Ad Almaty tra parchi, laghi e montagne

In Kazakistan per visitare una città immersa in una splendida natura
 
Partenza il: 16/08/2018
Ritorno il: 24/08/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Un viaggio tra buon cibo, cortesia e partite a scacchi

Abbiamo viaggiato parecchio e siamo sempre alla ricerca di mete nuove spesso strane, quindi quando ci sentivamo chiedere “andate in Kazakistan? A far che?” Non ci meravigliavamo più di tanto, in fondo era una novità anche per noi.

Decidiamo quindi di partire da Bologna via Istanbul: tutto regolare. Fine Agosto, ad Almaty (luogo delle mele), città a bassa criminalità, ci sono ancora 33° ma se ne percepiscono meno causa la bassa percentuale di umidità. Da qualche anno non è necessario il visto e questo evita complicazioni e spese. Ex sovietica, Almaty è anche l’ex capitale, ora è Astana, in zona più centrale e meno sismica, anche se Almaty resta la città più popolosa con un milione e mezzo di abitanti e la più commerciale a 500 metri sul livello del mare ed abitata da varie etnie: kazaki, russi, uiguri, ucraini, coreani, tartari, in maggioranza musulmani ma molto aperti. Contornata da bellissime montagne e splendidi laghi, abbiamo letto di una bellezza naturale notevole, quindi anziché far parte di un tour organizzato preferiamo restare ad Almaty per viverla una settimana circa e fare alcune escursioni nella natura. Intoppo all’arrivo del piccolo aeroporto, non c’è l’autista a prelevarci: è domenica e capiamo quanto abbiano ancora da “correre” per soddisfare il turismo che è per lo più asiatico. Non ricordiamo di aver sentito dialoghi in lingue europee, nonostante questo ci siamo trovati a nostro agio; fortunatamente qualcuno parla inglese soprattutto in hotel e ristoranti, il cirillico non lo sappiamo ancora tradurre, sono gentili, diversi dalla classica gente dell’est, ma pochi accettano euro o dollari, quindi appena arrivati in aeroporto cambio un po’ di euro in tenghè (si cambia ovunque), non tanti, la vita costa poco, l’ottimo hotel Renion Park (centrale e ad un prezzo davvero ottimo) è già pagato, mangeremo spesso nel ristorante interno ma anche per esterni, chiamato Shurpa, e quando mangiamo tanto spendiamo 5 euro; assaggiamo il Besbarmark (piatto tipico, pasta con carne di cavallo o montone) chiamato Plov in Uzbekistan (variante col riso) che è cibo di tutta l’Asia centrale, i shashlik, spiedini di pollo anatra o montone, manty (tortelloni con vari ripieni), varie zuppe ed altre cibarie a cui ci adattiamo presto; i locali bevono il kompot, nettare di mele.

I taxi, pochi, non costano nulla, giri 20 minuti per 2 euro, ma basta alzare la mano e qualcuno si ferma e vi porta dove volete, pare un’attività fiorente. Incontriamo la nostra guida, Elena, già contattata prima di partire e che ha studiato in Italia, whatsapp +7 771 468 2757, ed il primo giorno giriamo nella parte ovest della città, visitando la chiesa di San Nicola, deliziosa con varie cupole a cipolla, il first president park e la sua bella entrata quindi Medeu il “fuori porta” per molti abitanti, incastonata tra le colline vi è una pista per pattinare molto grande. La sera è illuminata, d’inverno penso sia ancora meglio, ma d’estate è un refrigerio. Se invece avete nostalgia dello shopping consiglio Esentai Mall, il più spettacolare dell’Asia centrale, firme importanti, ristoranti e cinema, a 10 minuti dal centro città. Altro ristorante consigliato per la cucina kazaka è il Tubeteika. Cercate anche ristoranti georgiani, la cui cucina è molto rinomata, ve n’è uno presso il parco Panfilov, si chiama Daredzhani.

