Tra Toscana e Lazio

Toscana, Lazio

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Anziché volare in Egitto per vedere le più famose piramidi dei faraoni –per un po’ era stato il nostro programma- per Natale siamo andati in auto a “scoprire” le necropoli etrusche. Be’, non solo; perché andare in vacanza al fine di esplorare delle tombe può risultare un po’ deprimente –eccetto per un archeologo, magari-. Ma è proprio la vita ciò che ci interessa, il respiro che esala dal passato, forse rappresentato dal simbolo della vita, la “svastica”, che abbiamo osservato inciso sulle pareti di una via cava a Sovana: il sole rotante, un augurio di buona esistenza. La nostra idea, infatti, era quella di visitare anche alcuni centri medieoevali in provincia di Grosseto come Pitigliano e Sovana o in provincia di Viterbo come Tuscania, di entrare nelle ville del viterbese sorte per volere di cardinali come Villa Lante a Bagnaia e Palazzo Farnese a Caprarola, di ammirare le meraviglie del Parco dei Mostri di Bomarzo, ma soprattutto di immergerci nelle calde acque delle sorgenti termali di Saturnia o del Bullicame a Viterbo, per godere dei piaceri che già assaporavano gli antichi Etruschi e Romani. Insomma il primo giorno della gita prevedeva un “tufo” nel passato a Pitigliano e Sovana e un vero tuffo nelle cascatelle del Molino nei pressi di Saturnia.

Siamo partiti il 25 dicembre, ancora in fase digestiva, subito dopo il sostanzioso pranzo natalizio preparato da mia madre (io però, molto previdente, avevo già smaltito calorie recandomi a Cologna in bicicletta, dato che era una giornata splendida, tiepida e con un sole accecante –un sole di buon auspicio, appunto). Fede aveva scartato i regali in mattinata accorgendosi con soddisfazione che Babbo Natale si era svenato per esaudire il suo desiderio: una videocamera-macchina fotografica digitale, dotata di tutte le possibili funzioni, con un giga di memoria, che avrebbe immortalato tutte le tappe del nostro viaggio con più di duecento istantanee.

La sera verso le 8 eravamo già a Pitigliano –per strada, come previsto, c’era poco traffico-. La cittadina, dal belvedere della Madonna delle Grazie, ci è apparsa tutta illuminata da fari, adagiata sul suo sperone tufaceo, con gli archi dell’acquedotto mediceo in primo piano e la torre campanaria svettante sul “presepe” medievale. Ma prima di addentrarci lungo le viuzze del centro storico e salire la scalinata che penetra nel cortile del Palazzo Orsini dovevamo trovare l’agriturismo “Il Melograno”, per assicurarci il primo pernottamento. Purtroppo le indicazioni che mi erano state fornite telefonicamente dalla proprietaria non erano del tutto chiare. L’unica cosa sicura era che l’alloggio si trovava in località Formica e che per raggiungerlo dovevamo svoltare al bivio per Manciano-Valentano. Fino lì è stato abbastanza facile. Abbiamo poi imboccato una stradina strettissima recante l’indicazione “Agriturismo il Melognano”. Però a un certo punto c’era un incrocio e non compariva più il segnale. Abbiamo sospettato che potesse trattarsi di una casa con un cancello sostenuto da pilastri rosa, vegliata da due piccoli cipressi addobbati con lucine natalizie. Abbiamo telefonato al Melograno – “Sì, sì, la casa è a un km dal cartello, se state davanti a una casa rosa con alberelli siete arrivati”, ci ha rassicurato il proprietario (ma quale cartello?). Leo ha osato suonare al campanello –vorrei ricordare che era la sera di Natale- e si sono presentati due cagnoni indemoniati che abbaiavano a più non posso rendendo difficile la comunicazione al citofono. La casa, comunque, non era quella giusta. L’odissea è continuata su e giù per uno stradone di campagna zeppo di buche e vere e proprie voragini, finché dopo almeno 3 km è venuto in nostro soccorso il proprietario del Melograno, che ci ha indicato la retta via. La macchina si è fermata davanti a un casale. Tuttavia il nostro alloggio era ubicato qualche metro più avanti, sicché Leo, dopo l’ennesima manovra era pronto a bestemmiare in tutte le lingue... Ma si è trattenuto perché, in fin dei conti, eravamo arrivati!!! La padrona di casa ci ha mostrato la stanza, con bagno –con asciugamani, ma senza sapone-, riscaldata esclusivamente da un termosifone elettrico. Ci saranno stati non più di 14 gradi. Ho chiesto –e ottenuto- immediatamente una coperta supplementare. La casa la condividevamo con una tedesca –ancora non rientrata da un’escursione a Roma-, che dormiva nella camera all’altro capo della spazioso e gelido ambiente classificabile come salone-ingresso-cucina, arredato in maniera rustica con un lungo tavolo rettangolare al centro. C’era anche un caminetto. Spento

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