoi scegliere tra 5.000 ISK o 10.000 ISK (circa 30€ e 70€). Organizzatevi tramite Google Maps prima di mettervi in macchina per controllare se incontrerete benzinai e quando quindi fare benzina perché in alcune tratte i benzinai se ne trovano pochi. Quindi meglio prevenire.
Valuta e cambio
Non serve portarsi contanti in corone islandesi perché dappertutto si paga con la carta di credito. Se proprio volete cambiare in soldi locali, suggeriamo di prelevare al bancomat.
Meteo
Il meteo è molto ballerino, varia molto velocemente. A luglio le temperature sono gradevoli (noi siamo stati particolarmente fortunati perché abbiamo trovato su 10 gg 9 di sole e una media di 12/13 gradi e poco vento forte), ma potrebbe o sempre piovere, o esserci vento forte (anche a 60/80 km orari) che abbatterebbe di molto le temperature facendoti percepire qualche grado in meno.
Abbigliamento
Meglio prevenire il freddo che essere a disagio mentre si è in giro, mettendo in preventivo di poter incontrare i diversi scenari possibili. Bisogna attrezzarsi anche per alcune escursioni dove di sicuro ci si bagna anche se c’è il sole. Noi ci siamo sempre vestiti a strati così da poter togliere e mettere in base al meteo vestendoci con questo ordine: giacca antivento impermeabile (guscio), soft shell, pile, maglietta tecnica, calze preferibilmente misto lana (portarne anche un paio termiche), pantaloni tecnici impermeabili e/o idrorepellenti. In aggiunta in valigia abbiamo messo pantaloni termici da mettere sotto i pantaloni (usati solo una volta), pantaloni antipioggia da mettere sopra agli impermeabili quando si visitano alcune cascate, mantelle antipioggia, scarpe da trekking impermeabili, scarpe di ricambio (sneakers da trial possibilmente), costume da bagno (per terme e lagune), ciabatte (per docce/terme), cappello sottile lana, guanti leggeri, scaldacollo e infine occhiali antivento possibilmente.
Attrezzatura
Oltre ai classici extra da portare, a noi sono stati utili dei prodotti usati nel pratico come sacchetti per rifiuti da usare in auto. Essendo gli spostamenti lunghi capitava spesso che si mangiasse / stuzzicasse in macchina e non si trovassero spesso cestini; mascherine occhi per la notte perché in estate è praticamente sempre luce anche alle 2 di notte e gli oscuranti non sono ermetici. Quindi se amate il buio completo, non dimenticatele. Coprizaino impermeabile se il vostro zaino già non lo è, porta telefono da auto perché nella macchina che abbiamo noleggiato noi non c’era e meno male l’avevamo portato. Cavo bluetooth e adattatore per sigari (anche questo idem come per la porta telefono – era solo utilizzabile con quello – se avessimo portato solo cavetto USB non potevamo ricaricare), coltellino svizzero.
Applicazioni e siti utili
- APP safe travel iceland: info su chiusure stradali e condizioni strade
- APP vedur: per le previsioni del tempo
- APP WINDY: per controllare il vento (importantissima da guardare ogni giorno più volte al giorno)
- APP my aurora forecast: controllare dove e se si può vedere l’aurora
- Marea A Vík í Mýrdal: Marea A Vík í Mýrdal: Orari Completi Delle Maree Per 14 Giorni | Temperatura-Del-Mare.it
Diario di viaggio in Islanda
Giorno 1 – Visita a Reykjavik e dintorni
Arriviamo in aeroporto tutti gasati e increduli; davvero stiamo per toccare finalmente il suolo islandese? Usciti dalla porta degli arrivi troviamo una miriade di persone con cartelli tra le mani con il proprio nome. Sono i rental cars che si fanno trovare. Usciamo dall’aeroporto dirigendoci verso il furgoncino che ci porterà a ritirare la nostra macchina e siamo curiosi di sentire quale sarà la temperatura che troveremo e con nostra sorpresa l’aria non è così fredda; ci sono circa 12° con una leggera pioggerellina.
Arriviamo al rental car (Wheego) e dopo circa 1ora e mezza passata a parlare con un computer e il suo assistente tramite un monitor per il check-in auto (una pazzia se non si sa bene la lingua), riusciamo finalmente ad uscire e a ritirare la macchina. Non so se mi sento di consigliarlo se non fosse per il fatto che è economico, perché l’impatto iniziale non è stato proprio dei migliori e soprattutto ci hanno dato un’auto con 250.000 km, con un sacco di ammaccature, specchietto visiera guidatore rotto, radio non funzionante, senza aria condizionata anche se l’avevamo richiesta alla prenotazione. Per l’incombenza della radio non funzionante però ci hanno dato un loro wi-fi portatile (perché ci siamo lamentati) che ci è servito per tutta la vacanza per non utilizzare i nostri GB.
1a tappa: Bridge between continents (Parking for Bridge Between Continents) – Visita 30 min ca.
Nel tragitto troviamo una terra davvero desolata. La presenza di lava è ovunque il che denota il passaggio di diverse eruzioni. È sorprendente, una cosa mai vista prima. L’unica flora visibile è muschio e piante di lupino che ci regala incantevoli distese di viola accesso.
Arriviamo al parcheggio e dopo pochi metri a piedi sul sentiero, iniziamo ad intravedere il solco formatosi dal distaccamento delle due placche tettoniche; quella Nordamericana ed Euroasiatica. Una distesa di sabbia nera e un ponte sopra di essa sul quale si cammina per attraversare i due “continenti”. Molto interessante e alternativa per chi non avesse tanto tempo da dedicare come noi al parco nazionale Thingvellir ma vuole comunque provare l’esperienza di attraversare le due placche tettoniche.
2a tappa: Gunnuhver Hot Springs (Gunnuhver East Parking) – Visita 30 min ca.
Poco distante dal ponte, si trova questa area geotermale che si inizia a notare già da qualche km di distanza dalla strada per via delle fumarole molto alte e potenti che si innalzano nel cielo. Arrivati al parcheggio si può già sentire l’odore di zolfo invaderti le narici.
Prendendo il sentiero segnato, si arriva alla zona più calda dove si trovano delle pozze di acqua bollente (100°) che eruttano dal terreno con al seguito altissime colonne di vapore. Insomma, passarci in mezzo è come farsi un mega fumento!! Il cielo nel mentre si è aperto e il sole regna sovrano; il cielo è di un azzurro così intenso e pulito da fare impressione. Visitiamo un po’ la zona godendoci questo spettacolo unico per poi ritorniamo in macchina per proseguire verso la capitale.
3a tappa Reykjavík – Giro della città. Visita 3 ora ca.
Nel raggiungere la città, passiamo con la macchina attraverso campi di lava che ci lasciano senza fiato. È uno spettacolo unico e passando nei pressi del vulcano Fagradalsfjall che si è risvegliato nel 2021 dopo secoli di quiescenza e che ha eruttato da poco (aprile 2025), si possono vedere parti di lava ancora non del tutto solidificata. È pazzesco pensare che sia vera lava e che da lì a poco ci sia un vulcano in attività che abbia eruttato mesi prima. Il panorama è davvero surreale. Riusciamo a mangiare per ottimizzare i tempi i panini che ci eravamo portati dall’Italia in macchina. Parcheggiamo seguendo le istruzioni ricevute e lasciamo i bagagli alla Guesthouse scelta per la notte e via che ci incamminiamo alla scoperta della città.
Vicino a noi c’è la via principale Laugavegur piena di negozietti di souvenir e ristorantini, la percorriamo tutta, in direzione della famosa Harpa Concert Hall e il porto di Reykjavik per procedere verso la scultura Sun Voyager simbolo della città. Da li sempre a piedi ci dirigiamo verso la Chiesa Hallgrímskirkja, imponente e particolare ma spoglia se la paragoniamo alle chiese a cui siamo abituati noi. Volendo si può salire sulla sua Torre Hallgrímskirkja (aperta tutti i giorni, € 8/cad). Lasciandoci alle spalle la chiesa, camminando sempre dritto per la via che si ha davanti quando si esce, si arriva dopo10 minuti circa alla famosa strada arcobaleno (Skólavörðustígur), molto carina da percorrere e ti sembrerà di essere dentro ad una fiaba. Lasciando il centro abbiamo poi visitato la zona del Lago Tjörnin e la cattedrale Landakotskirkja.
È ora di tornare e cenare. Il sole si sente meno sulla pelle e il vento inizia a farsi sentire pungente. Noi optiamo per una fermata semplice e senza pretese, il Bæjarins Beztu Pylsur davvero particolare e da provare. È un caratteristico chioschetto che vende hot dog di agnello. L’avevamo letto ed effettivamente troviamo un po’ di fila; ci sono piccoli tavolini di appoggio ma si mangia in piedi. Decisamente da consigliare ma occhio agli uccelli che vi volano sopra le teste in attesa di poter rubare un pezzo di pane lasciato o caduto per caso.
Consiglio altri posti relativamente economici e tipici: Sandholt (panetteria vicino all’hotel), Svarta Kaffid (zuppe), Saegreifinn – Sea Baron (spiedini pesce), Kaffivagninn (fish &chips), 101 Reykjavik Street Food, Deig (forno), Braud & co (forno). Rientriamo stanchi in Guest house. La location è carina, le camere sono molto umili, pulite e basiche e il bagno abbastanza grande. Consigliata per rapporto qualità/prezzo e posizione.
Pernottamento: Guesthouse Pavi, Reykjavik
Giorno 2 – Circolo d’oro
1a tappa: Kerið lago vulcanico – attrazione a pagamento – visita 1 ora ca.
