Otranto e dintorni, cinque giorni nel Salento

Emozioni, colori e sapori di una bellissima terra. Otranto, il punto più a oriente d'Italia. Storia e paesaggi...

  • di Gio C
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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"Se non ci fosse stata la pietra leccese, non ci sarebbe stato il barocco leccese". Comincio da qui. Da queste parole con cui Annamaria, la guida convenzionata con la Otranto Card per la guida della città, ha finito di illustrarci la visita. In quel momento mi si e' accesa una luce. Ho guardato dentro di me. Ed ho scoperto di avere un'anima in pietra leccese. Capace di essere "lavorata" da quell'insieme di luci e colori, emozioni e sapori, storie e luoghi, che solo il Salento riesce a regalare. Fino al punto di plasmare, nell'anima, appunto, un percorso di incisioni e ritagli, di bizzarri ghirigori che al termine del viaggio ti consegnano un cambiamento, o, meglio un rinnovamento, talmente profondo che fai fatica a ricercare, in te medesimo, la stessa persona dell'arrivo.

"Pietra ed Acqua", così potrei intitolare la raccolta fotografica delle immagini catturate in questa settimana salentina. Arte e natura, staticità e movimento, pietra che segna storia e confini, pietra che racconta, pietra che emoziona ai colori del tramonto, pietra duttile ma eterna, e poi acqua, acqua che va e acqua che ritorna, disegna le coste, forza tranquilla che nasconde la bufera, acqua che scava la pietra, che l'accompagna e riflette….

Primo Giorno: Otranto

Mi perdo nel caldo del mattino tra i vicoli della città. Risalgo verso la Basilica, c'è poca gente, la luce e' quella giusta. C'è silenzio intorno, chiusi i locali, appena aperte le ante di qualche boutique per turisti. Sale lo sguardo alla Torre campanaria, staccata dalla chiesa, punto di avvistamento dall'alto della citta'. La Basilica e' dedicata ai Martiri di Otranto. 800 coraggiosi, che pur di conservare la dignità della loro fede, preferiscono essere decapitati dal comandante turco. Le teste e il resto delle ossa sono conservati al termine della navata di destra. Anche la pietra usata per la macabra esecuzione. La storia non può lasciare indifferenti, anche perché la resistenza all'assedio da parte degli abitanti della citta', decimati dall'invasione, impedì all'esercito invasore di risalire l'intera Puglia come era nei programmi. Alessandra e' affascinata dal racconto, come me non conosceva questa storia, per un attimo immaginiamo la citta' in preda all'orda degli invasori, le porte violate, i bambini trafitti, le donne violentate. Il mosaico che fa da pavimento e’ lo stesso che calpestarono i turchi, lo stesso fu bagnato dal sangue del massacro di bambini e donne incinte. Usciamo fuori a prendere aria. C'e' un po' di salita e arriviamo al Castello. Praticamente una fortezza militare, costruita dopo la cacciata dei Turchi insieme al rinnovato sistema difensivo, all'avanguardia finalmente tra le citta' italiane, per tenere Otranto al riparo da un eventuale ritorno dei turchi. Alessandra si siede sul muretto, io resto al suo fianco, mentre guardiamo il ponte di legno che sovrasta Porta a mare. Sono contento che sia venuta con me. Che il racconto di questa vacanza, reale, possa finalmente vederci insieme, dopo il racconto del sogno e della vacanza immaginata. Ora e' qui, seduta sul muretto, ha lasciato cadere i sandali e oscilla con le gambe. "Fa veramente caldo" mi dice. Camminiamo lungo il perimetro delle mura della citta', appena sotto la casa di Carmelo Bene, le case bianche di fronte a noi brillano e riflettono nel mare turchese e trasparente. Sembra il miraggio di una citta' orientale che arriva e si rileva al nostro sguardo, o forse siamo noi, che senza attraversare il mare, siamo arrivati in Oriente. Il colore del cielo, i tetti delle case. Si, Otranto e' la Porta d'Oriente, o forse e' anche altro

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