Malesia peninsulare

Il nostro itinerario alla scoperta della Malesia, tra città, giungla e spiaggia

  • di babisa
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 
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Atterriamo a Kuala Lumpur verso le 14.00 ora locale, dopo un lungo volo con scalo a Dubai. Perdiamo più di un’ora alla immigration. Non serve compilare nessuna richiesta di visto per entrare in Malesia. In aeroporto ritiriamo del contante e compriamo un buono per il taxi per 75 Myr (circa 18 €), e in 40 minuti siamo in albergo, il Concorde Hotel. L’albergo è bello e in ottima posizione, a pochi minuti di cammino dalle Petronas Towers e vicinissimo a una fermata dello skytrain. Lasciamo i bagagli in camera e usciamo subito, con lo skytrain ci dirigiamo a Chinatown. Sono le 18.00 e sembra tutto semichiuso, ma in breve aprono tanti localini e la via del mercato si anima di turisti. Siamo quasi gli unici occidentali, ci sono molti indiani e cinesi: sembra che la maggior parte del turismo qui sia orientale. Avremo questa impressione anche in seguito. Le bancarelle sono piene di (bella!) merce contraffatta, e ci sono moltissimi chioschi che vendono cose da mangiare di vario tipo. Molti hanno anche dei tavolini ma sono tutti pieni, perciò dopo aver gironzolato un po’ per il mercato, entriamo nel Tang City Food Court, dove troviamo un tavolo libero e mangiamo la nostra prima (ottima) cena malese a base di riso e carne, spendendo in tutto poco più di 4 €. Il cibo è speziato ma non piccantissimo, l’ambiente è simpatico e ci sentiamo proprio immersi nella vita locale. Ritorniamo verso l’albergo, e ci dirigiamo sotto le Petronas Towers che nonostante siano imponenti, così illuminate trasmettono un senso di leggerezza. Facciamo varie foto e finalmente rientriamo. Kuala Lumpur fin’ora mi sembra una città pulita e tranquilla, niente donnine allegre ad ogni angolo, niente go-go bar, pochi rifiuti in giro. 27/12 Kuala Lumpur. Usciamo dopo colazione, pronti ad esplorare la vera KL. Seguendo le indicazioni della Lonley Planet, ci dirigiamo verso il quartiere di Kampung Baru, che dovrebbe essere una zona pittoresca dove vedere le abitazioni tradizionali malesi. Camminiamo per un tempo infinito sotto il sole a picco – fa molto caldo, e l’umidità è alta – e alla fine cediamo alla comodità, fermiamo un taxi e gli chiediamo di portarci a destinazione. Il tassista ci guarda perplesso, e appena raggiungiamo Kampung Baru capiamo il perché: le abitazioni tradizionali sono state quasi tutte sostituite da case moderne, e le poche rimaste sono fatiscenti. Inoltre, non c’è in giro nessuno. Insomma, non c’è nulla di interessante da vedere, quindi chiediamo al tassista di portarci verso Merdeka Square. La piazza è in pratica un grande prato (era il primo campo da cricket costruito dagli inglesi ai tempi del colonialismo) circondato da diversi edifici molto belli. Entriamo nel KL City Gallery, una specie di piccolo museo dove viene raccontata la storia della città; a ingresso libero, è molto interessante e istruttivo. Accanto alla galleria c’è un laboratorio dove vengono prodotti oggetti in legno molto belli e delicati, che è possibile anche acquistare. Il caldo non ci dà tregua, ma resistiamo e ci avviamo a piedi verso gli Orchid Garden. La strada è più lunga del previsto, ma passeggiando passiamo vicino alla National Mosque e al Museo Islamico che avremo comunque voluto vedere dall’esterno. Salendo la collina che porta all’Orchid Garden si ha la sensazione di poter entrare in pochi passi nella giungla; vediamo dei banani e alcune scimmie che se ne stanno placidamente sugli alberi a bordo strada. La sensazione che abbiamo è che la vegetazione stia continuamente spingendo per riappropriarsi delle terre che l'uomo ha strappato. Davvero suggestivo. Dopo aver ammirato i fiori, usciamo dall’Orchid Garden sotto un cielo che minaccia pioggia, così decidiamo di rinunciare alla visita del Bird Park e cerchiamo un taxi per scendere la collina. Tutti quelli che riusciamo a fermare però sono senza tassametro e impongono tariffe esagerate, quindi scendiamo a piedi e una volta arrivati in fondo, prendiamo un taxi regolare per andare in hotel e sfuggire al diluvio. Cadranno solo poche gocce, ma ne approfittiamo per riposare un po’ in piscina, e poi ci rechiamo al Suria Mall, il raffinato centro commerciale sotto le Pertonas towers per fare un po’ di shopping. Infatti, convinti di poter trovare tutto qui, siamo partiti dall’Italia senza attrezzatura per il trekking nella giungla che ci aspetta tra qualche giorno. Iniziamo quindi a cercare un negozio di articoli sportivi dove comprare pantaloni tecnici e le scarpe adatte alla giungla di cui abbiamo letto sia sulla LP che su vari siti internet (delle scarpette di gomma note come Adidas Kampung, di cui però nessun commesso ha sentito parlare, nè qui, nè in nessun altro negozio o bancarella, e che cercheremo inutilmente per giorni). Non troviamo niente che ci soddisfi, quindi rinunciamo, e dopo uno spuntino usciamo dal Mall e ci dirigiamo a Little India. Purtroppo tutte le bancarelle e i negozi stanno chiudendo, le vie sono abbastanza desolate e quindi ritorniamo verso Chinatown che invece è molto animata nelle ore serali. 28/12 Kuala Lumpur Stamattina visitiamo la KL Tower, che raggiungiamo a piedi dall’Hotel in poco più di 10 minuti: il Concorde è veramente in una posizione perfetta per visitare la città. Paghiamo 45 Rym (11 € circa) e saliamo sulla torre. Dalla terrazza panoramica si gode una ottima vista su tutta la città, e ci si rende conto di quanto sia enorme e piena di aree verdi. Mentre ci avviamo all’ascensore per tornare giù, sentiamo una coppia di italiani alle nostre spalle fare i piani per la giornata: guida alla mano, affermano che in una mattinata hanno esaurito quasi tutti i posti da visitare: al massimo entro le 17.00 avranno visto tutto, e se non trovano nulla di interessante da fare, prenderanno un volo per Singapore e trascorreranno la serata lì... E dire che noi stiamo girando come trottole da più di due giorni, e abbiamo ancora così tante cose da fare! Visitiamo brevemente la Animal Zone, il cui ingresso è incluso nel biglietto della KL Tower: si tratta di una stanzetta con varie teche nelle quali si trovano ragni e serpenti più un paio di piccole gabbie con dentro delle scimmie, che dovrebbe illustrare la fauna malese ma che risulta piuttosto triste, e ci fa cambiare idea sulla voliera del Bird park: decidiamo di non voler vedere altri animali in cattività. Torniamo quindi a Little India, che di giorno è molto più animata, c’è un sacco di traffico, tanta gente per le strade e molto rumore – questa zona di KL è la più caotica di quelle viste finora. Sempre alla ricerca delle Adidas Kampung, vaghiamo nel centro commerciale Imby Plaza, che però vende solo roba elettronica a prezzi così bassi da sembrare sospetti, e per il Times Square Mall, 10 piani di negozi di ogni tipo – tranne che di articoli sportivi! La sera andiamo a fare una lunga passeggiata nella Bintang Walk, e decidiamo di cenare in una delle numerose bancarelle. E' tutto molto bello e caotico e l’odore del Durian prevale sopra tutti gli altri. Dopo cena, camminiamo fino a Jalan Bukit Bintang dove ammiriamo l’esposizione degli United Buddy Bears, delle statue raffiguranti orsi dipinti da diversi artisti di tutto il mondo che simboleggiano la fratellanza tra i popoli.