Lasciamo la capitale di mattina presto per arrivare prima delle 8.30 al cratere. Il tempo è bello e il sole splende. Sapevamo che l’attrazione fosse a pagamento, ma invece arrivando molto presto non troviamo ancora la persona preposta al chioschetto che c’è all’entrata. L’ingresso è aperto quindi entriamo e subito ci appare davanti agli occhi questa meraviglia. Non c’era nessuno se non sua Maestà la natura selvaggia. Il Kerid Crater si è formato circa 3000 anni fa, durante un’eruzione vulcanica che ha creato una vasta area di esplosione. Con il passare del tempo, l’acqua ha iniziato a riempire il cratere, creando un lago dal bellissimo colore blu intenso. Il lago del Kerid Crater è lungo circa 170 metri e largo circa 70 metri, e ha una profondità che varia da 7 a 14 metri. Durante l’estate, le pareti del cratere sono ricoperte da un manto di erba verde e fiori colorati, creando un contrasto affascinante con il blu intenso del lago. È possibile camminare lungo tutto il cratere seguendo il sentiero segnalato (Occhio che è un pochino sconnesso e sdrucciolevole); altrimenti scendendo una scalinata (saranno circa un centinaio di gradini) si arriva direttamente alla riva del lago. Ascoltare il silenzio che ci circonda non ha prezzo e ci godiamo il momento rimanendo seduti sull’unica panchina presente immersi in tanta bellezza. Dopo aver tirato anche qualche sassolino con nostro figlio facendo a gara a chi arrivava più lontano, torniamo al parcheggio direzione l’imponente Gaysir!
2a tappa: Area geotermale di Geysir e Strokkur – parcheggio a pagamento – visita 1 ora ca.
La maggior parte delle attrazioni hanno il parcheggio a pagamento che si pagare attraverso la comodissima app PARKA. Alternativa per i meno esperti, ci sono le casse automatiche in ogni parcheggio.
Di fronte all’area parcheggio e al centro visitatori attraversando la strada c’è l’entrata alla zona geotermale. Subito l’occhio va ai ruscelletti bollenti che si incontrano lungo il sentiero che ovviamente non si possono toccare perché l’acqua è 100°. Dopo qualche minuto di camminata in questa area si possono già vedere diverse zone di fumo piuttosto importanti. Ogni fumata equivale ad un “pozzo” di acqua vivo che ribolle largo dal metro in su di diametro. Geysir e Strokkur sono due dei più famosi geyser del mondo. Il Geysir è stato attivo per molti secoli e in passato eruttava regolarmente ogni 30 minuti, lanciando acqua bollente e vapore fino a 70 metri d’altezza. Negli ultimi decenni l’attività del Geysir si è notevolmente ridotta e ora erutta solo occasionalmente. Il geyser Strokkur, invece, è molto più attivo del Geysir e erutta regolarmente ogni 5-10 minuti.
Fortunatamente non eravamo circondati da molti turisti, quindi siamo riusciti a metterci in “prima fila” per immortalare il momento clou. È davvero spettacolare e sorprendente attendere che si formi la bolla dalla quale poi esplode il getto d’acqua così chiamato Gayser; l’attesa è elettrizzante! Era la prima volta per noi partecipare a questo evento; il vapore d’acqua ti arrivava addosso anche se si è a debita distanza.
3a tappa: Cascata di Gullfoss – parcheggio davanti al sito gratuito – visita 45 min ca.
Nell’ampio parcheggio è presente il negozio dei souvenir, i bagni e un piccolo punto ristoro. Seguiamo la segnaletica sulla sinistra dello stabile che ti porta alla mappa del sito dove notiamo che ci sono diversi sentieri che si possono percorrere per vedere da diverse prospettive la cascata. In primis vogliamo vederla da sopra quindi da più lontano. Davanti a noi la cascata più conosciuta d’Islanda, bensì una delle più imponenti e sorprendenti grazie ai suoi 31 metri di altezza. È maestosa!
Il tempo è dalla nostra; il cielo è azzurrissimo e i colori tutto intorno sono pazzeschi. Scattiamo qualche foto e ci dirigiamo verso il secondo sentiero che tramite delle scalinate porta alla base dove c’è il salto della cascata. Per arrivarci si costeggia la cascata stessa quindi attrezzatevi con scarpe impermeabili, e k-way o mantella perché gli schizzi sono assicurati. Il rumore che si sente è mostruoso e persistente… ti fa sentire tutta la sua potenza.
Arrivati in fondo ci troviamo davanti tutta la sua bellezza. Si arriva vicinissimo alla parte prima del salto, talmente vicino che si ha quasi paura ad avvicinarsi. Torniamo indietro al parcheggio all’area di sosta per consumare il nostro pranzo a base di pan carré, formaggio a fette e dell’affettato di natura dubbia, abbastanza orribile!
4a tappa: Cascata Seljalandsfoss – parcheggio a pagamento – visita 50 min ca. se si fa il giro completo dietro la cascata
Questa è stata una delle mie cascate preferite in assoluto. Molto particolare, cade per 60 metri creando una nebbiolina costante e un suono dolcemente assordante. La vista è spettacolare, ma ciò che rende la cascata di Seljalandsfoss unica è la possibilità di camminare dietro alla cascata stessa. Grazie ad una passerella che le corre dietro, i visitatori possono godere di una vista mozzafiato, stando letteralmente “dietro” l’acqua che cade. La passerella è dotata di una ringhiera di sicurezza, ma è comunque necessario fare attenzione a non scivolare a causa dell’umidità e delle rocce scivolose. Ovviamente doccia assicurata, quindi d’obbligo vestirsi con indumenti impermeabili/ antiacqua, dalle scarpe al cappuccio. Scattiamo qualche foto spettacolare con arcobaleno annesso perché anche qua il sole splende.
5a tappa: Cascata Gljufrabui “nascosta” – visita 20 min ca.
Una volta finito il percorso obbligato, ci spostiamo a piedi tenendo la destra, alla ricerca della cascata nascosta. Costeggiamo la montagna immersi in prati di un verde acceso e arriviamo al punto di interesse. Seguiamo gli altri turisti che si apprestano a mettersi in fila per entrare in quello che poi scopriamo essere un’insenatura letteralmente dentro la roccia dalla quale si erge questa maestosa cascata. Il percorso è un pochino complicato perché si deve attraversalo attaccandosi alla roccia laterale il fiumiciattolo creato dall’acqua della cascata camminando sopra a delle piccole rocce per non bagnarsi i piedi. Ma in ogni caso anche qua il lavaggio gratuito è garantito ma ne vale davvero la pena… ti senti come fossi in un film di Indiana Jones! Usciti da lì vogliamo rilassarci un attimo; mettiamo gli impermeabili ad asciugare al sole e noi ci sdraiamo nel silenzio che ci circonda sulla morbida erba mentre nostro figlio si intrattiene ricreando un quadretto del panorama circostante con i sassolini che trova sul prato.
6a tappa: Cascata Skógafoss- parcheggio a pagamento – vistia 15 min / 1 ora o più se si sale sulla scala per visita dall’alto
La cascata Skogafoss è una delle attrazioni naturali più iconiche dell’Islanda che si erge per 60 metri di altezza e 25 metri di larghezza. La leggenda vuole che un tesoro nascosto sia stato lasciato dietro la cascata da un antico guerriero vichingo. Secondo la storia, una volta che il tesoro sarà trovato, il mondo finirà.
Qua troviamo tempo nuvoloso ma direi meno male visto che scegliamo, prima di ammirare per bene la cascata, di proseguire a destra dove è presente una scalinata un po’ ripida ma ben realizzata, che potete utilizzare per salire e vedere la cascata dall’alto. La salita è stata piuttosto impegnativa e nostro figlio si è divertito a contare tutti i 390 gradini; che felicità! Arrivati in alto, la vista è però mozzafiato. È presente una terrazza di affaccio in ferro direttamente sulla cascata. Ti senti una formichina nel paese dei giganti! Scendiamo e ci godiamo la vista di Skogafoss da davanti in tutta la sua maestosa potenza.
7a tappa: Dyrholaey lighthouse – parcheggio a pagamento – visita 45 min
Siamo sfiniti da questa lunga ed intensa giornata, ma per stare dentro alla tabella di marcia ci manca l’ultima tappa da vedere. Nell’avvicinarci al promontorio iniziamo a pregustare il paesaggio mozzafiato. Dyrhólaey è anche un punto di riferimento importante per gli uccelli marini, inclusi i pulcinella di mare, che qui nidificano durante la stagione riproduttiva. Parcheggiamo e percorriamo il sentiero che costeggia la scogliera a strpiombo sul mare godendo della vista sulla due infinite della spiaggia nera e degli uccelli che ci volano vicino. La vista è a perdita d’occhio sulle verdi vallate interne.
Arriviamo alla guest house che sarà l’unica dove troveremo una receptionist ad accoglierci. Ci danno le chiavi e ci informano che volendo c’è la cena alla carta. Il piatto meno costoso è la zuppa di pomodoro che puoi gustarti alla modica cifra di 35 euro!! Decliniamo l’invito e ci arrangiamo con cibo pronto portato da casa usufruendo della cucina comune, molto carina e attrezzata e con vista sulle colline circostanti. Le camere sono davvero belline, attrezzate e comode. Il bagno (BAGNI) in comune sono molto ampi e dotati di grande doccia. Devo dire che il via vai di gente era quasi nulla quindi siamo riusciti ad usufruirne come se fosse il bagno privato!
8a tappa: Spiaggia di Reynisfjara – parcheggio a pagamento – visita 45 min / 1 ora ca.
Tornando in camera e dando un’occhiata all’itinerario ci accorgiamo che la mattina seguente dovremo visitare la spiaggia di Reynisfjara. Calcolando i tempi, realizziamo che saremmo davvero tirati e approfittiamo quindi della luce ancora viva per visitarla post cena nonostante l’infinita stanchezza. Prima di entrare a piedi sulla spiaggia, vediamo i famosi semafori che indicano come ci si deve comportare. Questa spiaggia è una delle più pericolose; le onde dell’Atlantico sono spesso molto forti e imprevedibili, e molte persone sono state trascinate in mare e annegate. Quindi attenetevi alle regole e ai segnali e non andate MAI vicino alla riva.
