Diani, lasciare il cuore in un pugno di sorrisi

Continuo ad avere le lacrime agli occhi da quando sono tornata da Diani. Il Kenya mi ha strappato anima e cuore, e dovrò tornarci presto per riaverli. Come posso descrivere cosa sto provando? E' come quando ti staccano il cordone ...

  • di Tuppa
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Continuo ad avere le lacrime agli occhi da quando sono tornata da Diani. Il Kenya mi ha strappato anima e cuore, e dovrò tornarci presto per riaverli.

Come posso descrivere cosa sto provando? E' come quando ti staccano il cordone ombelicale e non sei più legato al grembo di mamma.

E' come quando in seconda media sono andata a vivere da mia zia e ho dovuto per forza separarmi da mamma e babbo.

E' come quando avevo 17 anni e mezzo, e è morto Salvatore. E una parte di me è stata sepolta con lui. La mia adolescenza, il gruppo con cui uscivo, le emozioni di ragazzina. Tutto morto.

E' come quando mia sorella ha pasticciato la faccia di "Farfallina", la mia bambola preferita, nonché mia migliore amica immaginaria. E ho cominciato a capire che bisogna accettare che dalle cose ci si separa, con dolore e coraggio.

Si, forse stavolta è diverso. Posso riprendere possesso di me. E posso farlo solo ritornando li, magari per mettere radici.

Mi manca tutto. Visceralmente. E lo stomaco è in subbuglio ogni volta che un'immagine di quei giorni torna alla mente.

Svegliarmi a Milano lo trovo così inutile. Che senso ha lavorare qui? A chi serve? Che cosa produco ogni giorno? Che utilità ha questa fottuta produzione? Ho forse un'utilità in questo mondo di plastica? Dove sono i sorrisi? Dove sono i Jambo jambo? Che ce ne facciamo di tutta questa fretta da cui ci lasciamo travolgere ogni giorno? Dove sono gli hakuna matata e i pole pole? Perché io sono nata nella parte "fortunata" del mondo? Queste le domande che mi pongo dal momento in cui i miei piedi hanno camminato per le strade di Ukunda, fino a oggi. E domani sarà lo stesso.

Ma andiamo con ordine.

Il 4 agosto arrivo a Malpensa e non sono poi più così convinta che fare questo viaggio da sola sia cosa buona e giusta.

Regalerei il mio biglietto a chiunque. Mi sento così piccola.

Ma poi comincio a osservare la gente in coda, le facce pre-vacanza, le valigie immense, e ecco che subito ho voglia di comunicare. Inizio a chiedere dove stanno andando, cosa stanno facendo, quanto devono aspettare, quanto staranno via. E le prime ore di ritardo aereo passano così, tra mille chiacchiere con sconosciuti in partenza. Ok, ci siamo, mi dico, sto entrando nel mio spirito da vacanza.

Quasi tutti quelli diretti in Kenya vanno a Malindi e Watamu. Nessuno vuole venire con me a Diani? Perché? Cribio. Ecco il bancone del visto per il Kenya. Faccio subito. Sono la prima a scoprirlo :) Che donna sveglia.

E dopo un'infinita attesa, ecco che spunta anche il baracchino del mio tour operator (omesso nome, non sia mai che faccia pubblicità! siamo pazzi?). Galeotto fu il baracchino.

E' li che incontro Chiara e Enrico per la prima volta.

"Dove andate?" "Al P." (omesso nome, non sia mai che faccia pubblicità! siamo pazzi?). "Anche io! Che bello!" E' una garanzia. Saranno i miei nuovi amici di vacanza. Non ci posso fare niente. E' così che cominciano tutti i miei viaggi.

La tensione di qualche ora prima mi abbandona e comincio a rilassarmi sul serio. Sto andando in Kenya da sola. Ma che figa sono? In aereo dormo incastrata tra i sedili, nonostante il ronzio continuo della famiglia di fianco a me che si lamenta di quanto sia scomodo, di quanto faccia freddo, di quanto i videogames dell'Eurofly siano complicati, di quanto sia strano che io sia riuscita a giocare a tutto, e così via.

Alle 4 (il 4 è un numero ricorrente in questo viaggio) la sfiga è con me. Vado in bagno per cagar via le lasagne e scopro che le mestruazioni sono arrivate anche loro. Non sia mai che arrivino in ritardo. NO, in anticipo devono arrivare, e sull'aereo, così sono più comoda per cambiarmi e compagnia bella

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