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Il nostro giro del mondo

***pur avendo scritto come paese micronesia, questo racconto narra tutte le tappe del nostro giro del mondo. NON ESSENDOCI NULLA IN ITALIANO SU KOSRAE NEL WEB, FORSE SAREBBE INTERESSANTE PUBBLICARE QUELLA PARTE (SONO DISPONIBILE A RIVEDERLA E CORREGGERLA) ANCHE SUL ...

  • di francescozai
    pubblicato il
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    Ritorno il

***pur avendo scritto come paese micronesia, questo racconto narra tutte le tappe del nostro giro del mondo. NON ESSENDOCI NULLA IN ITALIANO SU KOSRAE NEL WEB, FORSE SAREBBE INTERESSANTE PUBBLICARE QUELLA PARTE (SONO DISPONIBILE A RIVEDERLA E CORREGGERLA) ANCHE SUL MAGAZINE! CIAO E BUONA LETTURA *** “Dove andate in viaggio di nozze?” “Facciamo una cosa un po' particolare...” “Ovvero?” “Giro del mondo...” Le facce di tutti quelli a cui lo dicevamo erano simili: sorpresa, invidia, stupore... Un viaggio così non si improvvisa e quindi già un paio di mesi prima della data di partenza – fissata il giorno dopo il fatidico sì – io e Silvia (mia moglie) avevamo già tutto pronto: biglietto aereo Round the World con l'alleanza Skyteam (ci serviva Continental, che vola in Micronesia e al momento della prenotazione era ancora con quell'alleanza), prenotazioni nei vari alberghi (Expedia per i luoghi “civilizzati”, consigli della guida Lonely Planet per la Micronesia) e tanta tanta curiosità.

In venti giorni abbiamo visto di tutto, dal grattacielo alle rovine misteriose sperdute nella foresta, da Venice a Los Angeles alla “Venezia di Micronesia”, ma sempre gustandoci il momento e senza perdere la capacità di rimanere a bocca aperta davanti alla splendida varietà che ci offre il mondo.

LOS ANGELES Nella “Città degli Angeli” abbiamo solo due e giorni e mezzo di tempo, così decidiamo di non perdere nemmeno un minuto. Appena arrivati all'albergo (circa le tre del pomeriggio, che a conti fatti vuol dire mezzanotte ora italiana) usciamo per godere del tramonto a Venice Beach.

Il nostro hotel è molto vicino all'aeroporto; c'è un autonoleggio ma, è anche molto comoda la fermata di una linea di bus che va direttamente proprio verso Venice.

Tutti prima di partire (blog, forum di viaggi, amici e parenti) ci avevano chiaramente detto che girare LA senza un auto è impossibile. Noi non abbiamo voluto ascoltarli, anche perché desideravamo vedere se l'America popolare vista in decine di film corrispondeva alla realtà oppure no. Volevamo viaggiare insieme a quella massa indefinibile che sono gli abitanti di una città-regione come LA. Lo abbiamo fatto, nonostante l'impressionante quantità di tempo persa ad aspettare alle fermate ed alla scarsa precisione degli orari, ed abbiamo guadagnato la visione della città allo stesso livello di chi ci vive. Abbiamo provato, per la prima volta nella nostra vita la chiara sensazione di essere noi i diversi, quando eravamo gli unici caucasici in un bus che trasportava latini, orientali e africani.

Non ti puoi sentire straniero in un paese così.

Sei solo uno dei tanti.

L'impressione di essere in un film è durata per l'intera nostra permanenza e la prima tappa non ha fatto eccezione. Siamo arrivati a Venice quando già il sole stava giocando a nascondino con l'orizzonte e proprio quando un vento gelido ha deciso di spazzare un lungomare che, in una giornata piovosa come era stato quel lunedì, non presentava nulla di interessante.

La cosa più assurda è che a noi sembrava di esserci già stati. Chissà quante volte alla tv avevamo visto i “casottelli” dove i vari bagnini si alternano per proteggere i bagnanti, quante volte avevamo sospirato davanti a quella spiaggia così larga e lunga, quante volte le strade piene di insegne luminose erano entrate nelle nostre case attraverso il piccolo ed il grande schermo.

Scappiamo dalla spiaggia per il troppo vento e ci rifugiamo nei canali artificiali che giustificano il nome del luogo. L'atmosfera è bellissima. Le ultime luci del giorno si fondono con quelle delle illuminazioni natalizie e con quelle che escono dalle finestre delle case

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