Le onde sono chiamate SNAKES WAVES proprio perché sono improvvise e spesso violente anche in una giornata di apparente mare calmo. Ci dirigiamo verso le colonne di basalto visibili fin da subito sulle quali ci siamo arrampicati e divertiti un po’. Più in là nascosta, troviamo una grotta fatta sempre di colonne di basalto che è a dir poco impressionante. Il panorama è rilassante perché riesci a sentire solo il suono della natura intorno a te e ti sembra di non essere nemmeno sul pianeta terra. Dopo due tiri al pallone (la spiaggia è davvero enorme e larga) e tante foto, è l’ora di rientrare perché domani sarà una giornata speciale, il mio compleanno!
Pernottamento: Sólheimahjáleiga Guesthouse (colazione inclusa)
Giorno 3 – Sudurland e i ghiacci
1a tappa: Fjaðrárgljúfur canyon – parcheggio libero – visita 45 min ca.
Sveglia presto e auguri a me! Oggi sarà una delle mie giornate preferite del viaggio, non solo perché ho la fortuna di poter festeggiare i miei primi 40 anni in Islanda (sogno di una vita), ma perché visiteremo a mio avviso uno del luogo più belli che io abbia mai visto, i suoi ghiacci. Mio marito e mio figlio mi fanno trovare a colazione per festeggiare, dei cerchietti con il numero 40 e degli occhiali simpaticissimi per fare delle foto ricordo. Dopo aver mangiamo un’ottima colazione, molto ricca e salutare, siamo pronti per partire.
Prima tappa lungo la strada supermercato BONUS a Vik per prenderci il necessario per il pranzo. Molto carino e curato, con ampia scelta. Per accorciare i tempi di percorrenza decidiamo di andare direttamente al Fjarðarárgljúfur Viewpoint sulla strada 206. Se non volete percorrere tutto il canyon a piedi, e pagare i 100 ISK di parcheggio, potete andare direttamente al parcheggio davanti il punto panoramico principale nella parte alta e finale del canyon. Purtroppo, la strada è molto sterrata e bisogna procedere a 10km orari per non rischiare di rompere la macchina. Dovete girare a destra sulla 206 poco prima di arrivare al parcheggio principale. In ogni caso è tutto indicato e il navigatore vi porta tranquillamente.
Dopo 10 minuti di camminata leggera su un sentiero asfaltato, si arriva ad una terrazza di ferro da dove si può godere della vista spettacolare su tutto il canyon. Sembra di essere in un libro di fiabe e il panorama è quasi surreale. I colori, le forme, i rumori, le cascate che escono da più parti sembrano infinite. È pazzesco invece come tutto questo sia reale. Qua rispetto ai giorni scorsi troviamo un po’ più di gente e dopo qualche foto al panorama saliamo in macchina alla volta di sua maestà Skaftafellsjokull.
2a tappa: Parco Skaftafell – parcheggio a pagamento – visita 2 ore ca.
Impostiamo sul navigatore Parking lot – S 998. L’emozione è tanta e il panorama è sorprendente. Cambia notevolmente dal verde rigoglioso del giorno prima, alla desolazione …tutto intorno campi di lava e ghiaccio sullo sfondo. La strada è più tortuosa ad un certo punto e l’immagine del ghiacciaio Skaftafelljökull compare e non ci abbandona più facendosi sempre più vicina. La lingua si estende su una superficie di circa 12 chilometri quadrati è uno dei rami del più grande ghiacciaio Vatnajökull che è la quarta cappa di ghiaccio più grande la mondo. È impressionante essere lì sotto, e vedere questa meraviglia dalla strada, non ci possiamo credere.
Parcheggiamo e seguendo le indicazioni camminiamo per qualche metro fino ad arrivare al centro informazioni da dove partono tutti i sentieri. Il parco è grande ma non abbiamo molto tempo per scoprirlo tutto; quindi, ci concentriamo sul sentiero più fattibile in termini di percorrenza e di tempo che è l’S 1 – circa 5 km a/r direzione ghiacciaio. Il sentiero è a forma di anello e decidiamo all’andata di prenderlo tenendo la sinistra (sentiero più lineare e più veloce) e ritornare seguendo l’altra parte dell’anello (sentiero più tortuoso e in alcuni punti in salita, ma più panoramico e un pochino più lungo).
Il freddo inizia a farsi sentire, infatti arriviamo a toccare i 3°C ca. La strada che stiamo percorrendo è uno spettacolo della natura. Davanti a noi la lingua di ghiaccio in tutto il suo splendore che ci accompagna fino all’arrivo. Ci sembra di non arrivare mai nonostante sia lì davanti a noi. Il ghiacciaio pare vicino ma è distante ca 2.5 km. Quando arriviamo ci si apre davanti a noi uno spettacolo che ti lascia di stucco. Una parte di ghiacciaio sciolto forma una sorta di laguna con iceberg che navigano al suo interno. Dietro di esso la lingua di ghiaccio con tutte le sue sfumature e insenature è enorme.
Non ci fermiamo ad ammirarlo a distanza, ma mio figlio e marito vogliono a tutti i costi andare a toccarlo. Attraversiamo quindi la distesa di ghiaia ai suoi piedi e tenendo la sinistra dopo altri 20 minuti di camminata, riusciamo a toccare la sua parte finale e laterale. Lo spessore è davvero sorprendente!!
Diciamo che si è liberi di camminare dove si vuole e spostarsi per vederlo da tutte le angolazioni. Occhio solo a non andare troppo all’interno e arrampicarvi da soli perché è comunque molto pericoloso.
Torniamo indietro e ci spostiamo per riprendere il sentiero dalla parte destra dell’anello, costeggiando la laguna. Ammirando il panorama, ti rendi poi conto di quanto siamo piccolissimi rispetto a tutta questa immensità. Era la prima volta per noi vivere e vedere degli iceberg da così vicino e sentirne lo scricchiolio. Intorno a noi nessuno solo il rumore del silenzio. Anche questa tappa è fatta, ma prima di proseguire alla successiva, consumiamo il nostro pranzo al sacco. Quando ci ricapiterà di fare pausa pranzo immersi in questa bellezza devastante?
3a tappa: Fjallsárlón Iceberg Boat Tours (Iceberg Boat Tours – Fjallsárlón Iceberg Lagoon) – parcheggio libero – visita 2 ore ca.
Posso finalmente scartare il mio regalo di compleanno! Non vedevo l’ora che arrivasse questo momento che aspettavo con trepidazione da mesi. Abbiamo prenotato l’escursione qualche mese prima sul sito ufficiale con cancellazione gratuita 24 ore prima. Ci presentiamo quindi al desk per l’accettazione dove ci daranno le tute termiche e ci daranno una breve spiegazione di cosa andremo a fare. Prima di salire a bordo del gommone, bisogna percorrere un breve sentiero sterrato per raggiungere la laguna che si trova dietro il parcheggio.
Si apre davanti a noi uno panorama incantato e unico al mondo. Da questo lato la lingua del ghiacciaio si vede ancora più vicino. Saliamo sul gommone (suggerisco di prendere i posti davanti verso la punta così che, quando il gommone sarà in movimento possiate godere della vista senza nessuno davanti), e inizia l’avventura. Il gommone va relativamente piano e si ferma spesso per spiegarci quello che stiamo vedendo. La nostra guida è stata davvero brava e simpatica, parlava un inglese molto comprensibile e fluido (che ha capito anche mio figlio di undici anni) e ci ha raccontato molte cose che non sapevamo sugli iceberg. Ad alcuni siamo andati anche molto vicino. Abbiamo avuto la fortuna di vedere a poca distanza un pezzo di ghiacciaio staccarsi e cadere in acqua come nei documentari di National Geographic!
Si è fatto tardo pomeriggio sebbene la luce sia ancora pienamente presente e il cielo sia coperto dalle nuvole. Ci manca l’ultima tappa della giornata, forse la seconda più bella e non vediamo l’ora di arrivarci…
4a tappa: Laguna Jökulsárlón + Diamond Beach-parcheggio a pagamento – visita1 ora ca.
Per visitare la laguna si parcheggia da una parte, mentre per vedere la Diamond beach, o si procede a piedi facendo una passeggiata di 10 minuti costeggiando il ponte oppure si sposta la macchina verso il parcheggio situato dalla parte opposta della strada usando lo stesso pagamento.
Forse questa laguna è ancora più impressionante, di sua cugina Fjallsárlón. Oltre ad essere molto più grande, accoglie nel suo bacino enormi iceberg, immobili pronti per essere fotografati. Lo spettacolo è senza eguali e stare lì a guardarlo ti rende in pace con il mondo. Dobbiamo spostarci per visitare la spiaggia nera sulla quale si posano i resti degli iceberg che si staccano e scorrono verso l’oceano. Anche questa esperienza risulterà meravigliosa. Il freddo si fa sentire perché il vento tira più forte, ma nonostante ciò non manchiamo di giocare con i pezzetti di ghiaccio e ammirare le onde infrangersi sui piccoli iceberg che giacciono a riva. Il contrasto della spiaggia nera, con il ghiaccio brillante e il cielo grigio, formano una cornice fiabesca e capiamo perché si chiama la Diamond Beach.
È il mio compleanno quindi la giornata non è ancora finita. Decidiamo di uscire per cena stasera e scegliere un ristorante degno di nota L’ Otto Matur & Drykkur a Höfn ma prima dobbiamo fare tappa al supermercato per organizzare il pranzo e cena di domani così come la colazione.
Questo ristorante è molto caratteristico, familiare e accogliente. È un’istituzione a Höfn perché aperto dal 1897. È famoso per la sua zuppa di aragosta ma anche perché fa dei deliziosi piatti di carne. Abbiamo assaggiato anche il dolce con rabarbaro tipico in Islanda. Davvero tutto ottimo anche se davvero molto caro per i nostri standard! Facciamo un giro sul piccolo porticciolo, qualche foto e andiamo a nanna distrutti.
