Cos'è il Mal d'Africa?

4 Agosto. E’ l’una meno venti del mattino quando l’altoparlante dell’aeroporto di Fiumicino annuncia la partenza del nostro volo per Mombasa. Sono stato diverse volte in Africa, ma fino ad ora non ho mai superato il sud dell’equatore e sento ...

  • di Leucas 70
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  • Viaggiatori: in coppia
 

4 Agosto. E’ l’una meno venti del mattino quando l’altoparlante dell’aeroporto di Fiumicino annuncia la partenza del nostro volo per Mombasa. Sono stato diverse volte in Africa, ma fino ad ora non ho mai superato il sud dell’equatore e sento che questa volta sarà diverso: vorrei capire se il famoso “Mal d’Africa” esista realmente e se coinvolgerà anche me. L’ultima chiamata per la partenza mi distoglie dai pensieri ricordandomi che ci aspettano sette ore di volo e che personalmente non riesco mai a dormire quando sono in aereo perchè la voglia di arrivare e la curiosità di visitare un nuovo paese, si mettono in moto all’andata, già dai cinquemila metri di altitudine.

Viaggiamo con l’Air Italy, ed il servizio a bordo è buono: l’unica pecca e che i sedili sono un po’ stretti.

Alle nove e venti atterriamo a Mombasa dove ci aspetta una temperatura di circa 27 C° ed un cielo poco nuvoloso in linea con le previsioni per il mese di Agosto.

All’aeroporto ci accoglie A., il simpaticissimo e ...Furbissimo corrispondente del tour operator, che allevierà con le sue battute in perfetto dialetto romano, napoletano, toscano e così via, le due ore e mezzo di viaggio che ci separano dall’Hotel T. J. R., a due passi da Malindi. Nonostante la stanchezza, il viaggio è appena iniziato e non voglio perdermi neanche un istante di questi pochi giorni in cui saremo qui, perciò metto in moto la telecamera mentre ascolto le prime notizie che ci fornisce A. Sul Kenya. La strada è dissestata e spesso siamo sballottati da sinistra a destra e dal basso verso l’alto, ma presto capiremo che ci servirà come allenamento per i prossimi giorni...Il paesaggio è vario e dal finestrino del pulmino si alternano tratti di foresta a lunghe distese di campi coltivati con agavi, villaggi con capanne di terra e tetti in paglia, piccole città con qualche casa in muratura ed una via centrale, dove si svolgono le principali attività degli abitanti del posto: c’è il mercato con coloratissime bancarelle che vendono di tutto e di più, ci sono i taxi collettivi a dieci posti che spesso ospitano il doppio delle persone, ci sono i tuk tuk, le simpaticissime ed economiche Api della Piaggio modificate per trasportare tre persone su un sedile posteriore, venditori di sacchi di carbone ai bordi della strada, e numerosi bambini con le divise di tutti i colori che sorridenti ci salutano contenti, anche perché oggi (4 agosto) è l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze che dureranno un mese: A. Ci spiega che in Kenya le vacanze scolastiche sono in totale di tre mesi e vengono suddivise in trenta giorni distribuiti durante la durata dell’anno. Qualche grosso baobab ai lati della strada ci conferma che siamo nell’Africa centrale. Le persone “affette” dal Mal d’Africa con cui ho parlato in Italia, mi hanno detto che tutto quello che sto vedendo dal finestrino del pulmino, ti fa innamorare di questo paese, ma la scintilla dentro di me ancora non scocca: avrò veramente il cuore così duro e incallito? Arriviamo al hotel nel primo pomeriggio. La struttura è molto carina e accogliente ed è composta da alcuni bungalows su due piani con tre ampie camere, disposti ai bordi del resort, con al centro il ristorante e la piscina, il tutto immerso nel verde dei prati e delle palme; è gestita da un italiano, S. Dal simpatico accento romano.

Il simpatico A. Lascia il testimone a M. Il corrispondente del resort, un affabile ragazzo keniota dalla carnagione scurissima (il colore della sua pelle sarà oggetto da parte sua, di scherzose e mai pesanti battute), che ci fissa l’appuntamento per il briefing alle 16:30. Il tempo quindi di farci una doccia, sistemare i nostri bagagli e prendere confidenza con la nostra camera. Seduti al tavolo durante il briefing, siamo un gruppo di dodici italiani, tutti viaggiatori desiderosi di visitare la maggior parte di questo posto nella breve settimana di tempo a disposizione; sin da subito io e la mia compagna Antonella, percepiamo la loro simpatia che si trasformerà in affiatamento per tutto il resto della vacanza. A. Tenta sin da subito di “incastrarci” con il safari di un giorno e mezzo al prezzo (a dir poco caro!) di 230 Euro a persona, assicurandoci che il servizio e le strutture saranno all’altezza del costo: personalmente sono scettico anche perchè sulla base delle esperienze lette sul sito di Turisti per Caso prima di venire in Kenya, sono cosciente che potremmo pagare molto meno se solo prenotassimo la stessa escursione dai beach boys. Di contro, però, ho ancora in mente il racconto di un’amica in Italia che è stata aggredita e derubata insieme al resto del gruppo proprio durante un safari non “perfettamente” organizzato. Rimandiamo quindi la decisione alle ore successive. Prenotiamo invece sin da subito con M. L’escursione alla cosiddetta Sardegna Due includendo nella giornata il Safari Blu: ci sono voluti più di dieci minuti di trattativa per chiudere il prezzo a 30 euro a persona e solo perché era tutto il gruppo ad andarci! Nel pomeriggio, durante il bagno in piscina, ci consultiamo sulla scelta per il safari e la maggioranza (che democraticamente è quella che vince), decide di prenotarlo in hotel con la partenza prevista per la domenica successiva, ossia da lì a due giorni, pagando 230 Euro, anche perché A. Si mostra inamovibile sul prezzo: ma perché?..

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