L’unicità di Istanbul

Istanbul dà la sensazione di essere lontani dai propri stili di vita e dalle proprie abitudini, pur essendo relativamente vicina

  • di Sergio C.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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Istanbul rappresenta forse un primo delicato approccio alla cultura islamica in quanto perfettamente europea, nel bene e nel male, per servizi, trasporti, pulizia ma con un anima intensamente orientale per profumi, suoni e ospitalità.

Prima di partire per un viaggio si hanno generalmente delle aspettative, si ha una idea di ciò che si andrà a visitare, pertanto ci si documenta su dove andare e come organizzare meglio i tempi limitati di cui si dispone. In gran parte dei luoghi visitati si riesce a rispettare una determinata programmazione e si ritorna in Italia soddisfatti di ciò che si è visto, senza tanto rammarico.

A volte può accadere che il luogo da visitare sia così carico di attrattive, non considerate in un primo momento, da rendere insufficiente il tempo a disposizione. Visitando Istanbul si rimane affascinati non solo dalle singole principali attrattive, ma dall’unione di vari aspetti che non si possono cogliere pienamente in un singolo e breve viaggio. Se da un lato è possibile visitare in pochi giorni i tanti edifici bizantini ed ottomani che si concentrano a breve distanza principalmente nel quartiere di Sultanahmet, ben altro tempo merita il girovagare tra i vicoli dei vari quartieri, tra gli odori delle spezie, i canti dei muezzin e la gentilezza degli abitanti. Al termine dei pochi giorni che abbiamo dedicato a Istanbul ci siamo accorti che questa città ci ha donato molto di più della semplice vista di monumenti, peraltro unici e stupendi: Istanbul ci ha affascinato dal punto di vista umano come pochi altri luoghi al mondo forse sanno fare.

Un volta atterrati all’Aeroporto Sabiha Gokcen, dirigendoci con la navetta verso il centro, siamo rimasti colpiti dall’enorme fiume di auto che si riversa per le strade; a Istanbul, in determinate ore del giorno c’è un traffico micidiale che allunga notevolmente i tempi di percorrenza. L’aeroporto dista dal centro solo 35 km di strade a tre corsie, tuttavia per arrivare ci sono volute quasi due ore. Oltrepassato il Bosforo, giunti sulla sponda europea la navetta ha fatto il primo scarico di turisti a piazza Taksim e Beyoglu, zona che sinceramente ci è sembrata uguale a tante altre città europee. Siamo arrivati infine al margine della città vecchia all’Hotel Nobel, in zona Laleli, scelto principalmente per ragioni economiche, che si è rivelato un ottimo hotel, serve una colazione abbondante, si trova a breve distanza dal centro ed è ben collegato con il resto della città. In tutte le zone di Istanbul è possibile trovare uffici dove cambiare euro in lire turche a tassi molto più convenienti rispetto a quelli applicati all’interno dell’aeroporto. Per i trasporti ci siamo spesso affidati alla metropolitana di superficie che attraversa tutta Sultanahmet al costo di un gettone da due lire turche a tratta.

Il primo pomeriggio a disposizione lo abbiamo dedicato alla Basilica di Aya Sofya, prima chiesa, poi moschea infine museo, un vero simbolo della travagliata storia di Istanbul. Abbiamo trovato una lunga fila, che poteva essere evitata andando di mattina. Alla biglietteria ci hanno fatto consegnare il treppiede, mentre le foto all’interno sono ammesse solo senza l’uso del flash. Pensavamo che all’interno di Aya Sofya il velo fosse obbligatorio per le donne e ci si dovesse levare le scarpe, mentre trattandosi di fatto di un museo ci si può muovere normalmente. La prima sensazione che trasmette la Basilica di Aya Sofya è l’enormità degli interni, in un attimo si perde la sensazione dello spazio e gli altri visitatori diventano tante piccole formiche che camminano sotto una grandiosa cupola, che ancora oggi non si riesce a capire come si sostenga. Tale impressione è maggiore salendo sul piano superiore, dal quale si gode inoltre di una vista strepitosa sulla Moschea Blu. Da non perdere ciò che rimane dei mosaici bizantini e una sosta alla colonna del pianto

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