L’appartamento risulta essere molto carino, immerso in un’atmosfera magica con vista ghiacciaio. Unica pecca, il bagno è fuori dall’appartamento – seppure sempre nello stabile – ma per una notte ci si può anche arrangiare.
Pernottamento: Àrtún Apartment, Höfn (no colazione)
Giorno 4 – I fiordi nordorientali dell’Islanda
1a tappa: paesino di Seyðisfjörður – Visita 1ora ca.
Quella di oggi sarà forse una delle giornate con più km da percorrere per arrivare alla tappa finale. Partiamo alla volta dei fiordi nordorientali e attraversiamo uno dei panorami più spettacolari del viaggio. Costeggiamo l’oceano per molti km ammirando la splendida vista. I fiordi che incontriamo sono più di uno ed è incantevole ammirarli da vicino. Dopo ca. 3 ore di macchina, qualche sosta per sgranchirsi le gambe e uno stop a Egilsstaðir per fare rifornimento di cibo e benzina arriviamo a Seyðisfjörður il fiordo più famoso. Per arrivarci si deve salire e svalicare un passo (la strada non è delle migliori perché abbastanza stretta e ripida) ma quando finisce la salita si apre un panorama sopra il fiordo che ti lascia semplicemente sena parole. Parcheggiamo al supermarket Kjörbúði vicino alla famosa chiesa con la strada arcobaleno dove ci fermiamo a prendere delle pizzette per il pranzo, una birra analcolica e delle banane. Mangiamo su una postazione pic-nic vista fiordo per poi fare una passeggiata sulla vicinissima strada arcobaleno che ti porta ad una chiesa luterana che può essere visitata. Proseguiamo poi la nostra passeggiata costeggiando il laghetto durante la quale si può ammirare la semplicità del posto, l’autenticità delle case e del luogo non toccato dalla globalizzazione. Nostro figlio si diverte a fare video per i suoi followers immaginari con il cellulare descrivendo quello che gli sta intorno, che matto! Prima di ripartire, decidiamo infine di dare un po’ di agio a nostro figlio, che si è sacrificato tutti questi km stando fermo e buono in macchina, facendogli sgranchire le gambe portandolo al parco giochi lì vicino. Ovviamente il suo scopo è giocare a pallone e la fortuna vuole che troviamo un bellissimo campetto da calcio recintato dove giocherà anche con dei bambini del posto. Un’esperienza di vita per lui e un insegnamento anche per noi. Si è fatta l’ora di rimettersi in cammino per andare a vedere da vicino i tanto attesi e amati Puffin .
2a tappa: Borgarfjörður Eystri – porto di Hafnarhólmi – parcheggio libero – Visita 1.5 ora ca.
Il panorama che si attraversa è qualcosa di unico. Si passa dal verde brillante ai residui di neve, dalle rocce scoscese alle frastagliate cose… sembra di essere in un film. Anche qua dovendo raggiungere un altro fiordo, si deve attraversare un passo che comporta una strada piuttosto ripida e curvilinea. Siamo davvero in capo al mondo e lo sottolinea il fatto che siamo circondati da oceano, pecore, colline, pochissime case (Il paesino avrà sì e no 20 case in totale), silenzio e immensità.
Raggiungiamo finalmente la nostra meta che ci sembra non arrivare mai. È un luogo incontaminato e il promontorio roccioso offre condizioni ideali per l’osservazione di questi uccelli. Il miglior periodo per vedere le pulcinelle di mare qui è tra maggio e la metà di agosto, quando i Puffin tornano sulla terraferma per nidificare. La colonia di Puffin si trova vicino al porto di Hafnarhólmi che è facilmente accessibile tramite una serie di scalinate e passerelle vicino al parcheggio che permettono di farci avvicinarci senza disturbare gli uccelli. La loro vicinanza è una delle caratteristiche uniche di questo luogo e abbiamo visto i Puffin davvero molto vicino mentre entrano ed escono dai loro nidi, si nutrono e interagiscono tra loro. Per questo motivo bisogna essere totalmente rispettosi della natura e non fare chiasso, non urlare, non chiamarli e non dargli da mangiare ma stare a debita distanza muovendosi con molta calma. È un’esperienza estremamente affascinante e perfetta soprattutto per gli appassionati di fotografia naturalistica. C’è anche un punto di osservazione al coperto dove potersi sedere e ammirarli dalle finestrelle di un capanno in legno mentre si scruta l’orizzonte.
3a tappa: Borgarfjörður Eystri Lindarbakki Bakkagerði – Visita 40 min ca.
Nel lasciare il porticciolo e i dolcissimi Puffin, ci fermiamo al paesino. Parcheggiamo la macchina di fronte ad un’altalena gigante vista oceano. La cosa ci solletica la fantasia soprattutto quella di nostro figlio che non perde l’occasione per farsi certi voli davanti a una delle viste più belle che si potessero desiderare. Di fronte a noi una delle case più pelose d’Islanda. Lindarbakki è una delle principali attrazioni di Borgarfjörður che apparteneva a Stella e al marito che ci vissero dal 1979 al 2019 quando la diedero in donazione al comune dopo qualche anno dalla morte del marito. Rimane così come la lasciò con un aspetto semplice ma che emana molto calore e amore. Torniamo con il cuore pieno senza sapere ancora dove dormiremo stanotte. Troviamo uno dei luoghi più belli del viaggio, un luogo bucolico, incantato, silenzioso e rilassante che ci riempirà il cuore completamente. L’ultimo tratto di strada è sterrato e arrivati a destinazione vediamo un edificio basso composto di sei monolocali in fila e in mezzo al nulla, ognuno con la propria entrata; e quando dico il nulla è il nulla…Per entrare dobbiamo usare un codice che apre una mini-cassaforte che contiene la chiave della porta. Entrando notiamo subito quanto sia tutto funzionale nonostante gli spazi ristretti. Il bagno è confortevole ma la cosa positivamente sconvolgente è la splendida vista che abbiamo dalle finestre che danno sulle colline piene di covoni di fieno, cavalli; Il vento si è alzato e soffia forte e mio figlio e mio marito coraggiosi, non resistono all’idea di farsi un giretto dopo cena per assaporare la vera Islanda.
Come sempre si va a letto presto per riposare il più possibile, ma stanotte punto la sveglia all’1.30 perché sono curiosa di vedere di persona come sia la notte con la luce. In luglio le ore di buio sono quasi nulla e anche se il sole tramonta non è mai completamente buio. Lo spettacolo è wow e i colori e le sfumature che ha il cielo sono davvero particolari e unici; Mai visto una cosa del genere.
Pernottamento: Hjartarstaðir Guesthouse, Eiðar – Monolocale (no colazione)
Giorno 5 – L’interno nord-est
1a tappa: Stuðlagil canyon – Parking Klaustrusel (East Side Parking – visita 2,50 ore ca. a/r
Partiamo presto perché oggi macineremo diversi km. Il meteo ci sta graziando e anche oggi c’è sole pieno! L’ultimo tratto di strada che costeggia il fiume è desolato e gli ultimi 3 km sono da percorrere su strada dissestata; bisogna quindi procedere a passo d’uomo per evitare di rompere la macchina. Non fermatevi al primo parcheggio che è il Bridge Parking ma attraversatelo passando un ponticello, e dopo qualche metro vi ritroverete davanti il parcheggio East Side Parking. Abbiamo scelto questa parte del canyon perché c’è una camminata di mezz’oretta da fare nella natura che costeggia il fiume e perché da questa parte si può scendere molto vicino all’acqua camminando sulle colonne di basalto ammirandone tutta la loro unicità. Durante la camminata vediamo i punti panoramici della West side che rimangono evidentemente più in alto facendoti vedere il canyon dall’alto. Rimane quindi l’opzione meno scenografica e impegnativa.
Arriviamo a destinazione e io e mio figlio azzardiamo a scendere vicino al canyon mentre mio marito ci aspetta più su. La discesa è un po’ impegnativa perché bisogna letteralmente attraversare una piccola cascatella che passa sopra le colonne di basalto; dobbiamo stare attenti a non scivolare e scendere con il sedere per non perdere l’equilibrio essendo il dislivello tra una colonna e l’altro piuttosto alto. Una volta arrivati in fondo però quello che vediamo ci lascia senza parole. Il colore dell’acqua è sorprendente, così come la conformazione della scogliera di basalto plasmata dalla corrente. Risaliamo soddisfatti e ripercorriamo lo stesso sentiero dell’andata e arrivati al parcheggio decidiamo di fare un pranzo anticipato prendendo un hot dog dal baracchino; abbiamo bruciato tante energie e ci serve subito recuperarle.
2a tappa: Cascata Dettifoss – parcheggio WEST SIDE a pagamento – visita 1 ora ca.
Di questa cascata ne abbiamo sentito parlare molto. Con i suoi 45 metri di altezza e 100 metri di larghezza, Dettifoss è la cascata più potente d’Europa. Il rombo dell’acqua e la nuvola di spray che si alza dalla gola creano uno spettacolo unico, visibile e udibile a chilometri di distanza. Dal parcheggio si percorre a piedi in circa 15 min un sentiero che porta ai vari punti panoramici anche se già il tragitto di per sé è panoramico e sembra di stare sulla luna. Il sole splende nel cielo e questo giova a nostro favore perché insieme al vapore che si genera, si forma un enorme e incantevole arcobaleno. È davvero la cascata più maestosa tra quelle viste nella nostra vita e vedere questo immenso arcobaleno sopra di noi è stupefacente… quasi da non crederci! Il colore dell’acqua si confonde con il panorama circostante e tutto intorno è una sfumatura di grigio che contrasta con il cielo celeste.
3a tappa: Husavik whale watching – visita 3 ore ca. a/r
Mangiamo qualcosa al volo, ma non perdiamo tempo perché ci aspetta una delle esperienze più emozionanti del viaggio, il Whale Watching!
