Patagonia un sogno che si avvera

Un viaggio per immergersi ai tempi di Piazzolla, per vedere l'aeroporto dell'Isla de Los Pajaros dove, fra i piloti, c'era Saint Exupéry, l'autore del Piccolo Principe. In viaggio fra i due Golfi e a Punta Tombo fra i pinguini chiacchieroni. ...

  • di orietta44
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2+2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Capitolo primo

Siamo arrivati a Buenos Aires ed ecco Mafalda che ci dà il benvenuto. Se non avessi fatto uno scambio tra una collana di perle ed un viaggio in Patagonia, non avrei potuto vederla. E’ stato l’anno della mia seconda laurea: nel novembre 2009 ho raggiunto uno dei tanti traguardi che costellano la mia vita. E’ vero, sono sempre sull’onda lunga che ricercano i surfisti, l’adrenalina delle mie sfide personali è importante perché dopo l’esito positivo della sfida mi regalo un sogno. La mattina del 12 novembre, mi avevano dichiarato dottore in “Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale” e Guido, tornando a casa, mi chiese se un filo di perle poteva essere un bel collante per sigillare il mio traguardo. Sul momento, mi sembrò che quel filo di un bianco delicato, tendente al rosa, avrebbe potuto ravvivare il mio tubino nero. Arrivata a casa mi accolsero i miei jeans, quelli di tutti i giorni, i miei compagni di viaggio, “viaggio- sogno”, altra parola magica. Provai a pensare alle emozioni di un viaggio, di un viaggio importante da barattare con un filo di perle. Avevo comperato un fumetto per Sabrina e Valentina. “Mafalda“, la storia di una bambina. Un fumetto con un personaggio “vero”, una contestataria in miniatura. Il suo profilo mi intrigava e in lei ho visto alcune caratteristiche, mescolate, nel carattere delle mie due piccoline. Valentina, quattro anni spirito ribelle, qualche indicatore di rifiuto del mondo degli adulti, Sabrina nove anni, preoccupata per gli altri, che ti copre di domande sulla pace nel mondo. E Mafalda sta diventando il loro fumetto preferito:l’una legge, l’altra ascolta, colora e disegna. Mafalda è una bambina di sei anni che odia la minestra. E’ una bimba come tutte le bimbe della sua età, che apre i suoi occhi sul mondo che la circonda ponendo domande non sempre semplici ai suoi genitori, a cui causa crisi di nervi, curate con un calmante “Nervocalm”. Come tutti i bambini ha degli amici. Felipe il suo migliore amico, che condivide i suoi ideali, Manolito, che vende caramelle agli amici, fingendo di regalarle, Susanita, leggera ed egoista. E poi c’è il fratellino Guille che adora la minestra, e ancora Miguelito che ha un nonno che parla bene di Mussolini, con grande scandalo di Mafalda ed infine la piccola Libertad che ha un papà socialista che parla spesso di rivoluzione sociale. I suoi primi cartoni sono presentati in Argentina nel 1973 in seguito, Quino, il suo disegnatore continua il lavoro, usando la figura di Mafalda solo per attività connesse per la promozione dei diritti umani. Per illustrare La Convenzione internazionale dei Diritti dell’Infanzia viene preparato un poster per l’Unicef nel 1976. Nell’88 Mafalda compare su un manifesto argentino che celebra la Giornata Universale dei Diritti Umani e il quinto anniversario della fine della dittatura. Mafalda, ma allora c’è qualcosa che ci unisce. Un incontro per caso o un segno del destino? E così ho rinunciato al “mio” Continente Africano per andare verso “la Fine del Mondo”.

Mentre Guido pensava al filo di perle e parlottava con le ragazze, Rossella estasiata, Roberta un po’ meno, io scoprivo in mezzo ai suoi giornali un dépliant della Please Give Way appoggiato sul tavolo in sala. Ad uno sguardo superficiale, niente di nuovo. Era una domenica pomeriggio, mentre bevevo un caffè l’ho ripreso in mano, sfogliandolo, e nell’ultima pagina, con una piccola carta geografica della Terra del Fuoco veniva proposto un viaggio in Patagonia per febbraio. Immediatamente la mia mente prese il sopravvento sui pensieri seri del momento: laurea, proposta di Guido. Iniziò un percorso ad ostacoli sul processo di scelta: un oggetto/un viaggio; un viaggio in sud Africa/un viaggio in Argentina. Pensieri che si rincorrevano, che restavano con me, che ne uscivano, senza però ancora alcuna condivisione esterna. C’era però Mafalda che avevo incontrato da poco, amata in America Latina, piccolo simbolo della Buenos Aires di Joaquin Lavado,” Quino”, che aveva disegnato e scritto il suo fumetto. Andando per esclusione, decisi la scelta di un viaggio. Si, perché viaggiare è un prendere, un dare, un conoscere, un migliorare, un imparare, un preparare, un sognare, un vedere, uno sperimentare, un ricordare per sempre. Iniziai ad infarcire le conversazioni leggere con frasi “certo che la Patagonia deve essere il viaggio della vita”, “ho sentito che c’è un tour interessante in Patagonia”, ma in casa non c’era indice di ascolto e di interesse. Un venerdì mattina, Guido era in ufficio al Cral chiamo per l’appuntamento settimanale in mensa e dall’altro capo del filo sento la sua voce che dice un nome “Ushuaia”: era con i suoi amici e stavano discutendo e prendendo visione della proposta del viaggio in Patagonia. Ormai la decisione era presa: la domenica una telefonata a Lele e da lì iniziò l’avventura verso un’esperienza diversa, impegnativa. Il gruppo era costituito da dieci persone. Troppi o troppo pochi? Alcuni convinti esploratori, per loro Patagonia voleva dire Trekking verso il Cierro Torre, ruta 40 in fuori strada, alberghi senza prenotazione. Erano quattro amici rodati, per gli altri si trattava di una proposta impossibile. Ma non vi si poteva rinunciare. Ripresento al gruppo un percorso più semplice. Al centro le escursioni in catamarano, e questo portò ad altre due defezioni. Per fortuna il 26 gennaio festeggiamo santo Stefano da Lele, con i ragazzi e con Vannina spumeggiante , che aveva trascorso un mese a Buenos Aires per lavoro senza poter scendere al sud. All’inizio non dimostra grande interesse per la proposta che Lele le ha fatto di accompagnarla, con noi, nella Terra del Fuoco. La sua mamma la porta a condividere la sua esperienza di giornalista in quel grande paese e mentre racconta, ci si accorge che tutta lei sta decidendo di partecipare all’avventura propostale.

Capitolo terzo

Inizia il tourbillon classico di ogni viaggio. Ma questa volta non si va a quattro ore da casa, ma si attraversa l’Atlantico e poi giù giù verso Buenos Aires. Dal 26 gennaio alla prima settimana di febbraio mi sembra che la vita di tutti i giorni apra una finestra giornaliera sulle ampie distese della terra argentina. L’esperienza che si sta delineando viene comunicata, condivisa con chi l’ha già sperimentata. Il lunedì mattina, dopo le prime trenta vasche in piscina, ci si ritaglia cinque minuti con gli amici che hanno vissuto ben dieci anni prima l’esperienza di un viaggio in Patagonia

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