L'India è uno dei paesi più sacri al mondo, dove, alla continua crescita economica fa da contraltare la vita quotidiana della popolazione (più di un miliardo di abitanti), che sembra essersi fermata ai secoli scorsi...
L'India è uno dei paesi più sacri al mondo, dove, alla continua crescita economica fa da contraltare la vita quotidiana della popolazione (più di un miliardo di abitanti), che sembra essersi fermata ai secoli scorsi. Il subcontinente è talmente vasto che è stato difficile scegliere un itinerario da compiere in soli 15 giorni. Naturalmente, onde evitare monsoni, abbiamo optato per un tour al nord incappando, però, in un caldo terrificante. Airfrance è stata la nostra compagnia di viaggio, con 674€ abbiamo acquistato il volo Genova-Parigi-Delhi A/R. Appena sbarcati nella capitale indiana, alle 22.30 siamo stati accolti calorosamente, è proprio il caso di dirlo, da ben 37°C! Numerosi taxi, i cui modelli ricordano le famose autovetture inglesi, e coloratissimi tuc tuc fanno la spola dall'aeroporto agli hotel dei numerosi turisti. Noi abbiamo alloggiato all'Hotel Metro Tower (quasi 27€ la camera comprensive di colazione e trasporto all'aeroporto il giorno seguente). Prenotato su Expedia.it, si trova a circa 20 minuti di auto dallo scalo internazionale; le camere non sono il massimo della pulizia e la colazione, servita direttamente in camera, non è propriamente a buffet come indicato nel sito.
LUNEDI' 24 MAGGIO: Affermare che ci siamo riposati è del tutto un eufemismo: un'afa incredibile, un'intensa luce ha squarciato la camera già all'alba, la melodia ritmata di una banda musicale di passaggio sotto l'hotel accompagnata dai clacson di un traffico già impazzito nelle prime ore del mattino, hanno fatto da cornice alle già poche ore di sonno. Alle 10.30, con circa mezz'ora di ritardo, è decollato l'aereo che ci ha portato a Varanasi. Il biglietto lo abbiamo acquistato direttamente sul sito della Kingfisher, una delle maggiori compagnie indiane low cost, al prezzo di 45€ a persona. All'uscita, un addetto della Puja Guesthouse era ad attenderci per condurci nell'intricato groviglio di vicoli dove è situato l'hotel. Con 1500 Rps al giorno, abbiamo alloggiato in una camera con ventilatore senza pretese, posta al terzo piano dello stabile, ardua da raggiungere per via delle ripide scale. Vista sul Gange, il piccolo terrazzino è ingabbiato onde evitare spiacevoli visite da parte di numerose scimmie che bazzicano in zona. Tutto ciò non è servito a tenere lontano un piccolo topo che, penetrato nella stanza si è diretto subito verso il sacchetto dei biscotti. Nella struttura questi innocui roditori sono di casa e sono considerati quasi sacri! Nel prezzo è compresa anche una buona colazione consumabile nella panoramica terrazza, anch'essa affacciata sul fiume sacro. Buona anche la cucina. Shiva, il proprietario, è una guida turistica, come testimonia il suo tesserino, conosce molto bene la propria città e quindi ci siamo affidati a lui per un tour di circa 3 ore e mezzo (700 Rps) comprensivo di un giro nel labirinto della città vecchia, il Golden Temple, non visitabile all'interno in quanto l'ingresso è riservato solo agli hindu, il Nepali Temple (10 Rps a persona l'ingresso) con le sue figure erotiche e il Manikarnika, il Ghat principale delle cremazioni, dov'è severamente vietato effettuare riprese e fotografie. In cima alle scalinate vi è una grossa vasca, dove l'acqua, dice un'antica leggenda, sembra sia il sudore della divinità Shiva, impegnato a recuperare un orecchino lasciato cadere da sua moglie Parvati. Tutt'intorno, enorme cataste di legna, abitate da furetti, mucche e capre che lasciano ovunque i segni dei loro passaggi. Un giro in barca al tramonto (150 Rps) è sicuramente una cosa turistica ma ne vale la pena, anche perché del fiume si può assistere meglio alle cerimonie di adorazione della Madre Ganga che si svolgono sui Ghat principali. Dopo un'ora e mezza eravamo di ritorno in guesthouse, non prima che Shiva ci portasse da un amico che, offrendoci una coca cola, ha cercato senza successo di venderci copriletti, sciarpe e tovaglie! Dopo la cena in terrazza (il massimo che abbiamo speso nemmeno 300 Rps) finalmente il meritato riposo!