Io e mio marito l’avevamo già fatto in America a Cape Code; ero quindi un po’ dubbiosa sul fatto di investire dei soldi per fare un’esperienza simile (non costa poco) e anche perché soffrendo di mal di mare avevo la paura di poter rovinare un’esperienza così bella a nostro figlio. Abbiamo poi deciso di prenotarla proprio perché nostro figlio non l’aveva mai fatta, e soprattutto perché vedere le balene in Islanda non è come vederle in altri posti… ma questo l’abbiamo capito solo dopo averla conclusa.
Dopo esserci documentati con diverse ricerche su quale fosse il luogo più adatto per fare Whale Watching e con chi e di conseguenza adattare il nostro itinerario, abbiamo prenotato con Gentle Giants a Husavik la classica escursione di 3 ore, scelta che risulterà poi essere la più azzeccata.
Ci presentiamo al loro ufficio locato sulla strada principale della cittadina per fare l’accettazione dove ci spiegano a che ora presentarci al molo. Ci danno la bella notizia che il tempo è eccellente e il mare calmo e che gli avvistamenti sono molti. Non è scontato poter trovare giornate così e noi siamo grati!
Prima di scendere, andiamo a farci un giro nell’unico negozio di souvenir che c’è poco più avanti (consiglio di parcheggiare al parcheggio libero in via Stórigarður 1), dove nostro figlio sceglierà il suo tanto cercato pupazzetto a forma di Puffin (negli altri posti di souvenir che abbiamo visto nell’itinerario non erano all’altezza delle sue aspettative) che chiamerà Muffin (un puffin cicciottino che ricorda un goloso e dolcissimo muffin).
Facciamo uno spuntino per riempirci lo stomaco prima di imbarcarci e ci incamminiamo verso il punto di ritrovo che c’è al molo. Una volta saliti sulla barca, ci danno le tute termiche in dotazione, facendoci le raccomandazioni del caso su come coprirci e comportarci spiegandoci come avverrà l’uscita in barca. La spiegazione iniziale così come durante la navigazione sarà in inglese. Io e mio figlio saliamo in cima alla cabina di avvistamento e nonostante il movimento ondulatorio molto persistente, non sono stata male (avevo prevenuto con l’assunzione di Travelgum); marito invece resta in allerta di sotto.
Riusciamo ad avvistare davvero tanti esemplari anche piuttosto da vicino e nonostante la navigazione duri 3 ore, non possiamo dire di esserci annoiati anzi, siamo soddisfatti e consci che avremmo rischiato di perderci un’esperienza magica se non l’avessimo prenotata! Il giro finisce nel tardo pomeriggio, quindi quando scendiamo dalla barca è già l’ora di cena; decidiamo di fermarci qua e provare il tanto chiacchierato Fish and Chips di Hisavik poco più avanti sempre lì sul molo. Aggiungiamo al menù anche una zuppa del giorno che ci ispira parecchio. Possono dire di non aver mai provato un fish and chips così, nemmeno a Londra, super.
La Guest house dove alloggeremo stanotte ci riserverà un’accoglienza speciale. Mettiamo giù i bagagli e indossiamo subito il costume per provare le hot tube naturare che mettono a disposizione di tutti immersa nella natura.
Ogni camera è dotata di un accappatoio per ospite. Fuori ci sono 10° e l’acqua è 40° e realizziamo che facciamo più fatica a immergerci che a rimanere in costume senza accappatoio; è davvero bollente!! Anche questa esperienza per noi è unica perché ci troviamo davvero in mezzo al nulla e la natura ci aiuta a rilassarci in un ambiente per noi non familiare… ci sembra di sognare! Gli alloggi sono decisamente belli e confortevoli, ma quello che spiazza e come sempre la vista.
Pernottamento: Guesthouse Storu-Laugar, Laugar (colazione inclusa)
Giorno 6 – Il nord e il lago Myvatn
1a tappa: Hverir – visita 40 min ca.
La colazione è stata abbondante e sfiziosa e qualcosa ci portiamo via per il viaggio. Stamattina visiteremo la zona adiacente al lago Mývatn; non sappiamo ancora che stiamo per vedere un paesaggio stupefacente da altro pianeta. Ancor prima di arrivare vicino al lago, si nota in lontananza che la terra fuma ed è viva. Questa è una vasta area geotermica, situata a est del lago che è nota per i suoi paesaggi surreali e davvero ostili, caratterizzati da fumarole, pozze di fango ribollente dovuto al sistema vulcanico attivo che ha causato l’emersione di magma e l’accumulo di calore sotto la superficie della Terra e naturalmente da un forte odore di zolfo, che le hanno valso il soprannome di “cucina del diavolo”. È un luogo da esplorare con cautela, seguendo i sentieri segnalati a causa dell’alta temperatura del terreno. Non si sa mai. Poter visitare questo luogo incantato è magia. I colori sono indescrivibili e il vedere che la terra ribolle è quasi commuove. L’area è piuttosto vasta e nonostante il panorama sia abbastanza uniforme, ogni angolo che trovi è una scoperta e noi ci divertiamo ad esplorare.
2a tappa: Cratere Hverfjall- parcheggio a pagamento- visita 1.5 ora ca. a/r.
Impostiamo il navigatore e imbocchiamo la strada 848 e successivamente una strada secondaria sterrata segnalata con indicazioni per Hverfjall. La distanza è breve e percorribile anche con un’auto a due ruote motrici ma solo durante la stagione estiva. La salita al cratere è relativamente breve ma abbastanza ripida e può richiedere circa 20 /30 min. Una volta in cima, volendo si può camminare lungo l’intero bordo del cratere tramite un percorso circolare di circa 3 km che offre viste spettacolari da ogni angolazione. Una volta parcheggiato, facciamo sosta alla toilette prima di proseguire spediti verso la vetta. Il cratere Hverfjall è uno dei più impressionanti crateri vulcanici d’Islanda ed è caratterizzato dalla sua forma perfettamente circolare e dalle dimensioni imponenti diventando così un’attrazione naturale imperdibile. Si è formato circa 2.500 anni fa durante una violenta eruzione esplosiva. Ha un diametro di circa 1 km e un’altezza di 140 metri che lo rende uno dei crateri di esplosione meglio conservati al mondo. Come sempre io sono quella più lenta che arriva dopo, con calma con il mio ritmo, e quando raggiungo la cima la vista offre panorami mozzafiato sull’intera area del Lago Mývatn, con i campi di lava circostanti, i coni vulcanici e le acque azzurre del lago, e lo stesso cratere non è da meno. È davvero enorme da vicino e pensare che millenni fa da lì usciva la lava mi fa venire i brividi. Mi commuovo davanti a tutto questo perché non posso credere di star vivendo il mio sogno ad occhi aperti e mi sento molto fortunata.
Percorriamo circa un terzo del cratere; il vento tira forte, il freddo si fa sentire e la stanchezza anche e considerato che la giornata non è ancora finita, decidiamo di tornare alla macchina ma con il cuore e l’anima pieni di gioia.
3a tappa: Mývatn Natural Bath – parcheggio gratuito – 1.5 ora ca.
Dopo questo sforzo, abbiamo deciso fuori programma, di sostare per un bagno caldo e rilassante nei bagni naturali di Mývatn. La scelta iniziale era per la Forest Lagoon di Akureyri in orario serale, ma leggendo i vari forum e ragionando sul fatto che quest’ultime fossero artificiali rispetto a quelle di Mývatn, ha fatto ricadere la scelta su queste ultime.
Sono spesso paragonate alla Blue Lagoon presenti a Sud, ma hanno un fascino tutto loro che le rende uniche. Queste acque termali geotermiche sono una delle gemme nascoste dell’Islanda, offrendo un’esperienza rilassante e rigenerante in un ambiente naturale mozzafiato. La loro costruzione risale agli anni ’70, quando i locali iniziarono a sfruttare le risorse geotermiche della zona per creare una struttura per il relax e la salute. Il risultato è un complesso di piscine termali alimentate da sorgenti geotermiche naturali. Queste sorgenti sono ricche di minerali benefici per la pelle e per il benessere generale, rendendo le Mývatn Nature Baths una destinazione ideale per chi cerca il relax e la guarigione.
Il costo è accettabile rispetto a tutte le altre attività che abbiamo fatto fino ad ore e i Minori di 12 anni entrano gratis.
Noi stiamo dentro circa un’oretta; sicuramente se si viene senza bambini ci si riesce a godere con più calma la situazione. Noi con un bambino di 11 anni non potevamo pretendere che resistesse oltre. Abbiamo provato anche la sauna e alternavamo le due piscine con diverse temperature. Nel pomeriggio il cielo si è coperto e la temperatura dell’aria è freschina; Il contrasto caldo freddo si sente quando usci dall’acqua ed è incredibile come sia normale andare in giro in costume nonostante i 10 gradi. Credo che se ci fosse stato il sole non sarebbe stata la stessa cosa anche perché il contrasto grigio del cielo con l’acqua color bianco/azzurra rende l’atmosfera ancora più perfetta. È stata davvero uno stop che consiglio di fare.
4a tappa: grotta di Grjotagja– visita 15 min ca.
Poco distante c’è questa grotta famosa in quanto uno dei luoghi della serie Il Trono di Spade. Ne avevo letto su alcuni forum e anche nella guida a nostre mani; quindi, incuriositi è stata messa nell’itinerario come altro fuori programma. Fu utilizzata per molti decenni come piscina naturale grazie alle incredibili proprietà benefiche delle sue acque termali. Tuttavia, in seguito all’eruzione del Krafla negli anni ’70 e ’80, le autorità islandesi si videro obbligate a proibire il bagno nelle bollenti acque della Grjótagjá.
Al momento la temperatura dell’acqua è di 43°C, ma il divieto di balneazione è tutt’ora vigente. È possibile però addentrarsi nella Grjótagjá per ammirare una delle grotte vulcaniche più belle di tutta l’Islanda, impreziosita da un bellissimo colore blu irradiato dalla stessa laguna. Il parcheggio è libero e troviamo un po’ di coda per entrarci, ma ne vale davvero la pena perché molto particolare.
5a tappa: Goðafoss. Riva East – East Bank Parking – visita 40 min ca.
