Da Delhi al Rajasthan: alla ricerca della mitica India

Alla scoperta del nord dell’India, un viaggio tra sogno e realtà, dove i colori e gli odori si mescolano in un turbinio di movimenti e sorrisi. E dove è facile trovare un vero amico. Arrivo a Delhi con soggiorno di ...

  • di fabio.fondi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Un anno prima, sorvolando con un volo notturno l'India per andare in Indocina, avevamo sognato ad occhi aperti i fantastici templi indù, i palazzi dei maharaja,i ghats che portano alle acque sacre e le foreste dove sopravvivono gli ultimi esemplari liberi di tigri. Insieme a mia moglie Lina e a mia figlia Valentina abbiamo deciso in quella notte, così, che dovevamo mettere piede nel subcontinente prima che l'omologazione culturale del pianeta cancellasse buona parte degli aspetti affascinanti della civiltà millenaria e del paesaggio dell'India. L’anno dopo, quindi, sia per tagliare i costi che per favorire il turismo locale, abbiamo ricercato un tour operator direttamene a Delhi, Ancient India, ed in effetti abbiamo centrato l'obiettivo!

Il prezzo definitivo è stato di 1.730 euro a persona, compreso il volo a/r con Qatar Airways.

DELHI, LA CITTA' DALLE MILLE CONTRADDIZIONI

Il 1° ottobre siamo decollati dall’aeroporto di Fiumicino alle 23,40 con destinazione intermedia Doha nell’emirato del Qatar: a bordo un trattamento di ottimo livello! Valentina continua a mugugnare perché mi sono dimenticato la sua valigia in garage e prima dell’imbarco abbiamo dovuto comprare per lei lo stretto indispensabile in aeroporto. Alle 14,30 l’aereo inizia la discesa verso Delhi. A questo punto, girando la testa a sinistra in direzione nord io mi commuovo profondamente: dall’oblò vedo sfilare lentamente le cime innevate dell’Himalaya ed il cuore mi si apre ai ricordi di bambino quando mia mamma mi leggeva resoconti di spedizioni alpinistiche sul tetto del mondo e racconti sul grande regno al di là delle nevi, il Tibet!

Fuori dall’International Airport Indira Gandhi abbiamo la prima lieta sorpresa dell’ottima organizzazione di Ancient India: un funzionario dell’agenzia viaggi, che parla italiano e ci mette al collo tre corone di fiori di tagete (il fiore sacro indù color zafferano), ci sta aspettando accanto ad un Suv Toyota con l’autista: è il giorno di nascita del Mahatma Gandhi ed è festa nazionale. La macchina scivola veloce lungo viali alberati di New Delhi, la città coloniale inglese, fino all’Hotel International Le Grand ,bello ed elegante (risalente agli anni 40 del secolo scorso) ma assediato in strada da una massa di diseredati e di umanità dolente che sopravvive sui marciapiedi e sugli spartitraffico. La sera ci facciamo coraggio ed usciamo da soli per andare a cena in un ristorante di cucina indiana in Connaught Place.Per fendere il traffico impazzito che ruota nella piazza ci aiuta un gentilissimo signore indù che, quando siamo al centro della strada, in inglese mi consiglia di “urlare” a mia moglie di correre!

Il giorno dopo alle 08,30 il funzionario di Ancient India ci consegna al nostro autista (si chiama Ghanesh ed ha circa 35 anni , si rivelerà una cara persona e diverrà un amico sincero con il quale siamo tutt’ora in contatto) e alla guida jainista che ci condurrà subito al Mehrauli Archeological Park per vedere il Qutb Minar, l’altissimo minareto di 5 piani costruito nel 1193 che svetta sulle rovine della grande moschea della prima città musulmana del sultanato di Delhi. Attorno a noi sfrecciano tra gli alberi stormi di parrocchetti, i pappagalli onnipresenti in India. Ci dirigiamo poi, costeggiando il Forte Rosso (cittadella imperiale dei sultani Moghul), alla bellissima Jami Masjid (la moschea del venerdì) che si innalza su una collina ed è circondata dalla città vecchia frastagliata da un dedalo di viuzze piene all’inverosimile di uomini, donne e bambini con vesti differenti a seconda della religione e del censo. Poi, dopo che Lina e Valentina hanno acquistato e indossato abiti punjabi, ci dirigiamo al Rajghat, dove il Mahatma Gandhi è stato cremato: è un luogo di forte misticismo e bellezza ed avvolto da una dolce musica rituale cantata da voci femminili. Sulla lastra di marmo nero le ultime parole pronunciate da Gandhi: “He Ram!” ( “Oh Dio!”)

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