L'incontro/scontro tra oriente e occidente e il fascino orientalista...

Viaggio in macchina privata da Smirne a Kayseri

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Atterriamo a Smirne in un tiepido pomeriggio d’ottobre e, ritirato il veicolo a noleggio, raggiungiamo subito il villaggio di Selçuk, situato a circa 50 chilometri più a sud.

Selçuk già si intravede in lontananza, grazie all’imponente sagoma del suo forte bizantino, ancora chiuso ai visitatori per lavori di restauro e sul quale volteggiano stormi di corvi.

Depositati i bagagli nell’accogliente pensione prenotata via email dall’Italia, iniziamo a familiarizzare con le strade ed i monumenti di quella che sarebbe stata la nostra base per le esplorazioni nei 3 giorni successivi.

Ai piedi della fortezza, un grandioso portale conduce ai resti della Basilica di San Giovanni, un tempo una delle maggiori al mondo per dimensioni. Colonne e mura perimetrali dell’edificio si estendono su una vasta altura, da cui spazia il panorama sulla verde vallata circostante e sugli altri monumenti della cittadina. A breve distanza dalla Basilica si raggiunge la moschea di Isa Bey con il cortile e le decorazioni di stile selgiuchide e poi il poco che resta del Tempio di Artemide: delle originarie 127, ormai resta in piedi un’unica colonna di quello che un tempo costituiva una delle 7 meraviglie del mondo antico.

Ad un paio di chilometri da Selçuk sorge Efeso, l’antica capitale romana della provincia d’Asia: le sue rovine sono probabilmente quelle più visitate dell’intera Turchia per la vicinanza a Kusadasi che rende agevole l’escursione in giornata per i molti croceristi. Grazie al tempo incerto con scrosci di pioggia, il sito era piuttosto tranquillo. Gli scavi hanno parzialmente riportato alla luce la città che un tempo doveva contare almeno 250.000 abitanti. La biblioteca di Celso è l’edificio più noto, con la sua facciata marmorea ricostruita con i frammenti originali, e nel passato costituì uno dei centri maggiori del sapere.

In questa zona della Turchia sono molte le antiche città dell’epoca classica che stupiscono per la grandiosità degli edifici in rovina e per la spettacolarità dei luoghi nei quali vennero edificate; rispetto ad Efeso sono decisamente meno frequentate e talvolta è possibile aggirarsi in piena solitudine tra i loro resti. Incrociamo sulla strada quanto rimane della città di Magnesia, dove le armate romane sconfissero Antioco III di Siria, e proseguiamo per Priene, città ellenistica edificata in posizione rialzata. Il tempio di Atena svetta tra verdeggianti picchi rocciosi, con cinque colonne sormontate da capitelli dalle eleganti volute: si tratta del cosiddetto stile ionico che caratterizza tutti gli edifici templari della costa egea meridionale. Le colonne restanti del tempio giacciono a terra ed i rocchi assomigliano ad immense ruote di un grande ingranaggio smontato. La vista spazia sulla sottostante pianura dove un tempo era visibile la linea di costa, ormai arretrata di parecchi chilometri. Anche Mileto, la nostra tappa successiva, era una volta una città portuale, oggi invece resta isolata con le sue rovine silenziose nel mezzo di campi coltivati. Spiccano i resti del grandioso teatro, molto ben conservato, sul quale svetta la torre di una fortezza bizantina. Mileto era la patria di Talete e Anassimandro, personalità che fecero di questo luogo una culla della cultura e della filosofia greca. Infine l’escursione si conclude contemplando il tempio di Apollo a Didima, un edificio colossale che custodiva un oracolo secondo per importanza solamente a quello di Delfi.

Il giorno successivo raggiungiamo il villaggio di Sirinçe a dieci chilometri da Selçuk, situato nel mezzo di verdeggianti colline. Gli edifici di stile tradizionale e quanto rimane della chiesa di San Giovanni Battista testimoniano come la cultura e la lingua greca fossero ancora vive in queste terre fino agli anni ‘20 del secolo scorso: dopo il primo conflitto mondiale e la sconfitta dell’impero ottomano, la Grecia tentò invano di realizzare il sogno (Megale Idea) di annettere i territori un tempo appartenuti ai bizantini scontrandosi con l’esercito della neonata repubblica turca guidata da Kemal Atatürk. Il risultato fu quello di determinare l’espulsione della popolazione greca che viveva in Asia Minore da millenni per permettere alla nuova Turchia di raggiungere l’omogeneità etnica sul suo territorio. E’ una storia poco nota dalle nostre parti ma che fa comprendere le radici del rancore che ancora oggi è assolutamente palpabile tra le due rive dell’Egeo. Raggiungiamo Smirne (Izmir), anche se le condizioni meteorologiche proibitive non ci avrebbero consentito di visitare tutti i luoghi di interesse. Parcheggiamo presso la piazza del Konak con la torre dell’orologio ottomana per poi inoltrarci nei vicoli del bazar. Ci fermiamo ad osservare un negozio di halvà, dolce tradizionale turco ed una donna ci aiuta ad acquistarlo esprimendosi in un buon italiano… le chiediamo dove ha imparato la nostra lingua e risponde di essere italiana anche lei, salutandoci con un sorriso… un’italiana di Smirne, probabilmente discendente da una delle famiglie di mercanti genovesi che si trasferirono ad abitare qui nel Medio Evo… è un retaggio di quella che era un tempo una città cosmopolita abitata da molti ebrei e da una maggioranza di popolazione greca anche qui costretta a sloggiare e a trasferirsi entro i confini della madrepatria ellenica. Oggi Smirne è la terza città turca per dimensioni, la più occidentalizzata nei costumi oltre che, politicamente, fiera sostenitrice della dottrina laica kemalista. Dopo una breve visita dell’antica Agorà, ancora oggetto di scavi, la pioggia battente ci fa tornare sui nostri passi

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