La cascata è stata così chiamata in onore del leggendario episodio avvenuto nel 1000 d.C., quando il re islandese scelse di convertirsi al cristianesimo e di farlo diventare la religione ufficiale dell’Islanda. Secondo la leggenda, il re, prima di prendere la sua decisione, gettò le statue degli dèi pagani nella cascata, simboleggiando così l’abbandono delle vecchie credenze. È raggiungibile attraverso una breve passeggiata da un parcheggio vicino alla strada principale. Anche per questa cascata c’è da decidere quale lato vedere e noi scegliamo l’Est dove troviamo meno turisti rispetto all’altro lato e una vista frontale. Inoltre, per vivere Goðafoss da una prospettiva diversa e più ravvicinata, siamo scesi fino al livello del fiume, proprio accanto alla cascata. Troverete un piccolo sentiero segnalato che conduce verso il basso. Il tracciato può sembrare un po’ malconcio in alcuni punti, ma nulla di troppo impegnativo: con un minimo di attenzione e scarpe adatte, è facilmente percorribile. Che dire, non tra le mie preferite ma anche questa cascata ha il suo perché. Il tempo inizia a guastarsi ed è il primo vero momento in cui vediamo nel cielo nuvoloni minacciosi. Arriviamo alla Guest house prenotata per stanotte e il posto anche stavolta risulta incantevole, sempre in mezzo al nulla, circondato da cavallini islandesi e spianate verdi. Nonostante la stanchezza e il brutto tempo, ci infiliamo il costume e andiamo a provare la sauna che c’è di fronte alla nostra camera a disposizione degli ospiti con vita sulla vallata e una hot tube da provare lì adiacente.
Fa molto freddo, il vento soffia forte e inizia anche a piovigginare ma noi ci godiamo anche questa esperienza senza pensarci troppo. Soddisfatti ci facciamo una doccia bollente e andiamo a mangiare utilizzando, come in altre situazioni la cucina comune a disposizione. Dopo cena facciamo un giretto sullo sterrato fuori dalla nostra camera e salutiamo gli amici cavalli. Mi sento di dire di fare attenzione al filo che delimita il recinto; è davvero alimentato da corrente e il voltaggio non è basso. Se vedete che i cavalli non si avvicinano, non è perché hanno paura di voi, ma solo di prendere la scossa… e parlo per esperienza personale, anzi di mio figlio!
Le camere anche qua risultano molto chic e pratiche, direi alloggio pienamente promosso anche per la colazione della mattina seguente sufficientemente ricca!
Pernottamento: Karuna Guesthouse, Sauðárkrókur (colazione inclusa)
Giorno 7 – Verso la penisola di Snaefellsnes
1a tappa: Glaumbær Farm & Museum – visita 1 ora ca.
Questa è l’unica mattina che ci prendiamo più con calma, perché il museo prima tappa della giornata aprirà alle 10:00. Avevo prenotato la visita libera qualche mese prima scrivendo una mail direttamente dal sito trovato on line così da non avere il pensiero di arrivare e trovare pieno (l’ingrasso in ogni caso non è contingentato ma libero). Paghiamo Euro 30 in 3 (nostro figlio entra gratis).
Non potevamo fare scelta migliore nello scegliere di fare questa sosta. A Glaumbær, si è conservata un’antica fattoria, abitata fino al 1930 e donata poi al governo che ne ha fatto nel 1952 un Museo di Cultura popolare. I vari ambienti risalgono a diversi periodi, la più antica è la cucina, risalente al 1750. Si tratta in tutto di 12 casette in torba seminterrate, costruite con mura di zolle quadrate e nastri d’erba e collegate tra loro da un corridoio interno lungo 20 m. Gli ambienti erano privi di riscaldamento e tutto pare surreale e parte di un gioco, ma è stata in realtà per diverso tempo abitazione per diverse persone. Era un piccolo villaggio, dove oltre ai luoghi dove si viveva c’erano anche i vari ripostigli riservati agli attrezzi, alla legna, agli animali e il fienile. Davvero notevole e sorprendente poterla visitare in un contesto incantato degno di un libro di fiabe.
2a tappa: Bjarnarhöfn Shark museum – Bjarnarhöfn Ferðaþjónusta – visita 1 ora ca.
La strada verso l’appartamento che ci ospiterà questa notte è ancora lunghina e abbiamo davanti circa 3 ore e mezzo di macchina prima di arrivare all’altro Museo che sarà la tappa di mezzo. La scegliamo per curiosità, perché qui infatti i visitatori possono fare un assaggio della “vera” Islanda, dove i curatori e i proprietari rivelano dettagli affascinanti sulla specie di squalo della Groenlandia da cui viene prodotto il tradizionale “hákarl”. Si tratta infatti del museo dello squalo.
Anche qua l’ingresso e libero e non troviamo molti turisti, anzi; decisamente non serve prenotare in anticipo. Paghiamo Euro 26 in 3 (il bambino entra gratis). Mentre attendiamo che si raccolga un numero di persone sufficiente per iniziare la visita, facciamo un giro libero in mezzo agli animali imbalsamati e ai denti di squalo. Questo intrigante museo ospita mostre sulla storia di questa curiosità culinaria, insieme alle barche da pesca e agli strumenti di lavorazione della famiglia. Inoltre, c’è un’esposizione di una sorprendente gamma di attrezzature per la pesca degli squali; ci spiegano che l’attività di lavorazione degli squali è stata il sostentamento della famiglia per generazioni e per decenni sono stati uno dei principali produttori di “hákarl” del paese. Lo squalo della Groenlandia è velenoso se mangiato fresco, ma la fermentazione neutralizza la tossina e lo rende sicuro per il consumo. Un interessante video ci spiega quindi la procedura di caccia e fermentazione.
Insomma, è uno spettacolo in grado di affascinare i giovani per ore, nonostante la spiegazione sia sempre la lingua inglese, e mio figlio mette anche qui alla prova la lingua riuscendo a capire il significato di parte del discorso. La parte finale è la degustazione di questa “specialità” (per loro) che noi non apprezziamo per niente…Si sente parecchio il sapore dell’ammoniaca nella carne e la consistenza è troppo nervina, quasi non masticabile; per fortuna c’erano sul tavolo dei pezzi di pane si segale per accompagnarlo. Da provare una volta solo se siete davvero curiosi.
3a tappa: Cascata Kirkjufellsfossar + Monte Kirkjufell – parcheggio a pagamento – visita 1 ora ca.
Pronti per l’ultima tappa della giornata; per fortuna il tempo è dalla nostra parte, ma ancora per poco. Il sole splende anche se il vento soffia abbastanza forte. Parcheggiamo e notiamo molti turisti; ci stiamo infatti riavvicinando alla capitale e questa parte è facilmente raggiungibile da chi, sbarcando a Keflavík, ha pochi giorni a disposizione per visitare i dintorni. Dopo tanta strada in auto, arriviamo alla montagna più fotografata d’Islanda: il Monte Kirkjufell e Kirkjufellsfoss. Un paesaggio che sembra dipinto.
Effettivamente la cascata non è delle più impressionanti ed è relativamente piccola, ma immersa in un contesto unico e di un impatto visivo senza eguali. Scattiamo qualche foto e rientriamo alla base ma prima di fare check-in all’ appartamento, ci fermiamo al supermercato per fare rifornimento di cibo per la sera e per il giorno dopo. Solo una nota sull’alloggio: è un monolocale, che non dispone di fornelli ma solo di Microonde, cosa non ben specificata nella descrizione. Noi ci eravamo attrezzati per cucinare e invece ci siamo dovuti arrangiare facendo una specie di frittata con pomodorini nel microonde e consumando cibo precotto già pronto. Per il resto luogo incantevole, pulito, comodo, spazioso.
Pernottamento Helgrindur Guesthouse, Grundarfjordur – monolocale (no colazione)
Giorno 8 – Penisola di Snaefellsnes
1a tappa: Chiesa bianca Ingjaldshólskirkja – visita 10 min ca.
Partiamo abbastanza presto perché oggi le cose da vedere sono tante. Il tempo non è dalla nostra perché pioviggina. Il cielo è coperto, ma l’Islanda è meravigliosa anche così. Iconica chiesetta bianca con il tetto rosso, in netto contrasto con l’asfalto nero, merita sicuramente qualche foto e una brevissima sosta. Nel proseguire il nostro percorso, notiamo un numero piuttosto elevato di uccelli che volano in cielo fermi su se stessi. Avvicinandoci, capiamo che è uno stormo di Sterne Artiche che per via del forte vento fanno fatica a prendere il volo e volteggiano sopra le nostre teste. Meraviglioso vederle da vicino perché sembrano danzare.
2a tappa: Spiaggia nera di Djúpalónssandur – parcheggio a pagamento – visita 40 min ca.
Troviamo una splendida spiaggia nera, raggiungibile tramite un sentiero sterrato, e alte rocce laviche scolpite dal vento e dal gelido mare artico. Un paesaggio che sembra uscito da un film fantasy. La spiaggia è anche famosa per le quattro pietre di misurazione, che erano usate per testare la forza fisica dei marinai che cercavano lavoro. Le pietre erano da 23 kg, 54 kg, 100 kg e l’ultima 154 kg ed erano usate per valutare la forza dei marinai, e solo coloro che riuscivano a sollevare la più pesante venivano considerati idonei per il lavoro. Cerchiamo di sollevarle ma ovviamente riusciamo solo la prima. L’oceano è impetuoso e le onde sono davvero violente ma è bellissimo ammirarlo in tutta la sua potenza.
3a tappa: Arnarstapi e il “Coastal Path – parcheggio libero a Playground (Stone bridge) – visita 1 ora ca.
