Partenza il 29/10/2003 · Ritorno il 6/11/2003
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 500 a 1000 euro
29/10/2003 – Dickwella - Colombo. Volo Colombo - Male (Maldive). Arrivo all'isola di Bandos. Tramonto in spiaggia. Briefing e spiegazioni sul resort e sull’isola.
Non c’è che dire, è una bella levataccia alle 3:30 del mattino anche quando si è in vacanza! Chiudiamo le valigie definitivamente e andiamo alla reception insieme al resto del gruppo. Stavolta, al posto di un unico bus come all’andata, siamo divisi in tre pulmini che arrivano verso le quattro. Ci viene consegnato il fagotto con la colazione e prendiamo posto, cercando una posizione comoda nella speranza di fare un pisolino durante le lunghe ore che ci separano da Colombo. Speranza che viene presto vanificata dall’assurda guida del nostro autista, che nonostante le strada inizialmente poco trafficata (è ancora buio, non è spuntata neanche l’alba!) non risparmia la sua andatura sportiva tra brusche accelerate, frenate e sorpassi continui, su una strada ad una sola corsia per senso di marcia e in condizioni non certo eccellenti. Insieme a noi ci sono Luca, Marzia, Mauro. Gianfranco, davanti con l’autista, è l’unico che riesce clamorosamente a prender sonno nonostante veda la sua testa penzolare bruscamente da una parte all’altra. Comprendo che lui si è abituato ormai, a furia di fare questo tragitto tutte le settimane per andare a riportare i turisti all’aeroporto e a prelevare i nuovi arrivi da Milano.
Il viaggio si trasforma così in una sorta di incubo, che dopo qualche ora sfocia in una sarcastica barzelletta, di quelle che diventano leggende da raccontare agli amici. Intanto alle 9:30, sfiniti, arriviamo allo shop dove ci eravamo fermati il primo giorno per dare un’occhiata ai prezzi. Ne approfittiamo per sentire i commenti degli altri elementi del gruppo, identici ai nostri: guida pessima senza alcuna motivazione e nausea a volontà! Compriamo le nostre ultime cartoline e francobolli, e ci sediamo fuori a scriverle mentre aspettiamo gli altri. Chissà perché, sono convinto che manchi ancora poco per l’aeroporto, essendo già entrati da un po’ nel centro abitato. Mi renderò presto conto invece che ci vogliono ancora più di tre ore!
Tre ore imbottigliati in mezzo al traffico di Colombo, con un centro abitato che sembra dieci volte più esteso di quello di Bangkok e non finire mai, in un tragitto che tengo a descrivere nei minimi dettagli. Per iniziare “imbottigliati” non vuol dire fermi in coda come da noi in genere nelle grandi città. Si cammina quasi sempre ma a velocità ridotte e tra brusche frenate, spunti da formula uno e sorpassi comandati da continue invasioni di corsia (adesso la strada è larga, sono tre o quattro corsie per senso di marcia). Tutti si comportano allo stesso modo e cioè l’equivalente di anarchia totale! Si fa l’impossibile per superare l’auto di fronte e guadagnare due metri (appunto il tanto dell’auto visto il traffico!) e non c’è ragione alcuna, visto che dopo pochi secondi si è nuovamente superati a propria volta. Le prime cinque volte che abbiamo visto auto ma sopratutto bus o camion molto più grandi del nostro pulmino tagliare la corsia e buttarsi spericolatamente addosso a noi, abbiamo temuto veramente per la nostra incolumità. Poi, superate le dieci, abbiamo capito che la tensione cominciava a tramutarsi in sarcasmo ed era inutile impanicarsi. Del resto, Gianfranco là davanti è così tranquillo! Non so per quale incredibile miracolo (che non si chiama Xamamina) non mi sia sentito male: non mi è mai successo, per me che soffro ogni mezzo sulla terra, superare una cosa del genere. Credevo che Napoli fosse un macello: ridicolo. Persino in Thailandia credevo fosse un casino: bazzecole. In confronto allo Sri Lanka sono tutti autisti-modello.
