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Cinque giorni a Istanbul

1 Alle 19 e rotti di venerdì parte da Verona l'aereo della Air Dolomiti, una società di proprietà della Lufthansa. E' un nuovissimo Embraer 195, fabbricato in Brasile con capacità di circa 110 passeggeri. Una telefonata ad un amico pilota ...

  • di COMMA22
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

1 Alle 19 e rotti di venerdì parte da Verona l'aereo della Air Dolomiti, una società di proprietà della Lufthansa. E' un nuovissimo Embraer 195, fabbricato in Brasile con capacità di circa 110 passeggeri. Una telefonata ad un amico pilota ci tranquillizza: è una macchina modernissima ed affidabile. Alla velocità di 950 km/h sorvoliamo il Trentino ma da Bolzano in poi non si vedono più le luci al suolo coperte da una fitta coltre di nubi. L'avvicinamento a Francoforte è strumentale e la visibilità ricompare solo pochi attimi prima dell'atterraggio. Si aspetta di riprendere il volo per Istanbul ma l'aero Lufthansa ha dei problemi meccanici. Dopo un ora l'aereo viene riparato (o sostituito ?) e poco prima della mezzanotte si parte con un Airbus 321 in un cielo ancor più pieno di nuvole. Il volo è normale ma alle 3 l'atterraggio è tra i più disturbati che io ricordi, sobbalzi, sbandate ma il pilota tedesco se la cava bene. Applausi! In una città addormentata con il traffico tipo prefestivo, i Turchi fanno festa la domenica come noi, raggiungiamo l'Hotel sito nel centro della città vecchia a un centinaio di metri da Santa Sofia e dai ruderi del palazzo di Costantino.

Strada facendo in pullman una guida spiega a noi 22 stralunati passeggeri che la Lira turca vale circa mezzo Euro e che bisogna contrattare coi Turchi ogni cosa soprattutto nei vari Bazar.

2 Sabato mattina il tempo è infame: tira vento, piove e la temperatura è vicina allo zero. Incontriamo la nostra guida principale, una energica giovane signora di nome Begum. Dopo la colazione si va a piedi a vedere il TopKapi, l'antico palazzo del Sultano. E' un insieme di padiglioni, costruzioni relativamente piccole, ciascuno dotato di un camino per il riscaldamento, finestre e porta di ingresso, posti in tre diversi cortili. Gli ultimi danno direttamente sul Bosforo spazzato da un vento gelido. Si intravede la parte asiatica di Istanbul ed una grande quantità di navi in attesa di essere autorizzate ad attraversare lo stretto per andare nel mar Nero.

Molti padiglioni sono ricchi di maioliche alle pareti, di arabeschi e di mobili intarsiati con madreperle. In uno è sistemato una specie di museo di reliquie religiose, un avambraccio di San Giovanni Evangelista, un pelo (o capello?) di Maometto ed altre amenità. La cosa più interessante è un Muezzin che canta in arabo (che qui nessuno capisce) il Corano. Si danno il cambio più persone e da decine di anni rendono la lettura continua 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno.

In un altro padiglione i ritratti mostrano i vari sultani che si sono succeduti ed un albero genealogico con tanto di foglie mostra come frutti dei medaglioni con le facce: dovrebbe chiarire la linea dinastica ma sembra realizzato invece per confondere chi guarda. Oltretutto la storia di questi ottomani è piena di omicidi per questioni dinastiche e per evitare che il figlio tentasse di succedere al sultano in carica, veniva confinato per anni dentro qualche palazzo o magari nell'Harem. Non è una storia edificante e francamente non mi ha molto interessato. Oltretutto il sultano era di fatto un despota i cui capricci erano legge.

Il tesoro ha interessato molto le signore, c'era un diamante grossissimo ed un pugnale con smeraldi, vari troni ornati di pietre non meno preziosi. La mia curiosità invece è stata quella di combinare lontani ricordi del film Topkapi con Melina Mercuri con la situazione attuale arrivando alla conclusione che molti particolari non corrispondono. Begum, cui ho raccontato la trama del fim, sa che sono stati fatti dei cambiamenti. Cercherò di rivedere il film

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