Kos Town e Kardamena, tra tra scandinavi e anglosassoni, bar-street e invitanti ristorantini, belle spiagge e disco-bar.
Infine è stata scelta Kos, l'isola che fu di Ippocrate, come meta delle nostre vacanze estive, attirati dalla possibilità di un volo diretto da Roma a basso prezzo e dal fatto che l'isola sembrerebbe essere, secondo le varie guide, un giusto mix tra bel mare e vita notturna. A partire siamo in undici, tre ragazze e otto ragazzi. Volo Blu-Express con partenza da Fiumicino alle 21,40 del 27 Luglio, arrivo a Kos previsto alle 24,40. Al nostro arrivo non ci sarà nessuno ad attenderci perché abbiamo scelto saggiamente di non prenotare nulla, spinti da un insolito spirito avventuriero. Costo del volo, andata e ritorno, 150 Euro che con le varie tasse più o meno specificate dalla compagnia e più i bagagli da imbarcare aumentano a 165. La nostra audacia non viene premiata dagli dei e quando partiamo per andare all'aeroporto su Roma si abbatte un temporale storico. I voli sono bloccati causa maltempo e percepiamo che anche il nostro subirà un ritardo non da poco. I nostri vicini di gate, quelli del volo per Palermo, inscenano una clamorosa protesta con la compagnia; noi, un po' perchè siamo più o meno tutti ragazzi spaesati, un po' perché non abbiamo l'indole battagliera dei palermitani, ci sediamo per terra e aspettiamo fiduciosi la partenza. Alla fine arriviamo all'aeroporto internazionale di Kos all'una di notte. Ovviamente non ci sono autobus pubblici o taxi disponibili. Approcciamo quindi con un ragazzo di una agenzia turistica italiana che ci dice che l'isola è tutta piena, ma che forse qualcosa si potrebbe trovare in un paese chiamato Kardamena e che se vogliamo ci accompagnano là con il loro pullman gratuitamente. L'isola è in pratica un lungo e stretto rettangolo: ad ovest la parte più selvaggia, ad est il capoluogo brulicante di turisti, al centro dell'isola c'è l'aeroporto e sul mare, a sud dell'aeroporto, c'è Kardamena. Kos peraltro si trova a pochi chilometri dalle coste della Turchia.
KARDAMENA
Arriviamo a Kardamena completamente esausti, così ci fermiamo, non sapendo come comportarci, nella piazzetta principale in un fast food per passare la notte. Il gestore ci prende in simpatia, che incentiviamo con l’acquisto di una buona quantità di gyros (il kebab greco di pollo o di maiale servito con la pita, una sorta di focaccia). E così passiamo la notte tra gyros e sonno osservando ciondolare frotte di giovani inglesi in evidente stato di ubriachezza. Al mattino l’amico venditore di gyros risolve i nostri problemi, fa qualche chiamata, parte col motorino e ci manda a prelevare con un furgone dal signor Agrelli, il gestore dell'omonimo hotel in cui ci fermeremo per quattro notti. L'albergo è molto bello, nuovo, belle camere con ampio balcone e servizio pulizie impeccabile ogni giorno. Noi prendiamo un appartamento da quattro, una tripla e due doppie e alla fine a testa paghiamo 18 Euro a persona per notte. Navigando un po' su internet scopriamo che abbiamo risparmiato un 5/6 euro rispetto al prezzo che compare sui siti di prenotazione. Kardamena, meta favorita dai giovani anglosassoni, in origine doveva essere un minuscolo porticciolo di pescatori; ora è un agglomerato di hotel, locali e ristoranti con poco fascino. Non è la Grecia delle Cicladi, casette bianche e blu, il tutto è molto artificiale, ma nonostante ciò ci riserverà delle bellissime sorprese. Scopriamo ben presto di avere abitudini culturalmente opposte a quelle degli inglesini: i nostri infatti a mezzanotte sono già clamorosamente ubriachi dopo pochi sorsi di bevande che di alcolico hanno veramente poco, e il giorno preferiscono la piscina (ma soprattutto il bar della piscina) al mare. Ci accorgiamo infatti che le spiagge del paese sono praticamente deserte, ci siamo noi e un immancabile manipolo di altri giovani italiani vacanzieri. Gli ombrelloni e le sdraio ovunque costano pochissimo (due euro) oppure sono gratis se garantisci al gestore di consumare qualcosa al ristorante dietro la spiaggia. La nostra colazione ricorrente è stata yogurt con miele e noci, tipico greco. I primi giorni siamo sconcertati dal pressing asfissiante dei ristoratori sui turisti e dal loro riconoscerci al primo sguardo come italiani. Dopo un po' intuiamo anche noi che se per strada passeggia un ragazzo moro, magari con un accenno di pancetta, accompagnato da una ragazza poco appariscente con un vestito che arriva sotto al ginocchio, è molto facile che siano italiani. I nostri compari anglosassoni sono biondini palestrati o biondone con vestiti appariscenti. Le spiagge non sono incantevoli, la sabbia non è fine e nel mare ci sono pietre e sassi, ma l'acqua è incredibilmente limpida, tira un bel venticello, non c'è chiasso e quando ti stanchi puoi andare in pochi secondi a farti un giro per negozietti oppure ad un bar davanti la spiaggia. Insomma non è il paradiso, però il tutto è molto comodo e riposante. La sera, al tramonto, misteriosamente tutto si risveglia e prende vita, gli inglesini escono dai loro nidi e si dirigono euforicamente verso la famigerata bar-street, una via del paese parallela al lungomare interamente piena di localini dove si beve. L’atmosfera è molto animata e festosa soprattutto grazie ai p.r. dei locali, ragazzotti per lo più inglesi (con qualche immancabile esemplare italiano) che cercano di conquistare i turisti come noi con manovre sexy e offerte irrinunciabili. Al primo giro di bar-street, presi da un’euforia erotico-alcolica non si può non fermarsi praticamente in tutti i locali attirati dalle offerte delle p.r.: uno shot di tequila o ouzo (il digestivo greco all'anice, l'equivalente della nostra sambuca) ad un euro