29/12 Kuala Lumpur

Passiamo la mattinata a Chow Kit, girovagando per il mercato, con bancarelle di carne, pesce, frutta (il Durian! La puzza è inconfondibile...) e verdure – caratteristico e consigliatissimo, ma bisogna avere lo stomaco forte perché gli odori sono veramente penetranti - e finalmente dopo ulteriori ricerche infruttuose, rinunciamo alle Adidas Kampung! Compriamo dei pantaloni in cotone e delle pedule spendendo in tutto 15 € a testa. Pensavamo che sarebbero state da buttare dopo due giorni, invece le pedule ce le siamo portate in Italia perché si sono dimostrate molto comode e resistenti... I prezzi a Chow Kit sono molto più bassi rispetto alla zona del Klcc, conviene venire qui per comprare. Con lo Skytrain arriviamo a Brickfields, dove ammiriamo il portale del tempio buddista di Sri Kandaswami Kovil; purtroppo è chiuso e non possiamo entrare, ma il portale è spettacolare, decorato fino all’inverosimile da coloratissime statue di legno; poi camminiamo per mezzora sotto un sole cocente fino a raggiungere la pagoda buddista, che non meritava per niente. Incomprensibile il motivo per cui sia citata sulle guide, più che un centro religioso sembra un parcheggio delle corriere. Lungo la strada per raggiungerla, assistiamo a una scenetta bizzarra: un lieve tamponamento tra un camion in retromarcia e una scassatissima automobile viene risolto dopo una discussione civile di una decina di minuti: i due guidatori probabilmente convengono che entrambi possiedono due bidoni che non valgono la pena di essere riparati, e dopo una stretta di mano se ne vanno ognuno per la sua strada. Questa è l’ultima sera a Kl e decidiamo di festeggiare andando a mangiare al Bijan in Jalan Ceylon, la migliore cena dalla vacanza in un ambiente raffinato.

Note su Kuala Lumpur: Vale la pena spendere per avere un albergo in posizione favorevole. La vita costa pochissimo: noi mangiavamo abbondantemente e bene con pochi euro: un pasto alle bancarelle costa in media 4-5 € bevande incluse. C’è un traffico pazzesco, sempre. Conviene spostarsi con lo skytrain. In alternativa, il taxi costa poco e ce ne sono tantissimi. L’unico posto dove abbiamo trovato i taxi illegali – senza tassametro – è stata la collina dell’Orchid Garden. Pur essendo una una metropoli, la città è pulita e sicura. Secondo noi, tre giorni sono appena sufficienti per visitarla. Noi avevamo già prenotato al Taman Negara e abbiamo dovuto partire, ma non ci sarebbe dispiaciuto trascorrere una giornata in più in città

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