Un viaggio attraverso la Tanzania, dal più grande parco nazionale del Selous, alle rovine dell'epoca omanita di Kilwa Masoko, alle acque paradisiache di Zanzibar. Zaino in spalla e guida alla mano, niente di più bello
Atterriamo a Dar Es Salaam all’alba, assonnati dopo le lunghe ore di volo. Zaino in spalla e mappa in mano ci inoltriamo nella città: un enorme agglomerato di case basse e strade trafficate, che in alcune zone si mischiano a baracche e strade quasi sterrate. Dar non offre molto da visitare, ma può essere interessante osservare la vita nelle strade piene di botteghe e bancarelle, magari fermandosi per acquistare le coloratissime stoffe e i kanga al mercato di Mnazi Mmoja. Alla sera la città sprofonda nel buio: le strade sono poco illuminate, tanto che ci viene sconsigliato di uscire a piedi di sera, soprattutto durante i frequenti black out. Per non mettere alla prova la nostra buona sorte, andiamo fuori a cena in taxi, dato che nel nostro modesto hotel il ristorante è chiuso durante il Ramadan. Siamo ansiosi di spostarci a sud dove ci attende il safari.
Quando lasciamo la strada principale e ci dirigiamo verso il Selous, iniziamo ad attraversare i villaggi con le case di fango e legno; i bambini camminano lungo la strada, le donne riempiono i secchi colorati alle pompe d’acqua: siamo nell’Africa che ogni occidentale si immagina vedendo i documentari. Ma qui è tutto a portata di mano e ci tuffiamo nell’avventura con lo stupore e la curiosità di un bambino. Inoltrarsi lungo queste strade di terra rossa, verso il cuore del più grande parco nazionale d’Africa, è un piacere per cui da solo varrebbe il viaggio in Tanzania. Il Selous infatti si rivela un’ottima scelta per il nostro safari: è meno frequentato dei parchi a nord, più economico (nonostante i prezzi siano comunque alti) e non ha nulla da invidiare alla fauna dei parchi settentrionali. Il lodge che ci ospita è stato un ottimo compromesso tra risparmio e comodità: costa un po’ di più dei campi tendati, ma offre una vista spettacolare sul fiume Rufiji, cibo ottimo e una guida eccezionale. Non si tratta di aspetti di poco conto, perché hanno trasformato i giorni trascorsi nel Selous in un’esperienza indimenticabile: le albe e i tramonti spettacolari, con una vista immensa davanti a noi e gli ippopotami che emergono appena nelle acque del Rufiji… E poi gli animali: gazzelle, impala, giraffe, elefanti, leoni, coccodrilli, ippopotami, bufali, zebre, scimmie e un’infinità di specie di uccelli! La simpatica guida ha reso speciali questi incontri con la fauna locale, raccontandoci le abitudini, i comportamenti, le stranezze di ogni specie, oltre che con la descrizione delle piante e degli usi medicinali di ogni frutto, foglia o radice. Infine ci aspetta il safari in barca sul Rufiji, che permette di cambiare prospettiva e scoprire il parco nazionale dall’acqua: semplicemente splendido. Lasciamo il Selous con dispiacere, ma con gli occhi pieni di immagini preziose e già un bel bagaglio di ricordi e racconti emozionanti, come il pasto delle leonesse e l’incontro ravvicinato con un’elefantessa.
Riusciamo miracolosamente a trovare posto accucciati nel corridoio dell’unico autobus che va a sud, verso Kilwa Masoko, affrontando ore di strada dissestata, dove ogni buca si fa sentire, mentre siamo appollaiati sui secchielli che fungono da sedili improvvisati. L’autobus va a rilento per i continui lavori sulla strada, la maggior parte è sterrata; infine arriviamo a Kilwa, cittadina che sembra più che altro un villaggio, affacciata sull’Oceano Indiano. Le case sono di terra rossa e legno, a volte intonacate, coi tetti di paglia. I bambini scorrazzano in giro, curiosi e sorridenti verso questa strana combriccola di bianchi. Ci avviamo lungo le strade polverose, sotto un sole cocente, desiderosi di raggiungere subito l’azzurro della baia davanti a noi. Il primo incontro col mare è fantastico, anche se siamo nella bizzarra situazione di essere “sotto scorta”: il proprietario dell’hotel, fa accompagnare da un masai i suoi ospiti che vanno in spiaggia, “per ragioni di sicurezza”, dice. Sembra infatti che ci siano state rapine, anche se ora, sotto il sole e coi piedi a mollo nell’acqua cristallina, sembra incredibile che questo luogo tranquillo possa essere pericoloso. Il giorno seguente andiamo in barca a visitare le bellissime rovine di Kilwa Kisiwani, un villaggio di pescatori sull’isoletta di fronte a Kilwa Masoko, dove conosciamo la storia degli arabi omaniti e dei sultani attraverso i resti della Grande Moschea, del forte e di altri antichi edifici. Abbiamo anche il nostro primo incontro con i baobab, i bellissimi giganti, che, a seconda delle leggende, venivano usati come prigioni, come case, come fonte di medicamenti. A questo punto, sazi di natura e di storia, siamo pronti per iniziare l’esplorazione delle isole