La Tanzania in quattro tappe

Un viaggio attraverso la Tanzania, dal più grande parco nazionale del Selous, alle rovine dell'epoca omanita di Kilwa Masoko, alle acque paradisiache di Zanzibar. Zaino in spalla e guida alla mano, niente di più bello

  • di fiorenzasasso
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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Prima tappa a Dar Es Salaam

Atterriamo a Dar Es Salaam all’alba, assonnati dopo le lunghe ore di volo. Zaino in spalla e mappa in mano ci inoltriamo nella città: un enorme agglomerato di case basse e strade trafficate, che in alcune zone si mischiano a baracche e strade quasi sterrate. Dar non offre molto da visitare, ma può essere interessante osservare la vita nelle strade piene di botteghe e bancarelle, magari fermandosi per acquistare le coloratissime stoffe e i kanga al mercato di Mnazi Mmoja. Alla sera la città sprofonda nel buio: le strade sono poco illuminate, tanto che ci viene sconsigliato di uscire a piedi di sera, soprattutto durante i frequenti black out. Per non mettere alla prova la nostra buona sorte, andiamo fuori a cena in taxi, dato che nel nostro modesto hotel il ristorante è chiuso durante il Ramadan. Siamo ansiosi di spostarci a sud dove ci attende il safari.

Seconda tappa nel Selous Game Reserve

Quando lasciamo la strada principale e ci dirigiamo verso il Selous, iniziamo ad attraversare i villaggi con le case di fango e legno; i bambini camminano lungo la strada, le donne riempiono i secchi colorati alle pompe d’acqua: siamo nell’Africa che ogni occidentale si immagina vedendo i documentari. Ma qui è tutto a portata di mano e ci tuffiamo nell’avventura con lo stupore e la curiosità di un bambino. Inoltrarsi lungo queste strade di terra rossa, verso il cuore del più grande parco nazionale d’Africa, è un piacere per cui da solo varrebbe il viaggio in Tanzania. Il Selous infatti si rivela un’ottima scelta per il nostro safari: è meno frequentato dei parchi a nord, più economico (nonostante i prezzi siano comunque alti) e non ha nulla da invidiare alla fauna dei parchi settentrionali. Il lodge che ci ospita è stato un ottimo compromesso tra risparmio e comodità: costa un po’ di più dei campi tendati, ma offre una vista spettacolare sul fiume Rufiji, cibo ottimo e una guida eccezionale. Non si tratta di aspetti di poco conto, perché hanno trasformato i giorni trascorsi nel Selous in un’esperienza indimenticabile: le albe e i tramonti spettacolari, con una vista immensa davanti a noi e gli ippopotami che emergono appena nelle acque del Rufiji… E poi gli animali: gazzelle, impala, giraffe, elefanti, leoni, coccodrilli, ippopotami, bufali, zebre, scimmie e un’infinità di specie di uccelli! La simpatica guida ha reso speciali questi incontri con la fauna locale, raccontandoci le abitudini, i comportamenti, le stranezze di ogni specie, oltre che con la descrizione delle piante e degli usi medicinali di ogni frutto, foglia o radice. Infine ci aspetta il safari in barca sul Rufiji, che permette di cambiare prospettiva e scoprire il parco nazionale dall’acqua: semplicemente splendido. Lasciamo il Selous con dispiacere, ma con gli occhi pieni di immagini preziose e già un bel bagaglio di ricordi e racconti emozionanti, come il pasto delle leonesse e l’incontro ravvicinato con un’elefantessa.

Terza tappa a Kilwa Masoko

Riusciamo miracolosamente a trovare posto accucciati nel corridoio dell’unico autobus che va a sud, verso Kilwa Masoko, affrontando ore di strada dissestata, dove ogni buca si fa sentire, mentre siamo appollaiati sui secchielli che fungono da sedili improvvisati. L’autobus va a rilento per i continui lavori sulla strada, la maggior parte è sterrata; infine arriviamo a Kilwa, cittadina che sembra più che altro un villaggio, affacciata sull’Oceano Indiano. Le case sono di terra rossa e legno, a volte intonacate, coi tetti di paglia. I bambini scorrazzano in giro, curiosi e sorridenti verso questa strana combriccola di bianchi. Ci avviamo lungo le strade polverose, sotto un sole cocente, desiderosi di raggiungere subito l’azzurro della baia davanti a noi. Il primo incontro col mare è fantastico, anche se siamo nella bizzarra situazione di essere “sotto scorta”: il proprietario dell’hotel, fa accompagnare da un masai i suoi ospiti che vanno in spiaggia, “per ragioni di sicurezza”, dice. Sembra infatti che ci siano state rapine, anche se ora, sotto il sole e coi piedi a mollo nell’acqua cristallina, sembra incredibile che questo luogo tranquillo possa essere pericoloso. Il giorno seguente andiamo in barca a visitare le bellissime rovine di Kilwa Kisiwani, un villaggio di pescatori sull’isoletta di fronte a Kilwa Masoko, dove conosciamo la storia degli arabi omaniti e dei sultani attraverso i resti della Grande Moschea, del forte e di altri antichi edifici. Abbiamo anche il nostro primo incontro con i baobab, i bellissimi giganti, che, a seconda delle leggende, venivano usati come prigioni, come case, come fonte di medicamenti. A questo punto, sazi di natura e di storia, siamo pronti per iniziare l’esplorazione delle isole

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