Zanzibar, Paradise Island!

La nostra prima volta in Africa
Scritto da: tigro97
zanzibar, paradise island!

Dopo 8 ore di scomodissimo viaggio, finalmente ecco che vediamo l’isola sotto di noi: Zanzibar! È il mio primo viaggio lontano ed è la prima volta in Africa per me ed il mio fidanzato; siamo emozionatissimi. Quando scendiamo dall’aereo piove e il caldo umido e afoso ci fa appiccicare i vestiti alla pelle, ma cerchiamo di non scoraggiarci. Dopo quest’inizio non troppo promettente, usciamo dall’aeroporto e con un po’ di difficoltà riusciamo a trovare il nostro autista. Essendo gli unici passeggeri, insieme ad un signora italiana che viaggia sola, partiamo subito per raggiungere il nostro villaggio, che scopriremo essere ad almeno un’ora dall’aeroporto, a Pingwe. Ci immettiamo nel traffico cittadino di Stone Town e dai finestrini vediamo finalmente la vita africana: ci sono bancarelle lungo tutta la strada, che vendono di tutto, dalla frutta esotica ai vestiti tradizionali africani. Un’ora dopo, siamo finalmente arrivati nella nostra casetta: bellissima nel suo stile tipicamente africano!

Angolo di paradiso

Dopo esserci riposati usciamo finalmente per vedere il mare. Devo ammettere che eravamo un po’ preoccupati riguardo la scelta del nostro resort, visto che si trova sulla parte est dell’isola, soggetta al fenomeno delle maree. Avevamo paura che il mare non fosse così bello, proprio per questo motivo, ed invece non potevamo sbagliarci di più! Lo scenario che si è aperto davanti ai nostri occhi è stato incredibile! Il mare era di mille colori diversi, partendo dal verde ed arrivando fino al blu notte del mare aperto: indescrivibile! E proprio questo spettacolo è dovuto alle maree, infatti quando la marea è bassa, il mare si tinge di colori unici. Purtroppo però, da questa parte dell’isola, il sole tramonta molto presto e, verso le 5 del pomeriggio inizia già a calare, quindi ci prendiamo il tempo rimanente per fare una bella passeggiata lungo la spiaggia. In 20 minuti di cammino – sono necessarie le scarpette, perché i pezzi sabbiosi sono intervallati da molti tratti rocciosi – raggiungiamo un famoso ristorante dell’isola, chiamato The Rock e situato proprio in mezzo al mare. Con la bassa marea si può raggiungere comodamente a piedi, salendo una scaletta in legno dopo aver fatto qualche metro sul bagnasciuga, mentre con l’alta marea serve necessariamente una barchetta, che si può trovare facilmente lì intorno, guidata da un ragazzo del posto. Si sta facendo tardi, così torniamo al villaggio, per la cena, a buffet, molto gustosa, con piatti tipici e internazionali, per soddisfare qualsiasi palato. Due sere a settimana, il ristorante propone una cena tipica Masai, da non perdere! Il giorno dopo ci svegliamo presto, con il sole che filtra dalle finestre e scendiamo subito in spiaggia, ma la marea è ancora alta – varia ogni giorno di mezz’ora, si avrà metà giornata con l’alta marea, e metà con la bassa – quindi facciamo colazione e prendiamo un po’ di sole. Man mano che la marea scende, il mare comincia a “colorarsi” e facciamo un’inaspettata scoperta: in mezzo al mare, a circa 200 metri dalla spiaggia, inizia a comparire un isolotto di sabbia bianchissima. Non perdiamo altro tempo e dopo aver infilato scarpette e maschere lo raggiungiamo a nuoto: bisogna fare attenzione alle correnti e ai punti di acqua profonda, ma tutto sommato non è difficile arrivarci. Per i meno avventurosi c’è comunque un modo per raggiungerlo, infatti i beach boys presenti con le loro barchette sono disposti a portarvici per pochi dollari. La fatica è però immediatamente ricompensata: quello su cui ci troviamo è un vero angolo di paradiso. Intorno a noi c’è solo acqua cristallina e sabbia bianchissima, fa quasi male agli occhi, ma è uno spettacolo imperdibile. Siamo tra i primi ad arrivare e non essendoci molto via e vai riusciamo a trovare una bellissima ed enorme stella marina in pochi centimetri d’acqua: stupendo! Nonostante le tante cose che vedremo in questa vacanza, questo è il momento ed il posto che ci resterà nel cuore. La mattina dopo abbiamo deciso di alzarci presto per vedere l’alba, così alle 5.50 siamo in piedi, pronti per vedere il sole sorgere.