Il giorno dopo vediamo la grande piazza della Repubblica con l’alta colonna in bronzo, monumento all’indipendenza che consiste nel guerriero Saka su di un leopardo, nei pressi il palazzo presidenziale, e il museo centrale di stato. Da lì raggiungiamo il palazzo della Repubblica con davanti la statua di un grande poeta, Abai Qunanbaiuli, che tradusse in kazako sia Pushkin che altri poeti russi ed europei. La sera solita passeggiata ad Arbat, via pedonale presso l’hotel, strada con ristorantini ed artisti e giochi per bambini. Non è viale Ceccarini, ma si può fare. A letto presto, domattina si affronta una bella gita al Charyn Canyon.

È lunedì, di buon’ora insieme alla guida Elena e all’autista ci avviamo al Charyn Canyon, a circa un’ora e mezzo di strada, attraversando una parte di steppa e visitando un’abitazione dove 2 signore del luogo, contadine, ci hanno mostrato orgogliose i loro cavalli e abbiamo appreso che il kazako è in simbiosi col cavallo. La strada inizialmente è buona, poi sempre peggio, però ci stanno lavorando. Il canyon è un complesso naturale modificatosi nel tempo ed è unico nel suo genere. Cesellato da acqua e vento ricorda il Grand Canyon del Colorado, ma di dimensioni inferiori. La parte più entusiasmante è la Valle dei Castelli, circondata da torri composte dalle rocce. Dapprima diamo uno sguardo dall’alto, scattiamo le prime foto, poi si scende o a piedi o chi come noi ha un’auto attrezzata sulle 4 ruote. Vi assicuro che lo stomaco si rigira. Quindi, a piedi imbocchiamo il sentiero di oltre 2 km. meravigliandoci di tanto in tanto, sempre seguiti dall’auto: ci saranno 38° e se non c’è aria è gradito l’ombrello. Al termine del sentiero giungiamo al fiume. Lo scenario è davvero bello.

Sono le 14 e ci rechiamo nell’unico punto esistente per assaggiare un Plov (ne approfittano) e visitare le yurta, abitazioni (tende ben organizzate) tipiche dei nomadi kazaki o mongoli in cui si entra sempre col piede destro e che vengono affittate a turisti e, visto il gradimento di mia moglie, ne costruiremo una sui colli bolognesi… forse. Verso il tramonto che si esprime in tutta la sua bellezza, facciamo ritorno all’hotel, domani giornata più tranquilla.

Infatti, in mattinata andiamo al Big Almaty Lake, altitudine 2.500 metri. Ci vanno tutti i turisti, un po’ il nostro lago di Carezza, un’ora di viaggio, panorami e natura esaltante. Peccato che il lago sia controllato da guardie e non ci si possa recare alla riva. L’acqua è calma e la superficie blu riflette le montagne intorno. Il lago è fonte di acqua potabile per la città. Nel pomeriggio fotografiamo il grande palazzo delle terme Arasan (periodo sovietico), molto caro agli abitanti dove con 10 euro si può rimanere un paio d’ore approfittando di saune russe o finlandesi bagno turco ed altro. Passiamo davanti alla moschea, costruita recentemente che è la più grande del Kazakistan, circa 6.000 persone, è accessibile ma niente foto. Poi finalmente al Zelyony bazar (o green bazar), altro must, ovunque si legge sia luogo di scippi, quando abbiamo chiesto alla reception si sono fatti una risata. Qui troverete di tutto, carne, verdura, cibi pronti, ma soprattutto medicamenti, miele, frutta caramellata o secca, spezie, profumi, tè e anche latte di cavalla: molto interessante anche per via delle varie etnie dei venditori. All’interno come all’esterno anche qualche negozio di piccoli e classici souvenir, non facilmente reperibili ad Almaty.

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kok tobe

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kok tobe

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kok tobe casa rovesciata

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parco Panfilov

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steppa

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parco Panfilov

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green bazar

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green bazar

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fiume al Charyn Canyon

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giochi nella via di Arbat

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Charyn Canyon

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moschea



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