MARTEDI' 25 MAGGIO: Sveglia alle 4.45! All'alba ci attende il giro dei Ghat in barca. Con un pizzico di ritardo la donna con cui Shiva si è accordato, è passata a prenderci e ci ha affidato a suo figlio, un dodicenne simpatico e carino che si è affannato per tenere i ritmi dei barcaioli più adulti. A differenza della sera, il giro in barca mattutino evidenzia la vita quotidiana degli abitanti di Varanasi, intenti già dalle prime ore, non solo al rituale bagno, ma a lavare i panni, a sguazzare nell'acqua come fossero al mare, ad eseguire esercizi di yoga o ad effettuare la puja (offerte o preghiere). Il tour si è concluso nel giro di poco più di un'ora per sole 150 Rps. Al rientro in guesthouse, una buona colazione ed un paio d'ore di meritato riposo. Non abbiate, però, anche voi la pessima idea di uscire nell'ora più calda della giornata, a mezzogiorno le strade ed i vicoli di Varanasi vi sembreranno ancora più sporchi e maleodoranti ed i fastidiosi venditori davvero insopportabili! Con Shiva ci siamo dati appuntamento alle 15 nell'hall per un'escursione di un paio d'ore a Sarnath, a 12 Km da Varanasi. Oltre alle 700 Rps pattuite con la nostra guida, altre 400 sono servite per andare e tornare con un pittoresco tuc tuc. Sarnath è il luogo dove il Buddha pronunciò il suo primo sermone. Molto interessante è il museo (10 Rps a persona, vietato introdurre apparecchi video-fotografici) dove sono conservate antichissime rappresentazioni dell'Illuminato ed il maestoso capitello a 4 leoni, simbolo di potere, risalente al III secolo a.C. Ed appartenente alla colonna di Ashoka, i cui resti giacciono nel parco adiacente. Per accedere a visitare il sito si pagano ulteriori 100 Rps a persona, altre 20 se si intende utilizzare la videocamera; i monasteri vennero rasi al suolo dall'avvento dei mussulmani ed oggi l'unico segno tangibile dell'importantissimo sito buddhista rimane il maestoso Dhamekh Stupa con i suoi 34 m di altezza. Onestamente da Sarnath ci aspettavamo qualcosina di più! La cosa più caratteristica è stata immergersi nell'impazzito traffico cittadino, dove in assenza di un codice stradale regna l'anarchia, in mezzo alla strada si trovano pedoni, mucche, risciò che trasportano l'impossibile, il tutto contornato da continui colpi di clacson ed uno smog insopportabile! Alla sera, dopo una passeggiata, abbiamo cenato sulla terrazza del ristorante The Dolphin a Mandir Ghat: qui rispetto alla guesthouse i prezzi sono più elevati ma il cibo è buono e si riesce a gustare anche della fresca birra. Si è concluso così il nostro “pellegrinaggio” nella città sacra. Né ci siamo immersi, né abbiamo bevuto l'acqua del Gange (non ci è mai venuta in mente l'idea...) ma almeno possiamo dire, come vuole la credenza hindu, di essere stati almeno una volta nella vita a Varanasi!
MERCOLEDI' 26 MAGGIO: Dopo una travagliata notte per via dell'afa, ci siamo rilassati in terrazza con un'ottima colazione, ignari di tutto ciò che ci sarebbe accaduto. Intanto, nel preparare gli zaini abbiamo scoperto che Mickey, come avevamo soprannominato il topolino, era riuscito a scovare il nascondiglio dei biscotti, ma il peggio doveva ancora arrivare! Giunti all'aeroporto, il nostro volo AirIndia Varanasi-Khajuraho, prenotato sul sito della compagnia a 40€ a persona, era stato cancellato per motivi tecnici, che a noi rimarranno sconosciuti per sempre. Avevamo 3 soluzioni: 1 imbarcarci sul volo per Delhi e una volta giunti nella capitale boh...?! 2 trascorrere altri due giorni a Varanasi in attesa del prossimo volo il venerdì, ma la stessa AirIndia non ne ha saputo confermare la certezza...qui funziona così! 3 raggiungere Khajuraho in taxi. Questa è l'India e senza farci prendere dallo sconforto abbiamo intavolato le trattative per giungere alla meta in taxi, non prima di concedere una breve intervista ad un'emittente indiana, che, venuta a conoscenza del nostro problema, non ha esitato a farci qualche domanda, il tutto ripreso dalla telecamera! Così per 6500 Rps, circa 110€ , siamo partiti alla volta della città del Kamasutra, consci del fatto che null'altro avremmo potuto fare, dato che a Khajuraho ci aspettava Baba, il driver della compagnia India Karni, contattata via internet che da lì alla fine del tour ci avrebbe accompagnato nelle città e nelle strutture alberghiere da noi scelte, alcune delle quali già pagate. Quindi l'unica soluzione era essere a Khajuraho il prima possibile! Facile a dirsi...per compiere 400 Km abbiamo impiegato 9 ore! Ci è stato raccontato che tante persone, piuttosto che rifare una seconda volta un viaggio del genere preferiscono non tornare più a Khajuraho. Strade da vero e proprio terzo mondo (se uno non vede non può capire le condizioni...), numerosi attraversamenti di villaggi dove per transitare servono veri e propri miracoli, aggiunti alla poca dimestichezza dell'autista (ha sicuramente imbroccato la strada più lunga per poi chiedere continuamente le indicazioni stradali ai passanti....) hanno fatto in modo che alle 21.30 giungessimo finalmente a destinazione. Una volta accompagnati in hotel (www.hotelsuryakhajuraho.com 500 Rps al giorno senza colazione e 100 di tasse), dopo una tanto sognata doccia, fatta conoscenza con Baba, siamo corsi al ristorante per rifocillarci dato che il distacco da cibo e acqua aveva ormai superato le 10 ore!!! E qui, una volta di più, malediciamo Mickey che si è “impossessato” delle nostre uniche provviste