Ma parliamo per l’appunto dell’autista, perché lui è il pezzo forte, il protagonista numero uno! A parte il modo egregiamente personalizzato di cambiare le marce, soprattutto la seconda, che entra con un gesto plateale e buffo, la ciliegina sulla torta è l’uso spropositato e ossessivo del clacson. Un uso continuo, assillante, che dopo ore di tragitto provoca l’ilarità mia e di Mauro, che iniziamo a scambiare tremende battute. Ma perché suona? E quante mani ha l’autista? Sta sempre cambiando le marce e sempre suonando il clacson, e in più ovviamente guida il volante. E per non avere neanche un incidente è evidente che osserva in tempo reale tutti gli specchietti per evitare di lasciarci la fiancata con gli altri pazzi là fuori. Conclusione: è bravissimo! Non si spiega altrimenti, sta guidando così da sei ore, senza un attimo di respiro: è un robot costruito per guidare!
Continuiamo per ore a ironizzare sull’utilizzo del clacson finchè, a mezzogiorno, arriviamo distrutti all’aeroporto di Colombo, dopo ben sette ore e mezza di viaggio. Gli altri componenti del gruppo non sono da meno, e sembra istintivo fare una piccola sincera preghiera di ringraziamento per essere arrivati sani e salvi e tutti interi. Un’esperienza traumatica e che lascerà il segno! Ma così come è pur vero che in un mondo di folli lo squilibrato è colui che ha il senno, mi rendo conto, riflettendoci, che probabilmente il rischio di incidentare è più basso di quel che sembra. Del resto, guidando così sono tutti abituati ad avere riflessi dieci volte più pronti dei nostri, e si aspettano che qualcuno venga addosso ad un altro in ogni momento. Ma vattelo a raccontare mentre la vivi in prima persona questa esperienza per sette ore!
Comunque, stiamo per salutare lo Sri Lanka e raggiungere le Maldive. Sbrighiamo le comuni formalità all’aeroporto e attendiamo il volo per Male, che è in ritardo. Decolliamo alle 15:30 e atterriamo alle Maldive (non nell’isola di Male ma in un’isoletta a fianco adibita esclusivamente ad aeroporto) dopo un’ora di viaggio. Sono comunque sempre magicamente le 15:30, visto che c’è un fuso orario in meno di differenza tra i due paesi!
Ci rendiamo presto conto, dalle prime formalità in aeroporto e dalla gente che ci circonda, di essere in un altro pianeta. Qui relax e tranquillità sono parole dal significato sacro e vengono prese molto sul serio! Avere fretta sembra proibito e tutti hanno un’aria così rilassata e tranquilla, perciò dobbiamo adeguarci e iniziare il nostro soggiorno compilando un bel modulo di ingresso col sorriso stampato in faccia.
Al ritiro dei bagagli pensiamo subito di cambiare 50 euro nella moneta locale: siamo passati dalle rupie singalesi alle rufye maldiviane. Non dovrebbe servire una grossa cifra, dal momento che nel resort viene addebitato tutto sul conto della stanza e le rufye le utilizzeremo solo nella capitale Male, dove siamo intenzionati a fare una gita per visitarla. Usciamo all’aperto dirigendoci verso il banco dell’Azemar, dove conosciamo il nostro nuovo accompagnatore – punto di riferimento, un ragazzo giovanissimo di nome Loris. Consegnamo a lui biglietti e voucher e attendiamo l’arrivo dell’imbarcazione veloce che porterà al nostro paradiso: Bandos Island. Anche l’equipaggio evidentemente se la prende con calma e così aspettiamo una bella mezz’ora sul molo... Eh bisogna abituarsi, avevo già sentito che i ritmi qua sono molto più lenti delle corse del quotidiano stress..
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