Tre settimane nello Yemen
Lo Yemen, come l’ho vissuto io non presenta nessun rischio vero. Molti, quando dicevo che ero in partenza per l’Arabia Felix dei romani, mi davano del pazzo, che rischiavo di farmi rapire o di precipitare con un aereo. Abbiamo evitato la zona dei rapimenti, tra Sana’a e Seyun, facendola in aereo, mentre altre zone sono totalmente chiuse al turismo. Nel nord, al confine con l’Arabia Saudita, è in corso da anni una guerriglia tra il governo centrale, forte solo nei dintorni della capitale. Durante il nostro soggiorno la città di Sada’a ha subito un bombardamento aereo!! Il punto più a nord toccato è stata Amran, sotto scorta militare. A Shahara non abbiamo proprio andarci, chiuso a tutti gli stranieri. Abbiamo avuto a lungo una scorta militare, ma l’impressione è che sia stata più una misura precauzionale che un’esigenza. In quanto agli aerei interni, la Felix Airlines, saudita, è sempre stata buona e puntuale. Il viaggio è durato 23 giorni in tutto, mai fermandoci per più di due notti di seguito nello stesso posto, toccando le zone montagnose dell’interno, le afose coste dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso. Siamo stati anche nella selvaggia Socotra e, sulla via del ritorno, visita veloce a Istanbul, in Turchia.
I giorno 29/07/2009 Partenza da Milano per Istanbul. In Turchia abbiamo un lunghissimo transfer, da fare in aeroporto. Questa città è proprio il cancello dei tre mondi: agli occidentali come noi si mescolavano nordici e russi e mediorientali coi loro abiti e costumi per noi “strani”. Mi colpisce un gruppo di uomini in sandali, vestiti solo con una specie di lenzuolo; penso facciano parte di qualche setta religiosa, poi vedo che si imbarcano su un volo per Medina. Sono pellegrini, quindi, diretti verso i luoghi sacri dell’Islam. Mangiato un panino da Burger King che mi procurerà un bel mal di pancia e bevuta una birretta da 9 (!!) euro, si parte per Sana’a. Il volo dura solo 4 ore e mezza e verso la 1 di notte siamo già nello Yemen. I tempi sono lunghissimi perché manca una valigia e alla frontiera sequestrano la telecamera a uno del gruppo perché giudicata “troppo professionale”. Ricorderò quell’attesa come un incubo a causa del mal di pancia di cui sopra.
II giorno 30/07/2009 La partenza dall’hotel Mercure è prevista in tarda mattinata, per farci recuperare un po’ dal viaggio. La prima visita è il museo cittadino di Sana’a. Il museo, in un palazzo antico con bel cortile interno, è su diversi piani. In inglese ci sono le spiegazioni di come si viveva nell’Arabia Felix prima e dopo l’avvento dell’Islam: monete, armi e oggetti di uso quotidiano. Questa regione era divisa in sei regni, tra cui il mitico Saba, citato dalla Bibbia. Ci muoviamo con un bus unico e la guida parla solo inglese. Le jeep e Taha, la guida ufficiale che parla italiano, sono in viaggio per Seyun e ci aspetteranno là. A pranzo facciamo conoscenza con il pane arabo, piatto, buonissimo, che non mancherà mai. Il pomeriggio è dedicato quasi interamente alla visita della città vecchia e del suo suq. Ci immergiamo nella vita di questa gente e molte cose saltano all’occhio: Tutti gli uomini girano con un pugnale legato in vita: è la tradizionale Jambyya che non ha funzione di arma ma solo sociale.
Gli uomini si mettono in bocca un’erba e la masticano in continuazione, “archiviandola” nella guancia: è il qat, allucinogeno consentito legalmente solo nello Yemen. Lo masticano tutti i giorni nel pomeriggio.
Poche donne in giro e quelle che ci sono, sono coperte completamente da un vestito nero. Alcune coprono persino gli occhi e le mani. Non hanno piacere a farsi fotografare; solo una ragazzina si mette in posa per me