Parcheggiamo e passeggiamo sul sentiero costiero molto ben mantenuto, noto come “The Coastal Path” che offre una passeggiata panoramica che vi condurrà a varie attrazioni naturali, tra cui la misteriosa “Lava Arch” e l’impressionante cascata di Gatklettur. Siete liberi di girare come vi pare ed esplorare la zona. Le scogliere circostanti offrono opportunità di osservazione della fauna selvatica, tra cui colonie di uccelli marini. Nello spostamento verso la prossima tappa, ci fermiamo per mangiare qualcosa al volo allo Snæfellsjökull View Point ben segnalato che è sulla strada. Troviamo una rientranza con vista sul ghiacciaio per fare uno stop per il pranzo e ammirarne la vista anche se purtroppo essendo quasi tutto coperto dalle nuvole per via del brutto tempo, riusciamo a vederne solo un pezzettino.
4a tappa: chiesa nera Búdir – Visita 10 min ca.
È un’iconica chiesa famosa per il suo distintivo rivestimento esterno nero, che la fa spiccare in modo straordinario nel paesaggio circostante, dominato da campi di lava, verdi colline e il lontano sfondo del ghiacciaio Snæfellsjökull. Costruita originariamente nel 1703, come la chiesa bianca, merita sicuramente qualche foto e una brevissima sosta.
5a tappa: Ytri Tunga – parcheggio a pagamento – visita 1,5 ora ca.
Questa tappa è stata tanto attesa. La spiaggia di Ytri Tunga è famosa per essere uno dei luoghi di avvistamento delle foche. Infatti, durante l’estate, molte foche si avvicinano alle insenature della costa per prendere il sole e/o riposare. Lasciato il parcheggio prendiamo il sentiero che va verso sinistra e camminiamo per circa 15/20 min. Il tragitto da percorrere è lunghino e impegnativo perché ad un certo punto per vedere le foche da vicino bisogna attraversare la parte di mare che si è ritirato a causa della bassa marea che diventa impervio. È parecchio scivoloso; in primis perché piove, secondo perché è pieno di alghe scivolose e infine perché è composto solo da grossi sassi rotondi e lisci. Le vediamo in lontananza ed è possibile avvicinarsi tenendo una distanza di almeno un centinaio di metri per non disturbare la loro pace, ammirando così da relativamente vicino questi meravigliosi animali. Rimaniamo incantati e non ci accorgiamo nemmeno che siamo sotto la pioggia.
Sembra di essere dentro ad un documentario e avere la possibilità di vederle per la prima volta poco distanti da noi è benedizione. Sono goffe e dolcissime e siamo così fortunati che riusciamo ad immortalare il momento in cui una di loro sta per uscire dall’acqua. Sembrava un film comico muto! Emozione pura e indimenticabile. La cosa che ci ha sorpreso di più era il numero di foche presenti dentro e fuori dall’acqua che quasi non ci potevamo credere. Che magia!
Torniamo indietro e io riesco a cadere sui sassi scivolando di ginocchia… un male folle che mi è durato per un po’! Per fortuna niente di grave, ma che figuraccia! Ci spostiamo verso la parte destra del bivio che si presenta quando arrivi al parcheggio per vedere un’altra parte di baia, ma non è così interessante come quella appena vista perché oggi se ne vedono pochine e da molto più lontano. La ragione che capiremo solo più tardi è che la marea si sta alzando e quindi la superfice percorribile a piedi è moto più ridotta e le foche stanno ritornando in acqua.
Infreddoliti ma con gli occhi e cuori pieni per quanto appena visto, con questa tappa abbiamo finito la nostra esplorazione della penisola di Snæfellsnes, che ci ha riportato davvero con la mente e l’immaginazione alla narrazione del famoso capolavoro di Jules Verne “Viaggio al centro della terra”, che parte proprio dallo Sneffels, il vulcano che, secondo il crittogramma trovato, conduce al centro della Terra.
6a tappa: Borgarnes outdoor Swimming Pool – visita 2 ore ca.
Direzione Guest house. Lasciamo giù i bagagli e visto che abbiamo davanti ancora tutto il pomeriggio, decidiamo fuori programma di andare a rilassarci alla piscina comunale di Borgarnes. Scopriamo che l’acqua nelle piscine esterne è calda, quindi si può tranquillamente sfruttare. Per fortuna il tempo è gradevole e nonostante i 12°, il timido sole presente aiuta. L’ingresso ci costa circa 9 euro a persona ed è a tempo illimitato. Non siamo abituati a stare in costume all’esterno con questa temperatura e il freddo lo percepiamo tutto, ma ci sono diverse vasche dove potersi riscaldare.
La prima ha anche gli scivoli- 3 – che proviamo insieme a nostro figlio ed è di circa 25°. Poi ci sono 3 vasche più piccole con diverse temperature- 40° – 38° – 35° e l’idromassaggio. Poi ce né una più grande olimpionica quindi con la corsia dove gli islandesi fanno i corsi di nuoto veri e proprio con una temperatura mite intorno ai 22/25°. Il divertimento per i bambini è assicurato e anche noi ce la godiamo devo dire.
All’interno c’è una piscina di medie dimensioni senza corsie dove si può giocare con i bambini e dispone di attrezzature di libero utilizzo (Palle, canotti, tubi galleggianti…). Una cosa che ci ha molto colpito è stata la macchinetta della centrifuga presente negli spogliatoi per asciugare costumi e piccoli asciugamani. Si infila dentro il costume, si chiude e si schiaccia un bottone che in automatico fa partire la centrifuga per un tempo prestabilito. Davvero molto utile per non avere poi la borsa zuppa.
La struttura dove pernottiamo è davvero una chicca. A parte la stanza molto grande, dotata di due camere (1 matrimoniale e 1 lettino singolo), si gode di una vita spettacolare sulla baia e l’oceano. Ha anche un ristorante che abbiamo prenotato per la sera davvero particolare e tipicamente in stile nordico che si affaccia anch’esso sull’oceano. Le proposte sono invitanti e noi scegliamo di provare il buffet di pesce, che si rivelerà essere un’ottima scelta, che ci dà la possibilità di assaggiare quattro tipi di pesce locale con contorno di riso, patate al forno, verdure cotte, mentre nostro figlio ordina un gigante e buonissimo hamburger. I costi, come in tutta l’Islanda sono alti, ma ci godiamo l’ultima cena tipica in una cornice direi perfetta. Usciti da lì, curiosiamo nel capanno di fronte al ristorante, dove i proprietari espongono una sorta di mercatino delle pulci pieno di vecchi giocattoli anni 80/90’ e di bambole con i relativi accessori messe una di fianco all’altra che ci fissavano. All’interno non vi era nessuno; quindi, curiosiamo liberi facendo scoprire a nostro figlio i giochi della nostra infanzia. L’ambientazione è un pochino inquietante tanto da sembrare di essere in un film dell’orrore dal titolo “la bambola assassina”. Usciamo sorridendo e un pochino sorpresi dall’allestimento di questo posto del quale non capiamo molto il senso. Il sole fa ancora una bella luce e il panorama è davvero romantico… dopo cena decidiamo quindi di fare una passeggiata lungo il mare. Dai colori sembra l’ora del tramonto ma sono le 22.00 circa e la temperatura non è così fredda. Al rientro, ci sediamo su due seggiole di legno fronte mare e mentre nostro figlio gioca a tirare i sassi dalla riva in acqua, noi ci godiamo il timido sole e la natura intorno a noi che ci parla senza fare rumore.
Pernottamento Englendingavík Homestay, Borgarnes (no colazione)
Giorno 9 – Regione del Borgarfjordur
1a tappa: Vulcano Grábrók – parcheggio libero – visita 1.5 ca
La giornata di oggi ha i tempi più dilatati degli altri giorni e possiamo prendercela con calma. Il primo stop è riservato allo scenografico cratere del vulcanico Gabrok, il più accessibile e frequentato dai visitatori. Sono 3 in tutto e questi crateri sono emersi da un’eruzione verificatasi circa 3.000 anni fa; dalla vetta di uno di loro si può ammirare il fantastico panorama. Una serie di sentieri ben mantenuti consente ai visitatori di salire fino al bordo del cratere, da cui ammirare i dintorni compresi laghi, altri crateri e vasti campi di lava che caratterizzano il paesaggio islandese.
La salita al cratere è relativamente facile e adatta a persone di tutte le età che lo rende un’attrazione popolare anche per le famiglie. Il sentiero per raggiungere la vetta è ben segnalato e dotato di gradini di legno e corrimano in alcuni tratti, per garantire la sicurezza. Il fiatone di sicuro non manca, ma quello che vediamo rende sicuramente la salita più piacevole. Che dire, un altro cratere degno di nota che ci lascia senza fiato per i colori accesi che ci circondano, forme e il contesto incredibile e quasi sovrannaturale.
2a tappa: Viðgelmir tunnel di lava – visita ca. 1,5 h.
La seconda fermata di oggi è una dell’attività tanto attese. Anche questa prenotata in anticipo sul sito ufficiale di The Cave Explorer | The Cave Viðgelmir. Per arrivarci attraversiamo una zona davvero remota e isolata del paese. L’ultimo tratto è sterrato e siamo circondati da campi di lava.
Parcheggiamo free e una volta fatta l’accettazione alla cassa aspettando il nostro turno chiacchieriamo con la guida. Víðgelmir è una delle caverne più grandi al mondo, è un luogo straordinario situato nelle alte terre dell’Islanda ed è la più grande del paese.
Formatasi oltre 1.000 anni fa a seguito di un’eruzione vulcanica, il tunnel si estende per più di 1,5 chilometri sotto la superficie terrestre, con un’altezza massima che supera i 15 metri in alcuni punti. La grotta è nota per la sua straordinaria varietà di formazioni rocciose, tra cui stalattiti e stalagmiti di lava, colonne di lava e pavimenti di lava. Tocca finalmente a noi; ci danno un caschetto con torcia, ci copriamo bene e procediamo. Mentre ci dirigiamo verso l’imbocco del tunnel, la guida ci spiega la storia e la geologia del territorio circostante. Giunti poi al punto di discesa, percorriamo delle scalinate di legno che arrivano fino al punto di partenza per la visita del tunnel.
