La buena suerte del viaggio in ARGENTINA, BOLIVIA E CILE Seconda parte: Bolivia 150 chilometri ci separano dal confine Boliviano. Il primo tratto è boscoso, alcuni alberi hanno fiammeggianti fiori rossi, altri sono drappeggiati da liane con solari fiori gialli. ...
La buena suerte del viaggio in ARGENTINA, BOLIVIA E CILE Seconda parte: Bolivia 150 chilometri ci separano dal confine Boliviano. Il primo tratto è boscoso, alcuni alberi hanno fiammeggianti fiori rossi, altri sono drappeggiati da liane con solari fiori gialli. Spesso i tronchi ospitano altre piante, felci o orchidee che si esibiscono in grandi ciuffi di foglie e fiori paglierini.
La ruta de la Cornisa sale stretta e tortuosa fino alla Quebrada di HUMAHUACA scavata dal Rio Grande. Il paesaggio ora si apre, ora si chiude nelle strettoie della valle. La vegetazione si dirada gradatamente, poi resta solo una stretta fascia verde lungo il fiume su cui svettano filari di pioppi cipressini e monumentali salici piangenti. I campi, piccoli e ben curati, sono circondati da canali di irrigazione e da siepi. E' primavera ed è già tutto verde ma la vera ripresa vegetativa ci sarà all'arrivo della tanto attesa stagione delle piogge. Per il resto solo bassi arbusti, erbe giallastre e cactus. Terra e roccia sono le protagoniste, ormai siamo entrati nel vasto territorio desertico degli altipiani andini, un viaggio nel colore. La terra è ricchissima di minerali e i fianchi dei monti sono incredibilmente variopinti. Il più spettacolare di tutti il Cerro de los sietes colores. Si susseguono caratteristici villaggi con le case di adobe (mattoni di fango cotti al sole) e il tetto di paglia e fango. MAIMARA' è uno dei più tipici, le grandi fasce orizzontali rosse gialle arancione marron viola della Paleta del pintor come sfondo e in bella vista il fantasmagorico cimitero multicolore. abra pampa. 3000 metri, aria fresca e rarefatta, quattro case e una rara e preziosa pompa di benzina. Per la notte usciamo dal tragitto principale per raggiungere YAVI con l'intenzione di montare le tende nel campeggio del paese, ma l'accogliente ostello ci fa velocemente cambiare idea. Anche YAVI, come gli altri paesi, al pomeriggio sembra deserto. Uniche presenze umane i militari del posto di polizia. Non si trova neanche la custode per visitare la chiesa di San Francesco (XVII sec.), ma intanto, poco fuori dal paese, sulla direttrice di un antico percorso, visitiamo interessanti incisioni rupestri. Il luogo è bellissimo, ampio, in lontananza alte montagne con la cima innevata. Camminiamo in mezzo alla thola, un arbusto basso, simile alla ginestra, molto resinoso dall'odore di tamerici, usato per far fuoco, c'è anche qualche fiore simile ai crochi e spinose piante grasse coperte di coloratissimi fiori. Nella valletta un laghetto e un piccolo gruppo di lama che sta placidamente pascolando. Sono gli stessi animali raffigurati nei graffiti, ma ci sono anche vipere, uomini con copricapi piumati, mappe, condor, segni rituali.
Gironzolando per il paese, capitiamo in piazza dove facciamo la conoscenza di Enrico un ragazzo che costruisce adobe. I mattoni vengono fatti e messi a seccare proprio sul pavimento della piazza, una volta secchi Enrico li trasporta con una carriola all'interno di un magazzino. Ci fermiamo a parlare, noi a chiedergli del suo lavoro, lui è curioso della nostra vita. Dice di essere così povero da non potersi permettere neanche il breve viaggio fino alla città più vicina. La sua sensibilità e la sua acutezza ci amareggiano, il suo è un futuro di miseria senza prospettive, mediato forse dalla grande fede che dice di avere. Situazioni di questo tipo sono la regola, l'area è molto povera, le risorse naturali, ad esclusione di quelle minerarie, sono scarsissime: pastorizia e stentate coltivazioni. La miseria è evidentissima a LA QUIACA-VILLAZON, frontiera tra Argentina e Bolivia, dove si svolge il comercio de hormigos (commercio delle formiche). Un numero incredibile di donne e uomini, a piedi, in fila, schiacciati da enormi e pesantissimi carichi, passano ripetutamente la frontiera. Un sistema che consente il trasferimento di merci senza grandi controlli e formalità. Quindi, superati circa 200 mt a piedi, il materiale viene prontamente caricato su camioncini. Per noi invece poca fatica ma lunghi tempi di attesa per completare intricatissime pratiche burocratiche nei vari uffici doganali. E dopo due ore ci "lanciamo" verso TUPIZA. Le case si diradano fino a sparire completamente. La strada è sterrata ma abbastanza buona e si può correre velocemente. Ogni tanto una sbarra blocca la strada, si mostrano i documenti si paga il pedaggio e poi via verso il prossimo posto di blocco o una possibile foratura. Infatti, forse a causa della veloce andatura su un fondo stradale pieno di sassi abbiamo forato. Un fatto banale, ma qui comporta un po' di apprensione dovuta alla distanza tra i centri abitati e alla possibilità di eseguire la riparazione. Ma l'episodio si concluderà felicemente a Tupiza dove un provetto riparatore di circa 10-12 anni maneggiando la ruota come fosse un giocattolo e a fronte di una cifra di circa 1/2 dollaro nel giro di mezzora ci ha risolto il problema