Damasco guerra dei sensi

Damasco e' una citta' unica. E ancor piu' unica e' l'esperienza di viverla da studentessa. Questo e' un diario scritto in loco e in continuo aggiornamento! Dite che debba prenotare il biglietto di ritorno? Ma non ci penso neanche! Continuate ...

  • di claudia23
    pubblicato il
  • Partenza il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sono a Damasco. Città millenaria, città magica. Sembra come se fosse passato tutto da qui. Gli occhi della gente danno l’impressione di avere una memoria enorme. Il richiamo dei muezzin scandisce la mia giornata; sentirli anche la notte cantare che Allah è Akbar (il più grande), ti rassicura il sonno. Dici a te stessa, che in fondo non conta il nome, la forma, l’esistenza... Sono note che riescono a cullarti, quasi come la ninna nanna di tua madre. L’odore di pane cotto su pietra al mattino, ti fa pentire di aver perseverato facendo colazione all’occidentale.. Quasi ti viene voglia di far spazio tra il latte e i biscotti e farti prendere dal gustosissimo sapore di sesamo abbrustolito.

Fare la spesa al souq è come sfidare tutti quanti i sensi. Pensi che non esista niente di simile al mondo; credi che la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’olfatto abbiano dichiarato guerra tra loro e si battano l’uno contro l’altro per vincere.. Per sostituirsi a vicenda. Ti penti di non aver inventato nulla per catturare il profumo dei negozi di spezie, nessun inventore ha mai provato a farlo.. Sarebbe meglio di avere un ipod in tasca e sentire sempre la stessa musica. Cambi negozio e trovi chili di cicchi di caffè brasiliano pieni di cardamomo che aspettano solo il tuo naso.. Quasi come una provocazione. Ti giri e trovi il profumiere, con il quale puoi inventare l’odore che solo tu vuoi avere.. Altro che profumi francesi, non esiste nessuna casa migliore dei tuoi gusti personali. E poi ti dirigi alla parte dedicata alle stoffe. Tra gli sguardi incuriositi della gente, ti fai spazio tra la folla come per dire “ci sono anch’io...” e allora VEDI. Vedi i colori, colori vivi. Stoffe dai ricami complessi, come delle mappe nascoste. Messaggi criptati dalla stessa arte. Stoffe pregiate, setose al tatto, altre pesanti come macigni. Immagini la tua casa come la loro, pensi a dove puoi mettere questo tappeto color porpora in bella vista... Così da ospitare i piedi dei tuoi amici, mentre bevete del tè nero bollente. Il venditore di dolci canta una canzone per richiamare il tuo sguardo, ti giri e vedi una bancarella colma di pane e cioccolato che fuma ancora ed emana quell’odore a cui non sai resistere. Ti ricordi che hai una lista di cose da comprare e che non l’hai ancora guardata. Vai verso lo spazio dedicato ai prodotti per il bagno, ma devi prima attraversare montagne di frutta secca esposta in bella vista. Quei pistacchi di Aleppo, ti guardano imploranti. Non vuoi mangiarli, vuoi fare quello che hai sempre fatto, distraendo il venditore. E allora fai uscire la mano dalla tasca e la immergi tutta in quel mare verde e viola e godi. Le dita nuotano, e provi una sensazione indescrivibile.La sera il quartiere cristiano pullula di gente che esce dai negozi per fare le ultime compere, ti ricordi che non hai comprato il latte ed entri in una botteguccia che vende di tutto: dalle uova alle sigarette, dai detersivi ai formaggi freschi. Sposti la cesta piena di merendine, per farti spazio in quelle quattro mattonelle a tua disposizione, allunghi la mano e afferri la marmellata di albicocche, poi prendi il pane.. Che assomiglia a delle crêpes più spesse, e infine il latte fresco. Il proprietario ti lascia fare, perché sa che hai bisogno di più tempo per capire cosa c’è scritto sui barattoli, e ti dà il permesso di girare dietro il bancone, per vedere meglio i prezzi. Scelto tutto, gli chiedi in dialetto “addeesh?” e cerchi di interpretare la risposta. I numeri sono sempre stati difficili. Sui libri è quasi impossibile studiarli per bene, devi essere lì, sul posto.. Devono servirti per capire quante monete prendere dal portafogli e non farti fregare.Sono le otto e mezza del mattino, l’aria è già piena di smog. Eviti le macchine che non ti vedono e ti dirigi verso un pulmino anni 70 con una scritta rossa e all’interno delle luci psichedeliche fortunatamente spente - riesce a contenere 12 di noi- e per finire dai le 10 lire al più vicino al conducente. Li chiamano taxi collettivi, e di collettivo hanno tanto. Tutti “incollati” l’uno all’altro, ci stacchiamo non appena vediamo avvicinarsi la nostra destinazione. Queste sono cose che non puoi dimenticare. La catena che si fa con le monete degli altri, per pagare il conducente che corre come un matto e pensa a darti il resto nello stesso momento. La frenata brusca che fa egli stesso, poiché ha visto da lontano il venditore di tè ambulante, che sta agli incroci per fare affari non con i pedoni, ma con chi guida. Questa è Damasco. È caos, è vita

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