Usciamo dal bungalow e il cielo è nuvoloso, ma non demordiamo e aspettiamo. Dopo pochi minuti il sole inizia a sorgere ed è uno spettacolo! Si nasconde tra le nubi e poi splende all’improvviso, davvero da non perdere. Nonostante la levataccia veniamo ricompensati, trovando al nostro ritorno in camera un gruppo di scimmiette molto simpatiche, che, appena apriamo la porta, ci segue dentro casa, rubandoci tutte le bustine di zucchero! Buongiorno!

Scoprendo l’isola!

Per i giorni seguenti abbiamo prenotato qualche escursione, quindi zaino in spalla e via, pronti per vedere nuovi posti! Abbiamo optato per visitare la famosissima Prison Island, e approfittiamo per passare anche dalla spiaggia di Nakupenda, perfetta per lo snorkeling. Partiamo di mattino presto dal nostro hotel, con un pulmino tipico e ri-attraversiamo l’isola perché la barca ci aspetta al porto di Stone Town. Questa volta però il viaggio ci pesa molto meno: ci imbattiamo nel via e vai mattutino e incrociamo molti bimbi nelle loro divise bianche, pronti per andare a scuola, oppure donne intente a cucinare qualcosa, sedute sui gradini delle loro fatiscenti abitazioni. Arriviamo al porto e con una minuscola barchetta partiamo per il mare aperto, insieme ad altri ragazzi italiani, con il cielo che minaccia pioggia.

Fortunatamente man mano che ci spostiamo esce il sole e all’orizzonte vediamo l’isola, bagnata da acqua azzurrissima –questa sarà una costante nel viaggio-. Visitiamo l’isolotto in poco più di un’ora, passando in mezzo ad un vero e proprio parco di tartarughe giganti, libere di girovagare ovunque, in mezzo ai turisti. Si può dar loro da mangiare foglie di insalata e la nostra guida ci insegna anche come riconoscere le tartarughe più anziane: veramente bellissimo! L’isola in sé non ha molto altro di interessante, infatti la “prigione” da cui prende il nome non esiste più, e al suo posto ora c’è un ristorante, mentre l’altra parte dell’isola è privata. Vale comunque la pena fare una visita, sia per le enormi tartarughe che per i bellissimi panorami che si vedono tutt’intorno. Inoltre devo dire che la nostra guida è stata davvero brava a rendere interessante la spiegazione storica di questo posto! Risaliamo in barca e lì ci viene offerto uno spuntino tipico: cocco freschissimo, dolci tradizionali, molto simili alle nostre ciambelline/bomboloni zuccherati e succhi di frutta fresca, buonissimo! Raggiungiamo Nakupenda Beach, una lingua di sabbia in mezzo all’oceano, veramente suggestiva. La spiaggia non ha neanche un albero sotto cui ripararsi dal sole cocente, ma i ragazzi che organizzano la visita sono davvero grandiosi e si sono organizzati con grandi “capanne” fatte da qualche palo e un telo steso sopra, per concederci un po’ di sollievo. Prima di pranzo decidiamo di fare snorkeling insieme ad un ragazzo del posto, che ci guida e ci mostra i punti più belli e pieni di tantissimi pesciolini colorati. Non siamo sicuramente sulla barriera corallina, ma come prima esperienza, per noi, è stata grandiosa! Fate però attenzione ai ricci di mare, sono ovunque e con aculei molto lunghi! Torniamo al nostro riparo e rimaniamo felicemente sorpresi: la nostra guida ed il comandante della barca hanno improvvisato un barbecue sulla spiaggia, con pesce appena pescato, insieme ad un buffet di pietanze tipiche per tutti i gusti! Proviamo il polpo, il tonno, i calamari ed anche il pesce spada, tutti veramente ottimi! La spiaggia però si sta affollando, un po’ troppo per i nostri gusti, molte barche piene di turisti stanno attraccando qui, dunque dopo qualche oretta di sole e siesta sotto il tendone decidiamo di tornare a casa: il mare è molto mosso, ma i nostri capitani sdrammatizzano il tutto, iniziando a cantare una loro canzone tipica , Jambo, e invitandoci ad unirci!

Guarda la gallery
zanzibar-pe9f9

Zanzibar

zanzibar-fmz5b

Zanzibar

zanzibar-w8px1

Zanzibar

zanzibar-9zqx4

Zanzibar

zanzibar-z3cwt

Zanzibar

zanzibar-u6f9e

Zanzibar



    Commenti

    Lascia un commento

    Tanzania: leggi gli altri diari di viaggio

    Video Itinerari