Le spiegazioni della guida sono tutte in inglese e questa volta non è facile capirle bene; sicuramente perché la spiegazione è più tecnica, ma soprattutto perché la guida parla inglese con una pronuncia molto islandese e quindi di difficile comprensione diciamo. Il buio in alcuni punti è pesto e il freddo è pungente tanto che, nonostante cappello e guanti di lana, arriva un po’ di mal di testa. Ci sono 2 gradi e fa freddissimo e a pensarci bene, alla fine sostiamo dentro la grotta per quasi 1 ora.
È tutto davvero molto interessante e unico non proprio suggerito per chi soffre di claustrofobia. C’è un punto stretto da percorrere all’inizio dove bisogna abbassarsi quasi accovacciandosi per passare e anche perché alla fine del percorso, la guida ci fa sedere in cerchio su delle panche e ci esorta a spegnere le luci delle torce facendoci assaporare il buio pesto e il silenzio assoluto; che esperienza pazzesca!
3a tappa: Hraunfossar cascate + Barnafoss cascata dei bambini – visita ca. 30 min.
Arrivati al parcheggio, che non è a pagamento, ci incamminiamo verso le cascate. Qua l’acqua sgorga direttamente da un antico campo di lava, creando uno spettacolo suggestivo e visivamente affascinante. Le sue acque azzurro intenso contrastano con il panorama circostante rendendole ancora più uniche. Ci sono lungo il sentiero dei punti panoramici che portano direttamente alla seconda cascata che è Barnafoss, conosciuta per le sue acque impetuose.
Questa cascata è coperta da una leggenda avvolta dal mistero e tragedia. Narra che molti secoli fa, in una fredda notte di Natale, mentre gli adulti della famiglia erano alla messa, due bambini rimasti a casa decisero di avventurarsi fuori. Attratti dalla bellezza naturale della zona, i fratelli si avvicinarono troppo alla cascata di Barnafoss. Camminando su un ponte naturale di roccia che attraversava il fiume sopra la cascata, scivolarono e caddero nelle acque tumultuose sottostanti, perdendo la vita.
Distrutta dal dolore, la madre dei bambini, nella sua disperazione, fece abbattere il ponte di roccia, convinta che nessun altro dovesse attraversarlo e rischiare una sorte simile a quella dei suoi figli. Pregò affinché nessuno potesse più attraversare il fiume in quel punto, e secondo alcuni, fu proprio il suo dolore a rendere le acque di Barnafoss così pericolose e impetuose, come se la cascata stessa volesse commemorare la tragica perdita. È stato costruito un ponte artificiale di legno per attraversare il fiume, che permette ai turisti di rendersi davvero conto di quanto furiose siano le acque sottostanti.
4a tappa: Snorralaug hot spring – Vista 20 min ca
Nello scendere verso la capitale, ci fermiamo a visitare una hot spring che è considerata la più antica piscina geotermica di tutta l’Islanda della quale ho letto sulla guida Lonley Planet.
Il sito è aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma il bagno nella piscina è vietato dal 1817, quando fu ufficialmente protetto come sito storico. Infatti, la sorgente prende il nome dal celebre poeta e autore Snorri Sturluson, che compose le sue incredibili saghe sull’Islanda nel villaggio di Reykholt. Sturluson si stabilì a Reykholt nel 1206 d.C. e vi condusse una vita straordinaria durante la quale scrisse poesie e saghe e fu presidente del parlamento. Il sito ora racchiude una serra alimentata con il calore del terreno e delle abitazioni private. Importante dal punto di vista storico ma se non avete tempo a disposizione potete tranquillamente saltare questo stop. Noi approfittiamo di un prato verde per tirare due calci al pallone prima di rimetterci in macchina.
5a tappa: Deildartunguhver – sorgenti termali – visita 20 min ca.
Visitiamo ora una sorgente termale situata nell’ovest dell’Islanda, conosciuta per essere la più potente sorgente termale d’Europa. Questo sito naturale straordinario erutta acqua calda con un flusso sorprendente di 180 litri al secondo e con temperature che possono raggiungere i 97°C. L’acqua prodotta da è così abbondante e calda che viene utilizzata per riscaldare le case e le serre delle città vicine, tra cui Borgarnes e Akranes, attraverso un sistema di tubature che trasporta l’acqua calda su lunghe distanze.
Oltre al suo impiego pratico nel riscaldamento, è anche una popolare attrazione turistica. Veniamo infatti attratti non solo dalla potenza e dall’abbondanza dell’acqua termale ma anche dalla bellezza circostante dell’area, che include vegetazione lussureggiante favorita dall’umidità e dal calore costanti. La zona è ricca di minerali, il che contribuisce alla formazione di depositi colorati e formazioni rocciose uniche intorno alla sorgente. Lì vicino ci sono le terme KRAUMA dove potersi rilassare e godere degli effetti terapeutici delle acque. Il sito è piccolino ma molto impressionante per i getti di acqua bollente e il fumo che fuoriesce dal terreno delimitato da una cancellata di sicurezza. Nel parcheggio si trova un baracchino che vende hot dog e zuppe home made che si possono assaporare sostando all’interno della bellissima serra che il proprietario alimentata con il calore della terra. Si coltivano pomodorini e un frutto che è un incrocio tra un limone e una mela. Ordiniamo quella che sarà la nostra apericena, composta da una zuppa di pomodoro, una zuppa di agnello accompagnate da un panino e un hot dog farcito. Possiamo dire di non aver mai mangiato in tutto il viaggio delle zuppe così buone come quella di oggi e soprattutto grati perché la stiamo gustando circondati da un’atmosfera tipicamente islandese. Il proprietario approfitta della nostra presenza per fare quattro chiacchiere e spiegarci che è qualche anno che ha lasciato la sua attività di guest house, che gli assorbiva troppo tempo della sua vita da uomo libero, per comprare la serra e il camioncino che funge da piccolo ristorante portatile.
6a tappa: Fossatùn e il parco dei Trolls – attrazione a pagamento – visita 2 ore ca
Siamo giunti con nostro dispiacere all’ultimo appuntamento del nostro viaggio. Questi 10 gg sono passati troppo in fretta, ma allo stesso tempo abbiamo visto moltissimo. Dedichiamo le ultime ore in questa terra di Islanda al divertimento e più precisamente al parco dei Troll, non solo per i più piccini ma anche per adulti. E’ infatti dedicato alle leggende norrene, gestito da un hotel e un villaggio di campeggi (Fossatun Camping Pods) ed è situato in prossimità del fiume Grimsa e delle “Troll Waterfalls”. Si presenta con una serie di sentieri che portano a delle stazioni ognuna delle quali offre giochi e/o sculture a tema troll ma prima di entrare bisogna acquistare il biglietto.
L’esperienza risulta essere molto divertente perché abbiamo provato tutti i giochi possibili, il tutto immerso in un panorama affascinante e bucolico che non ha eguali. Il gioco preferito di nostro figlio è stato sicuramente quello del tabellone che aveva cinque buchi, ognuno con la faccia di un personaggio inventato, con diverse dimensioni e punteggi. Lo scopo era calciare la palla e farla entrare nel buco che valeva di più che era anche quello più piccolo, e ovviamente lui ce l’ha fatta! Stanotte pernotteremo come la prima sera al Guesthouse Pavi, dove cucinerò una cenetta molto semplice con i rimasugli della spesa rimasta, usufruendo della pratica cucina in comune.
Pernottamento: Guesthouse Pavi, Reykjavik
Giorno 10 – Shopping a Reykjavik e rientro in Italia
Il volo sarà alle 14.50 quindi per le 12.30 al massimo dobbiamo essere in strada per consegnare la macchina. La mattinata sarà dedicata all’acquisto di souvenir da portare a casa; quindi, decidiamo di esplorare tutti i negozietti della via principale Laugavegur in cerca di quegli articoli che rientrano nella top dieci delle cose da comprare in Islanda che sono: i lopapeysa, tipici maglioni islandesi, il Sale nero islandese, il Cioccolato islandese, i Gioielli di lava islandese, le Calze di lana islandese e la Marmellata di Rabarbaro. Riusciamo a trovare tutto, tranne i maglioni tipici che lasciamo perdere perché hanno dei prezzi proibitivi. Prima di lasciare la capitale e dirigerci verso l’aeroporto, facciamo sosta al supermercato per prenderci qualcosa da mangiare al volo prima di salire sull’aereo e optiamo per degli appetitosi burritos confezionati. Restituiamo la macchina e non manchiamo di far notare tutti gli intoppi successi all’inizio del nostro viaggio che per fortuna si sono risolti.
Considerazioni finali sul viaggio in Islanda
Ci siamo; siamo davvero tristi perché il viaggio si è concluso ma grati per quello che abbiamo potuto vivere. È giunta l’ora di salutare e ringraziare questa terra meravigliosa che con i suoi contrasti e il suo spirito selvaggio dà vita a scenari senza eguali che si imprimono nella mente e non te li scordi più. L’Islanda non ci ha solo riempito gli occhi, ma anche le orecchie con i suoi suoni più intimi e prepotenti. Non c’è un attimo in cui questa terra ti lasci solo. In sottofondo lo scroscio delle cascate, sulla costa lo stridio degli uccelli, l’esplosione dei geyser, la pioggia sottile e il vento che soffia forte. Contemplando questi paesaggi così desolati e infiniti una cosa ti rimane impressa: la sensazione di impotenza davanti alla grandezza della natura, ma che allo stesso tempo ti fa sentire parte di essa.
Questo viaggio ci ha smosso dentro, e per quel che mi riguarda posso dire che c’è una nuova vita dopo la visita in Islanda. Ci ha portato a riflettere sul fatto che non dobbiamo accontentarci mai, perché là fuori c’è un mondo da scoprire; cerchiamo la felicità nelle piccole cose, quelle che ti fanno sentire vivo.
Perché noi in Islanda, tra quei mille colori, l’abbiamo trovata e ce la siamo dipinta addosso come un magico quadro che non ci toglieremo mai di dosso. Grazie Islanda!
